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  1. #851
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    Le prospettive del Pri - Si può rimanere repubblicani sciogliendosi in altri schieramenti?
    La forza di lottare da una posizione di minoranza

    Il segretario regionale del Pri dell'Emilia Romagna interviene nel dibattito, apertosi da tempo su queste colonne, sulle prospettive del Pri.

    di Widmer Oliviero Valbonesi

    Può sopravvivere il Pri nella contingenza politica attuale in cui il sistema politico sembra incardinarsi in un bipolarismo che tende al bipartitismo? La nascita del Pd e del Pdl rispondono alle tradizioni ideali, storiche e politiche, di quella cultura laica, repubblicana, liberaldemocratica che affonda le sue radici nel Risorgimento italiano?

    Se si risponde a quest'ultima domanda in modo negativo, come tutti i comportamenti lasciano capire, essendo Pd e Pdl due partiti costruiti per la conquista del potere e non certo partiti con una cultura di governo fondata sull'interesse generale, allora è semplice anche la risposta alla prima domanda: il Pri deve sopravvivere per la prosecuzione di un'idea, ma anche perché quell'idea serve l'interesse generale del paese.

    Qualcuno pensa che si possa fare del Pri una Fondazione e poi sciogliersi nel Pdl; altri che occorra farlo verso il Pd. Dico subito che si può andare nel Pdl o nel Pd individualmente, ma nessuno si illuda che si possa liquidare il Pri, almeno fino a quando ci sono repubblicani che vogliono rimanere tali. Se qualcuno non se la sente più di combattere se ne vada, le porte sono aperte, ma nessuno può pensare di portarsi appresso la casa. E si può rimanere repubblicani anche dentro i due partiti? Si illudono coloro che pensano di essere ex Pri e rimanere repubblicani.

    Dove? Dentro il Pd, che vorrebbe essere il nuovo partito riformista sintesi delle tradizioni riformatrici del nostro Paese? Non è possibile, perché o si è repubblicani o si è un ibrido (comunista, socialista, liberale, cattolico). Non si può essere repubblicani e rivendicare la tradizione risorgimentale e poi essere una macedonia di tradizioni, alcune delle quali hanno addirittura combattuto il Risorgimento. E poi sarebbe anche un approccio sbagliato al nuovo partito, se ognuno degli iscritti al costituendo soggetto riformista parlasse in virtù delle proprie origini e non della nuova casa politica.

    Dove? Dentro il Pdl, in cui permangono posizioni nazionaliste, localiste, populiste e clericali?

    Le tradizioni possono rimanere nel cuore degli uomini e delle donne che le sentono; ma sopravvivono e si trasmettono solo se si è disposti anche ai sacrifici organizzativi e personali per tramandarle. Ed è un sacrificio condurre una battaglia di minoranza in un soggetto come il Pri che ha il titolo e l'eredità storica del repubblicanesimo italiano, titolo dato anche da personaggi che qualcuno intende rivendicare a simbolo della propria testimonianza politica.

    Mazzini, Saffi, Ugo La Malfa e Spadolini hanno operato e sono morti dentro il Pri consapevoli del ruolo che la storia aveva loro affidato. Non sono andati sotto la bandiera altrui per testimoniare la loro fede repubblicana.

    E lo hanno fatto col coraggio di far vivere una dialettica politica, non di andarsene quando il loro punto di vista era minoritario: lottavano anche duramente, ma dentro il Partito repubblicano.

    La crisi della politica richiede un confronto alto delle idee; la tradizione repubblicana e liberaldemocratica non può vivere come testimonianza individuale: deve trovare espressione politica vera.

    Fino a che uomini e donne rimarranno nel Partito repubblicano, nessuno di coloro che andrà altrove si illuda di poter rivendicare la nostra gloriosa tradizione.

    Quindi, se qualcuno pensa che non possa esistere più una cultura repubblicana attraverso una forza repubblicana autonoma, e confondesse la dignità di una posizione politica - che pur se in alleanza può essere garantita - con l'opportunismo individuale, si sbaglia.

    Come si può parlare di rispetto dell'avversario se non si ha rispetto delle proprie origini e di coloro che le coltivano?

    Quello che lo storico della letteratura Francesco De Sanctis indicava come il soggetto da cambiare attraverso "la riforma morale risorgimentale", ai giorni nostri si è trasformato nel classico "ometto" che tira a campare, chiuso nel suo scetticismo, che si ritira in un limitato orizzonte incapace di gesti generosi come l'orgoglio di lottare in minoranza.

    Quando si cita Ugo La Malfa, ad esempio, si sappia almeno che andò sempre controcorrente, perché ricco di quelle virtù morali che solo chi rimane coerente con se stesso può mantenere.

    Per fortuna ci sono ancora repubblicani che, pur divisi sullo schieramento, sono ancora capaci di serrare le file sull'appartenenza, pronti a riprendere il cammino per la costruzione di quel polo laico liberaldemocratico che prima il congresso e poi il convegno di Milano avevano individuato. E che occorre portare avanti con determinazione. E chi non ci sta si collochi dove vuole, ma lasci il testimone a chi vuole tenerlo alto.

    tratto da http://www.pri.it/new/6%20Novembre%2...pettivePri.htm

  2. #852
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    Concordo in pieno con Valbonesi.

  3. #853
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    IL PRI PER RUSSI


    RUSSI (Ravenna) - Si è svolta a Russi, presso i locali della cooperativa Mazzini, la manifestazione promossa dal Partito Repubblicano per presentare Paolo Donati, candidato alle primarie del centro-sinistra per la carica di sindaco. Presenti i dirigenti repubblicani, molti cittadini e simpatizzanti, la candidatura di Paolo Donati è stata illustrata dall’intervento di Giannantonio Mingozzi.



    Il vice-sindaco repubblicano di Ravenna ha affermato come la “raccolta di firme che oggi ci vede protagonisti a Russi non costituisce solo una testimonianza di principio, ma la conferma che i repubblicani possono impegnarsi di fronte alle scadenze amministrative con candidati apprezzati dalla cittadinanza e che non hanno nulla da temere dal confronto con chiunque; per questo Donati, oggi, rappresenta un appuntamento per tutto il mondo laico e repubblicano che vuole confermare la propria autonomia ed il proprio valore amministrativo, e nel contempo si impegna nell’ambito del centro-sinistra ravennate per ribadire che la presenza del PRI è fondamentale nei contenuti e nella dimensione del consenso”.

    Paolo Donati di fronte ai tanti intervenuti ha ringraziato quanti si impegnano nella raccolta delle firme che ha raggiunto duecento adesioni e quindi è ormai completata; “il tema principale da affrontare a Russi, ha affermato, riguarda la capacità di creare oggi nuove opportunità produttive in grado di fornire posti di lavoro nel giro di qualche anno, altrimenti Russi rischia di diventare un comune che non incide nella realtà economica provinciale.

    E' invece il territorio cerniera tra Ravenna e Faenza con eccellenti potenzialità che devono superare i limiti e i freni imposti spesso dal confronto limitato alle sole forze politiche, mentre la mia candidatura vuole significare la massima disponibilità verso quanti intendono impegnarsi e rischiare avendo a fianco l’amministrazione comunale in tutte le esigenze che avanzano”.

    tratto da http://www.pri-ravenna.it/prima_pagina.htm

  4. #854
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    Predefinito Iniziativa Giovani Repubblicani: "ProponiFestAzione" Roma 22 novembre ore 12.00



    Eccoti l'invito per la prossima iniziativa dei Giovani Repubblicani d'Italia:
    Partecipa anche tu alla "ProponiFestAzione", che si svolgerà
    sabato 22 novembre alle ore 12.00 a Roma.
    Un nuovo modo per "MANIFESTARE su scuola ed università, PROPONENDO le nostre idee, il tutto inserito in una corteo a FESTA di colori"

    "MANIFESTARE FACENDO PROPOSTE"

    TUTTI A ROMA ALLA PROPONIFESTAZIONE IL 22 NOVEMBRE
    http://www.facebook.com/event.php?eid=46855328248
    LE TUE PROPOSTE PER UNA UNIVERSITA' MIGLIORE

    Inizio: sabato 22 novembre alle ore 12.00
    Data fine: sabato 22 novembre alle ore 18.00
    Dove: ROMA

    Per vedere altri dettagli e rispondere, segui il link.
    http://www.facebook.com/n/?event.php&eid=46855328248
    Nei prossimi giorni ti invierermo altre notizie...

    Non mancare!!! E' ora di far sentire le nostre proposte sull'UNIVERSITA'.

    Aiutiamo Maria STAR Gelmini... sembra non cavarsela benissimo da sola!!!

    Paolo Montesi
    339.6857843
    www.fgr-romagna.it

  5. #855
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    Cesena. La Lega sostiene il candidato del PRI?

    http://www.romagnaoggi.it/cesena/2008/11/10/107881/

    Cesena, elezioni: Lega più vicina al Pri che al Pdl

    CESENA - In vista delle elezioni la Lega si muove con cautela, ma "per come si sta sviluppando il dibattito sul territorio siamo sicuramente più vicini al Pri che al Pdl", afferma Gianluca Pini, deputato Lega Nord Romagna. Dopo i dubbi su Italo Macori, il candidato scelto dal Pdl, "che si sono rivelati fondati", sottolinea Pini, ora si valuta una possibile alleanza con l'Edera, che propone Luigi Di Placido per la poltrona di Sindaco, "sul quale non abbiamo nulla da ridire".

    Politicamente Di Placido piace alla Lega, cosa che non accade per Macori. "I sospetti che avevamo - continua Pini - di accordi sottobanco tra Pdl e Pd si sono


    rivelati veri e siamo sempre più perplessi".

    Insomma distanze prese dal Pdl e nessuna alleanza di Centrodestra. Distanze prese anche da "Libertà e Futuro", coordinata da Daniele Baldini, che a Cesena ha scelto come candidato sindaco Stefano Angeli. "Mi dispiace che Franchini e Angeli si facciano prendere in giro dai personaggi di Libertà e Futuro - affonda Pini - una realtà non trasparente, specialmente sui finanziatori, da dove prendono i soldi?".

    Ma tornando al 'matrimonio' annunciato dalla stampa locale tra Carroccio e Pri, Pini stempera gli animi: "Non c'è stato nessun corteggiamento, certamente tra i due partiti c'è una vicinanza di intenti sugli interventi sul territorio e poi veniamo dall'esperienza positiva, su scala ridotta, di 2 anni fa a Bertinoro".

    Chiara Fabbri

  6. #856
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    Citazione Originariamente Scritto da nuvolarossa Visualizza Messaggio
    Le prospettive del Pri - Si può rimanere repubblicani sciogliendosi in altri schieramenti?
    La forza di lottare da una posizione di minoranza

    Il segretario regionale del Pri dell'Emilia Romagna interviene nel dibattito, apertosi da tempo su queste colonne, sulle prospettive del Pri.

    di Widmer Oliviero Valbonesi

    Può sopravvivere il Pri nella contingenza politica attuale in cui il sistema politico sembra incardinarsi in un bipolarismo che tende al bipartitismo? La nascita del Pd e del Pdl rispondono alle tradizioni ideali, storiche e politiche, di quella cultura laica, repubblicana, liberaldemocratica che affonda le sue radici nel Risorgimento italiano?

    Se si risponde a quest'ultima domanda in modo negativo, come tutti i comportamenti lasciano capire, essendo Pd e Pdl due partiti costruiti per la conquista del potere e non certo partiti con una cultura di governo fondata sull'interesse generale, allora è semplice anche la risposta alla prima domanda: il Pri deve sopravvivere per la prosecuzione di un'idea, ma anche perché quell'idea serve l'interesse generale del paese.

    Qualcuno pensa che si possa fare del Pri una Fondazione e poi sciogliersi nel Pdl; altri che occorra farlo verso il Pd. Dico subito che si può andare nel Pdl o nel Pd individualmente, ma nessuno si illuda che si possa liquidare il Pri, almeno fino a quando ci sono repubblicani che vogliono rimanere tali. Se qualcuno non se la sente più di combattere se ne vada, le porte sono aperte, ma nessuno può pensare di portarsi appresso la casa. E si può rimanere repubblicani anche dentro i due partiti? Si illudono coloro che pensano di essere ex Pri e rimanere repubblicani.

    Dove? Dentro il Pd, che vorrebbe essere il nuovo partito riformista sintesi delle tradizioni riformatrici del nostro Paese? Non è possibile, perché o si è repubblicani o si è un ibrido (comunista, socialista, liberale, cattolico). Non si può essere repubblicani e rivendicare la tradizione risorgimentale e poi essere una macedonia di tradizioni, alcune delle quali hanno addirittura combattuto il Risorgimento. E poi sarebbe anche un approccio sbagliato al nuovo partito, se ognuno degli iscritti al costituendo soggetto riformista parlasse in virtù delle proprie origini e non della nuova casa politica.

    Dove? Dentro il Pdl, in cui permangono posizioni nazionaliste, localiste, populiste e clericali?

    Le tradizioni possono rimanere nel cuore degli uomini e delle donne che le sentono; ma sopravvivono e si trasmettono solo se si è disposti anche ai sacrifici organizzativi e personali per tramandarle. Ed è un sacrificio condurre una battaglia di minoranza in un soggetto come il Pri che ha il titolo e l'eredità storica del repubblicanesimo italiano, titolo dato anche da personaggi che qualcuno intende rivendicare a simbolo della propria testimonianza politica.

    Mazzini, Saffi, Ugo La Malfa e Spadolini hanno operato e sono morti dentro il Pri consapevoli del ruolo che la storia aveva loro affidato. Non sono andati sotto la bandiera altrui per testimoniare la loro fede repubblicana.

    E lo hanno fatto col coraggio di far vivere una dialettica politica, non di andarsene quando il loro punto di vista era minoritario: lottavano anche duramente, ma dentro il Partito repubblicano.

    La crisi della politica richiede un confronto alto delle idee; la tradizione repubblicana e liberaldemocratica non può vivere come testimonianza individuale: deve trovare espressione politica vera.

    Fino a che uomini e donne rimarranno nel Partito repubblicano, nessuno di coloro che andrà altrove si illuda di poter rivendicare la nostra gloriosa tradizione.

    Quindi, se qualcuno pensa che non possa esistere più una cultura repubblicana attraverso una forza repubblicana autonoma, e confondesse la dignità di una posizione politica - che pur se in alleanza può essere garantita - con l'opportunismo individuale, si sbaglia.

    Come si può parlare di rispetto dell'avversario se non si ha rispetto delle proprie origini e di coloro che le coltivano?

    Quello che lo storico della letteratura Francesco De Sanctis indicava come il soggetto da cambiare attraverso "la riforma morale risorgimentale", ai giorni nostri si è trasformato nel classico "ometto" che tira a campare, chiuso nel suo scetticismo, che si ritira in un limitato orizzonte incapace di gesti generosi come l'orgoglio di lottare in minoranza.

    Quando si cita Ugo La Malfa, ad esempio, si sappia almeno che andò sempre controcorrente, perché ricco di quelle virtù morali che solo chi rimane coerente con se stesso può mantenere.

    Per fortuna ci sono ancora repubblicani che, pur divisi sullo schieramento, sono ancora capaci di serrare le file sull'appartenenza, pronti a riprendere il cammino per la costruzione di quel polo laico liberaldemocratico che prima il congresso e poi il convegno di Milano avevano individuato. E che occorre portare avanti con determinazione. E chi non ci sta si collochi dove vuole, ma lasci il testimone a chi vuole tenerlo alto.

    tratto da http://www.pri.it/new/6%20Novembre%2...pettivePri.htm
    visto che si cita De Sanctis è forse il caso di ricordare come lui considerasse la scuola democratico-repubblicana e quella liberale come ben distinte e contrapposte e lo stesso farà nel novecento Luigi Salvatorelli.

  7. #857
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    Citazione Originariamente Scritto da ConteMax Visualizza Messaggio
    Cesena. La Lega sostiene in candidato del PRI?

    http://www.romagnaoggi.it/cesena/2008/11/10/107881/

    Cesena, elezioni: Lega più vicina al Pri che al Pdl

    CESENA - In vista delle elezioni la Lega si muove con cautela, ma "per come si sta sviluppando il dibattito sul territorio siamo sicuramente più vicini al Pri che al Pdl", afferma Gianluca Pini, deputato Lega Nord Romagna. Dopo i dubbi su Italo Macori, il candidato scelto dal Pdl, "che si sono rivelati fondati", sottolinea Pini, ora si valuta una possibile alleanza con l'Edera, che propone Luigi Di Placido per la poltrona di Sindaco, "sul quale non abbiamo nulla da ridire".

    Politicamente Di Placido piace alla Lega, cosa che non accade per Macori. "I sospetti che avevamo - continua Pini - di accordi sottobanco tra Pdl e Pd si sono


    rivelati veri e siamo sempre più perplessi".

    Insomma distanze prese dal Pdl e nessuna alleanza di Centrodestra. Distanze prese anche da "Libertà e Futuro", coordinata da Daniele Baldini, che a Cesena ha scelto come candidato sindaco Stefano Angeli. "Mi dispiace che Franchini e Angeli si facciano prendere in giro dai personaggi di Libertà e Futuro - affonda Pini - una realtà non trasparente, specialmente sui finanziatori, da dove prendono i soldi?".

    Ma tornando al 'matrimonio' annunciato dalla stampa locale tra Carroccio e Pri, Pini stempera gli animi: "Non c'è stato nessun corteggiamento, certamente tra i due partiti c'è una vicinanza di intenti sugli interventi sul territorio e poi veniamo dall'esperienza positiva, su scala ridotta, di 2 anni fa a Bertinoro".

    Chiara Fabbri
    Spero che gli amici repubblicani di Cesena non facciano un'alleanza con la Lega che in Romagna fa ancora più ridere che altrove. Secondo me presentandosi da soli quest'anno c'è la possibilità di ottenere un ottimo risultato perchè i candidati a destra come a sinistra sono piuttosto deboli.

  8. #858
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    Citazione Originariamente Scritto da edera rossa Visualizza Messaggio
    visto che si cita De Sanctis è forse il caso di ricordare come lui considerasse la scuola democratico-repubblicana e quella liberale come ben distinte e contrapposte e lo stesso farà nel novecento Luigi Salvatorelli.
    E lo stesso faccio, più modestamente, io: una cosa è essere repubblicani, altra cosa è essere liberali (o liberaldemocratici), altra cosa ancora è essere socialisti (o socialdemocratici).
    Tuttavia l'intervento di Valbonesi è molto interessante ed ha, tra altri pregi, quello della chiarezza. Del resto l'ipotesi di un PRI come catalizzatore di consensi liberaldemocratici rimonta almeno a Gaetano Salvemini. A me, che liberaldemocratico non sono, non dispiacerebbe vedere confluire i consensi dei liberaldemocratici (oggi in Italia senza una casa decente) su un programma chiaramente (finalmente) repubblicano.

  9. #859
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    Citazione Originariamente Scritto da Nullo Visualizza Messaggio
    E lo stesso faccio, più modestamente, io: una cosa è essere repubblicani, altra cosa è essere liberali (o liberaldemocratici), altra cosa ancora è essere socialisti (o socialdemocratici).
    Tuttavia l'intervento di Valbonesi è molto interessante ed ha, tra altri pregi, quello della chiarezza. Del resto l'ipotesi di un PRI come catalizzatore di consensi liberaldemocratici rimonta almeno a Gaetano Salvemini. A me, che liberaldemocratico non sono, non dispiacerebbe vedere confluire i consensi dei liberaldemocratici (oggi in Italia senza una casa decente) su un programma chiaramente (finalmente) repubblicano.
    è la stessa espressione liberaldemocratico che mi fa venire l'orticaria. Alla fine che usa tale termine finisce col far prevalere il dato liberale.

  10. #860
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    Citazione Originariamente Scritto da edera rossa Visualizza Messaggio
    è la stessa espressione liberaldemocratico che mi fa venire l'orticaria. Alla fine che usa tale termine finisce col far prevalere il dato liberale.
    Tieni presente, però, che in Italia una vera forza liberaldemocratica non c'è mai stata e che i lib-dem in altre realtà europee rappresentano posizioni serie e, per molti versi, condivisibili anche per un repubblicano. Quanto all'orticaria, se la provi per i liberali forse dovresti provarla anche per i socialisti (socialdemocratici), o forse per una siffatta allergia hai trovato il vaccino?

 

 
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