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Discussione: Putìn

  1. #2561
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    Predefinito Re: Putìn

    Marco Maggi: «La Russia vorrebbe finire la guerra il prima possibile»
    L’imprenditore italiano Marco Maggi racconta al DiariodelWeb.it la sua esperienza di oltre vent’anni vissuti in Russia, che ha raccolto nel libro «Russo fino al midollo»

    Pubblicato 14 ore fa il 1 Gennaio 2024
    Da Fabrizio Corgnati

    Come si vive davvero in Russia, propaganda a parte? Come ha affrontato la popolazione locale il lungo governo di Putin e la guerra scatenata l’anno passato? Il DiariodelWeb.it lo ha chiesto a Marco Maggi, imprenditore italiano che vive a San Pietroburgo dai primi anni 2000, ha ottenuto la cittadinanza russa e fondato un tour operator che, nonostante i comprensibili problemi provocati dalla situazione geopolitica internazionale, non ha smesso di organizzare viaggi «impossibili» verso la Russia. Colpito da un grave problema di salute, durante sei lunghi ricoveri al policlinico Gemelli, Maggi ha deciso di raccontare la sua storia in un libro che ha pubblicato da qualche settimana, intitolato «Russo fino al midollo».

    Marco Maggi, come scoprì la Russia per la prima volta?
    Per una casualità. A Praga, nel Capodanno 2001, incontrai Olga, che sarebbe diventata mia moglie, e di lì a tre mesi mi invitò ad andarla a trovare.

    Non ci era mai stato?
    No, non la conoscevo per niente. In compenso ero un grande girovago: da ragazzo avevo vissuto a Chicago, a Saint Louis, a Berlino, in Svizzera. Mi piaceva sperimentare altre nazioni perché già all’epoca mi sentivo un po’ stretto in Italia.

    Come fu l’impatto iniziale?
    Pesante. All’epoca si viveva ancora la coda del degrado degli anni ’90, specialmente a San Pietroburgo: macchine vecchie, condomini devastati e puzzolenti, giusto un paio di supermercati e destinati per lo più ai turisti.

    E allora, di tutti i posti in cui era stato, perché proprio la Russia l’ha attratta così?
    Il motivo è difficile da spiegare: si dice che è la Russia a scegliere te. Ci ho visto grandi potenzialità di crescita, ma anche una popolazione più simile agli italiani, nonché a me in particolare.

    C’è un rapporto privilegiato tra russi e italiani.
    I russi ci adorano. Noi italiani, in Russia, godiamo di un’accoglienza speciale: molti ragazzi, come me, ci sono arrivati senza saper fare niente e hanno creato dei piccoli imperi.

    Questo rapporto è rimasto tale anche oggi, che lo scontro politico è molto acceso?
    Sì. Io ho organizzato dei viaggi per i turisti italiani, in particolare per quelli che ho chiamato «amici della Russia», perché in queste condizioni particolari in pochi sono disposti a viaggiare. Quando sentono parlare italiano, i russi si avvicinano sempre entusiasti. Evidentemente sanno che la popolazione, a prescindere dai politici e dai media, tiene ancora a loro.

    Rispetto alla descrizione desolante che tracciava prima, in questi anni come ha visto cambiare il Paese?
    In maniera radicale e molto rapida. Nel 2003, per il centenario di San Pietroburgo, la città iniziò a ripulirsi. Da quel momento, fino al 2008, anche la qualità dei servizi e il tenore di vita subirono un’impennata.

    E poi?
    Le crisi internazionali, la Crimea, il Covid, l’operazione speciale hanno inflitto dei rallentamenti. Che non impediscono, però, di continuare tuttora la crescita e lo sviluppo, sebbene più lentamente. Purtroppo, in Europa e in Italia assisto alla tendenza contraria.

    Il suo racconto è molto distante da quello che riportano i media occidentali.
    I media riportano solo le notizie negative, amplificate al massimo in chiave anti-russa. In vent’anni non ne ho mai letta una positiva, eppure ce n’erano: dall’economia agli eventi sportivi alle grandi opere.

    Si racconta uno Stato illiberale e antidemocratico.
    Se per libertà si intende quella di organizzare un gay pride, sfilare in piazza con le mutande borchiate, allora in Russia non si può fare. Ma c’è libertà di fare impresa senza burocrazia né capitali di partenza, di formarsi una famiglia, di girare per strada o al parco a mezzanotte senza rischi per la sicurezza. Io considero queste libertà più importanti.

    Quanto alla libertà d’espressione?
    Leggo che non si potrebbe scrivere contro la guerra, ma non è vero. Basta andare sui social russi e si trovano molti gruppi anti Putin. In compenso, su Facebook, se sfori un minimo dalla narrazione prevalente, subito ti arriva un ammonimento, una segnalazione, una censura, un blocco. I fact checker sono diventati una sorta di nuovo ministero della verità.

    Qual è il vero sostegno dell’opinione pubblica russa nei confronti di Putin, che ha annunciato la sua ricandidatura alle elezioni di marzo?
    Quello che viene indicato dalle statistiche: 70-80%. C’è un 20-30% che non lo sopporta, molti dei quali sono andati via dopo l’operazione speciale. La maggior parte di questi è rappresentata dai nuovi russi, i giovani che non ricordano la vecchia Russia dei tempi sovietici o di Eltsin. Spesso hanno una vita più agiata degli europei, eppure si lamentano della dittatura. Oppure ci sono i nostalgici dell’Urss, che preferivano ricevere i beni dallo Stato senza far nulla.

    E cosa pensano i russi della guerra?
    Non viene interpretata come una guerra imperialistica, ma difensiva, che sperano finisca il prima possibile. Non avrebbero mai e poi mai voluto un conflitto con gli ucraini, che non sono così differenti da loro e hanno una storia comune.

    Perché allora ricorrere alla cosiddetta operazione speciale?
    La tensione è stata creata nel 2014 dalla minoranza violenta messa al potere in Ucraina dagli Usa con un colpo di Stato. Per otto anni si è tentata la mediazione diplomatica, per fermare la guerra civile e i bombardamenti sul Donbass, ma anche per far capire le preoccupazioni dei russi per l’accerchiamento. La Nato si è spinta a costruire basi sui Baltici, a pochi chilometri da San Pietroburgo, al confine di casa.

    Alla fine?
    Alla fine hanno capito che si sarebbero dovuti muovere. Più tempo aspettavano, più l’esercito ucraino e il regime al potere si sarebbero rafforzati.

    https://diariodelweb.it/opinioni/mar...h_dweb_friends
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  2. #2562
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    Predefinito Re: Putìn

    Putin: una Borsa granaria fra i BRICS
    Maurizio Blondet 6 Gennaio 2024

    Appena assunta la presidenza pro-tempore dei BRICS, Vladimir Putin la lanciato la proposta descritta nel titolo. Una idea che può cambiare radialmente i rapporti di forza con l’Occidente collettivo.

    Recentemente, la Russia ha intensificato i suoi sforzi di dedollarizzazione impegnandosi con il nuovo membro dei BRICS, l’Arabia Saudita, a utilizzare le loro valute nazionali negli scambi commerciali, una strategia volta a ridurre la loro dipendenza dal dollaro statunitense.

    Questo approccio, particolarmente rilevante nel contesto delle sanzioni internazionali e delle fluttuazioni del mercato petrolifero, dimostra il desiderio russo di diversificare e rafforzare le proprie alleanze economiche.

    In questo contesto, la Russia ha compiuto passi coraggiosi nel settore agricolo. Quest’anno il Paese ha esportato 62,5 milioni di tonnellate di cereali, registrando un aumento sostanziale rispetto all’anno precedente. Allo stesso tempo, la Russia ha mostrato solidarietà con i paesi africani che soffrono di insicurezza alimentare fornendo grano gratuitamente a sei nazioni bisognose.

    L’obiettivo della Borsa è creare un’infrastruttura commerciale e di compensazione unificata per il commercio di cereali tra i paesi membri. Questa iniziativa è tanto più rilevante in quanto i paesi BRICS producono più di un miliardo di tonnellate di cereali all’anno, che rappresentano una quota significativa della produzione e del consumo globale.

    L’iniziativa di creare una borsa dei cereali BRICS è una risposta diretta all’attuale dominio delle infrastrutture del mercato globale dei cereali, largamente influenzato dagli Stati Uniti a partire dalla Seconda Guerra Mondiale. I prezzi globali dei cereali, essenziali per la sicurezza alimentare e l’economia dei paesi BRICS, sono spesso formati e manipolati in paesi terzi, con una marcata dipendenza dal dollaro USA. La creazione di questo scambio potrebbe quindi riequilibrare il potere in questo settore vitale.



    L’iniziativa della Russia di creare uno scambio di cereali BRICS, unita agli sforzi di dedollarizzazione, mostra quanto sia creativa e multiforme la strategia di Mosca per rafforzare la propria influenza economica e geopolitica in mezzo a dure sanzioni.

    Svolgendo un ruolo di primo piano in settori diversi come l’agricoltura, l’energia e la finanza, la Russia si sta posizionando su tutti i fronti, cercando di plasmare un nuovo ordine mondiale in cui i BRICS giocherebbero un ruolo centrale. Questi sviluppi potrebbero non solo trasformare il mercato globale dei cereali, ma anche modificare significativamente gli equilibri geopolitici ed economici su scala globale.



    Questa creatività contrasta platealmente con la rozza aggressività americana e i la vacua idiozia da zombi della Unione Europea con cui queste due componenti dell’Occidente reagiscono al cambiamento epocale.

    I paesi della NATO e gli Stati Uniti hanno riversato in Ucraina assolutamente tutto l’arsenale di cui potevano disporre (fondi per centinaia di miliardi,, attrezzature, armi, personale, soldati, mercenari, sanzioni, ecc.). Nonostante ciò, tutti vedono chiaramente che la Russia è diventata la prima potenza militare al mondo, che ha utilizzato solo il 10% delle sue capacità militari e la cui economia sta andando molto bene secondo le stesse organizzazioni occidentali. Obiettivo di Putin è ovviamente , è il drastico indebolimento dell’Occidente. Questo è in corso.

    Bisogna prendere atto dall’esperienza degli ultimi anni ha messo in luce leader occidentali sempre più arretrati, barbari e obsoleti. Chiusi in una bolla maligna,, si credono tutto permesso, a cominciare dal genocidio, la pulizia etnica e lo sterminio di donne e bambini, attuati senza vergogna – il luogo in cui si accumulano tutte le alienazioni velenose. Basate sull’ autoinganno secondo cui i popoli civilizzati più avanzati sarebbe necessariamente i più ricchi. Solo che le maggioranze silenziose (compreso il “più grande partito occidentale: gli astenuti!”) si stanno allontanando sempre più da questi disadattati. Bisogna dichiararlo: “Questi non appartengono più al mondo civile” Per assurdo ad esercitare i “valori occidemtali” sono i Palestinesi sterminati e massacrati dal cielo con migliaia di tonnellate di bombe: la Palestina è sempre stata multi-etnica e multi religiosa, cristiani e musulmani hanno convissuto snza che i secondi perseguitassero i primi. Poi è arrivato il Razzista sterminatore in nome della sua “religione”….

    https://www.maurizioblondet.it/putin...n=push_friends
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  3. #2563
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    Predefinito Re: Putìn

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  4. #2564
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