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  1. #431
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    Predefinito Re:

    Originally posted by calvin
    totale, assoluta, solidarietà agli amici Gianni, Africo, Mario e Luca. Piuttosto che con Errani mi alleo a Rauti. E' più democratico sicuramente.
    peccato che non ci sia la faccina che sospira...

  2. #432
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 20 novembre 2004

    Un calumet della pace Cesena Cambia - Pri?

    CESENA -Alleanza Pri - Cesena Cambia? La cosa è sempre più possibile. Anzi, Luigi Di Placido, capogruppo della lista civica, si augura che al più presto “sia possibile realizzare questa prospettiva”.Di Placido parte dal presupposto che qualche sera ha rilevato “una perfetta sintonia tra le posizioni esposte da Guidazzi e le mie sullo spinoso problema del centro per la compattazione dei rifiuti”. E ritiene che sia importante costruire una minoranza che fa “proposte serie su gravi problemi amministrativi che questa maggioranza non sa o non vuole risolvere”.Diversi sono i temi sui quali Di Placido pensa che la comune cultura laico-repubblicana “possa rafforzare la convergenza di visioni e di soluzioni ai maggiori problemi del nostro Comune”. Pensa in particolar modo allo sviluppo economico, alla soluzione del problema infrastrutturale e del decollo delle aree produttive, al bilancio e alla fiscalità locale.Nello stesso tempo però Di Placido vuole chiudere con un passato lacerato da polemiche. E’ dal 1994 che fra la corrente ugoliniana (alla quale fa parte il capogruppo di “Cesena cambia”) e il Pri i rapporti sono tesi. Dopo dieci anni viene proposto di fumare il calumet della pace. “E’ tempo di bandire le polemiche passate - scrive Di Placido - Il problema è solo il futuro di Cesena”.Di un avvicinamento fra ugoliniani e Pri se ne parla da tempo. Ci sono stati anche diversi tentativi, in particolare si è attivò Africo Morellini.Questo è però, forse, il passo più concreto. Difficile immaginare quale sarà la reazione dei repubblicani. Al momento il più sensibile a questi richiami sarà sicuramente Mario Guidazzi. Dalla maggioranza del direttivo invece ci dovrebbe essere una maggiore freddezza. Di sicuro, invece, ci sarà dibattito nelle sezioni. Sono diverse quelle dove Ugolini gode ancora di molto credito.

  3. #433
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    Predefinito Articolo di Giuseppe Ossorio su "Repubblica"

    La libertà come metodo una cerniera per il centrosinistra

    GIUSEPPE OSSORIO

    tratto da “La Repubblica” del 7 novembre 2004

    L’intervento di Ernesto Paolozzi dedicato all'interessantissimo volume di Francesco Flora, Città di Caino, va al di là, a mio avviso, della pur importante ricostruzione storiografica del fermento politico dell'Italia repubblicana. E l'introduzione di Ugo Piscopo pone elementi di dibattito utili per la nostra politica attuale.
    La posizione di Francesco Flora si collocava all'interno dell'azionismo degli anni Quaranta in maniera originale. Il grande critico, infatti, proponeva una congiunzione fra politiche sociali e libertà costituzionali e civili all'interno del metodo crociano della libertà. Ciò vuol dire che si cerca di superare la contrapposizione storica fra liberalismo e socialismo evitando di sfociare in una forma di democraticismo o giacobinismo estremi. Se ben riflettiamo, è la prova alla quale vengono chiamati ancor oggi, sia pure in condizioni per tanti aspetti diverse, i partiti e i movimenti che nel centrosinistra intendono costruire, in Campania come in Italia, la nuova grande alleanza democratica.
    Nel nostro caso, probabilmente, si fa di necessità virtù, nel senso che l'alleanza fin troppo ampia è spinta essenzialmente dal sistema maggioritario e dal parziale presidenzialismo che impongono, sul piano elettorale, di allearsi, se non ci si voglia destinare alla sconfitta sicura. Da qui, come a tutti è evidente, sia nel centrosinistra che nel centrodestra si sono formate coalizioni che a molti sembrano, e in effetti sono, del tutto innaturali: leghisti-secessionisti con nazionalisti a destra, neocomunisti e liberal-democratici a sinistra. Ed è proprio questa innaturalità delle alleanze che forse rende possibile la vittoria elettorale, ma rende quasi altrettanto impossibile la governabilità se, per governabilità, non intendiamo la pura amministrazione corrente. Anzi, quando si passa, come talvolta è accaduto sia nell'esperienza dell'Ulivo che in quella della Casa delle libertà,a procedere sul terreno delle grandi riforme, sono venuti fuori degli ircocervi perché frutto di estenuanti mediazioni.
    È forse veramente il caso, allora, che si passi a un chiarimento profondo, rigoroso, delle posizioni culturali che possa servire da fondamento ad alleanze che sono solo strumentali. Checché se ne dica, la Campania in questi anni ha rappresentato un laboratorio interessante nel quale, senza nasconderci le enormi difficoltà, si è sperimentata un'alleanza di governo molto, molto larga, che comprende tutte le culture politiche del centrosinistra. Ma, come è evidente, bisogna andare avanti, perché una coalizione ha sempre bisogno di nuova linfa, nuove passioni e nuove intelligenze.
    Nel caso specifico, sono convinto che i termini dell'alleanza debbano, appunto, impostarsi secondo la libertà come metodo. Sul piano istituzionale, ad esempio, nel contemperare l'esigenza azionista e liberale dell'efficienza di governo (dal presidenzialismo all'autonomia amministrativa delle giunte) con l'esigenza democratica e insopprimibile di una maggiore rappresentatività della assemblee elettive, oggi del tutto appannata. Sul piano sociale ed economico, nell'impegnarsi a garantire livelli di giustizia sociale e l'equità economica promuovendo nel contempo lo sviluppo dell'economia per creare ricchezza, senza distogliere i mezzi finanziari e la spesa pubblica verso forme di evidente inefficienza e improduttività. Bisogna convincersi che senza una forte e incisiva politica della ricerca scientifica, e senza sviluppo economico non è possibile l'equità sociale, se non col tornare indietro, verso forme di pauperismo, suggestive sul piano letterario ma prima o poi fortemente nocive proprio per i cittadini meno abbienti, perché non può distribuirsi una ricchezza che non si crea.
    Ho fiducia che nella Regione Campania vi siano le risorse culturali e politiche per incrementare questo processo. E sono convinto che proprio gli intellettuali che rappresentano quella tradizione a cui Francesco Flora si richiamava, ossia quella del repubblicanesimo e del liberalismo democratico, se si vuole di sinistra, possano svolgere una funzione, come si diceva un tempo, di cerniera fra le altre grandi tradizioni culturali dell'attuale centrosinistra, quella cattolica-democratica e quella socialista.

    L'autore è presidente della commissione Cultura della Regione Campania

  4. #434
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    Predefinito ... Ossorio e "la repubblica" ...

    ... Non so se avrebbe visto pubblicati i suoi articoli sulla stampa catto-comunista se fosse ancora rimasto iscritto al Partito Repubblicano ... ma quel richiamo ai padri nobili del Repubblicanesimo, per giustificare le proprie scelte politiche, mi sembra che sia inadeguato ... chi e' infatti in grado di dire quali sarebbero le opinioni di chi ci ha gia' preceduto nelle grandi praterie celesti ?
    Resta il fatto che non mi sembra un buon metodo quello di "sposarsi" con una donna e poi decidere solo dopo cosa farci insieme ... cioe' decidere aprioristicamente di allearsi con qualcuno senza prima aver deciso uno straccio di "programma" comune .... certo, sono le storture del bipolarismo che portano, anche le forze laiche e democratiche, a queste contorsioni ... pero' perlomeno vediamo prima i programmi (che devono essere indirizzati al Bene Comune) e poi si deve decidere con chi stare.
    Questo metodo e' quello seguito dal Partito Repubblicano che rimase fedele alleato nel csx sulla base di programmi condivisi ... e se ne distacco' solo quando questi programmi cominciarono ad essere disattesi .... stessa metodologia per l'alleanza (ancor'oggi in corso) con il cdx ... di cui ci piacquero i programmi di ammodernamento sociale del Paese e di rilancio della sua economia .... salvo poi il verificare che, purtroppo, questo programma non viene compiutamente realizzato .... e l'unico collante che ci rimane e' quello della collocazione atlantica ed occidentale del Repubblicanesimo (questo si siamo certi che i Padri nobili ne convengono anche dall'al di la') ... e che si potrebbe anche decidere di uscire anche da questa alleanza ... ma sempre (erroneamente od in giustezza) con la coscenza a posto di aver sempre evitato di anteporre gli schieramenti ai programmi.
    Se si possono fare errori nelle alleanze che si vanno a fare dopo aver accettato i programmi di questa alleanza ... figuriamoci le testate contro al muro che si danno ... quando si scelgono alleanze aprioristicamente ... ed i programmi si fanno dopo ... solo dopo !!

  5. #435
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 21 novembre 2004

    Villa Assunta: Starnini (Pri) contro giunta e opposizione

    RIMINI - Se, alla fine, Villa Assunta sarà l’ennesima speculazione edilizia, l’amministrazione comunale, ma anche l’opposizione, non potranno lamentarsi. Lo afferma il consigliere comunale dei Repubblicani Giulio Starnini, ricordando che lui, già nel maggio dell’anno scorso, aveva presentato una petizione e fatto un volantinaggio, affiancato da numerosi comitati cittadini e associazioni, per arricchire il centro storico di parcheggi. Per i quali un’area era stata individuata proprio nell’ex Villa Assunta. “La si sarebbe potuta acquistare dall’Ausl, e fare una variante urbanistica per destinarla a parcheggio - ricorda ora Starnini - ma nessuno ha voluto farlo, nonostante il mio, anzi il nostro suggerimento. Ne’ l’opposizione ha voluto raccogliere questa battaglia. Ora si dibatte perchè l’Ausl ha messo solo una penale di 310mila euro. Ma le politiche urbanistiche non le fa mica l’Ausl. Le fa il Comune, dove nessuno ha voluto ascoltarci”.

  6. #436
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    Predefinito tratto da www.pri.it



    Aurelio Saffi

    Nacque a Forlì il 13 ottobre 1819. Si laureò all'università di Ferrara nel 1841.
    In seguito si trasferì a Roma per compiervi la pratica forense; tornato a Forlì fu eletto consigliere comunale e segretario provinciale.
    Verso la metà degli anni '40 del secolo, Saffi era forte dei sui studi storici che lo avevano emancipato dall'ambiente religioso e politico nel quale era cresciuto; all'arrivo nella sua terra dei legati, monsignori Janni e Ruffini, stese una rimostranza che valse come requisitoria contro il malgoverno della Romagna.
    Ben presto gli entusiasmi che aveva manifestato dopo le concessioni costituzionali ad opera di Pio IX, vennero in lui diminuendo, e Saffi si accostò alla fede mazziniana, alla quale rimase fedele fino alla morte. Nel 1848 invocò le necessità di un'assemblea costituente italiana, necessità già proclamata da Montanelli ma, prima ancora, da Mazzini.
    Fu eletto deputato alla Costituente per Forlì; andò a Roma. All'interno della Repubblica romana fu nominato ministro dell'Interno; in seguito acclamato triumviro con Mazzini e Armellini.
    Caduta la Repubblica, l'11 luglio 1849, prese la via dell'esilio. Dopo un periodo trascorso in Liguria, riparò a Ginevra, poi a Losanna, dove visse con Mazzini, anch'egli rifugiato da Roma.
    In esilio scrisse una Storia di Roma (incompiuta) e collaborò all'Italia del popolo. Nel 1851 è costretto a lasciare la Svizzera per Londra, dove si era trasferito anche Mazzini.
    Partecipò ai preparativi del moto milanese del 6 febbraio 1853, che comprendeva insurrezioni in altre zone della penisola. Fallito il moto, e condannato in contumacia a venti anni di carcere, ripara ancora in Inghilterra.
    Tornerà in Italia nel 1860, raggiungendo Mazzini a Napoli. L'anno dopo fu eletto deputato per il collegio di Acerenza; dopo i fatti di Aspromonte decise di dimettersi.
    Nel suo continuo vagare per l'Europa, tornò a Londra, ma nel 1867 fu di nuovo in Italia. Dal 1872, morto Mazzini, attese alla continuazione della pubblicazione degli scritti dello scomparso (fermi all'ottavo volume), giungendo al volume quattordicesimo.
    Dal 1877 aveva tenuto lezioni all'Università di Bologna.
    Morì a San Varano presso Forlì il 10 aprile 1890.

  7. #437
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 1 dicembre 2004

    L’Edera alla “resa dei conti”

    RAVENNA - Due mozioni congressuali. Due anime del Pri: quella più antiberlusconiana che mette, sopra ogni cosa, la battaglia per fare uscire il partito nazionale dal centrodestra. Quella del cosiddetto terzo polo che privilegia l’autonomia. Ma anche se non è stata ufficialmente presentata nella direzione provinciale di lunedì sera, indetta proprio per convocare i congressi e quindi per presentare i documenti congressuali, anche l’Edera di Cervia annuncia una sua mozione.La prossima scadenza congressuale del Pri si annuncia quindi piuttosto movimentata e se è prematuro parlare di regolamento di conti interno, sicuramente l’esito delle assise comunale di Ravenna e provinciale del 21, 22 e 23 gennaio dovrebbe portare ad un chiarimento interno.La mozione “I repubblicani fuori dal centrodestra. Ricostruire il partito repubblicano per far crescere l’alternativa al Governo Berlusconi e riorganizzare una sinistra democratica moderna e innovatrice” è stata presentata dall’ex segretario provinciale e regionale Paolo Gambi e firmata, fra gli altri dal vicesindaco e portavoce provinciale Giannantonio Mingozzi, dagli assessori Eugenio Fusignani ed Enrico Laghi, dal capogruppo del Pri in consiglio provinciale, Mauro Mazzotti. Un documento in dieci cartelle, dove il nodo focale è questo: “battere Berlusconi, tutto il resto - sottolinea Gambi - viene dopo. Con la nostra mozione - prosegue - abbiamo voluto rappresentare la parte preminente de Pri che innanzitutto non sopporta sul piano etico morale che il partito sia associato al centrodestra. Rispetto a questo discrimine bisogna schierarsi”. In questo quadro, e in questo sistema bipolare il Pri sia a livello nazionale che locale non può che stringere alleanze di centrosinistra. Anche nella mozione Gambi il tema del terzo polo che aggreghi le forze laiche viene individuato come un obiettivo da perseguire. Ma perché “l’idea possa trasformarsi in un progetto politico concretamente praticabile”, occorre quantomeno cambiare il sistema elettorale “in senso tradizionalmente proporzionale, o quantomeno, da una riforma elettorale di un sistema elettorale a doppio turno, sul modello francese”. “L’autonomia comunque non deve essere l’astrazione dai due poli - commenta a questo proposito Fusignani - bisogna scegliere, schierarsi in caso contrario si regala una rendita di posizione alla dirigenza del partito nazionale e al governo del Paese. Comunque questo, secondo me, dovrà essere il congresso della chiarezza”.“Unità dei repubblicani dentro il Pri, per il terzo polo”: questa invece la mozione presentata da Gianni Ravaglia alla quale hanno aderito, fra gli altri, anche il segretario uscente dell’Unione comunale di Ravenna Giancarlo Cimatti e Amerigo Battistuli. Per i sostenitori di questa mozione il cosiddetto terzo polo, in presenza di un centrosinistra “minato nella sua prospettiva dal peso crescente di comunisti e verdi” e di un centrodestra a sua volta “minato dai conflitti d’interesse del suo premier e dall’ideologico autonomismo della Lega”, è quasi una necessità. O meglio: “un vero e proprio progetto politico a medio termine, capace, innanzitutto” di riportare l’unità nel Pri. Anche il documento Ravaglia dice la sua sulle alleanze locali. Partendo dalla “forte egemonia” dell’asse Margherita-Ds e dal “condizionamento negativo di Rifondazione”, la mozione impegna “gli organismi che saranno eletti ad aprire una verifica politica-programmatica a livello provinciale e nei singoli Comuni per valutare la praticabilità del proseguimento delle attuali alleanze”. Fin da subito comunque, si ritiene che “nelle prossime elezioni comunali e provinciali di Ravenna, il Pri debba esprimere proprie autonome liste”.Ma come si diceva anche l’Edera di Cervia presenterà un suo documento. “Sarà una mozione tranquilla - assicura il segretario dell’Unione comunale cervese, Alessandro Carli - che dirà due cose molto semplici: avendo avuto alle ultime amministrative ed europee un risultato elettorale, non possiamo riconoscerci autonomi da tutto e da tutti, perché non avrebbe senso nei confronti dei cervesi che ci hanno votato”. Anche Carli condivide l’idea della terza forza. Ma però, sempre per i motivi di cui sopra, almeno per ora solo idealmente. L’importante, comunque, è mantenere l’identità repubblicana.Proprio l’esperienza amministrativa degli ultimi anni, secondo il vicesindaco Mingozzi, deve essere uno dei temi determinanti per spiegare agli iscritti la scelta di campo della mozione Gambi (che è anche la sua). “Penso che ci aspetti, come compito, quello di dare un quadro il più completo possibile ai repubblicani”. Perché in sostanza “la città e la provincia si aspettano ancora molto dall’impegno del Pri”. “Credo che sarà un bel confronto - chiosa Mingozzi e riferendosi all’altra mozione in campo - il discorso della terza forza lo facciamo tutti, ma un conto è giudicare sulla base di un confronto che avviene ogni giorno all’interno delle amministrazioni, un conto sono le valutazioni distaccate, professorali”.Il segretario comunale Cimatti la pensa diversamente. E anche se rimanda valutazioni politiche più approfondite ad un altro momento, non nasconde una certa amarezza. “In altri tempi - dice - avrei sperato di avere un partito con una forte identità e autonomia, invece mi trovo alla fine del mio mandato con una minoranza del partito (il Pri ravennate ha infatti votato contro la svolta di Bari, ndr ) che si divide a metà. Siccome riteniamo che questo partito possa avere un ruolo e che prima o poi vedrà la vita un polo liberaldemocratico abbiamo deciso di perseguirlo”.

    ro.em.

  8. #438
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    Indagini dell’Union Camere sulla ricchezza delle province italiane/Milano in testa alla classifica con Ravenna che scalando 21 posizioni si porta al 10° posto

    Un Paese ancora caratterizzato da forti differenze

    L’indagine commissionata da UnionCamere per stilare la classifica del valore aggiunto prodotto dalle province italiane nel 2003 conferma per l’ennesima volta che il Paese è diviso a metà. Ad un Nord Italia industrializzato e ricco si contrappone il Meridione gravato da maggior povertà e disoccupazione. La questione meridionale si conferma come una emergenza che continua ad essere trascurata dalla classe politica. I continui appelli dei Repubblicani e del Presidente della Repubblica sembrano non servire a nulla.

    Ancora una volta a guidare la classifica è la città di Milano con un valore aggiunto pro-capite pari a 30.468 euro. La nota positiva della nuova graduatoria è l’ingresso nella Top-ten della Provincia di Ravenna, che passa dal tredicesimo al decimo posto, con una reddito pro-capite di 24.228 euro. Sempre Ravenna è la provincia italiana ad aver migliorato maggiormente la propria posizione nel periodo di tempo 1995-2003, scalando ben 21 posizioni nella classifica.

    La sorpresa dei dati di Ravenna è ancora più incoraggiante se si pensa che la stessa agli inizi degli anni novanta era la città industrializzata del Nord con i peggiori dati sull’occupazione. La crisi innestata dalla caduta del gruppo Ferruzzi, che ebbe enormi ricadute sull’intera economia locale, è stata superata grazie ad un’innovativa politica industriale. I dati statistici aggregati indicano che il tasso di disoccupazione nel 1995, corrispondente alla fase acuta della crisi economica ravennate, era al 7,5% mentre nel 2003 è scesa al 4,4%.

    In questi anni Ravenna ha cercato di attirare nuove imprese e nuovi capitali, ha incentivato l’industria collegata alle attività portuali, ha aiutato la riconversione delle imprese del settore chimico e rilanciato il tessuto delle piccole e medie imprese. Non si può nemmeno trascurare l’importanza rivestita dal settore del turismo di qualità e in particolare legato alle città d’arte quale è Ravenna, così piena di importanti monumenti nonché dei mosaici Bizantini, impareggiabili come qualità. La dimostrazione dei risultati ottenuti arriva anche dai dati sull’occupazione incrementata dal 1995 al 2003 di quasi 7 punti percentuali. La nota dolente rimane la percentuale di disoccupazione femminile nella Provincia di Ravenna. Se in Italia il dato preoccupante delle donne senza impiego è di 11,6%, in Emilia-Romagna la situazione sembra migliore con il 4,5%, mentre a Ravenna il 7,1% delle donne ancora stentano a trovare lavoro.

    Questa classifica, tuttavia, è il legittimo riconoscimento di un lavoro di buona amministrazione e ci piace pensare che questo sia dovuto anche alla presenza dei Repubblicani, che con il loro apporto concorrono a migliorare la qualità della vita a Ravenna.

    Lo studio effettuato dall’Associazione delle Camere di Commercio è altresì la riprova della bontà delle politiche economiche sviluppate in questi ultimi anni dalla Regione Emilia-Romagna, che piazza 7 province su 9 (esclusa Piacenza e Ferrara) fra le prime 20 province più ricche del Paese, con l’unica notizia negativa dell’arretramento di Reggio-Emilia e Rimini.

    Luisa Babini
    consigliere regionale
    Partito Repubblicano

    Emilia Romagna

  9. #439
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    Predefinito tratto da www.pr.it

    Bologna venerdì 10 dicembre h. 16,00
    presso il Jolly Hotel de La gare

    Organizzato da "Cenacolo delle idee"

    Convegno: "Il pensiero dei costituenti repubblicani dell'Emilia Romagna alla luce delle attuali prospettive di riforma della Costituzione"

    Partecipano:
    Francesco Nucara
    Gianfranco Morrone
    Angelo Scavone
    Fabio Roversi Monaco

    E' stato invitato per le conclusioni il ministro Enrico La Loggia

  10. #440
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