... sulla terza via interviene Renato Traquandi ...
Carissimi amici, dal momento che il Primo Dicembre a Forlì c'ero pur'io mi permetto di intervenire su questo tema, con pacatezza, come si usa tra persone di buon senso; senza acrimonia, partito preso, o verità rivelata.
Il Partito Repubblicano Italiano è tutt'oggi il più antico partito italiano. Storicamente erede della formazione patriottica ideata da G. Mazzini con il nome di Giovine Italia, dopo l'unita nazionale ha dovuto affrontare le critiche e gli attacchi dei monarchici e dei socialisti, dei liberali e dei nostalgici papisti, riuscendo ad esprimere una storia di cui non possiamo che essere fieri.
I patti di fratellanza, l'associazionismo, la mutualità e la solidarietà tra ceti diversi sono fatti dei quali nessuno se non noi possono rivendicare la paternità e l'eredità, anche se altri sono stati i gruppi che le hanno potenziate, certamente col numero, ma non nei concetti.
Anche l'unità del territorio è nostro esclusivo patrimonio, dacchè i lutti provocati dai guasti della piemontesizzazione dello stivale tutt'oggi costituiscono piaghe sanguinose.
Se l'Italia del 1914 non fu l'Italia del Piave e di Vittorio Veneto, è un fatto storico dovuto alle battaglie interventiste dei democratici repubblicani e Trento, Trieste, Udine e Gorizia testimoniano ancor oggi questo dato incontrovertibile.
Il triste e disdicevole fenomeno fascista vide i repubblicani in galera o in esilio, con episodi in Europa di grande valore epico, in Francia, in Spagna, in Africa settentionale, in Svizzera e in Inghilterra. E pure negli Stati Uniti.
I membri laici e repubblicani dei Comitati di Liberazione nazionale non si sporcarono mai le mani di sangue cruento e spesso inutilmente versato.
Mai idearono rivoluzioni, ne proletarie ne borghesi, ma si adoprarono a redigere la Costituzione, cedendo a molti compromessi marxisti e clericali, è vero, senza però mai cedere sui punti irrinunciabili della democrazia.
Fino alla fine degli anni 80 hanno quasi sempre collaborato portando lodevoli contributi con i governi dei democristiani, Giovanni Spadolini fu a capo di un esecutivo che ottenne ottimo consenso politico e non solo.
Eppure la presenza repubblicana è notoriamente definita in Italia a pelle di leopardo; laddove presenze significative in Romagna, sul Tirreno Toscano, in Sicilia, nel capoluogo lombardo permettono ai repubblicani battaglie importanti, in altri luoghi si e no brillano piccolissime fiaccole di passione ed amore per la politica di rappresentanza.
Ricordo una battuta, detta da un repubblicano schietto e verace: Aldo Spallicci.
Alcuni colleghi lo infastidivano con le stantie espressioni sulle percentuali dell'uno e virgola per cento e sul fatto che di repubblicani, una volta avuta la repubblica, non ce ne fosse bisogno. Spallicci osservò caustico: " E' vero la DC ha più del 30 per cento ed il PCI il 20%; noi abbiamo l'1%! La regola dell'Istruzione è rispettata: 30 o 20 alunni per classe per 1 insegnante; sulla nostra presenza ... la medicina sul comodino del malato ... ".
Adesso, da 10 anni abbiamo le due coalizioni che occupano tutto il proscenio e recitano il copione da protagonisti.
Il PRI oggi è debole, ha problemi di rappresentanza, di organizzazione, scarsi finanziamenti e dal 2001 siamo alleati con la casa delle libertà.
Ebbene; intanto ci siamo, le nostre bandiere sventolano ancora, noi siamo vivi ed io cammino a testa alta; ad Arezzo come a Roma, a Forlì, come a Firenze.
Coloro che lasciarono il partito repubblicano, percorrendo le loro vicende personali con la sinistra, che ha mutato nome, quale rivendicazione repubblicana hanno mai portato? Se non partecipare alle commemorazione di Gramsci e di Togliatti?
Noi a Piazza san Giovanni non ci siamo andati e spesso abbiamo criticato, se non dissentito dalle politiche del centro destra ...
Eppoi, suvvia amici, non disperiamo, la terza via non va cercata, perche sempre e` stata dentro di noi.
Renato Traquandi
tratto dal Gruppo de I Repubblicani"
http://it.groups.yahoo.com/group/Repubblicani/
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