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Discussione: Geminello Alvi?

  1. #1
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    Predefinito Geminello Alvi?

    Qualche cammaratone del Forum DR ha letto i vari saggi dell'economista Alvi?
    A me sembrano veramente ben fatti. Oltre a una specifica conoscenza economica e dell'attualità, l'autore possiede anche una conoscenza molto attenta di autori quali Steiner, Evola, Guenon eccecc
    In sostanza, se non li avete letti leggeteli!

  2. #2
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    Predefinito Rif: Geminello Alvi?

    Geminello Alvi fa a pezzi Cordero
    Published martedì, maggio 23, 2006 by Kagliostro | E-mail this post




    --------------------------------------------------------------------------------

    Il pezzo sotto è da leggere moooooolto attentamente.

    Se c'è una cosa in cui Silvio è stato un grande è che ha dovuto lottare come un leone non solo contro la sinistra, ma anche contro i suoi alleati (che qualche interesse nella successione ce l'avevano!) e persino contro quelli che non avrebbero avuto nessuno interesse ad avere la sinistra al governo.
    Se c'è una cosa che ha mandato in bestia gli elettori di centrodestra (e forse che li ha pure spinti alla urne!) è stato lo squallido sostegno che i dirigenti confidustriali hanno dato alla sinistra.

    A riprova che quell'appoggio fosse sbagliato c'è un articolo molto duro di Geminello Alvi contro il pluriPresidente nullafacente Covdevo di Montezemolo. Da leggere tutto d'un fiato (altro che le leccate di un certo Giavazzi che quando era in corsa per una seggiola di ministro si doveva scolare 10 litri di acqua al giorno per la bocca e la lingua disidrate dai suoi scritti pro-Frodi).
    Leggete leggete e tenete bene a mente che da quando Frodi è al governo la Borsa di Milano non fa che perdere punti preziosi...

    Geminello Alvi per il “CorrierEconomia” del “Corriere della Sera”

    Gentile Presidente Montezemolo, Le scrivo dopo aver appena scoperto sul sito della Confindustria, che la sua è «l'Associazione imprenditoriale più diffusa, e più articolata al Mondo». E, me ne sarei complimentato con Lei,
    subito. Non ci trovassimo in questi giorni di nomine, con appena eletti un
    comunista e un sindacalista a presiedere le Camere, e un reduce del Partito
    comunista italiano alla presidenza della Repubblica. Per non dire del governo
    dove solo all'Est ci sono più comunisti, pentiti o meno. Mi viene perciò
    l'irrispettoso dubbio di chiederLe: come è possibile?
    L’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha certo i suoi difetti. Ma
    è ben strano risultato che tutti i grandi giornali, di cui sono azionisti poteri
    e imprese «dell'associazione più diffusa e articolata al Mondo», abbiano aiutato
    la loro vittoria per un pelo. E il tutto dopo che proprio Lei, al convegno di
    marzo a Vicenza, nel suo discorso che aveva avuto buoni momenti, aveva spiegato
    splendidamente: «Dobbiamo ridurre la burocrazia a tutti i livelli. Non è
    possibile che la più grande azienda del paese sia la politica...». Certo
    l'Italia è complicata, e il governo di centrodestra ha deluso. Ma con un
    patrimonio nel 2004 di 321.222 euro correnti per famiglia italiana, e
    l’organizzazione confindustriale più bella del mondo, ci troviamo governati come
    neanche ora in Serbia. Lei ancora diceva: «Nel 1996 c'erano trenta aziende
    municipalizzate in forma di società per azioni e oggi ce ne sono settecento. E
    praticamente tutte sono a controllo pubblico...invece di liberalizzare il
    mercato si allarga la concorrenza sleale di chi opera in regimi protetti con i
    soldi dei cittadini». Bene. Ma è pensabile che i poltrone-occupanti nelle
    municipalizzate o negli immobili degli enti Locali si sentano ora scoraggiati?
    Per lo più ex sindacalisti, rifondatori, o politici di mestiere, mi paiono
    più che confermati dalle elezioni nei loro interessi. Insomma lo scenario è il
    peggiore prevedibile: un potere, ch'è persino nei nomi un ritorno da incubo agli
    Anni Settanta, non può riformare i danni che la politica da allora ha fatto e fa
    all'Italia. E, detta la perplessa sorpresa mia, per i recenti eventi politici,
    ecco l'altro dubbio che ne consegue. Lei spiegava: «Abbiamo vissuto troppo a
    lungo un'epoca di assistenzialismo. E oggi abbiamo un Paese che si è
    imborghesito senza aver creato una vera borghesia che sia classe dirigente».
    Detto ancora bene; ma per logica allora il primo compito di chi avversa una
    Repubblica fondata sulle rendite, sarebbe rifare lo Stato. Diminuirlo
    privatizzando le sue attività così da tagliare il debito; e inoltre sfoltire di
    molto gli statali in obbedienza al principio di sussidiarietà. Il che implica
    tagliare le tasse: la sola maniera seria di tagliare la spesa per manutenzioni,
    statali in eccesso, pensioni ai cinquantenni. E questa sarebbe appunto la vera
    rivoluzione da fare nel nostro Paese: diminuire il carico fiscale. E invece temo
    molto che Lei proporrà forse altro alla prossima assemblea di Confindustria di
    giovedì: mi pare più orientato a proporre semmai una sua redistribuzione. Per
    far diminuire il carico fiscale, e il costo delle retribuzioni lorde, al
    convegno di Vicenza già anticipava: «Parte delle risorse possono essere
    recuperate con una diversa redistribuzione del carico fiscale e contributivo tra
    le varie categorie di reddito e uno spostamento del carico fiscale da quello
    diretto a quello indiretto». Il che, sempre se ho ben capito, implica un aumento
    dell'Iva e più contributi per i lavoratori a progetto e precari. In breve si
    lascia fare il carrozzone della felicità prodista: il che significa pressione
    fiscale in crescita, e sprechi continuati della politica: appunto «la più grande
    azienda del Paese».

  3. #3
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    Predefinito Rif: Geminello Alvi?

    Geminello Alvi
    di Mario Pagliaro

    "Signor direttore -- scriveva al direttore de Il Foglio Giuliano Ferrara -- Me ne stavo andando dal dentista, quando ho letto uno Pseudo Alvi. Già nel mio esistere medio adriatico, come saprà, ho varie stranezze e una certa patologica fantasia.

    Anche perciò l’esistenza di un ammiratore che si firma sul Foglio a nome mio, collazionando miei brani, non aiuta il mio senso della realtà, già precario.

    Dunque grazie di avermi fatto falsificare ancora in vita, come neppure riuscì allo Pseudo Aristotele: una consacrazione. Ma la prego non insista. I miei migliori saluti"

    E Ferrara subito gli replicava:

    "Gentile Alvi, il divertimento di beffare gli estensori dell’apocrifo, distraendoci con leggerezza a spese di un uomo di spirito, quale lei è, ha prevalso su tutto. Gli estensori, persone di spirito anche loro, non potevano sapere che nei nostri messaggi privati ci diamo del tu da molto tempo.

    E nel biglietto d’accompagno al direttore, in testa al saggio dello Pseudo Alvi, oltre a vari altri indizi di falsità, mi davano a sua firma del “Lei”, ciò che risultava enfatico e, appunto, apocrifo. Abbiamo scartato la soluzione banalotta di comunicarle il falso e chiudere lì la faccenda. Perché il testo aveva qualcosa (oltre alla collazione di suoi scritti) di sinceramente divertito. E farlo arrivare ai nostri smagati lettori era una tentazione. Anche noi (modestamente) a tutto sappiamo resistere tranne che alle tentazioni. (Ti saluto, caro Geminello)".

    Marchigiano di Ancona, classe 1952, il grande economista e letterato Geminello Alvi inizia la carriera di ricercatore presso la Banca dei regolamenti internazionali a Basilea, un'oasi di pace e di studio di cui approfitterà visitandone spesso la biblioteca, forse la migliore al mondo nel campo dell'economia.

    Là approfondisce le sue intuizioni rileggendo Goethe, Steiner e Dostoevski insieme ai testi della Scuola storica tedesca dell'economia di Sembler, e pure i verbali delle riunioni e degli incontri fra i governatori delle Banche centrali fino alle crisi devastanti degli anni '30.

    Il risultato sono 2 libri di straordinaria originalità scritti imitando Goethe "ricercando una fantasia che fosse superiore alla logica", e che ne fanno con Marcello De Cecco il più grande economista italiano vivente: Le seduzioni economiche di Faust (1989) e Il Secolo Americano (che pubblica in francese nel 1995).

    Con una scrittura vertiginosa e aforistica che pure risente dell'influsso del suo amato scrittore palermitano Antonio Pizzuto, Alvi spiega ricorrendo a "modi inattuali" la mediocrità della Scuola economica imperante e l'importanza per la nuova epoca che verrà, di Solovev e di Adriano Olivetti, del principe Myskin e di Sorokin.


    Ancora, vi teorizza l'attualità del pensiero sociale di Steiner e spiega perché il dono sia elemento centrale della vita economica, già chiaramente in Italia dove i genitori donano ai figli una gioventù libera pagandogli tutto fino agli studi universitari e oltre.

    E poi ci restituisce un'analisi della storia economica del XX secolo -- la rivoluzione russa e gli intrecci fra Silivius Gesell e i banchieri americani, il perfido Hjalmar Schacht che finanzierà l'ascesa al potere di quella setta che chiama giustamente "gli hitleriti" -- che lascia il lettore tanto interdetto quanto incantato.

    Tornato in Italia, vivendo Voltaire che invitava gli intellettuali a "vivere il proprio tempo" inizia a scrivere sui giornali (Repubblica, Corriere della Sera e oggi per il Giornale) e appare in Tv (commentando l'economia a TMC e poi in vari canali).

    L'abominable venalitè de la presse
    In realtà, Alvi disprezza la stampa italiana. Ma la usa per veicolare a una parte dei suoi residui lettori -- meno di 6 milioni di quotidiani al giorno nel 2007, cioè meno di quelli che erano nel 1947! -- le sue idee desuete. Ha, per dire, letto e commentato L'abominable vénalité de la presse in cui nel 1931 il diplomatico russo Raffalovitch raccontava come i giornali francesi gli chiedessero denaro per scrivere articoli accomodanti sulla Russia prerivoluzionaria.

    Un uso certamente ancora in voga presso buona parte della stampa mondiale.

    Nel piccolo e sorprendente Uomini del Novecento scrive pure di Jim Morrison di cui cita i versi raccontandone la vita. Quindi, interviene ad un ennesimo congresso sulla scuola di fronte all'allora Ministro Lombardi e spiega come:

    "Rimediare a molti dei grotteschi difetti del presente implica una radicale riforma dei modi e dei luoghi, dove dovrebbero educarsi, e invece si sono per lo più diseducate, le nostre élites, dalla minima delle maestre al massimo dei ministri. Anche per questo è inevitabile che ci si preoccupi in un simile convegno di istruzione. E per farlo in modo spregiudicato e sano qualcuno dovrà pur dire quella che un’altra non meno palese evidenza: in Italia i servizi pubblici servono a tutti meno che a quelli i quali dovrebbero beneficiarne.

    E che l’università sia tutta persino negli orari, nella forma delle aule, congegnata per adattarsi ai tornaconti o alle smanie dei docenti è evidente. Nel migliore dei casi è una inutile parata; in cui solo a fatica e solo i più volenterosi o ricchi riescono a ritagliarsi una nicchia. Quanto ai meriti poi di questi geni sempre sdegnati qualcuno dovrà pure ricordare che la gran parte degli attuali ordinari si è ritrovata reclutata nell’università attraverso sanatorie; memorabile quella del 1979.

    E forse che alla base dell’albero le cose vanno meglio? Tutt’altro. Si spieghi a uno svizzero, a un olandese, nazioni modelli di pedagogia, che in Italia ci sono i “moduli”, che a classi svuotate, d’una decina di bambini, tocca di sorbirsi tre maestri per classe. E che all’origine di questa novità c’è la solerzia sindacale e il burocraticume ministeriale che hanno inventato l’espediente per salvare l’occupazione.

    Adriano Olivetti attuò un sistema in cui vigeva la regola: socializzare senza statizzare. Se, davvero, si vogliono nuove elites, un’Italia attenta al meglio dell’Europa, sarà bene dunque ammettere, ricordandolo, che pubblico e statale non sono parole che s’implicano a vicenda".

    Giulio Tremonti
    Ma il suo scrivere non si limita certo all'esortazione; fonda il bimestrale Surplus per la casa editrice di De Benetti, editore ed imprenditore della rendita che pure rappresenta l'esatto opposto di quel che Alvi ama. La rivista infatti chiuderà rapidamente. Laconico, spiega perché il partito dei DS sia ormai un partito di amministratori locali appenninici impegnati nel sottogoverno.

    Rende chiaramente le ragioni e i modi con cui negli ultimi 10 anni le politiche economiche in Italia abbiano di fatto favorito la rendita; non crede nell'euro (un "sogno napoleonico") e dopo essere stato consigliere del Governatore Fazio che lo legge ammirato subisce il fascino grande di un altro intellettuale -- grande, ma volubile ed ansioso -- quale è Giulio Tremonti.

    Ne diviene consigliere durante la lunga gestione di Tremonti delle finanze pubbliche nel II e III Governo Berlusconi. E ne è oggi, nel IV Governo Berlusconi che di fatto è però guidato dal fiscalista di Sondrio, il più ascoltato ispiratore. La sua prosa da gentile si fa aggressiva; malia, direbbe lui stesso, della prossimità al potere. E tanto più a quel potere del denaro dal quale lui ha messo in guardia nel suo capolavoro del 1989 Le seduzioni economiche di Faust.

    Nel 2007 scrive la prefazione al libro di Caprotti Falce e Carrello sui privilegi delle cooperative nella grande distribuzione: ".. questo di Caprotti non è un libro di vile polemica politica, di quelle che ogni sera ci tocca di digerire solo aprendo la Tv... È piuttosto uno splendido trattato di economia, il cui criterio di verità è il bilancio di una vita. Chi lo leggerà, se onesto, se ne sentirà contagiato e infine persuaso". Alla presentazione del libro, Caprotti dà in escandescenze tipiche da imprenditore brianzolo parlando di "negri"; e così tutto rovina.

    E' fra i pochi in Italia, insieme a Marco Vitale, a comprendere origini e portata della crisi finanziaria odierna, indotta da "quella perversione finita male che è la finanza americana". E la spiega ai lettori del Giornale non senza condannare la vacuità della scuola liberista italiana riunita alla Bocconi. E lamentandosi della al solito jettatrice Repubblica scrive:

    "Non meno fuori misura è stato peraltro l’economista Francesco Giavazzi che in Tv, sdegnato, coi capelli elettrici, s’è lamentato: che il governo non stia usando il superbo sapere degli economisti. Come se in questo cupo mestiere fossero da comprendersi solo se stesso e gli amici suoi, per cui il liberismo sarebbe di sinistra. Pure lui sdegnato poi da un’altra tragicomica scoperta: che Tremonti voglia rispettare i conti prestabiliti, non si contraddica, e dissenta da quella perversione finita male che è stato il prevalere della finanza americana. La qual cosa pure lei ci conferma in una certezza: alla vanità ferita di economisti in desiderio di dare consigli, ma mai al di sopra delle parti, come ai titoli tragici, è meglio non badare".

    Le cose cambieranno; e l'Italia supererà infine le scorie dei pensieri totalitari che ne hanno avvelenato la storia per tutto il XX secolo.Allora, presto, l'Italia ritroverà in Geminello Alvi un intellettuale profetico il cui pensiero illuminerà l'azione di molti; soprattutto dei non economisti e dei non letterati.

    Buon tutto, Geminello.

    Per saperne di più
    Il libro di Mario Pagliaro, Scenario: Qualità (2008).

  4. #4
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    Predefinito Rif: Geminello Alvi?

    Sbaglio o suo padre fece parte del Gruppo di Ur o qlcs del genere?

  5. #5
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    Predefinito Rif: Geminello Alvi?

    Innominabile non sbaglia mai.
    Innominabile ha sempre ragione.
    Suo padre era un esoterista che frequentava il gruppo di Evola-Scaligero ecc

  6. #6
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    Predefinito Rif: Geminello Alvi?

    chi? il padre di Alvi?
    Gesù Cristo Re d'Italia vince e impera.


    Siamo cattolici, apostolici, romani, figli devoti e membri vivi dell'unica Santa Chiesa e tali intendiamo restare, con la grazia di Dio, fino alla tomba, nell'eternità della Chiesa trionfante.

  7. #7
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    Predefinito Rif: Geminello Alvi?

    Esatto.
    Il padre di Geminello Alvi.

  8. #8
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    Predefinito Rif: Geminello Alvi?

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    RIVISTA MENSILE DI STUDI INIZIATICI
    Direttore Responsabile: Arturo Reghini

    Direzione ed Amministrazione presso la casa editrice "ATANOR" Succursale di Roma






    ANNO I - Gennaio-Febbraio 1924 - Numero 1 e 2
    REDAZIONE:
    Ciro Alvi - Aniceto Del Massa - J. Evola - Renè Guenon - Giuliano Kremmerz - Manlio Magnani - Vittore Marchi - Manlio Morandi - Fernando Procaccia - Arturo Reghini - Galliano Tavolacci

  9. #9
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    Predefinito Rif: Geminello Alvi?

    Interessante.
    Il ragazzo è cresciuto in un ambiente 'adatto' evidentemente.
    Secondo me a destra è stato troppo trascurato.
    Gesù Cristo Re d'Italia vince e impera.


    Siamo cattolici, apostolici, romani, figli devoti e membri vivi dell'unica Santa Chiesa e tali intendiamo restare, con la grazia di Dio, fino alla tomba, nell'eternità della Chiesa trionfante.

  10. #10
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    Predefinito Rif: Geminello Alvi?

    Citazione Originariamente Scritto da Zio Giorgio Visualizza Messaggio
    Interessante.
    Il ragazzo è cresciuto in un ambiente 'adatto' evidentemente.
    Secondo me a destra è stato troppo trascurato.
    Infatti. E' stato troppo trascurato.

 

 
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