

Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


?Our real enemy is our greatest ally. The ultimate proof? - Rischio Calcolato
Blondet in inglese ed italiano su USA-Russia con l'Europa in mezzo. (Friedman contro Putìn).
Ultima modifica di ventunsettembre; 22-06-15 alle 17:38
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Perché Obama continua a provocare Putin?
Gianluca Salmaso
«Il presidente Usa gira per l’Europa dicendo che “la Russia è cattiva, il gas ve lo vendo io”, e pazienza se ce lo venderebbe ad un prezzo molto più alto di quello di Putin». Parla Gianandrea Gaiani, direttore di analisidifesa.it
«Dovremmo liberarci dai nostri liberatori». Non ha mezzi termini Gianandrea Gaiani, direttore di analisidifesa.it ed editorialista per numerose testate giornalistiche. La Nato rafforza la sua presenza ai confini della Russia, e il presidente Vladimir Putin risponde con un piano di investimenti in campo missilistico. Chi minaccia chi? E cosa dovrebbe fare l’Europa?
Gaiani, come dovremmo affrontare, noi italiani ed europei, questa rinata contrapposizione tra Oriente e Occidente?
Per il Vecchio continente corre una spaccatura sempre più esasperata che vede, da un lato, l’Europa occidentale, che ha da anni solidi rapporti con la Russia, e dall’altro, angloamericani con l’Europa orientale che, al contrario, vedono i russi e Putin come fumo negli occhi. La posizione angloamericana si è fatta sentire soprattutto in Ucraina durante il “golpe di Maidan”, come io lo definisco, in cui hanno cercato di scavare ulteriormente il solco che separa l’Unione Europea dalla Russia.
Che interesse hanno gli Stati Uniti a dividere l’Unione europea da Mosca?
Da quando l’America è diventata un paese esportatore di energia, non ha fatto altro che rendere instabili tutti gli scenari in cui opera. Pensiamo al Medio oriente e alla Libia: gli Usa destabilizzano tutte le aree dove si producono gas e petrolio. Oro nero che a loro non serve più, ma a noi sì. Non possiamo classificarli solo come “fallimenti” dell’amministrazione Obama, è impossibile che siano tutti dei “casi isolati”; dietro c’è una visione strategica magari non lungimirante, ma sicuramente articolata. Alla fine è lo stesso Obama che gira per l’Europa dicendo che “la Russia è cattiva, il gas ve lo vendo io”, e pazienza se ce lo venderebbe ad un prezzo molto più alto di quello di Putin.
Se la politica estera di Obama può essere riletta in un modo più pragmatico, ai limiti della spregiudicatezza, che ruolo ricopre la Nato nel rinato duello Oriente – Occidente?
La Nato non è stata capace di vincere contro i talebani ma può essere utile per provocare la Russia in casa sua. Putin non ha alcun interesse ad invadere militarmente i paesi baltici, neppure ad annettersi Kiev, ma ha la piena consapevolezza che nessun paese europeo, tanto meno gli Stati Uniti, sia intenzionato a perdere un solo uomo per l’Ucraina. È una grande partita a poker fatta di rilanci continui con due grandi bluff di fondo: il rinnovato impegno militare americano nel Baltico (una sola brigata ancora da schierare) e la potenza offensiva russa, entrambi ridimensionabili al ribasso.
A chi conviene tenere sempre alto il livello della tensione in Europa?
Preso atto che nessuno in Europa come in Russia cerchi pretesti per una guerra, ad oggi le forze armate europee sono nettamente più avanzate di quelle russe. Le crescenti pressioni internazionali hanno però spinto la Russia ad un aumento delle spese militari (che sono, comunque, meno di un sesto di quelle americane) che, unite alla morsa delle sanzioni commerciali e ad un prezzo del petrolio insostenibile per Mosca, nel lungo periodo tentano di stringere in una morsa l’economia russa. Tutto ciò risponde ad un unico disegno: spezzare gli interessi energetici che legavano una forte economia consumatrice di energia come quella europea, ad un paese produttore come la Russia.
Come pensa andrà a finire? Torneranno in auge vecchi ordini costituiti o assisteremo a un ridisegno delle strategie internazionali?
L’attuale strategia della tensione rischia di allontanare le due sponde dell’Atlantico, perché è innegabile che tra noi e gli Stati Uniti ci sia soprattutto una diversità di interessi, oltre che di visione. Appena il clamore dello show che è stato messo in piedi dall’Ucraina agli altri fronti caldi si attenuerà, ci renderemo conto di chi effettivamente stia mischiando le carte di questa estenuante partita.
Perché Obama continua a provocare Putin? | Tempi.it
Quei volontari italiani in guerra coi filorussi
Un pugno di ragazzi con provenienza e storie di vita diverse fra loro, ma tutti concordi che nel difendere l’Europa dall’imperialismo e anche un po’ da se stessa, oggi, si debba combattere con Mosca. Ecco chi sono
Alberto Palladino
Sulla linea del fuoco, nel Donbass, a difesa delle regioni separatiste dell’est ucraino, combatte una squadra di volontari italiani. Un pugno di ragazzi con provenienza e storie di vita diverse fra loro, ma tutti concordi che nel difendere l’Europa dall’imperialismo e anche un po’ da se stessa, oggi, si debba combattere con Mosca.
Per questo ora sono qui difendere le Repubbliche Popolari ribelli della Novorossia dalle forze lealiste mandate da Kiev e come dicono loro, da Washington. Sono arrivati nel Donbass nei modi più diversi, c’è chi già era in Russia e chi ha lasciato tutto per arrivarvi. Ricevono una paga da fame ma in battaglia riescono a fare la differenza. Nelle strade di Lugansk, la gente li guarda passare stupita di veder pendere le medaglie conquistate sul campo.
Il primo ad arrivare nel Donbass è stato Andrea, lucchese doc, arrivato quando la sorte sembrava aver girato le spalle ai ribelli della Novorossia: “Ora è molto migliore la situazione”, mi dice, ”Quando sono arrivato ho fatto sette mesi al fronte di fila combattendo quasi senza sosta, sono stato a Debaltsevo, è stata dura”. A fermarlo a quel tempo ci ha pensato il rigido inverno ucraino e un principio di congelamento agli arti inferiori che l’ha incatenato ad un letto di ospedale per settimane. Tuttavia Andrea ha una personalità esplosiva e proprio da quell’ospedale appena rimessosi in sesto stringe legami con i medici e conosce i deputati dell’ amministrazione della Repubblica di Lugansk, decide che mentre è in congedo può organizzare gli aiuti umanitari e gestire le donazioni che intanto, da tutta Europa, Italia compresa, arrivano per sostenere la Novorossia. Il giorno in cui arrivo a Lugansk, dopo un viaggio infinito, lui mi viene a prendere alla stazione dei pullman con la sua auto targata Firenze nel cui cofano ha stipato decine di pacchi alimentari che distribuisce alle famiglie che a causa di questa guerra hanno perduto tutto.
“Sono pronto a combattere se la guerra tornerà a minacciare la città ma per ora vedo che il mio lavoro umanitario è molto più utile, la popolazione della repubblica di Lugansk è la prima vittima di questa guerra”. Anche per lui su questo fronte si sta combattendo qualcosa che va oltre la geopolitica: “Qui si combatte per la tradizione europea contro un occidente corrotto e deviato, in Europa non rispettiamo più nessun valore né familiare né religioso, qui invece la gente è più semplice magari, ma non ha dimenticato i valori fondamentali”. Intorno al suo collo c’è una catenella d’oro da cui pende un Crocefisso ortodosso, mi racconta che prima di essere mandato al fronte è entrato in una chiesa del posto e ha chiesto di essere battezzato. Spartaco invece la mimetica non se la leverebbe di dosso per nulla al mondo, lui è venuto qua giù per combattere e lo fa al massimo delle sue capacità attingendo all’esperienza maturata in patria da alpino e da paracadutista.
Appuntata sul petto, sfoggia una decorazione particolare, è una medaglia al valore conquistata sul campo, presa per aver mantenuto la posizione nonostante la soverchiante offensiva nemica. Gli altri ragazzi l’hanno ribattezzato ironicamente “Airport”, perché l’ha ottenuta battendosi nella battaglia dell’aeroporto di Donetsk dove per tre giorni, senza sosta le forze di sicurezza ucraine e i battaglioni della guardia nazionale, si sono scontrati in una sorta di “sparatoria da far west” contro la milizia popolare della Novorossia. Colpito da alcune schegge di artiglieria al piede e alla gamba, ha comunque tenuto la postazione nonostante tutti quelli che erano con lui fossero morti o feriti, mi dice di aver visto il suo comandate spazzato via da un’esplosione e mi confessa d’aver creduto di morire laggiù. “Lo schifo” che vede ora in Italia non gli fa rimpiangere la scelta d’essere partito volontario. Qui, dice, “ho ritrovato valori che in Italia non ci sono più” e che solo una rivoluzione in Italia lo potrebbe fare tornare.
Con lui è arrivato in Donbass anche Gabriele, come Spartaco arrivato dal nord dell’Italia aiutato dai volontari delle organizzazioni umanitarie. Ha firmato un contratto da miliziano anche lui. Non è stata una scelta facile mi dice, “non mi mancava nulla, avevo lavoro, casa e amici, abbiamo tante di quelle comodità che non ce ne accorgiamo finchè, non le lasciamo ed io ho rifiutato una vita comoda”. Ha ventisette anni e ama l’avventura, mi confessa d’aver pensato alla Legione Straniera e di aver anche tentato di diventare legionario, ma solo ora qui nella Novorossia ha trovato la sua battaglia perché “qua sai che fai qualcosa di giusto, di buono”.
È convinto che la tregua firmata a Minsk non reggerà, due suoi commilitoni sono morti proprio durante la tregua colpiti da una salva di mortaio e crede che anche da parte loro la risposta non si farà attendere. A completare il trio degli italiani che vestono l’uniforme dell’armata popolare della Repubblica di Lugansk c’è Antonio. Del mestiere delle armi, lui, ne ha fatto una professione. Mi dice che ha all’attivo numerose missioni come “contractor” e di essere stato in Libia e in Medio oriente, è un professionista esperto di guida evasiva, di incursioni e scorte ha fatto training speciali in Russia e Kazakistan ed ora è “venuto a mettere questa professionalità al servizio della popolazione del Donbass”. Dice che di politica non ci capisce nulla ma che non gli piace ciò che succede qua con le bombe che cadono sempre troppo frequentemente sui civili inermi. “Non sono un mercenario, e neanche un foreign fighter al massimo mi sento un freedom fighters perché combatto per la libertà di queste persone”.
Ultimo ad arrivare a Lugansk è stato Vittorio da Lecco, parla il russo perfettamente e grazie a questo è stato reclutato nella locale agenzia stampa della città. Traduce i bollettini di guerra e le notizie dal fronte in italiano perché sa che questa è anche una battaglia mediatica e che la propaganda serve tanto quanto le munizioni in una guerra. La redazione in cui lavora ha occupato gli uffici di un palazzo di fronte allo stadio Avangard di Lugansk e sulle pareti dei corridoi e della sua stanza ci sono ancora i buchi lasciati dalle raffiche di AK.“ Le informazioni su questa guerra ci sono se si cerca con onestà diffidando dei media occidentali, ci sono registrate tutte le violazione della tregua di Minsk che di fatto non esiste”. Anche lui è arrivato nel Donbass per vestire la mimetica e imbracciare un fucile ma per l’agenzia è un elemento prezioso e non lo lasceranno andare al fronte facilmente, preferiscono dargli un eletto di kevlar e un giubbotto e girare con lui i luoghi dei bombardamenti per intervistare la popolazione e registrare le violazioni ai trattati.
“Durante la guerra nel Donbass hanno perso la vita oltre 200 bambini, di cui 45 solo a Lugansk. La triste conta, si allunga giorno dopo giorno. Siamo gia’ a 17 bambini nel 2015. Ad avere sofferto ed a riportare contusioni o traumi, sono circa 2 milioni. 491 sono le scuole colpite, 78 gli ospedali e 4 asili.” Girando a prendere informazioni vede cose orribili, vede il volto crudele della guerra, quello vero, quello senza romanticismo né ideologie, quello che non parla di gloria o di vittoria, il lato buio e oscuro come lo sguardo di quel bambino della periferia di Lugansk che non ha più il coraggio di aprire gli occhi, perché ha visto il padre e la sorellina diventare cenere quando una salva di mortaio è entrata dal tetto strappando un braccio alla mamma. Mi racconta queste cose e la rabbia gli fa tremare la voce: “Siamo sulla trincea d’Europa” mi dice, “non potevo restare a guardare”.
Quei volontari italiani in guerra coi filorussi - IlGiornale.it


Putin telefona ad Obama: di cosa avranno parlato?
Pubblicato il: 26/06/2015
Secondo le versioni ufficiali di Isis, programma nucleare iraniano e conflitto ucraino
Quasi un anno dopo l'ultima telefonata tra Obama e Putin, durante la quale il presidente americano chiese al presidente russo di usare la sua influenza su Kiev “per evitare l’uso della forza e lo spargimento di sangue” nella guerra civile Ucraina istigata dal Dipartimento di Stato,...
Dalla foto si può notare l'attenzione di Putìn verso un interlocutore che ritiene valido.
Non era certo quella degli incontri con la Nullarini e col Mostro.
E neppure quella della visita al Papa.
Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


CdT.ch - Mondo - Russia: in vendita carta igienica con testo sanzioniRussia: in vendita carta igienica con testo sanzioni
Ha iniziato a produrla un gruppo di imprenditori siberiani, che l'hanno anche inviata alle ambasciate Usa, Gran Bretagna e Germania
MOSCA - Rotoli di carta igienica con il testo delle sanzioni europee ed americane contro la Russia per la crisi ucraina: li ha cominciati a produrre e a vendere un gruppo di imprenditori siberiani.
Vogliono far capire ai governi occidentali che Mosca non ha rispetto per tali sanzioni e per sostenere la politica estera del Cremlino, come ha spiegato uno degli organizzatori dell'iniziativa, Kirill Koliasin, al sito Ngs della citta' di Omsk.
Il gruppo ha mandato i rotoli di carta igienica alle ambasciate di Usa, Gran Bretagna e Germania.
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Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.


Se il popolo permetterà alle banche private di controllare l’emissione della valuta, con l’inflazione, la deflazione e le corporazioni che cresceranno intorno, lo priveranno di ogni proprietà, finché i figli si sveglieranno senza casa.

