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  1. #391
    Ex Primo Ministro
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    I molti modi per liquidare un partito

    Ci sono molte possibilità di danneggiare e tentare di soffocare un movimento politico...
    Di quelle che possono nascere dal suo interno non vogliamo per ora parlare, ma su quelle che si possono manifestare dall’ esterno vale la pena oggi di fare una riflessione.
    Un modo che abbiamo sperimentato duramente sulla nostra pelle in un passato recente è quello di sfilare ad un partito
    I suoi eletti nelle assemblee ai vari livelli , in particolare in Parlamento.
    E’ stata la tattica che i Ds con d’Alema hanno usato quando avremmo dovuto essere alleati nel centro sinistra.
    E’ stato il motivo principale addotto per giustificare la nostra collocazione nuova nel centro destra al congresso di Bari
    Motivo che viene continuamente riproposto per confermare, pur con tutte le perplessità che il governo Berlusconi ci fa accumulare ,la nostra lealtà alla alleanza con la casa delle libertà.
    In questi giorni al congresso di Forza Italia stiamo assistendo ad un altro modo per farci scomparire dalla scena politica italiana, anche questa volta ad opera di chi ci dovrebbe essere alleato.
    Semplicemente si dice di non votare i piccoli partiti e ovviamente i piccolissimi.
    Non ci consola il fatto di essere in compagnia di altre forze politiche nel ricevere questo schiaffo dall’alleato maggiore della coalizione a cui apparteniamo, c’è da chiedersi se questo modo di essere considerati dal premier non sia almeno tristemente equivalente al trattamento che ci riservavano i DS.
    Allora la nostra lealtà a chi deve essere rivolta , alla nostra tradizione, alla nostra storia di partito della ragione e delle istituzioni o ad alleati che in un modo o nell’altro ci vogliono far tacere , magari proprio quando lamentiamo le gravi condizioni dell’economia italiana ,come abbiamo sempre fatto nei momenti importanti nella storia del nostro paese?

    SERGIO SAVOLDI
    RISCOSSA PER L’AUTONOMIA REPUBBLICANA



    questa lettera è stata inviata al segr. naz.le Nucara, con la speranza che non si smarrisca come quella in risposta alla questione "Gambi"

  2. #392
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 5 giugno 2004

    Segretario dell’Edera e appassionato dei tartufi

    LUGO DI ROMAGNA - Chi è - Pasquali ha 65 anni, è coniugato, ha insegnato alle elementari per 40 anni, oggi è in pensione. Impegnato per 16 anni nel settore sanità e membro del Comitato di Gestione Usl di Lugo, attualmente è segretario del Pri lughese, mentre dal 1990 al 2004 è stato capogruppo in Consiglio comunale.Hobby - Attualmente nessuno a causa del poco tempo, ma con il desiderio di tornare a fare il tartufaio.Libro preferito - “Repubblicanesimo” di Maurizio Viroli.

  3. #393
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 4 luglio 2004

    Mazzotti lascia l’esecutivo

    Ravenna - Le dimissioni della dirigenza nazionale, la convocazione di un congresso nazionale straordinario e l’uscita del Pri dalla Casa delle Libertà. In questa direzione va un documento approvato lunedì scorso dalla direzione dell’Edera ravennate. Un ordine del giorno che, alla luce delle dimissioni del segretario Francesco Nucara al centro del dibattito nel consiglio nazionale in programma a Roma venerdì e sabato prossimi, si è dimostrato profetico. Non solo. Il flop elettorale della lista Pri-Sgarbi, ha fatto tornare a galla malumori mai sopiti e proprio nel giorno delle dimissioni del ministro delle Finanze Giulio Tremonti, il Pri torna di nuovo a fare parlare di sè.Solo ieri si è saputo delle dimissioni - presentate sabato 12 giugno, primo giorno di elezioni - dall’esecutivo dell’Edera del capogruppo del Pri in consiglio provinciale, Mauro Mazzotti. E sempre ieri l’assessore provinciale Eugenio Fusignani ha deciso di esternare.Ma andiamo con ordine. Prima ha fatto la campagna elettorale, poi Mazzotti ha inviato una lettera ai vertici comunali e provinciali del partito, nonchè ai segretari di sezione, presentando le sue dimissioni dall’esecutivo. Nella lettera, l’esponente repubblicano che a Roma aveva votato contro la lista Pri-Sgarbi, commenta l’alleanza dell’Edera con l’ex sottosegretario al ministero della Cultura, “prima di sapere come sarebbe andata a finire”.“Un’analisi impietosa - ammette - , anche se era doveroso fare la campagna elettorale, e dare una lettura di questo impegno come un primo passo del Pri per uscire dal governo e mettersi nel mare magnum della terza forza”. Nessuna voglia di dire basta con la politica o di uscire dal partito, anzi. La lettera ha un obiettivo ben preciso: “Mettere in moto una discussione dentro al Pri, fare partire da Ravenna la riscossa dell’Edera, poi - aggiunge Mazzotti - quello che sarà la terza forza lo vedremo. In questa lettera ho chiesto la riunione urgente della minoranza che si è svolta una settimana fa a Modena e la convocazione degli organismi provinciali che c’è stata lunedì scorso. Per quel che mi riguarda - precisa - ho preso semplicemente tre mesi di riflessione (ad ottobre infatti l’Edera ravennate andrà a congresso, ndr)”.Ma come si diceva, anche Eugenio Fusignani ha deciso di uscire dal riserbo post elettorale.“Il documento approvato dall’esecutivo che chiede le dimissioni di Nucara in tempi non sospetti - dice - ha colto nel segno. Il Pri deve cominciare una riflessione interna, e questa riflessione si salda con l’esito delle elezioni. Mazzotti è stato molto corretto: prima ha condotto con responsabilità la campagna elettorale, poi ha rassegnato le dimissioni dall’esecutivo. A parte il risultato più che positivo di Mingozzi, il flop della lista Pri-Sgarbi deve fare riflettere. I repubblicani non hanno votato, o quel che è peggio, hanno votato da un’altra parte”. La bocciatura dell’esperimento messo in campo per le Europee e la promozione della linea dell’Edera adottata a livello locale, balza agli occhi a Cervia dove, afferma Fusignani, “nello stesso giorno il Pri ha preso alle amministrative più del doppio dei voti ottenuti alle Europee”.Occorre imprimere, insomma, è anche la tesi dell’assessore provinciale, “un’accelerazione al dibattito interno. La terza forza? Ovviamente non possiamo farla da soli, ma non possiamo limitarci ad avere come interlocutori i Radicali o al nuovo Psi. Il rischio sarebbe quello di creare una federazione dei laici dentro la Casa delle Libertà”.Partner in questa ipotetica terza forza, “dovrà quindi essere anche l’intellighenzia del centrosinistra, ma anche il Movimento dei repubblicani europei - sottolinea Fusignani - deve essere un interlocutore del Pri. A mio parere - prosegue - il risultato delle Europee allontana la prospettiva di una terza forza e in una logica bipolare non vedo altre soluzioni a quella del centrosinistra. Le dimissioni politiche di Tremonti costituiscono il fallimento non solo della politica economica del governo, ma di Berlusconi e del Berlusconismo. I partiti che hanno sostenuto l’alleanza devono riflettere, e quindi anche il Pri”.Infine l’ultima stoccata alla gestione La Malfa - Nucara tira in ballo la sentenza di primo grado dei giudici che annulla il congresso di Bari, quello della svolta. “Su questo - chiosa Fusignani - non è più possibile tacere: la dirigenza del Pri non deve essere sfiorata dal sospetto”.

    ro. em.

  4. #394
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 8 luglio 2004

    Il Pri getta ponti e chiede svolte

    CESENA - L’Edera cesenate guarda con apprensione al futuro del partito a livello nazionale e regionale. E in città si prepara ad una “opposizione ragionata”, promettendo il suo “sostegno alle azioni condivise nella passata legislatura”. Nessun ritorno all’ovile affrettato, ma si getta comunque un mezzo ponte verso il centrosinistra. Anche perché - afferma Renato Lelli - “lo spostamento dell’asse della maggioranza a sinistra, che continuiamo a non condividere, non pregiudica la nostra stima nei confronti di Giordano Conti e il giudizio positivo sul lavoro che abbiamo fatto insieme nella passata legislatura”. I rapporti futuri con la maggioranza - è il ragionamento che si fa nel quartier generale repubblicano cesenate - dipenderanno però anche dall’atteggiamento della maggioranza stessa: “Se veniamo marginalizzati, la scelta autonomista sarà inevitabile anche in futuro - fa notare Lelli - Per esempio, nei Quartieri, non ci è piaciuta la chiusura che c’è stata al Rubicone, mentre non abbiamo fatto mancare il nostro appoggio là dove c’è stato un comportamento meno arrogante, come al Dismano e al Cesuola”.Prima ancora che agli scenari cesenati, in questi giorni, l’attenzione dei vertici dell’Edera di corso Mazzini è concentrata sugli orizzonti nazionali. Due sere fa la direzione della consociazione del Pri ha analizzato l’esito del voto, prendendo atto di un “risultato complessivo non soddisfacente”. Domani e sabato, Lelli, Guidazzi, Morellini e Sintini saranno a Roma per il Consiglio nazionale. All’ordine del giorno ci sono le dimissioni del segretario nazionale del partito e lo svolgimento di un congresso straordinario. Loro, come minoranza, chiederanno che si faccia da parte l’intero gruppo dirigente e che “il Pri esca da una maggioranza che si sta sfaldando sempre di più: prendiamo le distanze dalla Casa delle Libertà, di cui tra l’altro non abbiamo mai fatto parte organicamente”, è l’appello chiaro e forte di Lelli, che aggiunge: “Il pessimo risultato elettorale della lista Pri-Sgarbi dimostra che i Repubblicani non hanno condiviso le scelte fatte a Roma. Rendere permanente questa partnership, come vorrebbe qualcuno, sarebbe assurdo”.Anche sulla linea dell’Edera in Emilia Romagna viene chiesto un chiarimento: “Tra meno di un anno si tornerà a votare per le Regionali - ricorda Lelli - Serve un congresso straordinario regionale subito dopo l’estate per uscire da una confusione inaccettabile. In queste elezioni si è visto tutto e il contrario di tutto: alleanze con il centrodestra e con il centrosinistra, con o senza Sgarbi, o corse in autonomia, a volte all’interno delle stesse province. Bisogna eliminare queste contraddizioni, trovando una linea unitaria, che per noi non può essere che una: alleanze con il centrosinistra dove ci sono le condizioni e liste autonome negli altri casi, ma mai partnership con questo centrodestra con cui non abbiamo nulla da spartire. Non a caso anche a Cesena non ci confonderemo mai con le altre opposizioni: su determinati temi si potranno trovare convergenze, ma ognuno andrà per la sua strada”.

    Gian Paolo Castagnoli

  5. #395
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 10 luglio 2004

    Una “razza corsara” fra economia e politica

    ravenna - Davide Giacalone ha presentato giovedì sera a Punta Marina il proprio libro La razza corsara: i mercati mal controllati e la politica in fuga. Il caso Telecom e la mala privatizzazione. Con lui il consigliere regionale del Pri Luisa Babini, che è intervenuta sul tema delle privatizzazioni. “Dovrebbero rappresentare il meccanismo attraverso cui lo Stato cede il controllo di settori non più strategici per ridare slancio ed efficienza al mercato - ha evidenziato -. Anche oggi però vengono troppo spesso utilizzate solo per far cassa. Mancano quelle garanzie e regole che solo la politica può creare, per dare alla luce un sistema di privatizzazioni trasparente. La politica ha derogato al suo ruolo più importante, quello di fare le regole”. In questo contesto, ribadisce, “il Pri, forte di una lunga e importante tradizione democratica e garantista, deve ripartire entrando nel merito dei problemi e suggerendo soluzioni appropriate”.

  6. #396
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 15 luglio 2004



    Pri e Ds, alleati ai ferri corti: “Strapotere da ridimensionare”

    MELDOLA - Non accenna a placarsi la polemica che vede contrapposti a Meldola Democratici di Sinistra e Pri. Partiti alleati nella maggioranza che sostiene il sindaco Loris Venturi, ma divisi dopo la mancata assegnazione all’Edera di posti in Giunta. Per la sezione meldolese del Pri, il problema non andrebbe però minimizzato a un mero gioco di poltrone. “Non possiamo non replicare a chi, dopo aver finto di volersi aprire al nuovo e dopo aver dimostrato invece di considerarci superflui, se non addirittura una presenza scomoda, ci accusa di sbraitare per avere un posto a tavola - accusano i Repubblicani -. La metafora la dice lunga sulla concezione che i Ds hanno della politica, mentre per noi i tavoli sono quelli dove si confrontano le idee e le proposte politiche. Il monolitismo, invece, porta facilmente ad uno strabismo da onnipotenza. I posti che sono così volgari e disprezzabili quando li occupano gli altri, sono per la verità molto ambiti da chi ci accusa, perché consentono di esprimere delle scelte politiche. Se questo è vero per loro, a maggior ragione lo è per i partiti piccoli”. Il Pri sostanzia le accuse cifre alla mano. “Quanto ai numeri che qualcuno ci accusa di non saper interpretare, non sfuggirà che, a parte Rifondazione Comunista che ha sottratto verosimilmente voti ai Ds, tutti gli altri partiti, compreso il Pri, hanno portato alle Comunali almeno i voti delle Provinciali, pur senza preferenza espressa. Sulle preferenze è lampante che i Ds hanno ‘conteggiato’ e spalmato i voti per avere il massimo di rappresentanti. Questo ha creato le condizioni perché Pri e Italia dei Valori non entrassero in Consiglio. Così i DS, con il 31,9 per cento dei voti, hanno preteso il 66 per cento di rappresentanti in lista e li hanno eletti tutti. Rappresentanza che non gli hanno dato gli elettori, ma l’abilità nel distribuire le preferenze”.Morale: per l’Edera “la tavola è stata apparecchiata col contributo di tutti, ma a mangiare e ad abbuffarsi sono stati per due terzi i Ds”. E l’accaparramento delle responsabilità sarebbe proseguito con la presidenza dell’Istituzione “Drudi” e la Comunità Montana). “I Ds hanno approfittato del meccanismo elettorale e della volontà di tutti di fare coalizione - chiosa il Pri - ma da soli valgono il 31,9 per cento ed è bene che lo ricordino anche per il futuro. Esiste uno strapotere che va ridimensionato”.

  7. #397
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    Predefinito medaglia al valore per gli amici di Meldola

    se hanno ancora qualche mitra in cantina è ora di usarlo contro i nazisti rossi.

  8. #398
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    Predefinito trtratto da CORRIERE ROMAGNA 31 luglio 2004

    Betoniere pericolose

    ALFONSINE (Ravenna) - Con un’interpellanza presentata durante il Consiglio comunale di giovedì scorso il Pri di Alfonsine ha chiesto di vietare il transito ai mezzi pesanti in Via G. Bruno, onde fermare il continuo e pericoloso transito di betoniere e camion che vanno e vengono dall’impianto di betonaggio dell’ITER sito all’interno della ex Fornace. Con questa richiesta il partito repubblicano ha posto all’attenzione dell’assemblea consigliare un problema che purtroppo assilla da anni la cittadinanza. Infatti, quando è stato costruito l’impianto di betonaggio, fra i tanti accordi presi fra Iter, Amministrazione comunale e provinciale ce ne fu uno che imponeva ai mezzi in entrata ed uscita dall’impianto di percorrere Via Molinazza per poi sbucare all’incrocio con la strada provinciale che conduce a Savarna o Conventello, escludendo così il centro di Alfonsine. Purtroppo i conducenti dei veicoli preferiscono riversarsi su Via G. Bruno per poi immettersi direttamente sulla Statale 16, creando notevoli difficoltà ai residenti che si lamentano per il rumore e le polveri, e mettendo in pericolo tutte le persone, soprattutto anziane, che giornalmente si recano presso il Cimitero. Per ovviare a tali disagi, per mettere in sicurezza la strada e per risolvere una volta per tutte questo annoso problema, il capogruppo del P.R.I. Silvano Pasquali, ha quindi richiesto che ai due capi di Via G. Bruno vengano affissi i cartelli di divieto di transito ai mezzi pesanti con relativa tabella di indicazione del tonnellaggio. L’Assessore ai lavori pubblici Dina Leoni, riconoscendo l’importanza del problema ha comunque rigettato tale soluzione, ribadendo che l’Amministrazione, sensibile ai problemi dei suoi cittadini, si è già mobilitata perché la Provincia provveda al più presto alla messa in sicurezza di Via Molinazza, cosa che fra l’altro doveva essere già fatta da anni e sempre rinviata per motivi tecnici. Da parte sua il Sindaco Antonellini, intervenendo sull’argomento, ha assicurato di sollecitare il Comando della Polizia Municipale perché agenti di pattuglia siano più presenti in Via Bruno in modo da far rispettare gli accordi presi dalle parti in causa anni fa e quindi evitare che le betoniere transitino su questa strada. Inoltre ha invitato Pasquali a far pressione sull’Assessore provinciale ai lavori pubblici, essendo anch’egli del P.R.I., perché si provveda al più presto alla messa in sicurezza della Molinazza così che non vi siano più motivi per i quali i conducenti dei mezzi pesanti continuino a creare problemi ai residenti ed alla circolazione dei cittadini in Via Giordano Bruno.

    Donatella Gennari

  9. #399
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 5 agosto 2004

    Ponte Abbadesse I repubblicani fanno festa

    CESENA - Una nuova festa avrà luogo per tutto il fine settimana a Cesena. La sezione di Ponte Abbadesse del Pri propone anche quest’anno la “Festa de la voce repubblicana”. Saranno quattro lunghi giorni di divertimento in cui la musica romagnola farà da signora. La festa avrà dunque inizio questa sera con il gruppo “La visione romagnola”. Domani suonerà il “Gruppo Romagna” mentre sabato saranno “Marcus e il suo piano bar” ad allietare la serata. Il gran finale sarà invece domenica con la musica de “Gli amanti della musica”. Vi sarà presente uno stand gastronomico tutto deliziosamente casereccio. La cucina propone un menù molto ricco che va dagli strozzapreti al cinghiale, passando per cozze, coniglio, rane, verdure in graté concludendo con i dolci misti della casa.

    C.E.R.

  10. #400
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 21 agosto 2004

    I repubblicani alla ‘Riscossa’ nel nome di Spazzoli

    Ravenna - L’occasione è stata la commemorazione del sessantesimo anniversario della morte di una “gloria repubblicana”, Tonino Spazzoli, fucilato dai fascisti. Nel suo intervento, dopo la deposizione di una corona al cippo che ricorda il sacrificio del ravennate, l’assessore provinciale Eugenio Fusignani non ha lesinato riferimenti al travaglio interno dell’Edera e soprattutto non ha risparmiato le frecciate alla dirigenza nazionale. Il tutto a qualche giorno dalla trasferta toscana di una delegazione ravennate di repubblicani di cui faceva parte lo stesso Fusignani, per allargare la corrente di Riscossa che, è cosa nota, non gradisce la svolta di centrodestra sancita dal congresso di Bari. “Se allora era facile individuare i nemici per le loro parate e le pompose divise, oggi - ha detto fra l’altro Fusignani - le cose sono molto più subdole - . I nemici si nascondono dietro la bonomia di innocue pacche sulle spalle, di innocenti e vezzose bandane o servendosi dell’accattivante sorriso di una velina. Per cui oggi più di ieri c’è bisogno di uomini che sappiano interpretare i bisogni della democrazia e che sappiano dire un’altra volta con fermezza un secco no a chi si propone, con fare messianico, alla guida della ‘res publica’”. In sostanza, se all’epoca molti repubblicani scelsero la strada delle montagne che divennero “luogo di lotta” e combatterono il nazi-fascismo fino all’estremo sacrificio, anche i “veri” repubblicani di oggi, specie quelli ravennati e romagnoli, ha sottolineato Fusignani, “hanno il dovere di porsi come esempio e come guida in un partito che nelle sue massime espressioni, maggioritarie solo per convenzioni statutarie, ancorché largamente minoritarie tra gli iscritti, ha perso ogni contatto con la storia, il pensiero e gli ideali della tradizione repubblicana”

 

 
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