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  1. #281
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    Predefinito tratto da IL RESTO DEL CARLINO 7 febbraio 2003


    --------------------------------------------------------------------
    [color=dark green]«Eni, vendita da impedire»
    [/color]
    BOLOGNA - Il consigliere regionale Ds Alfredo Bertelli, assieme all'altro esponente della Quercia Fabrizio Matteucci e alla repubblicana Luisa Babini, ha presentato una risoluzione in cui invita la giunta «a proseguire il confronto avviato assieme a Comuni e Province di Ferrara e Ravenna, e con i sindacati, per spingere i vertici aziendali dell'Eni a cambiare orientamento rispetto alla vendita degli elastomeri. L'eventuale chiusura dell'azienda — si legge nella risoluzione alla giunta regionale — produrrebbe notevoli problemi occupazionali, produttivi e ambientali».

  2. #282
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    Predefinito tratto da IL RESTO DEL CARLINO 29 marzo 2003


    Pri, festa del tesseramento

    RAVENNA - Il circolo Pri 'Manlio Monti' del quartiere Darsena
    ospita oggi, dalle 16.30, la festa del
    tesseramento repubblicano
    con riconoscimenti ai nuovi iscritti.

  3. #283
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    Predefinito ... riceviamo da Roberta Brunazzi ...

    intervento di Widmer Valbonesi al convegno "Omaggio a Spallicci", tenuto a Forlì il 13 marzo 2003 ...click ... e pubblicato sul quotidiano La Voce e sul mensile "Il Pensiero Repubblicano Romagnolo".

    Romagnolismo e Romagna

    Spallicci, gli eredi e l'eredità

    L¹on. Stefano Servadei, essendosi auto proclamato erede del pensiero spallicciano, ritiene di detenere il monopolio del ricordo e delle celebrazioni di Aldo Spallicci e reagisce sempre infastidito a chi, come il PRI, avendolo da sempre fatto, ne rivendica invece l¹eredità storica naturale.
    Naturalmente, se si utilizzano dei falsi storici o si citano documenti parziali o peggio ancora se si vuole annullare la propria storia personale, allora si può anche impossessarsi dell¹eredità altrui: noi però dimostreremo coi documenti e con la storia vera che chi ha contrastato i princìpi e le battaglie politiche di Spallicci quando lui era in vita non ha il diritto alla sua morte di appropriarsene.
    I fatti: l¹on. Servadei dice: ³Mi fa piacere che i dirigenti forlivesi del PRI, dopo trent¹anni di silenzi, si accingano a ricordare Aldo Spallicci, mazziniano, antifascista, poeta patriota, parlamentare il quale, fino al 1963, militò attivamente e con prestigio nelle loro file².
    All¹indomani della morte di Aldo Spallicci il PRI forlivese fece un numero speciale del Pensiero Romagnolo che ne ricordò l¹opera, tributando soprattutto con l¹intervento di Icilio Missiroli l¹omaggio che un grande repubblicano meritava, anche se era morto fuori dal PRI.
    La Consociazione Forlivese fece un manifesto il 15/03/1973 dove, dopo averne lodato ed illustrato la figura, concludeva: ³I repubblicani che, anche nel dissenso, gli mantennero affetto ed ammirazione, piegano commossi le loro bandiere sul suo feretro².
    Servadei ha innestato una polemica sul perché non fu dato il Salone Comunale per allestire la camera ardente. Nei giornali dell¹epoca non c¹è traccia di questa polemica: in tutti i casi è evidente la responsabilità politica di tale atto, che il PCI, il PSI e lo PSIUP si assunsero allora, non del PRI che era all¹opposizione.
    Perché on. Servadei, lei che era una figura dominante del PSI forlivese, influente nel governo di centro-sinistra a Roma e in quello di sinistra a Forlì, non pose allora in termini perentori il problema, a Roma e a Forlì, e lo solleva invece oggi, strumentalmente, quasi a far credere che ci fosse una complicità del PRI?
    Nel 1983, in occasione del decennale della morte di Aldo Spallicci, la rivista repubblicana Archivio Trimestrale (il cui presidente del comitato scientifico era il sen. Giovanni Spadolini, segretario nazionale del PRI), pubblicò ben 55 pagine a suo ricordo, con firme di Pacciardi, ritornato nel PRI (evidentemente non se ne era andato, come del resto Spallicci, che se fosse stato vivo sarebbe tornato, perché il Pri avesse abbandonato gli ideali mazziniani e garibaldini), Giovanni Gatti, Roberto Balzani ed Elio Santarelli, tutti e tre dirigenti del PRI forlivese.
    Tutti gli anni, in occasione dell¹anniversario, Spallicci fu ricordato sul giornale di cui fu direttore e, in occasione del centenario della nascita, a Bertinoro fu celebrato dal prof. Balzani assieme all¹amico Gatti.
    Allora perché lei, on. Servadei, che si è accorto di Spallicci solo quando ha impugnato la bandiera del Mar o quando, assieme a Biasini, Zaccagnini, Boldrini e Guerzoni faceva parte del comitato scientifico che aveva il compito di curare l¹Opera Omnia, dice che il PRI non si è mai occupato di celebrare il grande poeta repubblicano?
    Veniamo alle ragioni dell¹uscita dal Pri di Aldo Spallicci in Fede ed Avvenire.
    Inizialmente Spallicci non aderisce al movimento di Pacciardi, che in Emilia-Romagna si chiamò Alleanza Repubblicana Autonoma e poi Nuova Repubblica, costituitasi nel febbraio del 1964. Tanto è vero che sul Pensiero Romagnolo del 29/02/1964 è pubblicata una lettera aperta di Riccioli Menotti che dice: ³Mi leggono, caro, carissimo Spallicci, sulla stampa del partito, la bella notizia della tua decisione di non lasciare la nostra Tessera per assumerne una fasulla².
    Aderisce invece più tardi a Fede ed Avvenire, e si presenta alle elezioni comunali nel novembre del 1964 come capolista.
    Le ragioni del dissenso non erano gli ideali mazziniani e garibaldini, on. Servadei, ma la creazione del governo di centro-sinistra con la partecipazione del PSI, tanto è vero che l¹accusa lanciata da chi abbandonava il PRI a chi vi rimaneva era quella di ³filosocialisti², come è documentato nel Pensiero Romagnolo prima citato.
    Quindi la ragione del dissenso, on. Servadei, era il suo PSI. Ancora una volta Spallicci politicamente non era in sintonia con lei, anzi era proprio all¹opposto. Tuttavia il partito socialista forlivese, inspiegabilmente, si rivolse a coloro che se ne andavano in rottura col PRI per non volere i socialisti al governo, con un comunicato in ordine alle eventuali collaborazioni con rappresentanti della cosiddetta Alleanza Repubblicana Autonoma a livello locale.
    Perché avvenne questo?
    Perché i socialisti di Forlì, dove influente era l¹on. Servadei, cercavano di modificare le alleanze imperniate sul PRI con Sindaci Repubblicani a favore dell¹alternativa di sinistra. La strada era strumentalizzare i fuori usciti legittimandoli contro il PRI, e andare al commissario.
    Fede e Avvenire prese un consigliere. Capolista era Spallicci, la propaganda allora era ³Spallicci è la Romagna, Spallicci è la fede repubblicana, Spallicci è l¹esempio². Ma, come dice un corsivo sul numero 47 del Pensiero Romagnolo del 28/11/1964, ³La Romagna, la fede repubblicana, l¹esempio, il capolista² risultò terzo nelle preferenze della graduatoria di lista.
    In quell¹occasione, all¹indomani delle elezioni del 1964, il PRI forlivese, di fronte alla strumentalizzazione fatta della sua figura sia dall¹interno di Fede e Avvenire sia da parte di forze politiche esterne, utilizzandone il prestigio ma umiliandolo con le preferenze, colse l¹occasione per sottolineare la cosa ma anche per chiedere scusa, ³Per avere, durante la campagna elettorale, usato alcune parole che colpivano con troppa acredine la figura del sen. Aldo Spallicci².
    Fu usato anche dalla sua strategia politica, on.Servadei, che si realizzò poi con la venuta del commissario e l¹avvento delle giunte di sinistra di cui il PSI faceva parte, quella giunta che non concesse il Salone Comunale alla morte di Spallicci.
    Ma veniamo alla questione Romagna e all¹azione di Spallicci alla Costituente. Egli interviene il 21/04/1947 sul problema della tutela della salute e la promozione dell¹igiene, e il 7/05/1947 sull¹art.33, dedicato alla protezione del lavoro della donna. Poi presenta il noto emendamento in favore della regione Romagna che ritira, in seguito all¹adesione all¹emendamento Targetti per poi affidarsi all¹emendamento Mortati, cioè a quell¹articolo aggiuntivo che consentiva, entro cinque anni dalla costituzione repubblicana, di poter provvedere alla modifica delle circoscrizioni regionali con legge costituzionale.
    Non è la battaglia del Mar, on. Servadei: quando Spallicci si affida a questa possibilità sa che questo può avvenire nei cinque anni successivi e, amareggiato, in due articoli sul Pensiero Romagnolo del 1959 scrive: la regione Romagna non si è fatta per ³lo scarso interesse dei romagnoli stessi². In polemica con quella sinistra che lei rappresentava, commentò: ³problema che non interessa le masse² e polemizzò con le ragioni ³politiche²di certi partiti (monarchici, liberali e democristiani), che temevano i socialcomunisti ed usavano gli argomenti dell¹esercito regionale rosso e della polizia locale contrapposta a quella statale come la vera ragione del fallimento della regione Romagna.
    Le ragioni politiche del centro destra attuale, che vuole dividere la regione Emilia-Romagna per cercare di governare una delle due.
    Lei, on. Servadei, allora come si collocava in questo dibattito?
    In Consiglio Comunale e Provinciale furono numerosi gli attacchi al PRI, accusato di aver abbandonato la concezione autonomistica ³perché finito sotto il cappello dei preti². Lei sempre riceveva risposte sferzanti e puntuali da Missiroli o Natale Graziani, ma lei era sulla linea denunciata da Spallicci, ³problema che non interessa le masse². Non c¹è un solo atto nella sua carriera politica che testimoni, quando si poteva fare, la sua disponibilità verso la regione Romagna, diversamente agli interventi di Missiroli e di esponenti repubblicani dell¹epoca come Arrigo Bazzocchi ed altri. Lei ne fa oggetto di azione politica quando, finita la sua carriera politica dentro al partito socialista, dove accetta persino di essere consigliere dell¹odiata Emilia-Romagna dopo essere stato a lungo parlamentare, capisce che non ha più possibilità di essere eletto.
    E naturalmente deve trasformare la romagnolità, la cultura della romagnolità di Spallicci, in battaglia istituzionale per la regione Romagna nel nome di Spallicci, quello Spallicci che sul piano della battaglia politica lei aveva a volte ignorato, a volte combattuto, a volte strumentalizzato.
    Poi, occorre darle atto che lei ha ben utilizzato, senza storicizzarla e quindi enfatizzandola, la battaglia di Spallicci per la regione Romagna, come se fosse stata l¹attività prevalente della sua vita. Però non è così.
    Lei può fregiarsi del titolo di erede del pensiero spallicciano, ma lo può fare solo ad una condizione: che rinneghi tutta la sua militanza politica e i contenuti di quella militanza. Altrimenti renda omaggio alla figura dell¹uomo, del poeta, dell¹antifascista, del repubblicano, senza pretendere che chi era repubblicano nei principi e nei valori, chi subì l¹arroganza dei grandi partiti di massa verso la costituzione di uno Stato Federale, con la regione Romagna possibile, e lo è tuttora, lo possa fare tranquillamente come lo ha fatto sempre in questi anni, senza subire i rimbrotti di chi invece ha combattuto questa prospettiva e oggi strumentalmente cerca di servirsene. Non glielo consentiremo on. Servadei, proprio in memoria di un grande uomo e della sua vita politica.

    Widmer Valbonesi

    Segretario regionale Emilia e Romagna P.R.I.

    ---------------------------------
    nota:
    M.A.R.= MOVIMENTO PER L'AUTONOMIA DELLA ROMAGNA

    ---------------------------------
    La Voce
    Il Pensiero Repubblicano Romagnolo

  4. #284
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    Predefinito tratto da IL RESTO DEL CARLINO 9 aprile 2003


    Consociazione Pri, Pasquali segretario

    LUGO (Ravenna) - Durante la prima direzione della Consociazione Pri di Lugo, presieduta dal consigliere regionale Luisa Babini, è stato eletto segretario politico Aldino Silvano Pasquali e vicesegretario Roberto Drei.
    La direzione ha ribadito «la necessità di superare i tavoli dell'Ulivo e prendere in considerazione il centro sinistra quale possibile alleato in vista delle prossime amministrative. Per questo la consociazione sta preparando alcuni punti programmatici per il confronto con le altre forze politiche.

  5. #285
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    Predefinito tratto da IL RESTO DEL CARLINO 24 aprile 2003


    Giorgio La Malfa, espressione alta del Pri

    SANT'ALBERTO (Ravenna) - Ho letto l'articolo in cui si spiegava come la sinistra del partito repubblicano si prepari allo strappo per collocarsi dentro l'Ulivo, in quanto il Polo è antidemocratico e autoritario. Ho sempre ritenuto che il partito dovesse avere una posizione neutrale, anche se politicamente poteva avere poca influenza. Ma questo ha avuto scarsi risultati: le sezioni si sono vuotate di iscritti.
    Ora, chi si prepara allo strappo è preoccupato perché il Pri può sparire completamente: penso, però, che un buon contributo lo diano proprio questi che si preparano alla scissione. Quando c'è stata la sterzata a sinistra, infatti, si sono persi tantissimi iscritti, nessuno li ha quantificati e così tutto è passato nel silenzio più assoluto. In molti hanno affermato che La Malfa è uno dei più grandi politici italiani e che quindi era un onore militare nel Pri.
    Ora che La Malfa ha fatto un'altra scelta di campo, chi l'esaltava lo insulta. A farlo però, sono solo coloro che sono entrati in numerose giunte e realtà economiche di sinistra come amministratori e dirigenti. Se questa frangia, per motivi diversi, vuole seguire un'altra strada faccia pure, ma lasci stare il partito di cui La Malfa e il suo segretario sono l'espressione più alta. Auguro loro di portare il Pri fuori dalle secche e di fare rinverdire l'Edera.
    Per chi considera, infine, il Polo antidemocratico e autoritario, mi sembra un giudizio troppo di parte e poco serio.

    Franco Bertoni

  6. #286
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    Unhappy

    scissione?

    Qualcuno ne sa di più?

  7. #287
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    Predefinito

    ... immagino che si riferisca a quelli del Mre ...

  8. #288
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    Predefinito tratto da IL RESTO DEL CARLINO 11 maggio 2003


    Pri a pranzo con Nucara per il simbolo

    CESENA - Domani arriverà in visita alla mostra di 'Malatesta Novello' il sottosegretario al ministero dell'Ambiente, Francesco Nucara. Niente di strano, se non fosse che Nucara è anche il segretario del Pri e quella di domani, di fatto ,sarà la sua prima visita a Cesena dopo l'elezione.
    Tra l'Edera romana, che governa col centrodestra, e quella romagnola, schierata con il centrosinistra, le distanze politiche continuano ad essere rilevanti. E resta sempre in piedi la questione del simbolo. Nucara (e La Malfa) lo concederanno ai repubblicani cesenati per le prossime amministrative anche se saranno confermate a livello locale le alleanze con il centrosinistra?
    Il Pri cesenate, su questo punto, non sembra avere dubbi. E porta l'esempio di Massa Carrara, dove i repubblicani hanno ottenuto il simbolo dell'Edera per le elezioni nonostante si siano schierati con il centrosinistra.
    Di certo, dopo le forti tensioni nate dal congresso di Bari, l'atmosfera all'intero del Pri sembra più serena. «Le posizioni di sostegno all'America durante la guerra in Irak e quelle sul referendum per l'articolo 18 ci hanno avvicinato molto a Roma», assicura Renato Lelli.
    E una buona occasione per migliorare i rapporti con Nucara sarà anche la sua visita a Cesena. Il segretario del Pri, dopo gli impegni ufficiali (alle 11.30 inconterà sindaco e giunta che gli esporranno i progetti avviati per la salvaguardia ambientale), andrà a pranzo con l'esecutivo cesenate dell'Edera nella sezione di Ponte Abbadesse.

  9. #289
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    Predefinito tratto da IL RESTO DEL CARLINO 14 maggio 2003


    La scomunica vale solo per gli 'sbarbatiani'

    RAVENNA - Anche se velatamente, ha dato il 'via libera' per alleanze di centro sinistra, e il segretario repubblicano Renato Lelli ha tirato un sospiro di sollievo. La visita a Cesena del segretario nazionale dell'Edera, Francesco Nucara, ha riaperto il dibattito sulle alleanze nell'ottica delle elezioni amministrative del 25 maggio. Ma tocca direttamente anche quelle realtà che non andranno alle urne. Se, ha detto in sintesi Nucara, «si potrà ragionare sulle alleanze», ha infatti specificato: «L'unica pregiudiziale è che non ci potremo alleare con gli sbarbatiani». La puntualizzazione rimbalza a Ravenna, dove la parlamentare europea Luciana Sbarbati vanta molti consensi. Come quello del ravennate Achille Alberani, coordinatore per l'Emilia Romagna del Movimento repubblicani europei. «Non siamo stati noi a fare causa al Pri per il congresso di Bari: nella vicenda giudiziaria è coinvolta l'onorevole Sbarbati. Che per altro sosteniamo. Se parliamo però di scelte — commenta — noi le abbiamo già compiute, aderendo all'Ulivo. Certo, i repubblicani europei sono disponibili al dialogo con tutti, e in primo luogo con il Pri. Vogliamo 'convivere' nelle giunte». La 'linea' di Francesco Nucara non sembra, però, questa. «Se il Pri deciderà di muoversi in un'altra direzione, se ne assumerà tutta la responsabilità».
    Cosa pensa l'Edera ravennate, da sempre in contraddittorio con le scelte della casa madre e la collocazione nel centro destra? Giancarlo Cimatti, segretario comunale repubblicano, utilizza il medesimo tono soft di Nucara. «Il dibattito sull'autonomia all'interno del partito, intesa come relazioni e accordi basati su programmi— ricorda — è da sempre aperto. In questa estremizzazione della politica l'intero partito è sofferente, sia nel centro destra, sia nel centro sinistra». Lo sbarramento rispetto agli sbarbatiani, poi, non lo coinvolge più di tanto: «Sono usciti dal Pri dopo il loro congresso: noi siamo alleati della coalizione di centro sinistra, loro sono organici all'Ulivo. Dobbiamo governare le relazioni, perché siamo convinti che il partito, qui in Romagna, stia dimostrando di aver compiuto la scelta giusta. Poi alcuni segnali nazionali, con atteggiamenti critici verso il governo, mi fanno sperare in una spinta maggiore per una terza, benedetta forza».
    Il segretario nazionale, però, è stato chiaro: nessuna alleanza del Pri con i fedeli di Luciana Sbarbati, comunque collocati. Questo può creare problemi di prospettiva, a Ravenna? «Non credo sia possibile».
    n.g.

  10. #290
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    Predefinito tratto da IL RESTO DEL CARLINO 24 maggio 2003


    Il Pri pensa al programma

    FORLI' - Nuove idee riformatrici per uno sviluppo di qualità'. E' questo il titolo della convention regionale del Pri che si svolgerà a Forlì in tre tornate, a partire da domani. La riunione programmatica inizierà alle 15 nella sala Zambelli della Camera di commercio, con l'introduzione del presidente della Provincia, Piero Gallina, e con le relazioni di Filippo Andreatta, docente di Relazioni internazionali all'Università di Parma, di Lucio Poma, docente di Economia dello sviluppo all'Università di Ferrara, di Cirillo Orlandi, che parlerà di 'Infrastrutture di un sistema Paese competitivo', di MariaConcetta Schitinelli, responsabile regionale per la Scuola e di Africo Morellini, responsabile per la Sanità.
    Dopo questo primo round, il 30 maggio all'hotel Globus, alle 16, si parlerà di 'Statuto regionale e Regione Romagna', con il governatore dell'Emilia Romagna, Vasco Errani, il consigliere regionale dell'Edera, Luisa Babini e Roberto Balzani, docente di Storia contemporanea. Infine, le conclusioni e il dibattito saranno condotti da Widmer Valbonesi, segretario regionale del Pri, sabato 31 maggio sempre al Globus a partire dalle 9, con ripresa alle 15 e 30. In questa sede il Pri intende studiare la relazione programmatica da sottoporre a tutte le forze politiche e elaborareil documento guida per impostare il confronto politico in vista delle prossime elezioni.

    p. f.

 

 
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