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  1. #581
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 2 ottobre 2005

    Nel Pri è il momento delle scelte

    Dopo quasi sedici mesi di limbo il Pri si è risvegliato, ma rischia di amplificare quei problemi interni che fino ad ora sono stati sopiti. Prima o poi però doveva succedere.Chiarezza però serviva dopo la nebulosa uscita dalla maggioranza. Guidazzi l’aveva giustificata con l’impossibilità di convivere con Rifondazione, ma se il problema fosse stato ideologico sarebbe dovuto esistere anche nella precedente legislatura quando in maggioranza c’erano pure i Comunisti italiani. L’impressione è che Guidazzi si spinse troppo in avanti e non ebbe la forza o la voglia di fare marcia indietro. Poi scommise (perdendo) sul ballottaggio.Il risultato elettorale non fu stupefacente, ma quello che più sorprese fu una sorta di silenzio che sapeva di agonia. Per più di un anno Guidazzi non ha graffiato e l’Edera ha vissuto un ruolo marginale. Adesso, anche dopo l’alleanza con Ugolini, le cose stanno cambiando. Con il nuovo corso il Pri fa tutto per accreditarsi come principale forza di opposizione. Nello stesso tempo però si sta anche avvicinando alla sua attuale collocazione naturale: centro - destra. Con tutti gli onori e gli oneri che però questa scelta comporta. Da una parte l’Edera il prossimo anno (elezioni politiche) avrà la possibilità di diventare il catalizzatore degli eventuali voti in fuga da Forza Italia. Nel contempo però rischia di perdere dei pezzi, dirigenti e elettori da sempre più vicini alla sinistra. Il comportamento di Sintini è sintomatico. Il consigliere comunale non è innamorato di Conti e non è nemmeno un umorale. Però se nell’ultimo Consiglio comunale per un paio di volte si è differenziato dal suo capogruppo significa che nelle scelte ha riscontrato dei punti che non condivide. E quello di Sintini non sarà l’unico caso. Nel bipolarismo italiano il Pri non si è mai sentito a suo agio per il semplice motivo che è composto da due anime che sembra facciano sempre più fatica ad incontrarsi. A questo punto l’impressione è che basterà pochissimo per far deflagrare il tutto.

    Davide Buratti

  2. #582
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 3 ottobre 2005

    Edera in lutto, addio a Spizuoco

    RAVENNA - Si è spento ieri mattina a Ravenna Ernesto Spizuoco. Ingegnere di 75 anni, era noto in città anche per il suo impegno politico che da decenni lo aveva visto come esponente di primo piano nelle file dell’Edera. Era malato da tempo e chi lo conosce bene assicura che, nonostante la gravità del male che lo aveva colpito, aveva affrontato quest’ultimo periodo della sua vita con la determinazione che lo ha sempre contraddistinto. Spizuoco si è spento ieri mattina nella sua casa assistito dalla moglie Anna, nota commercialista ravennate. Membro di una delle famiglie più in vista della città - il padre era stato Prefetto - Ernesto Spizuoco lascia anche due figli e i suoi due fratelli. Anche loro stimati professionisti. Da sempre impegnato in politica nel partito Repubblicano, in passato era stato assessore all’Urbanistica durante la giunta Bini nel biennio 1969-70.Poi, dal 1970, era stato per ben tre volte eletto in consiglio comunale; occupando i banchi dell’Edera anche come capo-gruppo e presidente della Commissione Urbanistica. Per due anni, dal 1984 al 1985, aveva ricoperto la carica di presidente dell’Usl, mentre dal 1966 al 2000 era stato direttore del Consorzio di Bonifica.La notizia della sua scomparsa si è immediatamente diffusa non solo negli ambienti della politica, ma anche in quelli dell’imprenditoria cittadina. “Spizuoco - ha detto ieri il vicesindaco Giannantonio Mingozzi - ha rappresentato per noi l’esempio dell’amministratore repubblicano. Un esempio encomiabile per dedizione e passione. Nonostante i suoi problemi di salute lo avessero progressivamente allontanato dalla politica attiva, era per noi un punto di riferimento e un prezioso dispensatore di consigli a cui rivolgersi nei momenti più difficili”.Mingozzi e il sindaco Mercatali hanno inviato congiuntamente un telegramma di condoglianze.I funerali di Spizuoco si terranno domani alle 15. Le esequie saranno officiate nella chiesa di Sant’Agata Maggiore in via Mazzini.

  3. #583
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 16 ottobre 2005

    Il Pri parte dall’autonomia ma apre le porte

    CESENATICO - Il Pri farà corsa a sé. Si profila in tutta evidenza la perfetta equidistanza tra i due blocchi del Partito Repubblicano in previsione delle prossime elezioni comunali di primavere. Anche se intese su base programmatica potrebbe essere dietro l’angolo. Quattro anni fa l’Edera aveva “fornito” il candidato sindaco al blocco della Casa delle Libertà. L’idillio, per la verità, dopo la sconfitta elettorale, si interruppe quasi subito. Forza Italia e Pri finirono per andare ciascuno per la propria strada, pur facendo sempre parte, in Consiglio comunale (con Alleanza Nazionale), delle forze d’opposizione. Ebbene, incominciata la “lunga marcia” verso le elezioni di primavera 2006, la direzione dell’Unione comunale del Pri di Cesenatico ha sancito il suo primo atto ribadendo la posizione di autonomia del partito.“Essere autonomi significa non essere obbligati a scelte di schieramento fra due o più compagini - specifica la portavoce della segreteria dell’Edera, Bruna Righi - Significa piuttosto confrontarsi con tutti sui problemi che sono essenziali per Cesenatico, con autonomia di giudizio e fuori da scelte di campo ideologiche”.Il Pri si propone però anche come forza di governo, perché convinto (nel solco della tradizione) di poter dare un contributo fattivo per la risoluzione dei problemi fino ad oggi rimasti sul tappeto. Si parte dal programma che ha la sua base di partenza nel rilancio dell’economia cittadina e, in particolare, del comparto turistico, da integrare con la pesca, l’artigianato, il commercio, l’agricoltura. L’Edera insiste su una puntuale politica di promozione turistica e una politica urbanistica meno contrattata (per dare attenzione allo Studio delle colonie, al Piano spiaggia, alla riqualificazione alberghiera, alla viabilità, alla Vena Mazzarini). Quest’ultima deve sancire la discontinuità rispetto a come è stato gestito fino ad oggi il Piano Regolatore Generale. Ci sono poi da completare le opere previste per la difesa dell’abitato e la salvaguardia della costa. Serve infine una politica culturale e sociale che tenga conto delle mutate esigenze.“Qualora vi fossero convergenze e condivisione su questi fondamenti - apre la porta la segreteria dell’Edera - non avremmo difficoltà ad assumere responsabilità primarie. Appoggeremo chi sarà in sintonia con noi e riterrà la nostra presenza determinante, garantendo un rapporto paritario”.Dal direttivo del partito arriva una presa d’atto: “Nella legislatura in corso, fra il Pri e Forza Italia, c’è stata incomunicabilità”. E’ stata confermata la disponibilità del simbolo, a livello locale, per una coalizione caratterizzata da una forte connotazione programmatica, a prescindere dalle forze politiche che ne faranno parte. Insieme al segretario di Consociazione, Mario Guidazzi, è stata stabilita l’assoluta autonomia del Pri di Cesenatico sulle scelte di politica locale.

    tratto da CORRIERE ROMAGNA 16 ottobre 2005

  4. #584
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 29 ottobre 2005

    L’Edera non lascia Palazzo Spreti

    Ravenna - “Non c’è pericolo di sfratto per nessuno”: all’indomani dell’annuncio ufficiale dell’acquisto da parte di Acmar dello storico Palazzo Spreti il direttore Giorgio Tani ci tiene a sgombrare il campo da ogni equivoco.“Come Acmar - spiega Tani - occupiamo già alcuni spazi del Palazzo per i nostri uffici. L’intento è di allargarci. Ma parliamo di un palazzo grande, (almeno 3000 metri quadrati commerciabili, ndr). Ragioneremo quindi con i soggetti che hanno, attualmente, la sede nell’edificio, un’eventuale loro permanenza. Del resto siamo molto vicini alla realtà proprietaria dell’immobile, la cooperativa Mazzini”. Vicina al punto che, sottolinea lo stesso presidente della coop Raffaele Magri, “abbiamo partecipato alla trattativa ed anche alla stipula. Quando nel 2000 effettuammo la vendita al conte Von Spreti - ricorda - il contratto di vendita prevedeva l’usufrutto del Palazzo fino al 2008”.E l’Acmar ha confermato questo scadenza.Nessun trasloco imminente quindi per la storica Casa del Popolo repubblicana che da quasi un secolo ha la sua sede nel Palazzo.Non solo. Stando ad indiscrezioni, un eventuale trasloco dell’Edera anche dopo il 2008 appare assai improbabile. Anche se le intenzioni dell’Acmar nei confronti del palazzo, oltre a quelle già manifestate di trasferire nello storico edificio tutti gli uffici della società, non sono ancora ben definite.“Dovremo - è ancora Tani a parlare - pianificare un progetto. Da qui al 2008 c’è tutto il tempo”.E sulla possibilità di aprire alla città il Palazzo, una delle tante voci che corrono, il direttore Tani continua a ribadire che le varie possibili destinazioni d’uso del Palazzo saranno definite nell’ambito di una “progettazione articolata”. Niente trapela infine su quanto sia costata all’Acmar l’acquisizione del Palazzo. “Come Acmar - si limita a dire il direttore Tani - abbiamo fatto un investimento che reputiamo interessante ed intelligente”.Attualmente Palazzo Spreti, oltre ad alcuni uffici dell’Acmar, alla Casa del Popolo repubblicana, agli uffici del Pri, alla cooperativa Mazzini, ospita il centro sportivo La Torre e la gloriosa associazione degli Amici del Camino.Fatto erigere nei primi decenni del ’700 su disegno dell’architetto Carlo Fontana, acquistato nel 1908 dal municipio di Ravenna e rivenduto nel 1910 alla Casa del Popolo, è ricco di decorazioni pittoriche che ricordano le origini nobiliari dell’edificio. Nella sede provinciale del partito repubblicano rimane la lapide che ricorda il “sontuoso” soggiorno del Papa Pio VII ospitato da Camillo Spreti.

  5. #585
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA

    Pri: il simbolo è vicino

    RAVENNA - La sortita ravennate del segretario nazionale Francesco Nucara conforta le aspettative del Pri bizantino sulla strada dell’edera. Il vicesindaco Giannantonio Mingozzi riferisce con soddisfazione di un clima “molto buono” e circostanzia i segnali che fanno ben sperare per la concessione del simbolo ai repubblicani ravennati per le prossime amministrative: “Il rapporto fra Ravenna e Roma è ulteriormente migliorato: non c’è ancora la firma sulla deroga per l’utilizzo dell’edera, ma a mio avviso le condizioni sono favorevoli. Continueremo quindi a preparare le prossime amministrative con un’attenta valutazione dei programmi”.Mingozzi coglie l’occasione per rispondere alle contestazioni dei Repubblicani europei, che non hanno digerito che le conclusioni del convegno su Mazzini - organizzato ieri al Museo del Risorgimento per commemorarne il bicentenario della nascita - siano state affidate proprio a Nucara, esponente del governo di centrodestra. “Il partito repubblicano è uno solo, anche se Ravenna e Roma stanno su posizioni diverse - afferma il vicesindaco -. L’invito fatto a Nucara è coerente con la nostra scelta di batterci per le nostre idee all’interno del partito. E la rivendicazione dell’orgoglio dell’edera nei confronti della Cdl a livello nazionale affermata dal segretario nelle conclusioni del convegno è la stessa che noi vogliamo far valere nei confronti dei nostri alleati”.Insomma, sintetizza Mingozzi, “c’è rispetto reciproco, e la fase positiva che stiamo vivendo, apprezzata anche da Nucara, ci conforta riguardo alla concessione della deroga per l’utilizzo del simbolo”.Il segretario, da parte sua, come accennato, concludendo il convegno dedicato a Mazzini, ha affermato con forza l’“orgoglio repubblicano”: “Noi del Pri, alleati o presunti tali della CdL, non vogliamo essere berlusconiani: rivendichiamo il diritto ad esprimere le nostre idee, a lottare per esse e, se sono riconosciute valide, a farle valere”.“Commentare Mazzini politico oggi non è difficile - ha aggiunto il segretario nazionale dell’Edera - anzi, per certi aspetti, è di un’attualità sconcertante. Nel 1860 egli, riferendosi al governo dell’epoca, che voleva i repubblicani ‘regi e non altro’, rivendicava il diritto di battersi per la repubblica. La storia del mondo e del nostro Paese - ha proseguito - appartiene alle minoranze, e noi siamo minoranza storica. Da Mazzini ad oggi abbiamo stentato a farci capire, abbiamo subito contrasti tesi a farci sparire; ma abbiamo realizzato più di qualcosa per il nostro Paese. La libertà - ha concluso - esige la coscienza di essa: e chi questa coscienza non ce l’ha è illiberale”.

    e.d.m.

  6. #586
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    Mazziniani ieri e oggi Cosa c'è nel nostro Dna

    Unica meta il bene del Paese

    Discorso tenuto presso il Museo del Risorgimento di Ravenna, 29 ottobre 2005, nella giornata di manifestazioni per il bicentenario mazziniano.

    di Francesco Nucara

    "L'unico modo per essere profondamente repubblicani – sosteneva Ugo La Malfa – è quello di vivere, con ispirazione repubblicana, i problemi di oggi della nostra società che sono assai diversi da quelli delle società di dieci o cento anni fa ed esigono soluzioni differenti".

    E chi, se non Mazzini, può essere l'ispiratore repubblicano da cui nasce il PRI e sul cui pensiero politico si forma una buona parte della classe dirigente del nostro Paese?

    Certo, allora come ora, molti crescevano, si formavano, combattevano e si sacrificavano per l'idea mazziniana: l'Unità d'Italia. Con altrettanta facilità, allora come ora venivano presi dal virus del trasformismo ed un posto in Parlamento o nel Governo era sufficiente per modellare il proprio bagaglio culturale sulla base di circostanze favorevoli e precise ambizioni personali.

    Tra gli innumerevoli scritti di Mazzini sugli argomenti più diversi è possibile leggere ed orientarsi nella connessione storica ed ideale tra passato e presente.

    In questa sede, a Ravenna, ed in questo periodo politico così travagliato mi sembra di poter fare un parallelo tra quanto Mazzini scrisse nel 1860 e la situazione attuale.

    Il breve scritto si intitola "Né Apostati, né Ribelli". Egli così inizia: "La diffidenza cieca, come la cieca fiducia, è morte delle grandi imprese. Inneggiatori del moto italiano peccano in oggi della prima e vi aggiungono l'ingratitudine; il popolo italiano pecca della seconda".

    Ora è vero, verissimo che il dubbio è laico; ma è altresì vero che in un organismo politico o, comunque, in un organismo qualsiasi si discute, si dibatte e si decide. Come fermare la diffidenza reciproca tra i componenti l'organismo? Se ciò non avviene passi avanti non se ne fanno molti ed il movimento di cui quell'organismo è espressione, è destinato a perire.

    Se a questo si aggiunge ingratitudine magari dei beneficiati rispetto alle decisioni prese, ci si deve chiedere se sia utile continuare.

    Mazzini, benché spesso tradito ed altrettanto spesso incompreso, malgrado le ingratitudini e le diffidenze di cui era circondato, decise di continuare.

    Così avrebbero dovuto fare molti repubblicani: così non è stato perché le ambizioni personali hanno preso il sopravvento sui progetti ideali e politici.

    Ed ancor più significativa, se riferita in modo particolare alla attuale situazione politica del nostro Paese, è l'affermazione: "Agli accusatori sistematici vorrei ricordare soltanto che le ingiuste diffidenze generano ingiuste ire".

    Gli accusatori sistematici appartengono a quel segmento della politica italiana in cui l'avversario che si vuole scalzare dal posto che occupa non si combatte sul piano del confronto di idee e di programmi ma piuttosto sul piano di pregiudizi (in tempi recenti, ma ormai superati avremmo parlato di separazione ideologica).

    Dal pregiudizio, che è esattamente l'ingiusta diffidenza, si passa all'ingiusta ira che oggi genera calunnie e strumenti idealmente abietti per denigrare, vilipendere e infine assassinare politicamente il proprio avversario politico.

    Avere diffidenza cieca è sbagliato ma sarebbe errato anche avere fiducia cieca.

    Nel gioco della politica italiana attuale si è costretti a cercare alleati. In questo senso è necessario tracciare una linea di demarcazione netta, politicamente certa.

    Mazzini sosteneva: "Volete servi non liberi alleati all'impresa?".

    Orbene noi ci possiamo alleare con chi decidiamo di allearci senza pregiudizi ideologici ma per chiare scelte politiche.

    Non ci possiamo alleare e non ci alleeremo mai con chi ha la chimerica pretesa di fare di noi repubblicani degli asserviti.

    Non dobbiamo essere servi nemmeno di nostri progetti che possiamo e dobbiamo doverosamente cambiare se altri ci convinceranno che essi sono sbagliati.

    Siamo costretti, in questa fase, ad accettare -sulla base di una cooperazione leale- disegni, progetti, decisioni su cui siamo fortemente critici. Cooperatori leali, non "propugnatori di dottrine" che non appartengono alla nostra storia passata e recente.Spesso si celebra il Mazzini pensatore europeo, l'Apostolo dell'Unità d'Italia, il patriota che combatté tutta la vita per realizzare quello che all'inizio appariva un sogno.

    Nel corso delle celebrazioni del bicentenario si parla poco del Mazzini politico.

    E' pur vero che la saldezza dei principi di Mazzini è fuori discussione ma è altrettanto vero che egli accettò compromessi politici rilevanti.

    Era partito per realizzare l'Italia unita e repubblicana. Quando si accorse che il suo ambizioso progetto poteva essere da freno all'Unità d'Italia egli ripiegò, considerando l'Unità d'Italia quale tappa intermedia in attesa di poter realizzare il sogno repubblicano.

    Infatti Mazzini sosteneva "Io che scrivo dichiarazioni sull'onore e pubblicamente che se mai nuovi assembramenti di terra italiana, o il rifiuto deliberato dell'unità che parte dei reggitori ci riducesse, disperati dall'altre vie, alla nostra vecchia bandiera, noi lo annunzieremmo anzitutto con la stampa agli avversi".

    E, di seguito, Mazzini continua per dire che questo è il massimo che può affermare ma è anche il massimo che i Savoia possono pretendere. "La libertà esige la coscienza della libertà".

    E, per dare sostegno a queste sue espressioni di lealtà, così continuava: "Scorrete le file dell'esercito di Garibaldi. Là, tra quei forti che numerano i giorni con le battaglie, voi trovate il repubblicano accanto all'uomo della monarchia. Nessuno diffida del compagno; nessuno sospetta ch'egli covi un pensiero d'insidia nell'anima… Perché non potremo parlare di patria e unità senza che voi diciate intendono parlare di Repubblica".

    Mazzini politico è quindi l'uomo che, resosi conto delle difficoltà o delle impossibilità di arrivare subito alla Repubblica, sa ripiegare temporaneamente sul progetto intermedio dell'Unità d'Italia.

    Realizzata l'Unità avrebbe pensato alla Repubblica che avrebbe voluto e, riteneva, potuto "esprimere pacificamente, conquistata l'unità della patria, davanti al paese le nostre credenze, astenerci dagli uffici che altri si contenderanno, di ripigliare taluni tra noi la via dell'esilio".

    Egli rivendicava il diritto di battersi per la repubblica rifiutando nettamente la pur retorica affermazione "noi vogliamo che siate regi e non altro".

    Noi non vogliano essere "berlusconiani" e non altro. Siamo altro: rivendichiamo il diritto ad esprimere le nostre idee a lottare per esse e, se riconosciute valide, a farle valere.

    La storia del mondo e del nostro paese è patrimonio delle minoranze e noi siamo minoranza storica e nel nostro DNA c'è l'interesse dell'Italia.

    Invece Mazzini, pur nel compromesso che gli faceva accettare l'Unità d'Italia fatta dalla monarchia, voleva continuare ad esprimere liberamente le sue idee repubblicane senza sentirsi né apostata né ribelle.

    Mazzini era conscio dei rischi che correva il movimento repubblicano e cercava di allentare la presa che la polizia savoiarda aveva sul movimento. Egli sosteneva che le idee repubblicane potevano essere "confutate" ma non essere oggetto di calunnia. "Chiediamo libertà per dire che la repubblica è il migliore dei governi".

    E qui chiudo citando la conclusione di Mazzini: "Non aizzate contro di noi perfidamente con le menzogne, le passioni di un popolo che deve a noi in gran parte quanto ei sente, quanto ha conquistato della propria unità. La menzogna è l'arte dei tristi codardi, la credibilità senza esame, è abitudine d'idioti".

  7. #587
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 12 novembre 2005

    Polli e cultura “spennati”

    CESENA - Si è già spezzata l’alleanza politica bipartisan nata a Cesena per fronteggiare tutti insieme la crisi del settore avicolo. Giovedì il Consiglio comunale ha approvato un documento per chiedere alla Regione di istituire nel bilancio 2006 appositi capitoli per potere anticipare eventuali indennizzi statali ai produttori. L’ok però non è stato unanime. Si sono astenuti il Pri e Forza Italia. Il mancato sì è stata la reazione alla bocciatura di una richiesta avanzata da Mario Guidazzi. Il capogruppo dell’Edera aveva proposto di istituire un “fondo di solidarietà”, formato dai Comuni di Cesena e Forlì, dalla Provincia e dalla Regione. Uno strumento per venire in soccorso a quei dipendenti delle aziende avicole che dovessero eventualmente perdere il posto di lavoro. “Alla fine degli anni ’80 - ha ricordato Guidazzi - la Regione mise 6 miliardi di vecchie lire a fondo perduto, sotto forma di contributi alla Parmasole, per fare fronte alla crisi dell’Arrigoni. Oggi siamo di fronte ad un’emergenza altrettanto grave. Perché non fare un’operazione analoga?”. L’input targato Pri, tradotto in un emendamento, è stato approvato, oltre che dai presentatori, da Forza Italia, Udc e An. Gli altri gruppi, però, hanno votato contro e quindi non è passato. Valdes Onofri (Ds) ha sostenuto che “lo spirito dell’iniziativa in discussione in Consiglio era un’altra: stimolare interventi straordinari da parte di chi è preposto a intervenire di fronte a crisi straordinarie”, ossia il Governo. Ha spiegato che i bilanci degli enti locali, a partire da quello del Comune, già dissanguato, non possono essere gravati ulteriormente. Infine ha voluto ricordare che, oltre all’emergenza scoppiata nel mondo dei polli, “ci sono altre crisi pesanti in settori economici chiave per il territorio. Penso soprattutto a quella dell’autotrasporto, che lascerà parecchi cadaveri per strada”.L’Assise si è occupata anche di un altro terremoto, non in campo economico ma culturale. E’ quello che attende la cultura. Ne ha parlato l’assessore Daniele Gualdi, prendendo spunto dall’approvazione dell’emissione di Boc per 2 milioni di euro. Un milione e mezzo servirà per finanziare la sistemazione della copertura e della facciata del Bonci. Luigi Di Placido (Pri) ha auspicato che, oltre a questa manutenzione del contenitore, si discuta una “manutenzione” dei contenuti, aprendo una discussione con Ert sul tipo e sulla qualità degli spettacoli proposti. Ma Gualdi pensa che il problema sia un altro. “con la prossima Finanziaria - ha attaccato - i contributi statali per i teatri saranno tagliati del 40 per cento e per il cinema (altro settore chiave per una città che vanta il centro San Biagio, ndr) saranno stanziati 50 milioni, contro i 535 della Francia. Ci aspetta un lungo inverno per la cultura e il teatro”. L’assessore si è impegnato a cercare di sviluppare ancora le sponsorizzazioni per limitare i danni, ma ritiene che le difficoltà delle finanze pubbliche non possano diventare un alibi per un disimpegno: “Dopo la guerra - ha ricordato - una delle prime preoccupazioni del sindaco Sigfrido Sozzi fu la sistemazione del Bonci lesionato, in modo da riaprire la stagione teatrale già nell’autunno del ’46”. Come dire: se la cultura era una priorità in una situazione così drammatica, non può non esserlo più adesso.

    Gian Paolo Castagnoli

  8. #588
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 18 novembre 2005

    Problemi fra i repubblicani

    CESENA -Problemi in casa repubblicana. Nazario Sintini, consigliere comunale, accusa Mario Guidazzi, capogruppo, di averlo “profondamente ferito nella dignità e come persona” e annuncia che d’ora in avanti in Consiglio comunale deciderà autonomamente. Lo strappo lo ha comunicato attraverso una lettera inviata al segretario di Consociazione a quello dell’Unione comunale e ai consiglieri comunali. Mercoledì sera, nel corso della riunione del direttivo dell’Edera non se ne è parlato. C’è stato solo un riferimento fatto da Guidazzi.Tutto è legato all’ordine del giorno sull’influenza aviaria. Mario Guidazzi, capogruppo del Pri, chiese a Sintini di rappresentarlo all’incontro col sindaco. In quella occasione fu redatto un ordine del giorno firmato da tutti i gruppi e che fu la sintesi delle varie richieste.Il contenuto però non ha soddisfò Guidazzi che riteneva e ritiene che gli enti locali avrebbero dovuto essere più concreti istituendo un fondo di solidarietà per i lavoratori. Ha poi portato avanti la sua linea nel Consiglio comunale del 10 novembre presentando degli emendamenti e annunciando che se non fossero stati approvati non avrebbe votato l’ordine del giorno. La cosa non è piaciuta a Sintini che ha visto bocciata la sua decisione. “La succesiva mediazione di Ugolini - scrive Sintini nella lettera - e il mio senso di appartenenza hanno portato il gruppo ad un’astensione motivata; ma il fatto ormai era successo. Credo che quanto sia accaduto sia molto grave” aggiunge Sintini che condivideva che Guidazzi durante l’intervento esprimesse l’insoddisfazione per la mancanza di determinate scelte, ma non si aspettava di trovarsi di fronte ad un atto formale che sconfessasse il suo operato. “Mettendomi in cattiva luce di fronte all’intero Consiglio comunale e relegandomi a un ruolo marginale e ininfluente all’interno del gruppo - scrive Sintini - Guidazzi mi ha profondamente ferito nella dignità e come persona”. Continua dicendo che non vuole disperdere la stima e la fiducia che si è guadagnato in questi anni. “E’ venuto meno il fondamentale rapporto di lealtà, fiducia e stima reciproca”. Per questo, annuncia, che sarà conseguente nei fatti. Deciderà autonomamente su ogni argomento all’ordine del giorno in Consiglio comunale, però informando preventivamente il capogruppo. “Agirò - garantisce - secondo quanto stabilito dall’ultimo congresso del partito nel rispetto e nella difesa dell’autonomia scelta in un’opposizione costruttiva all’attuale maggioranza, ma che si distingue dalla minoranza per capacità e cultura di governo”.

    db

  9. #589
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    Predefinito tratto da CORRIERE ROMAGNA 20 novembre 2005

    L’Edera: “L’E55 è indispensabile”

    Ravenna - “È meglio che i Verdi si mettano il cuore in pace: L’E55 è un’opera indispensabile per poter garantire una prospettiva di sviluppo del territorio ravennate e, dunque, dovrà comunque essere realizzata, anche qualora dovesse trattarsi di un tracciato stradale”. All’Edera non è piaciuta la recente uscita della consigliera regionale del Sole che ride Daniela Guerra che ribadisce il suo no alla nuova Romea e in vista anche del primo incontro sul programma con gli altri partner della coalizione e i due candidati del centrosinistra fissato per il 30 novembre prossimo, mette i punti sulle “i”, facendo capire che il tema appunto della realizzazione dell’ E55 potrebbe costituire un’importante pregiudiziale.D’altra parte, ricorda il Pri di Ravenna, “la realizzazione di questa infrastruttura è da tempo considerata un’opera prioritaria non solo dall’insieme del mondo economico ravennate, ma anche, da molto tempo, dai programmi delle coalizioni di centrosinistra della Provincia e del Comune di Ravenna, nonchè della Regione. Per quanto ci riguarda - proseguono i repubblicani - dovrà essere ancora così ed in tal senso ci esprimeremo nel prossimo confronto che si aprirà in vista delle elezioni amministrative. È bene dunque - conclude il Pri - che i candidati Giangrandi e Matteucci dicano, su questo, una parola chiara e definitiva”.

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    Predefinito tratto ca CORRIERE ROMAGNA 22 novembre 2005

    Fu deputato nella Costituente

    CESENA - Aldo Spallicci nacque il 22 novembre 1886 a Santa Croce di Bertinoro dal medico condotto Silvestro, originario di Filottrano (Ancona); bertinorese era invece la mamma Maria Bazzocchi. Terminate le elementari a Santa Maria Nuova, nel 1896 entrò in collegio a Forlì dove la famiglia si sarebbe trasferita nel 1904 in seguito alla morte del padre. Nel 1911 sposò Maria Martinez da cui ebbe i figli Ada, Anna e Mario. Nel 1912 si laureò in Medicina all’Università di Bologna e assunse il primo impegno politico firmando la tessera del Partito Repubblicano e indossando la camicia rossa dei garibaldini durante la campagna militare dei greci contro la Turchia. Nel 1914 partì per Nizza in difesa della Francia e l’anno successivo, con l’entrata in guerra dell’Italia, si arruolò come medico volontario rimanendo sotto le armi fino al 1919. Nel 1926 si vide costretto per le sue idee antifasciste a trasferirsi in domicilio coatto a Milano con sorveglianza speciale. Nel 1943 venne arrestato dall’Ovra a Milano Marittima, dov’era sfollato, e tradotto nelle carceri di S. Vittore a Milano. Nel dopoguerra fu eletto deputato alla Costituente e senatore del Partito Repubblicano nelle prime due legislature. Morì il 14 marzo 1973. Le sue ceneri riposano nel cimitero di Santa Maria Nuova Spallicci.

    p.b.

 

 
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