Poroshenko Disperato, Va All-IN e Ordina un Massacro, ma Se il Dombass Resisterà sarà la Fine di Kiev - Rischio Calcolato

Il “finto” cessate il fuoco servito per posizionre le truppe è finito e Poroshenko ha ordinato di riprendere le operazioni militari.
Dai primi echi che arrivano sui social dal Dombass sembra sia una operazione in grande stile con tutto quello che è possibile per riprendersi le province Russe prima che finisca il GAS e soprattutto prima che arrivi il generale inverno, mancano 80gg al 30 Settembre, data simbolica oltre la quale la temperatura farà il suo sporco lavoro sia a Kiev che nel resto dell’Europa dipendente dal Gas Russo.
E sarà di certo un massacro.
Queste non sono scaramuccie, ma sembra essere l’intero apparato militare di Kiev all’opera in una missione disperata e decisiva per entrambe le parti.
I Russi del Dombass hanno dalla loro la consapevolezza di lottare per la sopravvivenza, cosa che non si puà dire per i soldati Ucraini. Per quello che riguarda la strategia geopolitica occidentale, la speranza (specie americana) è quella di un intervento diretto della Russia.
Improbabile a livello ufficiale, certo sul campo con milizie senza bandiere.
Bene signore e signori, in Ucraina c’è la guerra e definirla “civile” non ha molto senso.
da Repubblica
…Parole dure, che riprendono molti degli argomenti anticipati dalle note diffuse dal ministero degli Esteri russo. Comunicati in risposta alle decisioni assunte da Poroshenko, la notte scorsa. “Dopo aver esaminato la situazione, ho deciso, come comandante in capo delle forze armate, di non prorogare il regime di cessate il fuoco unilaterale” le parole rivolte alla nazione dal presidente ucraino. Quindi l’annuncio: “Attaccheremo” i separatisti che controllano da due mesi una gran parte delle regioni di Donetsk e Lugansk.
“Il nostro piano di pace, come la strategia per l’Ucraina e il Donbass, resta in vigore”, ha affermato Poroshenko – e noi siamo ugualmente pronti a tornare al regime di cessate il fuoco in qualunque momento. Quando noi vedremo che tutte le parti si attengono ad applicare i punti essenziali di questo piano di pace (…). Che i combattenti liberino gli ostaggi. Che, dall’altra parte della frontiera (quella russa, ndr), si accenda un semaforo rosso per i sabotatori e i fornitori di armi. E che il rispetto delle regole alla frontiera sia sorvegliato dall’Osce”.
A volte mi piacerebbe che un paio di Spetsnaz andassero ad intavolare una civile discussione sui massimi sistemi con i due signori a fianco di Presidente Poroshenko, diciamo un “franco scambio di vedute”.