L'anno scorso a Natale ho scritto un raccontino per un giornale cattolico. Dopo aver letto i tuoi estratti dal blog di Grillo mi permetto di incollare qui quel testo, anche se l'ho già postato altrove. Io ho visto il Natale così, e così lo vedo ancora oggi.
Per il resto BUONE FESTE A TE, E A TUTTI QUELLI CHE LEGGONO.
Un Buon Natale
Adesso il dolore era talmente forte che quasi non lo sentiva più, si sentiva come un pacco in cui sta qualcosa di rotto, un dolore abituale, così vecchio da sembrare che non fosse delle ultime ore ma nato in un tempo preistorico, immemorabile.
Suo marito le teneva la mano, le accarezzava la testa e le asciugava la fronte madida di sudore.
Spingi, spingi più che puoi-ripeteva monotonamente
Ma lei era sfinita, non aveva più forze, quei dodici giorni di mare, la traversata, l’avevano ridotta uno straccio.
Spingi, spingi-continuava a dire il marito
Avevano deciso insieme: non possiamo far nascere il nostro bambino in questa terra dimenticata dagli uomini e vuota di speranza, scappiamo di qua, cerchiamo una nuova vita per lui. Avevano raccolto quei quattro risparmi messi da parte aiutando gli israeliani a lavorare la terra, altri soldi li avevano avuti da parenti, come prestito che poi dall’Europa ve li rimanderemo, e dopo una lunga marcia si erano imbarcati su una specie di peschereccio guidato da quattro egiziani. Ottomila dollari, per entrare in quell’imbarcazione, ottomila dollari in due, e gli egiziani avevano fatto un prezzo di favore, che i singoli pagavano anche ottomila dollari a testa.
Erano in ottantadue, su quel trabiccolo, ottantadue disperati che andavano verso l’ignoto con l’idea di una vita nuova da vivere. Negri dell’Africa equatoriale, alcuni somali, eritrei, e tre palestinesi che venivano dal campo profughi di Ayn al-Hilwe, nei pressi di Sidone. Non c’erano coppie, donne e uomini erano soli, o almeno così appariva. Solo loro due, scappati da Betlemme occupata dai coloni israeliani, erano sposati e lei era incinta, del loro primo figlio.
La traversata fu un disastro, il mare mosso, gente che stava male, non si poteva nemmeno mandare giù un boccone che lo stomaco rifiutava di accettarlo. E il freddo, la paura del buio, ma soprattutto delle vedette che avrebbero potuto intercettarli e rimandarli indietro, da dove erano partiti, e così far fallire la loro speranza.
In un modo o nell’altro erano finalmente arrivati vicino a una costa. Siamo in Italia, gridò uno degli egiziani, e qui dovete scendere tutti. Ma siamo a cento metri dalla riva, l’acqua è profonda e gelida, e mia moglie è incinta e non sa nuotare-urlò Ahmed. Arrangiatevi, fatti aiutare da qualcuno, dovete scendere qui, altrimenti vi buttiamo giù.
In qualche modo riuscirono ad arrivare alla riva, bagnati fradici, intirizziti. Lei stava male, non si reggeva in piedi. Arrivarono lentamente in una specie di strada di terra battuta, e ci camminarono sopra senza sapere dove li avrebbe portati. Gli altri che erano sulla barca erano spariti, dileguati nel buio della notte.
Dobbiamo fermarci-disse lei- io non ce la faccio più, e poi ho tanto male al ventre.
In quel momento arrivò un carretto, guidato da un uomo che aveva una donna al fianco. L’uomo fermò il cavallo, li guardò poi la donna del carretto gli sussurrò qualcosa e, rivolta a loro due, con la mano fece un gesto per invitarli a salire.
Donne venite?- chiese l’uomo. Ma loro non capivano. Però la donna del carretto si rese subito conto che lei, la donna ora distesa là dietro, stava male e dopo aver parlato con l’uomo, fece loro un sorriso come volesse tranquillizzarli. Arrivarono a una specie di casolare in mezzo alla campagna. L’uomo li fece scendere, aiutando a sorreggere la donna dello straniero. Aprirono una mezza balla di paglia, e a gesti fecero capire di fermarsi lì, che sarebbero ritornati. E se ne andarono.
Lei stava sdraiata, i dolori diventavano sempre più pressanti e violenti, lui continuava a tenerle la mano, ad accarezzarla e poi, alla fine, senza un vagito, il piccolo uscì. Morto. Il nuovo mondo che i suoi avevano voluto per lui, non lo avrebbe mai accolto. Venuti da Betlemme, alla ricerca disperata di una nuova vita, per un bambino nato morto in una terra sconosciuta. Era il 25 dicembre del calendario cristiano, ma in quella stalla non c’era l’asinello e nemmeno il bue, nessuno, solo loro due e il piccolo nato morto in una terra cristiana.






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