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  1. #711
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    ... sulla terza via interviene Renato Traquandi ...

    Carissimi amici, dal momento che il Primo Dicembre a Forlì c'ero pur'io mi permetto di intervenire su questo tema, con pacatezza, come si usa tra persone di buon senso; senza acrimonia, partito preso, o verità rivelata.
    Il Partito Repubblicano Italiano è tutt'oggi il più antico partito italiano. Storicamente erede della formazione patriottica ideata da G. Mazzini con il nome di Giovine Italia, dopo l'unita nazionale ha dovuto affrontare le critiche e gli attacchi dei monarchici e dei socialisti, dei liberali e dei nostalgici papisti, riuscendo ad esprimere una storia di cui non possiamo che essere fieri.
    I patti di fratellanza, l'associazionismo, la mutualità e la solidarietà tra ceti diversi sono fatti dei quali nessuno se non noi possono rivendicare la paternità e l'eredità, anche se altri sono stati i gruppi che le hanno potenziate, certamente col numero, ma non nei concetti.
    Anche l'unità del territorio è nostro esclusivo patrimonio, dacchè i lutti provocati dai guasti della piemontesizzazione dello stivale tutt'oggi costituiscono piaghe sanguinose.
    Se l'Italia del 1914 non fu l'Italia del Piave e di Vittorio Veneto, è un fatto storico dovuto alle battaglie interventiste dei democratici repubblicani e Trento, Trieste, Udine e Gorizia testimoniano ancor oggi questo dato incontrovertibile.
    Il triste e disdicevole fenomeno fascista vide i repubblicani in galera o in esilio, con episodi in Europa di grande valore epico, in Francia, in Spagna, in Africa settentionale, in Svizzera e in Inghilterra. E pure negli Stati Uniti.
    I membri laici e repubblicani dei Comitati di Liberazione nazionale non si sporcarono mai le mani di sangue cruento e spesso inutilmente versato.
    Mai idearono rivoluzioni, ne proletarie ne borghesi, ma si adoprarono a redigere la Costituzione, cedendo a molti compromessi marxisti e clericali, è vero, senza però mai cedere sui punti irrinunciabili della democrazia.
    Fino alla fine degli anni 80 hanno quasi sempre collaborato portando lodevoli contributi con i governi dei democristiani, Giovanni Spadolini fu a capo di un esecutivo che ottenne ottimo consenso politico e non solo.
    Eppure la presenza repubblicana è notoriamente definita in Italia a pelle di leopardo; laddove presenze significative in Romagna, sul Tirreno Toscano, in Sicilia, nel capoluogo lombardo permettono ai repubblicani battaglie importanti, in altri luoghi si e no brillano piccolissime fiaccole di passione ed amore per la politica di rappresentanza.
    Ricordo una battuta, detta da un repubblicano schietto e verace: Aldo Spallicci.
    Alcuni colleghi lo infastidivano con le stantie espressioni sulle percentuali dell'uno e virgola per cento e sul fatto che di repubblicani, una volta avuta la repubblica, non ce ne fosse bisogno. Spallicci osservò caustico: " E' vero la DC ha più del 30 per cento ed il PCI il 20%; noi abbiamo l'1%! La regola dell'Istruzione è rispettata: 30 o 20 alunni per classe per 1 insegnante; sulla nostra presenza ... la medicina sul comodino del malato ... ".
    Adesso, da 10 anni abbiamo le due coalizioni che occupano tutto il proscenio e recitano il copione da protagonisti.
    Il PRI oggi è debole, ha problemi di rappresentanza, di organizzazione, scarsi finanziamenti e dal 2001 siamo alleati con la casa delle libertà.
    Ebbene; intanto ci siamo, le nostre bandiere sventolano ancora, noi siamo vivi ed io cammino a testa alta; ad Arezzo come a Roma, a Forlì, come a Firenze.
    Coloro che lasciarono il partito repubblicano, percorrendo le loro vicende personali con la sinistra, che ha mutato nome, quale rivendicazione repubblicana hanno mai portato? Se non partecipare alle commemorazione di Gramsci e di Togliatti?
    Noi a Piazza san Giovanni non ci siamo andati e spesso abbiamo criticato, se non dissentito dalle politiche del centro destra ...
    Eppoi, suvvia amici, non disperiamo, la terza via non va cercata, perche sempre e` stata dentro di noi.

    Renato Traquandi


    tratto dal Gruppo de I Repubblicani"
    http://it.groups.yahoo.com/group/Repubblicani/
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  2. #712
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    Predefinito L'intervento di Savoldi,

    è in parte condivisibile,laddove in particolar modo, denuncia l'inadeguatezza politica dell'attuale bipolarismo, sull'auspicio di una prossima multipolarizzazione del quadro politico e sulla conseguente scommessa( che è anche una esigenza),di creare anche in Italia un polo liberaldemocratico di cui il PRI può farsi certamente non da solo,promotore.
    Tralasciando l'analisi circa lo stato della coalizione oggi all'opposizione,analisi che risponde assai più agli auspici di Savoldi che non alla realtà,sorprende(?) il silenzio dell'amico Savoldi sia sullo stato dell'arte in quell'armata Brancaleone che va sotto il nome di Unione,sia sui primi mesi di governo Prodi.
    Il riferimento del tutto privo di fondamento, ai presunti velenosi attacchi portati dal PRI agli esponenti "riformisti"del "centro-sinistra",somiglia poi molto da vicino al classico pretesto inventato di sana pianta e buono per l'occorrenza, che era quella di mettere nel mirino l'attuale dirigenza del Partito.E' vero casomai il contrario,non solo per i rapporti che si hanno anche pubblicamente come ricordava Calvin, con alcuni dei suddetti ma anche, per alcune iniziative portati avanti direttamente dalla segreteria quale ad esempio il cosiddetto "tavolo dei volenterosi"la cui attività ricordo a Savoldi,si interruppe per precisa volonta di una parte della maggioranza.
    Non vorrei ma qui mi lascio andare ad una sorta di processo alle intenzioni per il quale mi scuso in anticipo con l'amico Savoldi,che a non fargli piacere siano stati non gli attacchi velenosi agli esponenti riformisti della sinistra attacchi che ripeto, non ci sono mai stati,ma le puntuali e giustamente pesanti critiche da noi rivolte alla politica portata avanti dall'Unione e dal governo Prodi.
    Sicuramente, oltre che a commettere peccato per aver pensato male sono anche in errore perchè sia Savoldi nel suo intervento,sia la stessa componente di Riscossa, insistono così come è avvenuto anche nell'ambito dell'interessantissimo convegno di Forlì, sull'ipotesi di terza via conseguente al superamento dell'attuale quadro bipolare. D'altro canto, mi sembra evidente come siano gli stessi esponenti dell'attuale minoranza del partito, a non ritenere per primi credibile e praticabile la sola ipotesi di una nostra alleanza con l'attuale sinistra.Non a caso, è netta la contrarietà degli amici di Riscossa e dello stesso Savoldi,all'idea stessa del cosiddetto Partito Democratico essendo loro gelosi come tutti noi(è questa "l'unica bandiera" di cui parlava Calvin in altra sede)del ruolo,dell'identità e dell'autonomia del Partito Repubblicano.
    Va da se naturalmente, che l'attuale maggioranza del Partito non vede certamente al momento,le condizioni minime anche solo per supporre ipotesi di intese e di alleanze con la sinistra che ci ritroviamo in Italia.
    Sull'ipotesi della terza via e cioè della terza forza e del nostro preliminare sganciamento dalla CDL,il discorso sarebbe lungo.Mi limito a dire che il velleitarismo in politica non paga e che non possiamo da soli metterci in marcia con gli occhi bendati verso la terra di nessuno.Il superamento dell'attuale logica bipolare che anch'io beninteso desidero, non dipende certo da noi così come non dipende solo e prevalentemente da noi,la creazione di un non ben definito soggetto(o coalizione) politico "terzo".Questo non significa che si debba stare con le mani in mano anzi,si può contribuire nella misura che ci sarà possibile, al determinarsi delle condizioni che rendano concretizzabile se non nel breve magari nel medio periodo,un evoluzione del quadro politico nella direzione che tutti nel partito auspichiamo ed è sintomatica credo,la dichiarazione appena rilasciata in proposito da La Malfa ma occorre tempo,gradualità e prudenza senza dimenticare, che la realtà è quella che è e non quella che vorremmo e la realtà oggi,ci dice che il bipolarismo c'è ancora così come c'è ancora una legge elettorale che,sia pure in misura largamente inferiore rispetto a prima,lo favorisce.Ergo,prima va ristrutturato il quadro politico nel suo insieme il che non è solo una questione di ingegneria politica o istituzionale e poi possiamo discutere di dove andare e di dove collocarci.Gettare prematuramente il cuore oltre l'ostacolo...a volte si può e si deve fare anche in politica,però prima di saltare, bisognerebbe avere una qualche idea di cosa ci aspetta oltre l'ostacolo.Al momento,oltre l'ostacolo io purtroppo non vedo niente e quello che vedo(cioè l'Unione) non mi piace.
    omar proietti

  3. #713
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    Presentata alla sala DAttorre l'opera di Pietro Barberin i
    Un guida per il Delta del Po

    Il volume voluto dalla coop Mazzini e da Case repubblicane

    RAVENNA - Una guida per il viaggiatore curioso di conoscere un luogo ricco di storia e di natura . Questo è "Perdersi per. . .ritrovarsi", il libro di Pietro Barberini presentato ieri sera alla sala D'Attorre di Casa Melandri . Organizzatori la cooperativa Mazzini e Case repubblicane di Ravenna, in collaborazione con le cooperative Mameli di Ravenna, Edera di Savalila, Eguaglianza di Sant'Alberto . Il testo è una guida al Delta del Po: un mondo che varia col variare delle stagioni e della luce, dal l'alba al tramonto . Un mondo giovane, ancora in divenire, che porta i segni di un lavoro passato . Il volume propone 14 itinerari nel Delta e nella bonifiche, fino alle pinete ravennati e di Cervia .

    tratto da La Voce di Romagna 8 dicembre 2006

  4. #714
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    I commenti relativi al Convegno organizzato da Res Pubblica e il Pensiero repubblicano romagnolo
    "Mazzinianesimo, Repubblicanesimo, Liberalismo. La terza via nella prospettiva europea"
    sono stati copiati anche sul Thread sottolinkato, dove sarebbe opportuno continuare nella discussione ...
    http://www.politicaonline.net/forum/...32#post4994732

  5. #715
    reprom
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    caro nuvola rossa ti invio copia del mio intervento al tanto declamato convegno di forlì :stiamo pubblicando gli atti sul pensiero repubblicano romagnolo di cui sono diventato direttore responsabile .
    Approfitto dell'occasione per tranquilizzare tutti gli amici d'Italia , dopo gli insulti e la diffamazione di Stefano Ravaglia cui risponderà il mio avvocato con una denuncia penale, che il sottoscritto pensa ancora che il ruolo del PRI e dei repubblicani stia nella costituzione di una federazione liberal-democratica, laica e repubblicana che recupera la diaspora e si organizza per un confronto serio sul tipo di governo di cui ha bisogno il paese per uscire dal cono d'ombra di un declino o di decadenza come ha detto a Forlì Cisnetto.
    Io penso che occorra battere questo bipolarismo delle estreme e che l'unico modo possibile sia che i riformisti di centro sinistra e di centro destra possano incontrarsi sul terreno dei contenuti e non dividersi per aver prima fissato uno schieramento .Occorre allora ritornare alle culture politiche e portare ,ognuno nel proprio ruolo e con la propria identità quei contenuti e cultura di governo , rappresentazione sociale che la storia ha assegnato.
    Le velleità dei partiti unici rendono il bipolarismo una sorta di referendum pro o contro Berlusconi , con cui posso anche cenare ma che non mi convince politicamente ed ho il coraggio anche di dirglielo, e questo produce la poltiglia di governo non certo la governabilità, per cui che governi la destra o la sinistra , inseguono tutti il blocco parassitario che ha caratterizzato la storia della repubblica e sostenuto dalle migliaia di leggine votate da Dc e da PCI all'unanimità in parlamento e questo a discapito dell'altra Italia quella del merito , dei ceti produttivi , dei lavoratori veri, dei cittadini utenti dei consumatori privati della concorrenza etc.
    Oggi il rischio per chi sta a sinistraè che fuggano verso destra o verso l disimpegno quei ceti medi che hanno votato la sinistra e che questa finanziaria tartassa n modo ignobile.
    Un partito d cerniera , di sinistra democraticacome il PRI ha il dovere politico e morale di cercare di intercettarli per tenerli nell'area liberal- democratica e dargli rappresentanza politica , discutendo con loro come faremo a Forlì con Oscar Giannino e le categorie del ceto medio domani .
    Non si rende un servizio al centro sinistra stando acriticamente chiusi nel pollaio di schieramento e non cercando di interpretare il disagio che la finanziaria ha suscitato in tutte le categorie ma in particolare in quelle del ceto medio , in cui tra l'altro il Pri è molto rappresentativo .
    Noi un ruolo di stimolo lo svolgiamo se sappiamo fare quelo che le politiche di schieramento dell'unione non possono permettere ai cosidetti riformisti del partito democratico che non si farà mai e che rischia di rappresentare solo il ceto politico.
    Per fare questo dobbiamo sul piano culturale e politico organizzare la federazione dell'ELDR in Italia e mi sembra che la riunione di bruxelles vada in questa direzione e sul piano politico procedere in un percorso che ci renda protagonisti con la nostra identità e il nostro ruolo . Percorso che deve trasformare la parte riformista in centro-sinistra e non in sinistra .nella sinistra prigioniera dei massimalisti non svolgiamo nessun ruolo , nella costruzione di un'alleanza di centro-sinistra possiamo portare la nostra cultura e la nostra storia ma sapendo che noi siamo laici , repubblicani , liberal -democratici e nn socialisti , o cattolico popolari.
    A me sembra che i tempi siano maturi e che i repubblicani tutti debbano fare uno sforzo di orgoglio e un bagno di umiltà non offendendo gratuitamente ,che poi gratuito non sarà, le persone ma con quella disponibilità al ragionamento e alla tolleranza , alla dialettica che dovrebbe stare ancora nel DNA dei repubblicani.
    widmer valbonesi



    INTRODUZIONE DI WIDMER VALBONESI AL CONVEGNO :MAZZINIANESIMO , REPUBBLICANESIMO,LIBERALISMO :LA TERZA VIA NELLA PROSPETTIVA EUROPEA
    Gentili intervenuti, consentitemi anche a nome della prof.ssa Schitinelli Mariaconcetta Presidente di Res Pubblica un ringraziamento ai nostri illustri ospiti e a tutti coloro che partecipano al nostro convegno:
    “Mazzinianesimo, repubblicanesimo , liberalismo la terza via nella prospettiva europea” a loro il compito di sviluppare culturalmente ,storicamente e politicamente il problema.
    Io vorrei introdurre facendo alcune considerazioni sul perché abbiamo ritenuto di organizzare questo convegno nel contesto di un’attualità politica particolare caratterizzata da un bipolarismo che tende al bipartitismo.
    La ragione è molto semplice :
    e cioè la necessità che nel momento in cui si rivendica da più parti l’Europa politica come la “nuova frontiera” politico istituzionale in grado di ridisegnare le regole della convivenza pacifica e dello sviluppo economico e sociale, non potesse mancare fra i protagonisti un progetto politico culturale di terza via, fra quella socialista e quella popolare, cioè la via repubblicana-liberal-democratica, in grado di organizzare politicamente questa terza forza in Italia per l’Europa.
    E questo è da noi maggiormente sentito soprattutto per il fatto che i due schieramenti ci sembrano sempre più somiglianti nella loro logica di fondo; e cioè la volontà di conquistare comunque il potere e non certo sfidarsi in nome del miglior governo dell’interesse generale del Paese.
    Qui non si confrontano due modelli di sviluppo sui quali i cittadini scelgono di essere un po’ più liberisti o un po’ più riformisti, ma due modi di intendere la politica come conquista del potere .I ceti sociali di riferimento non sono quelli delle società aperte , ma decisivi per la vittoria, sono quelli corporativi ed assistiti per entrambi, i diritti civili sono dimenticati da entrambi , la sudditanza al Vaticano è totale per entrambi, la convinzione che lo stato debba garantire i diritti senza nessuna forma di dovere, di virtù civile è la caratteristica di entrambi gli schieramenti. Sul piano politico l'egemonia , nei due poli, è esercitata dalle forze che sono uscite perdenti dalla storia.
    In Italia, il bipolarismo è diventato essenzialmente contrapposizione o appoggio a Berlusconi, non è un modello alternativo di governo o di società, all'interno di un modello costituzionale accettato e condiviso da tutti, bensì una lotta feroce per la conquista del governo , che giustifica ogni alleanza , anche la più contraddittoria dal punto di vista degli ideali e dei contenuti programmatici di riferimento, pur di battere l'avversario ed impossessarsi del potere. Il contrario della politica intesa come capacità di esprimere una cultura di governo dell'interesse generale.
    La terza via, che è appunto, invece, questa idea della politica, è necessaria nel nostro Paese, perché prevalga la democrazia repubblicana, quella che attraverso il pluralismo politico, culturale e sociale produce un confronto continuo che rende virtuosa la democrazia, attraverso processi deliberativi frutto di questo confronto; quella che coniuga innovazione e sviluppo con riequilibrio e giustizia sociale, quella che ha il coraggio di essere impopolare per rompere l'assistenzialismo, il corporativismo, il massimalismo, o i dogmi dello stato sociale ideologico, che destra e sinistra in parlamento hanno perpetrato votando , per 40 anni, all ' unanimità il 95% delle leggine per conquistarsi le grazie dei ceti assistiti e corporativi di questo paese.
    I ritardi della sinistra democratica anche oggi sono dovuti al fatto che, pur avendo la storia battuto certe idee, le classi dirigenti della sinistra sono tarate sui dogmi del consenso del sindacato di classe, della solidarietà contro i complotti
    dei poteri forti, etc..
    I ritardi della destra sono speculari: il complotto comunista, rappresentare i valori cattolici attraverso la sudditanza al Vaticano, un po’ di nazionalismo , localismo e di liberismo, la volontà di farsi guidare dall'uomo forte che metterà le cose a posto, l'abbassamento delle tasse, le promesse innovative che, invece, il blocco corporativo non consentirà mai né alla destra né alla sinistra di realizzare . In Italia, quindi, si giustifica una terza via, diversa dall’antipolitica che destra e sinistra rappresentano, e che può rappresentare socialmente tutti coloro che da questo blocco parassitario ed assistenziale sono penalizzati od esclusi.
    Una terza via che fosse una marmellata di queste realtà sarebbe un equivoco democratico ancora maggiore perché la democrazia è fatta di confronti, di idee che si scontrano o si incontrano attraverso la conoscenza di modelli di governo alternativi, di culture diverse e di momenti deliberativi trasparenti, non di culture mixate dalle tattiche per la conquista del potere. I risultati di tali logiche sono che anche quando governa la sinistra in termini di riallocazione delle risorse, di scelte verso la giustizia sociale o di diritti civili e di società aperta ,non si notano i cambiamenti, anzi è come se governassero i conservatori, perché, conservatrice è la politica delle aspettative crescenti e dei ceti corporativi e burocratici che si inseguono.
    La terza via esiste da sempre ed è il repubblicanesimo, un modello che istituzionalmente si riconosce nella Repubblica, dove le regole sono una garanzia delle libertà di tutti e perciò i cittadini sono partecipi non solo nel richiedere diritti, ma anche nel deliberare e nell’ esercitare doveri, dove la libertà si coniuga con la giustizia sociale, dove la solidarietà è associazionismo, che aiuta a rimanere liberi e non carità che abitua a divenire servi; dove i diritti di cittadinanza internazionale aiutino ad includere anche chi ha idee politiche e religiose diverse o chi è di razza diversa; dove l'umanità è vista come progresso; e dove il fine dell'umanità è la felicità degli uomini e l'alleviamento delle sofferenze e quindi la ricerca scientifica libera è la condizione per affrontare e risolvere le grandi questioni della salute e dell'ambiente.
    Siamo per l'Europa politica e per nuovi diritti e doveri della comunità internazionale ,alleati dei paesi occidentali e delle democrazie liberali nella garanzia della convivenza e dello sviluppo internazionale: la globalizzazione è una grande opportunità se trova momenti di regolamentazione internazionale e se troverà tutti pronti a cimentarsi positivamente, non certo secondo le regole del puro mercato o attraverso la demonizzazione oscurantista, molto ideologica, portata avanti dalle chiese e dalle sinistre estreme ambientaliste o vetero comuniste.. Siamo per la democrazia liberale e repubblicana e non per la democrazia consociativa o corporativa cui si ispirano i due poli e quindi vogliamo poca burocrazia e servizi efficienti in un regime di concorrenza e non di monopolio, per i cittadini e per le imprese e non tasse crescenti o occulte contro i cittadini o le imprese, come oggi avviene per multiutylites in regime di monopolio e in mano ad enti locali che attraverso gli aumenti delle tariffe pensano solo a dividersi utili o a consolidare privilegi per chi vi lavora. Reti infrastrutturali logisticamente compatibili, formazione professionale per i lavoratori e le imprese, e non per i formatori. Questa può essere la terza via repubblicana, liberal-democratica, che ha la dignità di una propria caratterizzazione culturale e politica.

    Di fronte alla miscela di corporativismo, localismo, rivendicazionismo, oscurantismo, che determina l’abdicazione della politica alla logica dello spontaneismo, occorre contrapporre il primato della politica come cultura di governo dell’interesse generale.
    Il primato della politica, come noi lo intendiamo, è la capacità che le forze politiche hanno di dare risposte all’interesse generale del paese e del pianeta. Storicamente, attraverso l’azione di Ugo La Malfa è stata data una risposta al primato della politica. Noi non abbiamo mai ritenuto le forze politiche delle sovrastrutture, come intendeva Marx, o lo stesso Einaudi quando, in polemica con Benedetto Croce, si riferiva alla libertà come conseguenza del meccanismo di sviluppo capitalistico e non come il frutto di uno status democratico. Noi abbiamo risposto che, in democrazia, le forze politiche- attraverso l’azione di governo- possono orientare il meccanismo di sviluppo del paese, garantendo la libertà e la giustizia sociale. Il meccanismo di sviluppo capitalistico è uno strumento che garantisce possibilità di accumulazione, come nessun altro sistema è in grado di fare, e che, in questa sua capacità, va preservato, non gravandolo di pesanti condizionamenti burocratici o di eccessivi carichi fiscali; tuttavia è l’azione delle forze politiche ,attraverso il governo, che può scegliere di orientarlo verso i consumi sociali( occupazione, previdenza, sanità, difesa dell’ambiente ,incentivazione dei trasporti ecc.) oppure verso i consumi individuali(incentivi alle auto o agli elettrodomestici,) lasciandolo sostanzialmente esposto allo spontaneismo del mercato. Nella sua capacità redistributiva, quindi, il meccanismo di sviluppo capitalistico può essere neutro, ma neutre non sono le forze di governo che decidono come orientare e redistribuire le risorse : e quello che dovrebbe distinguere la politica di governo di una forza moderata da quella di una forza di sinistra è che la prima accetta, per quel che concerne il meccanismo di accumulazione, la situazione per come essa è, la seconda invece tende a modificarla verso condizioni di maggiore giustizia sociale. A me sembra di poter dire che il sistema maggioritario nella sua logica di conquista del potere di fatto non rende evidenti queste diversità.
    Oggi, il centro-destra e FI e il centro sinistra e E LA SINISTRA RIFORMISTA CHE SI STA DELINEANDO,sono gli eredi storici di quella DC e di quel PCI, che come diceva RONCHEY, rappresentavano “interclassismi a permanente confronto elettorale” e come tali continuamente sensibili alle pressioni contrastanti con la necessità di riduzione della spesa pubblica corrente e costo del lavoro.
    E’ dall’accostamento di questi due interclassismi che emerge il blocco sociale egemonico della società italiana quello del corporativismo impiegatizio e del corporativismo operaio, parassitari entrambi sia se li si considera dal punto di vista competitivo dei ceti imprenditoriali che reagiscono con la disaffezione dalla politica, anzi la vedono come un peso allo sviluppo, sia se li si considera dal punto di vista dei ceti e delle zone emarginate, giovani e MEZZOGIORNO che nel cedimento alle pressioni corporative vedono chiudersi tutti gli spazi di OCCUPAZIONE, di ammodernamento infrastrutturale o di riequilibrio e sviluppo.
    IL sistema maggioritario, inteso dai due poli come lotta per la conquista del potere, ha reso “strutturalmente” egemonico sul piano politico questo blocco sociale e quindi strutturalmente non modificabile la cultura di governo dei due schieramenti e quindi sempre più lontana la possibilità di perseguire rigore ed interesse generale.
    Perciò, come diceva Francesco Compagna:” si devono considerare preziose le imperfezioni del bipartitismo. Quanto più imperfetto il bipartitismo, tanto più castigabili le propensioni all’interclassismo corporativo anche nei partiti che più ne subiscono la logica perversa. I contenuti della loro polemica economica a sinistra dimostrano che i repubblicani e la cultura liberal-democratica rappresentano la più preziosa imperfezione del bipartitismo corporativo”.
    Ecco allora ,la necessità di una terza strada che non è solo espressione di uno spazio politico ma essenzialmente di una cultura diversa ; al fondo è un diverso modo di intendere e di risolvere i problemi del paese, “quell’altra Italia”che subisce la logica egemonica del blocco parassitario , e alla cui guida non può non essere la cultura e le forze repubblicane e liberal-democratiche.
    La strada è quella liberal-democratica ,laica ,del repubblicanesimo che è una teoria della integrazione politica , una teoria che individua le ragioni dello stare insieme politico, e che sceglie l’integrazione civica come l’essenza stessa della società politica. Certo, esistono altre concezioni politiche di integrazione, quella socialista e quella popolare europea, che costituiscono l’ispirazione dei due poli prevalenti di centro-destra e di centro-sinistra; tuttavia molte volte quelle tradizioni si sono concretizzate in pure elencazioni di bisogni, di diritti, di obiettivi, di rivendicazioni ,di momenti assistenziali, di prebende. La scuola repubblicana, liberal-democratica , insegna, invece, politiche, metodi e strumenti di individuazione delle priorità da perseguire attraverso lo strumento dello sviluppo programmato.
    E’ l’unica possibilità di sostanziare e preservare una politica riformista dagli attacchi e sollecitazioni di politiche stataliste corporative di destra e di sinistra e dallo spontaneismo di politiche liberiste o movimentiste entrambi non in grado di “riformare” strutturalmente il meccanismo di sviluppo del paese.
    Noi non abbiamo modelli finalistici da perseguire ma abbiamo indicato un metodo di governo che se perseguito produce la riforma compatibile e continua della società.e questo metodo noi dobbiamo riproporlo a tutti coloro che vedono nel blocco sociale dominante il vero piombo sulle ali del rinnovamento del paese.
    Noi riteniamo che invece proprio la crisi “riformista della sinistra” e le tentazioni a ricomporre la diaspora a sinistra su di una strategia girotondista o movimentista porti alla considerazione che occorre creare le ragioni di un confronto sul ruolo di una sinistra di governo e sulla terza via organizzando la terza forza attorno ad un progetto di trasformazione della società autenticamente liberal-democratico e repubblicano.
    Del resto non può sfuggire a nessuno che la strategia movimentista da un lato e puramente di aggregazione sommatoria di tutto ciò che è anti Berlusconi non rende quella coalizione più coerente con una cultura di governo dell’interesse generale o di una cultura riformatrice, essa ridistribuisce i rapporti di forza interni alla sinistra ma rende più difficile la governabilità stretta tra le “mode ed i vincoli ambientalisti” , le pretese giustizialiste ed il massimalismo sociale come del resto dimostra la legge finanziaria che si sta discutendo in Parlamento.
    Questo renderà impotente la sinistra perché la priverà di quel consenso progressista moderato che si tramuterà in rifiuto del voto o in protesta , consenso che era il frutto di un tentativo di traghettare la sinistra verso una cultura di governo riformatrice sempre inseguita e stimolata dalla cultura repubblicana lamalfiana e che è interesse della democrazia sia intercettato da una visione moderna liberal-democratica .
    Allora la sinistra scontava una posizione ideologica che la portava fuori del sistema legata a doppio filo con il ruolo dell’Urss sul piano internazionale e da uno schema leninista che portava l’interesse del partito ad essere confuso con l’interesse dello Stato quindi una rappresentazione conservatrice della società ruotante attorno al ruolo egemonico del partito. Da qui gli intellettuali “organici”ed il sindacato cinghia di trasmissione di una strategia politica di impotente opposizione.
    Oggi, i conservatorismi del sindacato e degli intellettuali prigionieri dei retaggi ideologici rendono la sinistra cinghia di trasmissione della difesa di interessi corporativi che si somma al corporativismo della destra, inseguendo il mito di modelli finalistici tramontati da tempo e sepolti dal divenire della storia e tenuti insieme da un retaggio antiamericano ed anticapitalistico.
    Ma può essere questo il nostro destino?
    Se la sinistra non trova la coerenza necessaria per affrontare e risolvere i problemi del paese quindi , non c’è nessuna ragione per la quale i repubblicani e i liberal-democratici debbano legarsi a questa prospettiva . Se la sinistra è incapace di farsi riformista e se la destra rimane localista, nazionalista o populista non c’è nessuna ragione perché si pensi che possono germogliare le idee repubblicane o liberal-democratiche in questi progetti bipartitici o bipolari, è giunto il momento di provare a costruire un progetto di terza via e speriamo di terza forza soprattutto nell’ottica delle elezioni europee.
    Mazzini ci provò nel 1846 quando vede nella democrazia un momento fondamentale del progresso che vivranno tutte le nazioni europee e quindi lancia l’idea di un Manifesto del partito democratico delle nazioni europee e l’idea della costituzione di una sorta di Comitato centrale internazionale democratico(13 agosto 1846 la prima proposta), che avrebbe avuto il compito di elaborare una sorta di principi dottrinari e programmatici . Era il tentativo di opporsi al Manifesto comunista annunciato da Engels , ma anche di impedire che l’idea democratica degenerasse o rimanesse legata ad episodi negativi del passato in alcune repubbliche del Medioevo, o al terrore giacobino.
    Egli, da grande innovatore, richiama l’attenzione sul fatto che il dibattito e gli sforzi di azione dei democratici devono essere imperniati sulla “democrazia del futuro,la cui essenza e i cui valori fondanti egli enumera come : “LIBERTA’, EGUAGLIANZA, CONSAPEVOLEZZA DEI PROPRI DIRITTI E DEI DOVERI, DEI PROPRI POTERI, E DELLA PROPRIA DIGNITA’, AFFETTO E COOPERAZIONE FRATERNA FRA GLI INDIVIDUI, FRA LE CITTA’ E LE NAZIONI, RIFIUTO DELLA DISEGUAGLIANZA E DELL’OPPRESSIONE , RELIGIOSITA’.”
    Mazzini dice chiaramente che la libertà è solo un mezzo della democrazia, non il fine”il suffragio elettorale,le garanzie politiche , il progresso dell’industria , il miglioramento dell’organizzazione sociale , tutte queste cose –dice Mazzini- non sono la Democrazia, non sono la causa per cui ci siamo impegnati ;sono i suoi mezzi , le sue parziali applicazioni o conseguenze. Il problema che vogliamo risolvere è un problema educativo , è l’eterno problema della natura umana, all’avvento di ogni era , a ogni scalino che noi saliamo , cambia il nostro punto di partenza , e un nuovo obiettivo , dietro a quello appena raggiunto , si apre al nostro sguardo”. Quindi, una concezione riformatrice in continua evoluzione .che si prefigge il miglioramento dell’uomo.
    L’idea di democrazia futura che Mazzini indica nel manifesto è chiaramente un’ idea di democrazia di popolo educato , è una concezione di democrazia educativa , perché questa porta l’uomo ad entrare in comunicazione ,attraverso l’associazione, coi suoi simili e a perseguire il fine della democrazia , cioè lo sviluppo morale della società civile. L’insegnamento di Mazzini può essere per tutti i democratici, soprattutto per i giovani, un terreno unificante di educazione culturale universale e di lotta politica . Perché non provarci allora, perché gli eredi di quella tradizione ,come di quella liberal-democratica che in Europa è già terza forza non devono provarci anche in Italia attraverso la Costituente di una federazione Europea liberaldemocratica riformista ELDR .
    Qualcuno dice che saremmo un rigagnolo ma come diceva UGO LA MALFA” si può essere in pochi perché si è un residuo del passato o si può essere in pochi perché si guarda avanti, lontano nell’avvenire” noi crediamo che siano residui del passato le forze che ripropongono il vecchio blocco sociale e che nell’avvenire ci sia lo spazio di una cultura laica, liberal-democratica e repubblicana.

  6. #716
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    Il caso Welby ci obbliga a prendere una posizione/Manca una adeguata realtà giuridica che si basi sul dettato costituzionale
    I nostri diritti non sono dei favori

    Alla fine è successo, alla fine dopo mesi di agonia Pier Giorgio Welby è riuscito a fare ciò che voleva: morire.

    Questo uomo, ormai da tempo costretto all'agonia di una terribile malattia, era diventato qualcosa di più, per tutti era il simbolo di una battaglia, la metallica voce che ogni giorno risvegliava le nostre ormai sopite coscienze, ponendoci di fronte ad una questione cosi delicata e difficile che troppo a lungo abbiamo evitato di affrontare.

    Nel dibattito che è seguito alle legittime richieste di Welby ognuno di noi è stato costretto a schierarsi, scegliere se lasciare la propria vita alla volontà di una presunta entità superiore o assumersi la responsabilità di gestire fino alla fine la propria persona.

    Per quanto ci riguarda la risposta è scontata, non facciamo altro che condividere e pretendere un diritto che la stessa Costituzione ci garantisce. A tale proposito vorrei ricordare l'articolo 32 dove viene affermato il principio all'autodeterminazione delle cure mediche, cioè essere liberi di accettare o meno le cure che vengono suggerite, un diritto che esiste ma al quale non è mai stata offerta una adeguata realtà giuridica.

    I diritti non sono né favori né tanto meno magnanime concessioni perciò, noi pretendiamo che il parlamento italiano affronti il problema, che garantisca un diritto che noi riteniamo costituzionale, civile e dell'uomo stesso.

    Una risposta alle nostre pretese potrebbe consistere nell'adozione del testamento biologico, cioè a dire volontà anticipate in grado di garantire l'autodeterminazione del paziente, anche nel caso in cui le proprie capacità cognitive fossero gravemente compromesse.

    Parallelamente è fondamentale che si sviluppi una vera e propria cultura del consenso informato cioè a dire una completa e comprensibile informazione in merito a tutti gli aspetti diagnostici della propria situazione.

    Credo sia ovvio, ma vorrei sottolinearlo, che in una situazione come quella di Welby riteniamo la sua richiesta più che legittima.

    Da questa drammatica e decisiva vicenda crediamo che più di ogni altra cosa, si possa capire che la dignità dell'uomo non sta nel numero di giorni della sua vita ma nella sua qualità e se realmente vogliamo difenderle dobbiamo incrementare e favorire la ricerca, al fine di offrire una vera possibilità all'uomo, alla vita ed alla dignità stessa.

    Michele Bertaccini
    , responsabile comunicazioni Federazione Giovanile Repubblicana della Romagna

    tratto da http://www.pri.it

  7. #717
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    Riunione Fgr romagnola

    Venerdì 12 gennaio, alle ore 20,30, si riunisce la Fgr romagnola presso la sezione Mazzini di Forlì alla presenza del segretario nazionale Giovanni Postorino.

    tratto da http://www.pri.it

  8. #718
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    Pri, una 'convention' per l'unità
    Nucara propone una sola mozione e concede più autonomia sul simbolo

    RAVENNA - E stata una grande festa per riunire il Pri in vista del congresso di marzo, quella organizzata l'altra sera al circolo `Fratelli Bandiera di San Pietro in Campiano ' dal segretario nazionale Francesco Nucara e da Bruno De Modena .
    Una sorta di 'convention ' all'americana in salsa romagnola e calabrese : grandi edere illuminate per le strade del paese, gigantografie del segretario davanti all'ingresso, bottiglie di sangiovese personalizzate con la foto del deputato, la banda di Castelbolognese, due maiali arrivati apposta da Reggio Calabria per essere cucinati secondo la tradizione tipica dell'Aspromonte. Nucara ha curato tutto nei minimi dettagli: per far gustare un gelato di latte di mandorle ai presenti, lo ha fatto arrivare in aereo direttamente da una nota pasticceria calabrese .
    L'invito è stato raccolto da tutto il partito : sono arrivati repubblicani da Brescia, dal Veneto, dalla Sardegna e da tutta la Romagna. La delegazione più numerosa era quella ravennate: Giannantonio Mingozzi, Paolo Gambi, Eugenio Fusignani, Mauro Mazzotti, LuisaBabini. Ma da Forlì sonoarrivati anche WidmerValbonesi e Lauro Biondi, da Cesena Renato Lelli, Africo Morellini e Denis Ugolini . Visto anche Gianni Ravaglia .

    Francesco Nucara, a fine cena, ha fatto un brevissimo discorso sottolineando il valore dell 'amicizia e della lealtà. Ma i contatti con le varie delegazioni, in vista del congresso di marzo, c'erano già stati. «Sono convinto — ha poi dichiarato — che ci si potrà presentare con una mozione unitaria . E se qualcuno deve marcare delle posizioni politiche diverse , potrà farlo con degli ordini del giorno» .

    Nucara chiederà al partito di restare nel centrodestra, pur mantenendo una posizione critica sul polo attuale, specie per alcuni estremismi di Lega e An. In chiave europea indica con decisione il traguardo del partito liberaldemocratico .
    Il segretario promette maggior autonomia nell 'uso del simbolo dell'Edera alle amministrative, anche per alleanze con il centro sinistra. Sinora la sua concessione era affidata alla discrezionalità del segretario . «Sto pensando — spiega — di inserire nello statuto maggiori garanzie per il suo utilizzo».
    Difficilmente però la sinistra ravennate del partito potrà accettare in toto la proposta del segretario e sembra orientata a proporre una mozione alternativa .
    La convention di Nucara sottolinea invece il gelo sceso tra i repubblicani romagnoli e Giogio La Malfa. Le apparizioni locali dello storico leader si fanno sempre più rare e sempre più brevi . Nucara sembra ormai diventato il punto di riferimento del partito.

    tratto da Il Resto del Carlino di Ravenna

  9. #719
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    BILANCIO ASSEMBLEA DEL PRI CON MINGOZZI AL CIRCOLO GUERRIN
    L'Edera torna alla carica in Comune: `Dieci materne vanno trasferite allo Stato

    Non e' mancata qualche voce di dissenso sull'aumento dell'aliquota Irpef deliberato dalla Giunta comunale di centro-sinistra. Ma i repubblicani dei circoli di città, riuniti l'altra sera al Guerrini alla presenza del vicesindaco Giannantonio Mingozzi, hanno chiesto al loro rappresentante nella `stanza dei bottoni' di Palazzo Merlato di essere molto deciso nel mettere mano alla riforma del Comune «affinché abbia meno spese e faccia più controlli sui lavori che affida all'esterno» . Ma soprattutto hanno chiesto al Pri che si faccia garante di alcuni investimenti utili a promuovere l'occupazione nei prossimi anni. Da parte sua il vicesindaco è stato molto netto nell'illustrare la proposta della giunta. «Scordiamoci il Comune tuttofare, e che ha un piede in tutti i settori della vita collettiva: dobbiamo scegliere priorità che facciano dimagrire strutture e competenze, analizzare i costi dei servizi in rapporto alla popolazione anziana e a quella più giovane e, se possibile, passare allo Stato dieci materne, in modo da equilibrare il numero degli istituti statali con quelli comunali, perché sempre di istruzione pubblica si tratta». Mingozzi ha anche detto che «la leva delle addizionali in queste dimensioni si può utilizzare una volta sola : il prossimo anno non potremo presentarci con le stesse proposte, ma con un bilancio di misure che frenino ancor di più la spesa e sostengano le imprese con le infrastrutture determinan
    ti per il loro sviluppo, anche con strumenti nuovi cche prevedono il prefinanziamento dei privati, come il project financing». In proposito il vicesindaco ha sottolineato come in questo momento «così difficile per le finanze pubbliche, il Comune deve diventare sempre più un ente di promozione e indirizzo, e sempre meno di gestione: a commercianti, artigiani e cooperatori dobbiamo offrire più occasioni di collaborazione, e non limitare il confronto alle tariffe su pubblidi personale cità e occupazione di suolo pubblico».
    Alcuni degli intervenuti, fra gli altri Cimatti, Tarlazzi, Guerrini, Bondoli, Morgagni, Ragusi, hanno lamentato la distanza che si è creata tra le aziende di gestione dei servizi pubblici, come Hera, e il cittadino. Mingozzi ha risposto che nella tradizione repubblicana c'è la volontà di utilizzare tutte le forme possibili per garantire i diritti dei cittadini, richiamando ogni azienda pubblica al proprio dovere . Il vicesindaco ha concluso riferendo che «questa esperieza è molto importante per la tenuta del centrosinistra a Ravenna: oggi c'è piena sintonia anche nei capigruppo e, dopo il bilancio, bisogna maturare la stessa collegialità anche su temi come la darsena di città, la revisione della spesa sociale, l'attraversamento del Candiano; e, soprattutto, ogni proposta e ogni atto della giunta deve essere leggibile da tutti : il nostro slogan `Comune casa di vetro' oggi è più che mai attuale e spetta a noi importo in una città che ha fatto della partecipazione politica un caposaldo della democrazia».

    tratto da Il Resto del Carlino

  10. #720
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    Il vicesindaco oggi al liceo classico
    A scuola di politica col Pri di Mingozzi

    RAVENNA - Oggi alle 14,30 gli studenti di alcune classi del liceo classico, nell'ambito del corso extracurriculare "A scuola di politica" incontreranno alla sede dell'istituto il vicesindaco Giannantonio Mingozzi per un confronto sul partito repubblicano, storia e prospettive. Il corso, che intende presentare in modo semplice e comprensibile il mondo della politica percepito spesso distante e complicato, è coordinato dal professor Daniele Morelli insegnante di diritto ed economia al classico; Mingozzi parlerà sia del Pri che della gestione della cosa pubblica come amministratore. "E' un invito - spiega Mingozzi che accetto molto volentieri, perché per la prima volta un partito laico come il Pri è stato inserito come argomento di confronto: mi fa piacere che questo incontro avvenga in prossimità del nove febbraio, celebrazione della Repubblica romana e nell'anno del bicentenario garibaldino'. "In fondo - conclude Mingozzi - un piccolo partito come il Pri che a Ravenna conta su 40 sezioni e circa 2000 iscritti e veramente un caso da studiare da parte dei giovani e anche la scuola e gli educatori possono giocare un ruolo di avvio alla comprensione della politica e delle tradizioni popolari'.

    tratto da La Voce di Romagna 26 gennaio 2007

 

 
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