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  1. #21
    Klassenkampf ist alles!
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    Predefinito Re: La rivolta è tricolore!

    La lettera di minacce. Cinzia Franchini, presidentessa di Cna Fita, l'associazione che rappresenta più del 30% degli autotrasportatori italiani e che aveva preso le distanze dalle proteste, ha ricevuto una lettera con minacce esplicite di morte. La firma recita: "Viva la mafia, viva i forconi". Franchini aveva già ricevuto un'altra intimidazione venerdì scorso: "Sono molto preoccupata, il tono del volantino è molto, molto violento. Mi aspetto una presa di posizione pubblica del movimento dei forconi e di Ferro in primo luogo".
    Forconi, Alfano: "Rischio deriva ribellistica". Lettera di minacce a presidentessa Cna Fita - Repubblica.it

    Viva i Rivvoluzzionari del Poppolo!
    Camerati forconisti, una volta il vostro duce non mandava il prefetto Mori a spezzare le reni alla mafia? E anche i missini erano antimafiosi, Borsellino per esempio.
    Insomma, non vi vergognate per niente di essere diventati i tirapiedi di Cosa Nostra?

  2. #22
    Sospeso/a
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    Predefinito Re: La rivolta è tricolore!

    Citazione Originariamente Scritto da Seyen Visualizza Messaggio
    Ah bhe...se lo di ce Canale Italia....ma chi cazz'è Canale Italia?
    la rete NON nazionale più seguita in italia...

  3. #23
    Bacchettona del forum
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    Predefinito Re: La rivolta è tricolore!

    Che poi sarebbe divertente andare a ripescare i thread sulle manifestazioni degli Indignados, che sono stati punk prima di questi.

    Teniamoci stretti, che c'è vento forte.

    Io sono per la chirurgia etica: bisogna rifarsi il senno.

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  4. #24
    Chicca, passami l'Autan
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    Predefinito Re: La rivolta è tricolore!

    Insomma se non sventolano bandire rosse non va bene?
    Ma quanti figli del Perozzi in giro...
    Travel is fatal to prejudice, bigotry, and narrow-mindedness...
    Chi abbandona gli animali è un bastardo!

  5. #25
    Bacchettona del forum
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    Predefinito Re: La rivolta è tricolore!

    Citazione Originariamente Scritto da Kaouthia Visualizza Messaggio
    Insomma se non sventolano bandire rosse non va bene?
    Ma che me frega a me delle bandiere rosse.

    Teniamoci stretti, che c'è vento forte.

    Io sono per la chirurgia etica: bisogna rifarsi il senno.

    {;,;}

  6. #26
    Sospeso/a
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    Predefinito Re: La rivolta è tricolore!

    Citazione Originariamente Scritto da Kaouthia Visualizza Messaggio
    Insomma se non sventolano bandire rosse non va bene?

    bisogna rigirare un po' di più la frittata ma... la sostanza è precisamente quella

  7. #27
    Chicca, passami l'Autan
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    Predefinito Re: La rivolta è tricolore!

    Citazione Originariamente Scritto da Malandrina Visualizza Messaggio
    Ma che me frega a me delle bandiere rosse.
    Birba, io parlavo in generale, perché ti sei sentita subito coinvolta?
    Ma quanti figli del Perozzi in giro...
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  8. #28
    Bacchettona del forum
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    Predefinito Re: La rivolta è tricolore!

    Beh, se solo deste un'occhiata a quello che vogliono, non trovereste grandi differenze.

    https://www.facebook.com/pages/INDIG...50928878308556

    Teniamoci stretti, che c'è vento forte.

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  9. #29
    Bacchettona del forum
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    Predefinito Re: La rivolta è tricolore!

    Citazione Originariamente Scritto da Kaouthia Visualizza Messaggio
    Birba, io parlavo in generale, perché ti sei sentita subito coinvolta?
    Perché hai postato subito dopo di me.

    Teniamoci stretti, che c'è vento forte.

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  10. #30
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    Predefinito Re: La rivolta è tricolore!

    Aldo Bonomi: "Sono l'Italia che non c'è più, travolta dalla crisi"Laura Eduati, L'Huffington Post | Pubblicato: 11/12/2013
    "Questi sono i costi sociali di una crisi selettiva e di una politica chiamata austerità. Invece di cominciare con le solite manfrine la politica dovrebbe mettere in agenda la soluzione dei problemi". Aldo Bonomi, sociologo, non è affatto sorpreso dalla rabbia dei forconi. "Da anni descriviamo il disagio della piccola borghesia. Ora questa massa critica ha fatto condensa".
    La crisi che colpisce l'Italia per il sesto anno consecutivo ha causato, spiega Bonomi, la "desertificazione" di intere aree produttive improntate al fordismo e al post-fordismo. Specialmente al Nord. Ed è inutile, dice, tentare di analizzare minuziosamente il sentimento politico eversivo che animerebbero queste mobilitazioni, che per alcuni sono manipolate dall'estrema destra e dalla mafia:
    "Questo non è un talk show dove invitiamo gli ospiti con un etichetta precisa: destra, sinistra, precario, operaio, imprenditore. Un tempo bastava conoscere il mestiere che uno svolgeva per capire quale partito avrebbe votato. Oggi le classi non funzionano più. Oggi parliamo di arrabbiati, rancorosi, depressi". Alla crisi del capitalismo molecolare e dei mestieri nati con il postfordismo italico Bonomi ha dedicato il suo ultimo saggio "Il capitalismo in-finito" (Einaudi).
    Barricate improvvise, blocchi del traffico, sassaiole, negozi chiusi a suon di minacce. Professor Bonomi, cosa sta succedendo?
    È il risultato della desertificazione in alcune componenti della società. Non a caso le proteste più imponenti avvengono dove sono terminati i lunghi cicli dell'economia come il fordismo – pensiamo a Torino e Genova, le uniche due città un tempo autenticamente fordiste – e il postfordismo del Nordest con le sue micro-imprese ormai al collasso. La crisi di questi modelli ha un impatto sociale molto forte e dopo sei anni di autentico impoverimento non sorprende che esploda la rabbia.
    Chi sono i protagonisti del movimento dei Forconi?
    Sono soprattutto le persone che patiscono la fine del postfordismo italico. I piccoli imprenditori di quello che ho ribattezzato "capitalismo molecolare", il piccolo commercio diffuso, i commercianti, i bancarellari, gli ambulanti, la logistica minuta e cioè i padroncini, i camionisti. Una moltitudine rancorosa appartenente a un modello economico che sta sparendo, una piccola borghesia pesantemente stressata dal fisco e impoverita dalla crisi che come sociologo non intercetto alle porte dei sindacati o delle associazioni di categoria, bensì alla mensa della Caritas. Un luogo dove naturalmente arrivano disoccupati e cassintegrati, ma anche appartenenti a quella composizione sociale che definirei "non più": non più negozianti, non più commercianti, non più piccoli imprenditori. Sono anni che raccontiamo questo disagio e diamo l'allarme. E ora questa massa critica ha fatto condensa.
    Pensa che queste proteste possano essere manipolate da forze di estrema destra o dalla mafia?
    Invito a guardare la luna, non il dito. Ecco perché non mi interessa, per il momento, andare a capire cosa c'è dietro la rivolta. Si pensava che il ciclo dei costi sociali non sarebbe arrivato? Questi sono i costi sociali di una crisi selettiva e di una politica chiamata austerità. Invece di cominciare con le solite manfrine la politica dovrebbe mettere in agenda la soluzione dei problemi. È un invito che rivolgo anche alle forze economiche dinamiche: non è possibile occuparsi soltanto dell'economia del "non ancora" - start up e così via – senza risolvere il problema del "non è più".
    Il Viminale parla di mobilitazioni «uniche nel loro genere perché basate su azioni sporadiche e presidii improvvisi in diversi punti». Anche questo è un cambiamento nella modalità di manifestare il dissenso?
    Questo non è un talk show dove possiamo invitare i rappresentanti delle categorie attribuendo le solite etichette "operaio", "imprenditore", "destra", "sinistra", "giovane precario". Semplicemente perché queste etichette non valgono. Una volta bastava indicare il lavoro che uno svolgeva per comprendere quale fosse il suo universo politico e valoriale di riferimento. Oggi invece occorre scavare a fondo, la dimensione delle classi sociali è saltata, ora abbiamo la dimensione degli indebitati, dei precari, dei rancorosi, degli incazzati, dei depressi. E penso che gli italiani capiscano la depressione che anima queste proteste, per questo non si lamentano dei blocchi che devono subire.
    Grillo, la Lega e Berlusconi cercano di intepretare le ragioni della protesta. Cosa ne pensa?
    Non voglio entrare in una discussione politica. Ma è chiaro che i politici, i sindacati, i mass media sono delegittimati. C'è una crisi di rappresentanza e le figure di riferimento sono cambiate. La crisi dei partiti è evidente, c'è una diaspora sia dalle formazioni politiche che dalle associazioni sindacali tradizionali. Gli strumenti con i quali eravamo abituati a capire la realtà sono in parte inadeguati, il conflitto è molecolarizzato e non segue più la linea classica (disagio, organizzazione delle lamentele da parte delle associazioni, richiesta a Palazzo Chigi di cambiare la situazione). E la differenza con il passato è che un tempo la legge finanziaria dispensava aiuti e spese, mentre oggi la legge di stabilità definisce unicamente tagli. Il governo non riconosce questa rivolta, non sa nemmeno quale faccia abbia.
    L'austerità ha causato proteste in molti Paesi. Il movimento dei Forconi può essere originato anche dalla enorme crisi di credibilità della classe politica italiana?
    Di italiano vedo la crisi drammatica di un capitalismo di territorio. Un problema reale.

    intervista a Felice Romano segretario del Siulp: "Noi poliziotti nelle proteste vicini ai cittadini: non riusciranno a dividerci"
    Laura Eduati, L'Huffington Post | Pubblicato: 10/12/2013
    "Il Paese sono i suoi cittadini e non solo chi occupa transitoriamente le istituzioni. La politica deve sapere che la gente non ne può più".
    Felice Romano, poliziotto in servizio da 32 anni, è il segretario generale del Siulp, il sindacato di polizia che rappresenta 30mila agenti. Suo il "plauso" rivolto ieri a quei poliziotti che a Genova e Torino hanno improvvisamente tolto il casco in segno di solidarietà con il movimento dei forconi, in alcuni casi facendosi fotografare con manifestanti a volto coperto e uno striscione.
    Un gesto eclatante che per Romano "è perfettamente naturale in un momento storico come mai ne abbiamo vissuti: manca una direzione politica, come poliziotti e come cittadini siamo vessati, queste proteste sono sacrosante". Il segretario del Siulp però smentisce che fosse un gesto politico: "Siamo soltanto d'accordo con le ragioni della protesta". E respinge l'invito di Beppe Grillo a smettere di proteggere i politici: "Lo ringraziamo per la solidarietà ma il nostro lavoro è anche questo". Ma non accadrà, dice il segretario del Siulp, come negli anni '70 quando la violenza e la politica divise i destini dei poliziotti da quelli degli italiani che protestavano. Ecco perché ha firmato un comunicato dove promette ai politici che "l'ira degli onesti sarà terribile".
    Quanto terribile?
    Pensavo di avere espresso un concetto naturale e scontato. Il fatto davvero straordinario è che abbiano tolto il casco anche alcuni finanzieri e carabinieri, sono militari e dunque non sindacalizzati. Nessuno può dire che fosse un atto preordinato.
    Qual è il significato politico?
    E' stato un gesto simbolico per dire che questa volta non consentiremo a nessuno di spaccare il fronte dei cittadini come accadde durante gli anni di piombo. Lo dico ai violenti, ma anche alla politica: non riusciranno a mettere i poliziotti da una parte e i cittadini dall'altra. Vogliamo garantire la sicurezza e l'ordine pubblico ma nel palazzo devono capire che non ce la facciamo più.
    La Questura di Torino spiega che gli agenti si sarebbero tolti il casco perché i tafferugli erano conclusi.
    Conosco bene questo mestiere. In condizioni come quelle a Torino un poliziotto non toglie mai il casco. C'erano migliaia di persone che manifestavano nel rispetto delle regole e poi quattro delinquenti che come sempre cercano di offuscare le sacrosante ragioni della protesta.
    In queste ore è arrivata una tirata d'orecchie da parte del Viminale o del capo della polizia, Alessandro Pansa?
    No. Pansa è un poliziotto, conosce bene la polizia, vive con gli agenti e dunque conosce perfettamente le nostre condizioni.
    Al punto da permettere che una parte della polizia solidarizzi apertamente con i forconi?
    Noi non solidarizziamo con i forconi. Noi semplicemente condividiamo le ragioni alla base della protesta. Come poliziotti siamo vessati, guadagniamo mediamente 1300 euro al mese, 4 euro e ottanta centesimi lordi aggiuntivi per il turno di notte, siamo trasferiti da un capo all'altro dell'Italia pur dovendo mantenere le nostre famiglie, andiamo a eseguire gli sfratti quando siamo noi per primi a essere sotto sfratto, non ci pagano gli straordinari da due anni e mezzo, spesso siamo costretti ad andare a vivere in quartieri periferici e malfamati accanto ai pregiudicati, rischiando una sanzione disciplinare...
    Perché il gesto di solidarietà con i manifestanti non è avvenuto per esempio il 19 ottobre, quando migliaia di persone hanno sfilato a Roma per la casa?
    Perché non protestiamo soltanto per la mancanza di alloggi. La ragione che ci ha spinto a condividere questo gesto emblematico e simbolico è che il palazzo è lontano dalle esigenze dei cittadini. Abbiamo il contratto bloccato da 5 anni, un tetto salariale che ci impedisce di usare molti agenti nelle volanti, nell'ordine pubblico e nei turni di notte, cosicché con la riforma Brunetta ora siamo diventati i classici agenti panzoni e fannulloni. Abbiamo accettato di non percepire un aumento, 16mila agenti sono andati in pensione senza che venissero sostituiti, con grande senso di responsabilità accettiamo che non venga dato l'aumento ma la confusione politica è massima.
    Pansa nelle scorse settimane ha lanciato l'allarme: le forze dell'ordine non sono più in grado di garantire la sicurezza.
    È così. Le volanti sono rotte, non abbiamo soldi per la benzina. Faccio questo mestiere da 32 anni ma non ho mai visto un periodo così nero. Negli anni '90 ricordo che rischiavamo grosso come Paese, ma la politica seppe portarci fuori dalla palude. Oggi cosa succede? Si rendono conto che i cittadini non sanno più come vivere?
    Quali sono i comportamenti della politica che più fanno arrabbiare i poliziotti?
    Nella legge di stabilità vengono stanziati 20 miliardi per l'acquisto degli F-35 e per il rinnovo della flotta della marina militare. Con tutto il rispetto per i militari, penso che la sicurezza dei cittadini abbia la priorità. Lo sanno i politici che il 16-20% dei capitali esteri fuggono dall'Italia perché manca la sicurezza? Lo sanno che un commerciante di Vibo Valentia deve spendere molti più soldi per garantire il suo negozio rispetto a un commerciante di Modena per via della criminalità organizzata?
    È preoccupato?
    Come cittadino sono molto preoccupato. Non ho mai visto un Paese così disorientato. Ma garantiremo comunque il nostro servizio. La politica però deve sapere che abbiamo giurato fedeltà alla Repubblica e ai suoi cittadini, non a coloro che rappresentano temporaneamente le istituzioni. Che forse sono troppo affaccendati nelle loro questioni personali per comprendere cosa sta davvero succedendo.
    Purtroppo non sono da fonti in rete.....quindi niente link

 

 
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