Eliseo Bertolasi
«Nell’Est dell’Ucraina la popolazione è stremata e si combatte senza tregua»
Nonostante la tregua firmata lo scorso settembre tra le autorità ucraine e i ribelli filorussi, nell’Est del Paese si continua a combattere e a morire. Ce lo conferma Eliseo Bertolasi, antropologo e ricercatore dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica di Roma che da qualche giorno si trova nella zona dei combattimenti. Mentre lo intervistiamo al telefono, in sottofondo si sentono chiaramente i colpi d’artiglieria che, ci spiega Bertolasi, provengono dalla zona dell’aeroporto di Donetsk. Bertolasi ha il fiatone mentre sale su un veicolo dei filorussi per allontanarsi dalla zona dei combattimenti.
È stato difficile raggiungere Donetsk?
«Io sono arrivato nella zona dei combattimenti via Kiev. Ho raggiunto prima Lugansk e poi mi sono spostato a Donetsk. È stato moto difficile arrivare qui, in quanto ci sono innumerevoli posti di controllo».
In che condizioni vive la popolazione?
«La situazione è molto differente a Lugansk e a Donetsk. La prima è una città fantasma, con tutti i locali pubblici chiusi e poche persone nelle strade.
Io sono stato anche a Pervomajsk dove la guardia nazionale cosacca che difende la città l’ha ribattezzata nuova Stalingrado. In effetti è una città devastata dai bombardamenti. Ho visto fabbriche, chiese, scuole e anche asili bombardati. Pervomajsk fa parte della cosiddetta Repubblica popolare di Lugansk. Poi sono giunto a Donetsk, dove il cuore della città è attivo e apparentemente vi è una situazione di calma, con taxi che circolano, bar e supermercati aperti. Alla sera però vi è il coprifuoco. Quando poi ci si sposta verso l’aeroporto i combattimenti possono scoppiare da un momento all’altro. Oggi (ieri per chi legge), ad esempio, la situazione sembrava tranquilla, poi in serata, come può forse sentire, è scoppiata una battaglia terribile».
La famosa tregua che fine ha fatto?
«Qui, stando a quanto dicono i miliziani filorussi,
la tregua non è mai esistita».
Come fa a muoversi da un luogo all’altro?
«Se non ti muovi con i miliziani filorussi non vai da nessuna parte. Nonostante io abbia avuto dalle autorità locali un accredito per giornalisti, se mi muovessi da solo non andrei lontano, perché vi sono numerosi posti di blocco dove vieni fermato e sottoposto a mille domande».
I miliziani filorussi sono convinti di poter vincere la guerra in corso contro Kiev?
«Sì, sono totalmente convinti di poter vincere. Soprattutto a Lugansk dove c’è una situazione di povertà estrema.
I militi della guardia nazionale cosacca dormono per terra, bevono tè e mangiano pane secco. Nonostante ciò hanno una motivazione incredibile».
Cosa può dirci dei combattimenti per il controllo dell’aeroporto di Donetsk?
«C’è chi dice che sia già caduto nelle mani dei filorussi, c’è chi invece afferma che ci sono ancora delle sacche di soldati di Kiev. Comunque anche volendo credere che i filorussi lo controllino, i soldati ucraini sono a poche centinaia di metri.
Mezz’ora fa c’è stata una durissima battaglia con l’artiglieria in azione. Ho dovuto rifugiarmi in un edificio dello scalo da dove ho fatto delle foto e dei filmati».
Si tratta comunque di un obiettivo simbolico, in quanto credo che ormai lo scalo sia del tutto inagibile. Giusto?
«Sì, lo scalo è distrutto. La linea del fronte passa proprio lungo l’aeroporto. Come dice lei si tratta probabilmente di un obiettivo simbolico in quanto è da settimane che si combatte e
sia all’aeroporto sia nei suoi dintorni vi è una distruzione totale, con case bombardate e tralicci dei filobus spazzati via dalle esplosioni. Ci troviamo a soli 10 chilometri dal centro della città».
Ha visto qualche combattente russo?
«Sì, ho incontrato dei volontari russi. Oggi (ieri per chi legge, n.d.r.) ho parlato con un ventenne russo di San Pietroburgo che ha lasciato gli studi e la famiglia per venire a ‘difendere il popolo russo’, come mi ha testualmente detto. Sono in tanti a fornire le stesse motivazioni: difendere la loro identità, la loro terra e la Russia. Dicono inoltre di voler respingere l’invasione ‘dei nazisti’. Sono molto ideologizzati».