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  1. #81
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    Il senso di una decisione

    La Direzione Nazionale del PRI ha ratificato la decisione, già assunta tempestivamente dalla Segreteria, di commissariare la Federazione Provinciale di Piacenza e l'Unione Comunale di Carrara. Una decisione sofferta, anche sotto il profilo umano e personale. Ma anche una decisione che basta da sola a sottolineare il carattere "nazionale" del partito e la coerenza strategica della sua linea politica.

    In un sistema che le regole del maggioritario hanno reso bipolare - e sembra avvertirlo anche un uomo intelligente e strenuo difensore delle ragioni del "centro" come l'on. Ciriaco De Mita - non possono esistere sbavature o riserve, se non per far valere - in determinate e peculiari situazioni - scelte di assoluta autonomia: che non possono mai significare, però, adesione allo schieramento opposto.

    Con il deliberato della Direzione, il Partito Repubblicano ha confermato la sua collocazione di schieramento e il valore che ad essa attribuisce. Non sono in discussione posti o prebende, sono in discussione la modernizzazione del paese, il recupero di competitività del suo sistema produttivo, il suo ruolo internazionale, il rilancio della questione meridionale, il controllo sui flussi di immigrazione e il rifiuto della cosiddetta società multietnica a favore di una integrazione governata.

    Temi cari alla tradizione repubblicana, sui quali la sinistra mostra di essere in affanno e che possono trovare risposta solo nell'ambito della coalizione raccolta nella Casa della Libertà.

    In questa coalizione i repubblicani trovano le ragioni del loro impegno. Facendo valere - come ha ricordato Giorgio La Malfa - le ragioni proprie del mondo laico. La linea politica è tracciata, su questa linea si misurerà l'impegno repubblicano per il futuro.

    E' la linea politica indicata dal Segretario del Partito Francesco Nucara al Congresso di Ravenna; è la linea politica ora ribadita, nel concreto, dalla Direzione Nazionale. E spiace dover constatare che della nettezza di questa linea continuano a non prendere minimamente atto alcuni dirigenti periferici del PRI, a cominciare da una parte dei dirigenti della Romagna: i quali fingono di ignorare che il partito lievita e cresce su una linea politica e intorno a temi diversi da quelli che, con una scelta di retroguardia, stanno dibattendo nei loro congressi. Un'opera di rimozione che ci lascia stupiti e sconcertati.

    Roma, 5 giugno 2002

    ---------------------------------------------------------------
    tratto dal sito web nazionale
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  2. #82
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    Predefinito tratto da IL GIORNO del 05 giugno 2002

    Il Pri spaccato: i candidati con Beretta appoggiano Guidotti

    PIACENZA

    Zoncati inviterà a votare Guidotti mentre i candidati indipendenti del Pri fanno quadrato intorno a Beretta. «Deploriamo l'inqualificabile comportamento degli ex responsabili Pri. Giancarlo Bianchi e Pasquale Tortora, hanno svenduto il simbolo del Partito Repubblicano e svilito la proposta politica elaborata nel corso di tutta la campagna elettorale». I dodici candidati indipendenti della foglia d'edera sono diretti: era naturale per il Pri andare con il centrodestra e chi ha affermato il contrario non l'ha fatto che per interessi personali. Questo, secondo i candidati, emergerebbe chiaramente confrontando i programmi di Reggi e Guidotti. Così in casa repubblicana si torna a far quadrato intorno a Remo Beretta: «Invitiamo Beretta, cui la Direzione nazionale ha affidato il mandato di rappresentare il partito in vista del ballottaggio, a manifestare una dichiarazione di voto in favore di Gianguido Guidotti». Stessa cosa farà Giovanni Pietro Zoncati, che è arrivato ad una convergenza con il centrodestra nel corso degli ultimi due giorni. Il Polo, infatti, avrebbe accettato le proposte sulla sicurezza: acconsentendo ad istituire un osservatorio ad hoc.

    N.B.

  3. #83
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    Predefinito tratto da LIBERTA' del 6 giugno 2002

    Il commissario (e Beretta) con Guidotti
    Biondi: «Dal Pri fedeltà alla Casa delle Libertà»


    (guro) «Un anno e mezzo fa abbiamo fatto una scelta, di allearci con la Casa delle Libertà, una scelta cui vogliamo restare fedeli a ogni livello, anche in occasione delle elezioni amministrative comunali». Lauro Biondi è il commissario, fresco di nomina, del Pri piacentino. Ha spiegato così, ieri alla stampa, il motivo principale che ha portato i vertici nazionali dell'Edera a commissariare, appunto, la federazione locale del partito, rea di essersi apparentata, per il ballottaggio del 9 e 10 giugno, con Roberto Reggi e cioè con il centrosinistra (e Rifondazione). Una scelta di campo sconfessata dai vertici nazionali, che ora ribadiscono, pubblicamente, l'invito agli elettori repubblicani piacentini a votare per Gianguido Guidotti, ossia per la Casa delle Libertà, nonostante il simbolo dei repubblicani starà, sulla scheda elettorale, accanto al nome di Reggi. Anche perché, ha aggiunto Biondi, «Guidotti è una persona qualificata e all'altezza dei compiti» e con il suo programma c'è stato un ampio accordo («sui temi della sicurezza, della lotta agli sprechi, della visibilità per il nostro simbolo»). E Remo Beretta, che al primo turno ha corso per il Pri come candidato sindaco, ma da indipendente, si è allineato volentieri. Rimasto sin qui in disparte, ieri ha spiegato di non essere riuscito a «digerire l'accordo del Pri con il centrosinistra» definito «in contrasto con tutte le proposte politiche da me sostenute in campagna elettorale».

  4. #84
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    Predefinito tratto da LIBERTA' del 6 giugno 2002

    La scissione
    Anche dodici candidati dell'Edera esprimono sostegno al centrodestra


    Dodici candidati della lista del partito repubblicano intervengono sulla scissione del partito per «deplorare» quello che definiscono «l'inqualificabile comportamento» degli ex responsabili del Pri Giancarlo Bianchi e Pasquale Tortora accusati di aver «svenduto» con scelta personale il simbolo della lista e «svilito» la proposta politica elaborata nel corso di tutta la campagna elettorale «senza sentire il dovere civile - afferma una nota - di convocare o quantomeno interpellare coloro che si sono candidati sotto il simbolo repubblicano». Il gruppo ricorda che «in ogni incontro prima del voto» era sempre stata affermata la possibilità o di non schierarsi o di sostenere il centro destra in caso di ballottaggio. «Da tutti era sempre stata esclusa (anche dagli stessi Bianchi e Tortora) l'ipotesi di un apparentamento con il centro sinistra». Critici anche sulla vicenda dei quartieri. «Non ci siamo presentati per le Circoscrizioni e non si capisce come Bianchi e Tortora possono sostenere con Reggi che i quartieri sono una cosa importantissima». I firmatari affermano poi di aver fatto una battaglia sui disservizi della sanità «totalmente gestita dal centrosinistra». E annunciano di sostenere «con il massimo impegno» il candidato del centrodestra Gianguido Guidotti, appoggiando quindi la posizione di Remo Beretta, «a cui la direzione nazionale ha affidato il mandato di rappresentare il Pri in vista del ballottaggio». Seguono le firme di Sandro Camisa, Riccardo Milani, Giorgio Bianchi, Enrico Merli, Pierluigi Farina, Giuseppe Cirmi, Andrea Bottazzi, Graziella Sorbello, Simona Carini, Luigi Beretta, Stefania Baisi.

  5. #85
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    Predefinito tratto da REPUBBLICA del 6 giugno 2002

    Piacenza, battaglia in città per un pugno di voti


    Il commento sulla stampa nazionale del commissariamento del Pri

    PIACENZA—

    "Altro che spaccare il cappello il capello in quattro. Qui è riuscita un'operazione molto più difficile: il Pri – partito che raccoglie lo 0,76% dei voti – è stato diviso in due parti, una con l'Ulivo, l'altra con il Polo. Il partito dell'Edera è stato subito commissariato. Tanto clamore per una manciata di voti? Ma a Piacenza espressioni come "si contano con le dita di una mano" mandano in sollucchero ogni candidato. Una manciata di voti può infatti decidere il nome di chi siederà a Palazzo dei Mercanti, la sede del municipio. L'Ulivo, assieme a Rifondazione, nel primo turno ha battuto il centro destra, ma su un filo che più che di lana sembra di seta: 28.983 voti all'ingegnere Roberto Reggi (centro sinistra), 28.891 all'avvocato Gianguido Guidotti (centro destra). Novantadue schede di differenza, che per l'Ulivo sono comunque un patrimonio, perché il centro destra era sicuro di conquistare tutto al primo turno".

    Jenner Meletti "La Repubblica" 6 giugno 2002

  6. #86
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    Predefinito tratto da LA LIBERTA' del 5 giugno 2002

    La smentita di Giorgio La Malfa sulla scelta del partito piacentino

    "Continua intanto la polemica in casa Pri. Contro la scelta della segreteria provinciale di apparentarsi al ballottaggio con il centrosinistra di Reggi, interviene anche il presidente nazionale dell'Edera, Giorgio La Malfa che smentisce di avere lasciato mani libere al partito piacentino sulla partita degli apparentamenti e ribadisce la necessità del commissariamento della federazione locale collocatasi al di fuori della linea nazionale che è di alleanza con la Casa delle Libertà. Dal canto loro, il segretario provinciale Giancarlo Bianchi e il suo vice Pasquale Tortora, tornano a sottolineare le ragioni della scelta pro-Reggi sulla base sia della debolezza del programma di Guidotti in tema di sviluppo economico sia della sua "scarsa considerazione" nei confronti del Pri".

    Gustavo Roccella

  7. #87
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    Luisa Babini all'Assemblea nazionale dei consiglieri regionali alla presenza del Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi

    Il Consigliere regionale repubblicano, Luisa Babini ha partecipato, giovedì 6 giugno, alla Assemblea Nazionale delle Elette e degli Eletti nei Consigli regionali, che si è tenuta a Roma, alla presenza del Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi.

    L'Assemblea si è tenuta in un momento particolarmente importante per i Consigli regionali fortemente impegnati a riscrivere gli Statuti. E' stato un momento di confronto sulle forme di Governo, sul riequilibrio dei poteri resosi necessario a seguito della elezione diretta dei Presidente delle Regioni.


    --------------------------------------
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  8. #88
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    Predefinito tratto da IL RESTO del CARLINO del 7 giugno 2002

    «L'Edera rischia la scissione»

    Il congresso regionale del Pri che si apre domani a Cesena doveva essere di routine. Ufficialmente in ballo c'è solo la scontata elezione del nuovo segretario regionale Vidmer Valbonesi (candidato unico) . Piero Gallina (foto), presidente della Provincia, muove invece le acque e lancia l'allarme: «Nel frattempo si sono verificati due fatti nuovi per cui il problema fondamentale da discutere al congresso sarà quello di arrivare ad un chiarimento con il partito nazionale sull'autonomia e sull'agibilità del simbolo».
    Cosa è successo di così importante?
    «A Carrara, dove il Pri locale aveva ottenuto il simbolo dell'Edera dal partito nazionale dopo essersi presentato da solo alle elezioni amministrative, la sezione è stata commissariata perchè aveva deciso di apparentarsi al secondo turno con il centrosinistra. E il segretario nazionale Nucara, intervenendo sabato scorso al congresso provinciale di Ravenna, ha detto chiaro e tondo che se il Pri locale non si schiera con il centrodestra alle elezioni, il simbolo può anche scordarselo».
    Questo significa che nel 2004 l'Edera locale o corre con il centrodestra o rinuncia al simbolo?
    «Questo significa, innanzittutto, che i congressi locali non hanno più nessun valore, visto che Roma decide per tutti senza tenere in minimo conto il bene del partito a livello periferico. In questo modo l'Edera rischia di trasformarsi in un campo di concentramento».
    Dai partiti, però, si può anche uscire.
    «Io dico che se siamo realmente convinti del valore dell'autonomia, dobbiamo staccarci dal partito nazionale. Il rischio di scissione c'è. E se decidiamo che questa è la strada da percorrere, dobbiamo imboccarla adesso per preparare in tempo gli iscritti alle elezioni del 2004».
    Si tratta di una decisione impegnativa.
    «Sono d'accordo che quando si sta in un partito ci sono delle indicazioni generali da seguire. Ma, specie sulle questioni locali, deve anche esserci una dialettica tra Roma e le varie sezioni. Le cose vanno discusse e confrontate. Nel Pri, invece, c'è chi vuole spalmare da solo la marmellata. E non tutti sono disposti a fare la marmellata».
    Autonomia, nel vostro caso, significa però soprattutto possibilità di schierarsi con il centrosinistra.
    «Non è scontato. Specie se i Ds continueranno a dare per automatico l'allargamento delle alleanze a Verdi e Rifondazione. Sarebbe già molto difficile governare con Rifondazione e l'esperienza di Ravenna ce lo insegna. Riuscirci con Rifondazione e Verdi, a mio avviso, diventerebbe impossibile. Ma per discutere sino in fondo di queste cose dobbiamo poter contare sul simbolo e sull'autonomia».
    E invece?
    «Se a Roma continua sulla sua linea, il partito locale di fatto viene sterilizzato e non ha più nessuna possibilità di fare politica. Nella nostra storia siamo sempre usciti o entrati nei governi con l'obiettivo di non farci omologare e di difendere la nostra autonomia. Questa volta, invece, ho l'impressione che ci stiamo comportando da commessi sotto padrone».
    Stefano Muccioli

  9. #89
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    Aspettando il Pri della Romagna

    Nella storia e nella geografia politica del PRI, la Romagna ha occupato da sempre un posto di primo piano, in ogni senso.

    Non c'è stato congresso nazionale tra quelli celebrati negli anni '70-'90 in cui qualche delegato romagnolo non abbia ricordato, con accenti di autocompiacimento, come la Romagna abbia salvato il PRI dall'estinzione, conquistando alle elezioni del 1963 un quoziente "pieno", che per la legge elettorale del tempo consentì al PRI il recupero dei resti e la conferma della sua presenza in Parlamento.

    Tra gli altri meriti, quello di aver eletto per un lungo periodo nella circoscrizione dell'Emilia Romagna Ugo La Malfa, il leader repubblicano più amato e prestigioso del dopoguerra ed inoltre di aver espresso, tra i segretari nazionali Oddo Biasini, un romagnolo di Cesena che ha fatto dell'appartenenza al PRI una rigorosa scelta di vita, alla quale è rimasto coerentemente fedele.

    La storia del PRI s'intreccia con le vicende politiche e amministrative della Romagna, dove i repubblicani seppero costruire, prima e dopo il fascismo, un partito dalle caratteristiche di massa, che in raccordo con il movimento cooperativo raccolto nella componente repubblicana dell' AGCI e della Lega, con l'UIL nel mondo del lavoro e con l'ENDAS nell'associazionismo e nel tempo libero, partecipò prima con la DC e dopo con il PCI e il PSI alla guida delle amministrazioni locali.

    I sindaci e gli amministratori repubblicani seppero portare in quelle esperienze assieme ad un grande rispetto per l'interesse pubblico, capacità, competenza e concretezza contribuendo a creare quei "modelli" di buona amministrazione , ancora oggi ricordati.

    Come ha sottolineato il segretario nazionale del PRI on. Francesco Nucara nel suo intervento al recente Congresso provinciale di Ravenna, la storia dei repubblicani non fu né facile né acquiescente verso alcuno ed il PRI, che poneva temi e problemi che oggi appaiono scontati e patrimonio comune di molte forze politiche (di alcuni i DS se ne sono addirittura appropriati) conobbe allora la forte opposizione del PCI, schierato sul versante opposto a quello occidentale, atlantico, europeista del PRI.

    Dall'esigenza di superare quella contrapposizione, che fu anche culturale, partì quel "confronto a sinistra" tra Ugo La Malfa e prestigiosi esponenti del mondo comunista come Amendola e Ingrao, più volte ricordato dai repubblicani e sfociato successivamente, nel periodo della lotta al terrorismo, nei governi di solidarietà nazionale.

    Di tutto questo travaglio non si trova, purtroppo, traccia nel dibattito che la maggioranza del partito romagnolo ha avviato e che è basato in larga parte sulla contestazione dell'alleanza con le forze della Casa delle Libertà, decisa dal Congresso di Bari. Ma anche in questa riflessione sembrano prevalere, piuttosto che analisi e proposte legate alla tradizionale cultura laica dei repubblicani, la condivisione dei temi più scontati della propaganda contro il Governo Berlusconi, di cui i repubblicani fanno parte a pieno titolo.

    Il problema non è, come continuano a sostenere con insistenza Valbonesi e Fusignani, quello della costruzione di una terza forza per modificare la logica bipolare vigente o assicurare l'autonomia delle federazioni regionali del partito rispetto alle regole imposte dall'attuale sistema elettorale.

    Il problema del PRI romagnolo è un altro ed è comune a quello del partito nazionale, vale a dire il recupero del suo elettorato e della sua forza elettorale. Le vicende politiche degli ultimi anni, il nuovo sistema elettorale e la diaspora repubblicana hanno messo a dura prova la tenuta elettorale del PRI in tutto il Paese, ma hanno anche dimostrato che la collaudata macchina del piccolo "partito di massa della Romagna" si è fermata.

    Infatti alle elezioni regionali del 1995 il PRI si presentò in Emilia Romagna con la Federazione laburista, riportando 35.108 voti pari al 1,4% e non eleggendo alcun consigliere, mentre nelle regionali del 2000 le liste del PRI, collegate allo schieramento dell'Ulivo, raccolsero ancora meno, vale a dire 21.460 pari allo 0,9%.

    Alle europee del 1994 il PRI prese 36.128 voti con una percentuale di 1,3% mentre a quelle più recenti del 1999 raggiunse appena 21.737 voti, pari allo 0,8%.

    Risultati da cui si evince che la tenuta delle liste del PRI è di fatto crollata e che la sua autonomia elettorale non è più in grado di produrre, al di fuori di ristretti ambiti comunali, risultati significativi in termini di voti e di percentuali.

    Pertanto o il PRI riesce a portare nel nuovo sistema bipolare e maggioritario quel valore aggiunto che sta in quella scuola repubblicana che non si è mai rassegnata a subire ordini di scuderia, dettati da interessi clientelari anche se camuffati da esigenze solidaristiche o è destinato a scomparire.

    E per realizzare una politica di "contenuti", com'è nella sua tradizione, non può essere pregiudizialmente contrario allo schieramento della Casa delle Libertà.

    Gli irrilevanti risultati elettorali di quelle frange di ex-repubblicani che, uscite dal partito sI sono collocate come movimenti autonomi nello schieramento di centrosinistra rapportati ai risultati conseguiti, nel turno elettorale del 26 maggio, dalle liste repubblicane collegate alla Casa delle Libertà, dimostrano che il PRI cresce nell'alleanza con le forze di centro-destra perché è lì che ritrova il suo spazio elettorale e recupera il rapporto con quei ceti sociali ed elettori che l'avevano seguito negli anni del suo massimo consenso.

    La scelta che la maggioranza dei repubblicani italiani ha compiuto al Congresso di Bari, partendo da comuni valutazioni programmatiche con la Casa delle Libertà, era orientata al rafforzamento del PRI. A questo impegno non può mancare l'apporto dei repubblicani romagnoli.

    Roma, 7 giugno 2002
    ----------------------------------------------
    tratto dal sito web nazionale
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  10. #90
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    Predefinito tratto da IL RESTO DEL CARLINO del 8 giugno 2002

    Pri al congresso della 'terza via'

    Oggi i repubblicani di 'Riscossa' riproporranno al congresso regionale di Pievesistina l'ipotesi di una terza via. «Equidistante dai poli», commenta Paolo Gambi, segretario in pectore della federazione provinciale. Appoggerà la candidatura di Vidmer Valbonesi perché ne condivide la linea politica. «Sarà un congresso sostanzialmente unitario — aggiunge — e in ogni caso questa unità va ricercata con decisione e fermezza, se vogliamo contrastare davvero la linea nazionale di sostegno al centro destra, rivendicando insieme l'autonomia delle organizzazioni locali».
    Il riferimento è alle dichiarazioni rilasciate in questi giorni da Luisa Babini: è della sinistra repubblicana, ma ha annunciato la propria opposizione alla candidatura Valbonesi.
    «Non condivido né il tono, né la sostanza di quelle dichiarazioni. Temo si tratti di 'immaginazione personale' e, come tale, non è influente sulle scelte politiche. Che sono state stabilita per i repubblicani ravennati, dai congressi della settimana scorsa». Altrettanto tranquilla, ovviamente sotto un altro punto di vista anche l'altra anima repubblicana, quella fedele alla linea nazionale. «A Ravenna era più facile definire una strategia comune — commenta Bruno De Modena — e per questo ho ritirato la mia mozione. Al regionale non sarà possibile, siamo davvero su linee opposte. Anche se, in realtà, non mi pare che la maggioranza romagnola, che nazionalmente è minoranza, abbia davvero una linea. E' diventata una battaglia 'personale', con un po' di maleducazione». Il congresso sembra, in ogni caso scontato. O no? «Sui numeri forse sì, rappresentiamo attorno al 25 per cento del partito. Politicamente penso che si debba discutere davvero — aggiunge De Modena — per capire cosa vogliono fare del Pri. Dobbiamo togliere ogni dubbio e andremo presto ad un nuovo congresso nazionale. Ci hanno accusato di aver creato sezioni fantasma. Proprio le elezioni hanno dimostrato che non è così. Spiace però vedere che il Pri raccoglie più consensi a Reggio Calabria che in Romagna».

 

 
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