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  1. #731
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    Documento approvato dalla Direzione U.C. del P.R.I. di Ravenna del
    05/02/2007

    La Direzione dell’U.C. del P.R.I. di Ravenna, ha esaminato, sulla base della relazione del Segretario politico, Paolo Gambi, la situazione finanziaria del Comune di Ravenna che sarà sottoposta, nelle prossime settimane, al Consiglio Comunale.

    Il P.R.I. di Ravenna approva e sosterrà le modalità con le quali la Giunta Comunale intende determinare l’equilibrio di bilancio per il 2007.

    Le innovazioni introdotte, in particolare per il rispetto del “patto di stabilità”, congiunte alla ristrettezza dei tempi a disposizione degli enti locali a seguito delle modalità di approvazione delle Legge Finanziaria, rendono la manovra, basata prevalentemente sull’utilizzo della leva delle entrate e solo su un primo passo verso il contenimento delle spese, una “dolorosa necessità” per salvaguardare, in questo momento, e consolidare i servizi ai cittadini e mantenere, pur tra molte difficoltà, una politica di investimenti a sostegno dello sviluppo economico locale.

    Giacchè, tuttavia, ad avviso del P.R.I. di Ravenna, una manovra come quella che sarà adottata per il 2007 non potrà essere ripetuta negli anni successivi, occorre, fin da subito, mettere in campo, da parte dell’Aministrazione Comunale, una serie di inziative che, da una lato, puntino alla ristrutturazione ed alla qualificazione della spesa, mentre, dall’altro, individuino nuove vie per affrontare una necessaria politica di investimenti per la risoluzione dei principali problemi della comunità ravennate.

    Da questo punto di vista, i Repubblicani avanzano, di seguito, una serie di proposte che costituiranno il contributo del P.R.I. di Ravenna alla fase di discussione che si aprirà e che determineranno il loro comportamento per il futuro.

    1.

    Occorre definire ed avviare un progetto di ristrutturazione dell’apparato comunale che individui come obiettivi l’efficienza, la produttività ed il contenimento dei costi. A questo proposito va ridata centralità alla politica di controllo di gestione che evidenzi ed analizzi l’andamento di ciascuno centro di costo.

    In questo campo dovranno essere previsti momenti di rendicontazione pubblica sia sullo stato del progetto che dell’analisi dei costi, prevedendo l’accesso e la partecipazione a questo momenti, tra gli altri, dei cittadini.

    2.

    Occorre avviare immediatamente uno studio che analizzi le conseguenze della prevista riforma degli estimi catastali, al fine di poterpubblicamente definire un confronto con la cittadinanza in ordine alla rimodulazione dell’ICI per il 2008, con l’obiettivo di mantenere inalterata la pressione fiscale quanto meno sulla 1° casa e sulle attività economiche.

    3.

    Occorre avviare immediatamente un tavolo di confronto con il Governo nazionale che affronti con forza e determinazione, dal lato della ristrutturazione della spesa, il tema della necessaria statizzazione delle scuole materne e dal lato del sostegno allo sviluppo, le modalità ed i tempi di realizzazione delle opere infrastrutturali di rilievo nazionale che riguardano il nostro territorio, a partire dal collegamento Ravenna-Venezia.

    4.

    Occorre studiare e predisporre nuove modalità finanziarie che, a fronte delle difficoltà che anche nei prossimi anni dovranno sopportare gli enti locali, consenta la realizzazione di opere fondamentali, come il by pass del Candiano, coinvolgendo i privati interessati.

    Sotto questo profilo, occorrerà utilizzare tutte le opportunità che si presenteranno a Ravenna, come nel caso del rigassificatore, per trasformarle in occasioni per ottenere investimenti che sostengano lo sviluppo e migliorino la qualità del nostro territorio.

    5.

    La cornice di questo complesso di iniziative dovrà essere rappresentata da un tavolo permanente di concertazione al quale associare, oltre gli Enti Pubblici, le organizzazioni sindacali, le organizzazioni imprenditoriali e le organizzazioni dei consumatori.

    6.

    In questo contesto va aperto un dibattito sul funzionamento attuale e sulla riforma dei servizi pubblici locali con l’obiettivo di sostenere l’interesse dei cittadini consumatori.

    tratto da http://www.racine.ra.it/partiti/pri-ravenna/

  2. #732
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    GIANCARLO MAZZUCCA
    direttore de “Il resto del Carlino e Quotidiano Nazionale”, in occasione della pubblicazione del saggio “Keynes visto da Giorgio La Malfa”

    INTERVISTA

    GIORGIO LA MALFA

    Su

    “STATO, LIBERALIZZAZIONI, TASSE E POLITICA ECONOMICA DEL GOVERNO”

    Sono previsti interventi del pubblico

    LUNEDI’ 12 FEBBRAIO ore 17,30
    - Cesena – Sala Biagio Dradi Maraldi - Cassa di Risparmio di Cesena – Ingresso via Tiberti.
    tratto da http://www.pricesena.com/

  3. #733
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    Dal sito www.pricesena.com
    ___________________________________
    sabato 10 febbraio 2007
    NEL GIORNO DELLA MEMORIA …

    In questi giorni si ricorda “l’olocausto”, tutti si sentono impegnati a definirsi “amici degli ebrei” a cominciare dal Ministro di Grazia e Giustizia On. Mastella che propone di varare una legge per condannare i negazionisti della Shoa.
    Mi sembra doveroso a questo punto stabilire, una volta per tutte, che non è sufficiente utilizzare questa giornata per liberarsi la coscienza e vivere sereni e tranquilli.
    E’ altresì vero che siamo in un Paese cattolico, per cui vige per tutti lo strumento della confessione, basta dire: “mi pento”, per sentirsi scaricati di tutti i peccati commessi e poi continuare sulla stessa strada di prima.
    L’Italia è cioè il Paese dei PENTITI, basta dire che ci si pente per aver appoggiato le peggiori dittature del mondo, per essere considerato normale, e magari continuare a diffondere “veleni” proprio nei confronti di coloro che furono vittime delle sanguinarie dittature in precedenza denunciate.
    Cosa dire infatti dei pacifisti nostrani, tutti, nessuno escluso, presenti nelle maggioranze che governano le nostre Città?
    Molti di questi sono convinti sostenitori del dialogo, se non della collaborazione con Hezbollah ed Hamas, con il Governo Iraniano, con la Siria, con i fondamentalisti Islamici, con la Corea del nord, piangono per la malattia di F. Castro, ed esaltano il fascio populismo di Chavez.
    Sono quelli che perseguono di fatto una politica antiisraeliana, che produrrebbe, se accettata, una nuova Shoa.
    Hanno questi i titoli di onorare il giorno della Memoria?
    Non credo di essere l’unico ad aver guardato inorridito i loro “riti”, durante le marce della Pace.
    Bandiere Israeliane e Statunitensi bruciate, slogan contro Bush contro Israele e contro gli U.S.A.
    Niente di più, niente di meno.
    Perseguono inoltre l’idea del ritiro sempre e comunque, ammantando le loro farneticanti idee, con lo slogan “Pace, senza se e senza ma …”.
    Al contrario bisognerebbe ricordare che la guerra in Europa ci ha liberato dal nazi-fascismo e che la forza delle armi, ha fatto cadere il Comunismo.
    Tutto grazie agli U.S.A.
    Giacchè io che considero la riconoscenza un atteggiamento dovuto, sia nei rapporti interpersonali, che nei rapporti fra Nazioni, sono grato e riconoscente nei confronti degli U.S.A. che per ben tre volte nel corso del XX° secolo ci hanno salvato: nel 1917, dopo la disfatta di Caporetto, nel 1944 liberandoci dal nazi-fascismo, nel 1946 salvandoci dal Comunismo e dalla fame con il Piano Marshall.
    Sarei quindi dell’idea che nel giorno della memoria questi eventi storici venissero ricordati, per liberare la mente dei giovani dalle bugie che i pseudo pacifisti diffondono.


    Mario Guidazzi.
    Segretario Consociazione P.R.I. di CESENA
    omar proietti

  4. #734
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    XXX° Congresso della Consociazione Forlivese del Pri

    Venerdì 16 marzo 2007, alle ore 20,30, presso l'Hotel Globus di Forlì, in Via Traiano Imperatore n. 4, inizierà il XXX Congresso del Pri di Forlì.

    Il Congresso proseguirà nel pomeriggio di sabato 17 alle ore 15.00. La serata del 16 marzo sarà pubblica, mentre pomeriggio e serata di sabato saranno riservati ai delegati e agli iscritti del Pri.

    L'ordine del giorno è il seguente:

    Venerdì 16 marzo

    - Relazione del commissario Widmer Valbonesi
    - Presentazione mozioni

    Sabato 17 marzo

    - Dibattito
    - Elezione della Direzione

    tratto da http://www.pri.it

  5. #735
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    Ravenna: assemblee precongressuali

    Venerdì 16 marzo 2007 alle ore 21,00 si terranno le assemblee precongressuali della sezione "A. Guerrini" di Ravenna e della sezione "G. Oberdan" di Piangipane congiuntamente alla sezione "F.lli Bandiera" di Camerlona per discutere e deliberare sulle relazioni e mozioni in preparazione del Congresso Nazionale del P.R.I. che si terrà a Roma il 30-31 marzo e 1 aprile 2007.

    All'assemblea della sezione "A.Guerrini" parteciperà il Segretario Comunale nonché Consigliere Comunale a Ravenna, Paolo Gambi mentre all'assemblea di Piangipane sarà presente il Segretario Provinciale , Fabio Bocchini .

    tratto da http://www.pri.it

  6. #736
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    RAVENNA/MOZIONE FANTINI, CARLI, PARISI. CAPPELLI e ALTRI

    Rilanciamo uniti l'azione del PRI

    Scopo di questa mozione è lo sviluppo di un dialogo costruttivo tra gli amici repubblicani per favorire un sereno rilancio della nostra azione. Riteniamo che queste fasi pre-congressuali nascano come anche in passato con diversi errori di fondo:

    lasciano trasparire la prevalenza dello scontro personale fra dirigenti;
    sono troppo limitate a temi di schieramento;
    non danno sufficiente spazio agli elementi programmatici e di rilancio della vera azione politica.
    Lasciamo da parte personalismi e sterili polemiche e vediamo insieme come superare questo difficilissimo momento.

    In primo luogo va esternato un forte apprezzamento a tutti gli esponenti del partito repubblicano i quali si sono battuti ottenendo, particolarmente nella provincia di Ravenna buoni risultati.

    Non è questo però il momento degli orgogli personali; è il momento del rilancio della nostra azione politico-programmatica.

    Tema centrale di questa mozione è riaprire una nuova fase politica, in cui il partito ed i suoi uomini siano in grado di indicare avanzate e giuste soluzioni ai reali problemi della gente e del paese.

    L'alternanza fra centrodestra e centrosinistra non ha determinato stabilità, e probabilmente neppure scelte di buon governo. Forse proprio perché il centro-destra si è basato sull’asse Fini-Berlusconi; mentre, nel centro-sinistra essenziale è il peso di Rifondazione, dei Comunisti Italiani e dei Verdi, per non parlare dell’ala Mussi dei DS.

    Recentemente il governo Prodi è caduto su questioni di politica internazionale, in quanto la maggioranza è divisa sui temi NATO e su quelli ricollegabili al patto Atlantico, per noi, invece, di basilare importanza.

    Purtroppo, però, all'interno dell'attuale maggioranza di governo manca la condivisione anche su una serie di questioni programmatiche particolarmente di politica interna. Lasciamo, quindi, ai posteri il giudizio sul Prodi II, che non sembra avere lunga vita.

    Non è semplice condividere quelle impostazioni che vedono la linea del partito troppo appiattita sul centro-destra che non è stato in grado di avanzare forti azioni politiche sui temi di fondo di livello nazionale quali il rilancio economico, il taglio della spesa pubblica, la riforma fiscale, la riforma sanitaria e pensionistica, la riforma della giustizia, una forte sburocratizzazione della pubblica amministrazione, ecc..

    Il centro-destra ha dato spazio ad ipotesi di capitalismo sfrenato che ha curato gli interessi di una stretta oligarchia a scapito del bene della collettività, creando un 15% circa di famiglie sulla soglia della povertà. Anche altri sistemi, come quello americano, hanno compreso la necessità di dare spazio ai ceti medi, in quanto l'inaccettabile divario fra ricchezza e povertà crea le basi per l'instabilità sociale ed involuzioni di tipo comunisteggiante.

    Dall'altro, non comprendiamo quali ruoli potrebbero avere i repubblicani nell'operazione della costruzione di un nuovo partito definito "democratico", quando è evidente che si tratta di un soggetto politico che cerca di coniugare le culture marxiste o marxiane con quelle dei cattolici di sinistra.

    È difficile stabilire se i democratici di sinistra riusciranno nell'operazione di trasformarsi in una forza socialdemocratica. La cosa appare alquanto difficile considerato che nei momenti difficili l'ulivo sceglie di appoggiarsi ai verdi, ai comunisti italiani o a rifondazione comunista, quasi vittima di una inconsapevole nostalgia del passato.

    La sopravvivenza del partito repubblicano è un tema da non sottovalutare, fin quando avremo il sistema elettorale maggioritario. Dovremo fare attenzione a non mettere in campo azioni interne di reciproca delegittimazione, pur ricercando una linea di equidistanza e lavorando per dare vita ad uno schieramento meno squilibrato da logiche destrorse o sinistrorse, in grado di compattare tutte quelle forze che non possono riconoscersi nelle ideologie appena evidenziate.

    Gli italiani stanno ricercando, nel panorama politico nazionale, una realtà meno squilibrata da tensioni interne destorse o sinistorse, capace di governare adeguatamente il nostro paese. Recenti statistiche hanno confermato che se venisse costituito un raggruppamento di centro, con visioni programmatiche socialmente più avanzate, questo potrebbe contare su un 20-30% dei consensi. Si tratta di un'ipotesi di non poco conto, che dobbiamo essere in grado di interpretare, al fine di fare uscire il nostro sistema da una crisi, che lo attanaglia da troppi anni.

    Per evitare situazioni caratterizzate da oligarchie capitaliste o, per converso, dal trionfo di una burocrazia improduttiva serve l'azione del partito repubblicano che può rinnovarsi anche attraverso un equilibrato e trasparente patto fra i ceti medi, il mondo del lavoro e l'imprenditoria, basato su presupposti etico-morali e su una reale politica dei redditi, rilanciando l'iniziativa privata, la cooperazione e la compartecipazione.

    Entrando in considerazioni di politica economica, quest'anno il rapporto tra deficit e Pil scenderà al 2,7%, mentre quello tra debito e Pil si ridurrà al 106,9%. Il Fmi, quanto al 2006, stima ancora una crescita limitata all'1,7%, un deficit al 5% e un debito al 107,1% del Pil, evidenziando che "il rimbalzo ciclico" non deve "mascherare il malessere a lungo termine dell'economia italiana", il cui tasso potenziale di crescita è sceso da circa il 4% dei primi anni '70 all'attuale 1,25%". Un eccesso di regolamentazione e protezione dei mercati, un sistema legale troppo lento e la pesantezza dell'imposizione fiscale "hanno scoraggiato l'innovazione e impedito la ristrutturazione". E di conseguenza "l'Italia continua a perdere competitività".

    Diverse sono, quindi, le ragioni per scendere ad occuparci dei problemi reali del Paese, aprendo con intelligenza, coraggio e determinazione una nuova fase politica, ridiventando protagonisti di primo piano, ritrovando la nostra autonoma capacità di indicare avanzate soluzioni ai problemi, rinverdendo e rilanciando la nostra proposta politica, con:

    una consistente riduzione dei costi della politica e della burocrazia; dobbiamo approfittare della fase positiva di crescita economica per accelerare il risanamento dei conti pubblici dell'Italia; il deficit di bilancio va riportato sotto la soglia del 3% del Pil, come previsto dal nuovo Patto di stabilità e di crescita, diversamente l'Italia rischia di non riuscire a tener fede ai propri impegni; la Bce potrebbe attivare i provvedimenti per disavanzi eccessivi;
    una valida, giusta ed accettabile riforma fiscale;
    la promozione di una forte sburocratizzazione ed effettivo efficientamento produttivo della pubblica amministrazione;
    una riduzione del numero delle Leggi: ne servono meno, ma più chiare; vanno applicate da tutti e nei confronti di tutti;
    azioni di rilancio economico, tra le quali emerge la necessità di un progetto per il turismo e indotto;
    normative a difesa dei consumatori, per un pubblicità più veritiera e per la produzione almeno di alimenti più salutari;
    aumentare l'efficienza del sistema bancario, dove i costi dei servizi alla clientela sono ancora alti, e promuovere la crescita
    riforme per uno Stato sociale veramente solidale con i più deboli, combattendo sprechi e privilegi ingiustificati, innalzando i minimi pensionistici e riducendo i vantaggi di chi ha goduto di forme pensionistiche del tutto immeritate; va accolto, quindi, l'invito di salvaguardare i risparmi già previsti dalle leggi Dini e Maroni; inoltre, occorre puntare ad aumentare il bassissimo tasso di partecipazione degli anziani e, tramite gli incentivi, ad allungare la media della vita lavorativa;
    per una sanità efficace, efficiente e più umana verso i malati,
    per una scuola-università in grado di formare e di preparare i nostri giovani alle sfide del futuro
    per una giustizia rapida e profondamente riformata;
    per una vera riforma carceraria, evitando facili ed inutili indulti; la pena deve tendere alla rieducazione del condannato; inoltre, deve rispondere alla generale esigenza di certezza nella sua esecuzione, con riferimento al principio di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge; va confermata la funzione essenziale di stigmatizzazione dei comportamenti criminosi, lesivi dei valori dell’umanità.
    Non dobbiamo dimenticare la lotta contro ogni criminalità, a garanzia dell’ordine pubblico.

    Ferma deve essere la nostra posizione contro l’uso degli stupefacenti, particolarmente contro lo spaccio delle c.d. droghe pesanti.

    Pur non condividendo il governo di questo centro sinistra, mi sembra un errore collocare stabilmente il partito repubblicano italiano nel centro destra.

    In questo momento storico è preferibile verificare nei vari livelli o ambiti con quale raggruppamento è possibile operare, aspettando tempi migliori ed evitando appiattimenti.

    Abbiamo sempre scelto in base ai programmi ed ai contenuti, respingendo gli schieramenti precostituiti. Il livello nazionale ha da sempre affidato alle federazioni locali una certa autonomia, indispensabile in un partito di antiche tradizioni democratiche, come il nostro. Per questo apprezziamo le dichiarazioni del Segretario Nazionale On.le Nucara: "Non distinguo repubblicani di sinistra o di destra … . Vedo tutti uniti nel far vivere il partito, anche se vi sono visioni diverse rispetto alle strategie da usare per raggiungere questo obiettivo, che resta prioritario".

    Anche se l’alleanza di centro-sinistra è apparsa, particolarmente a livello locale, preferibile, vogliamo lavorare per consolidare la nostra autonomia, per rompere ruoli egemonici. Le sudditanze non ci interessano. Privilegiamo, quindi, gli accordi sui programmi, con rispetto dei nostri valori e le pari opportunità, nel contempo non isoliamoci nel cimitero di una utopica autonomia.

    Questa mozione, quindi, si distingue sia da quelle posizioni di coloro che si rendono un po' troppo organici al governo della sinistra, sia da quelle di chi ci collocherebbe in ambiti un po' troppo isolati, nel contempo invita i dirigenti di questo partito a riaffratellarsi.

    Stiamo uniti e lavoriamo anche per dar vita ad un raggruppamento più centrista, ove una forza laica e libertaria come la nostra potrà svolgere fino in fondo i suoi ruoli, caratterizzati da buon governo e da ricerca del bene comune.

    Fantini Moraldo, Carli Alessandro, Parisi Roberto, Cappelli Giancarlo, Amaducci Roberto, Armuzzi Gabriele, Mazzotti Franco

    tratto da http://www.racine.ra.it/partiti/pri-...ima_pagina.htm

  7. #737
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    RAVENNA/MOZIONE DI AUTONOMIA REPUBBLICANA

    I Repubblicani considerano fondamentale la costruzione di una componente liberal-democratica che ponga in primo piano le soluzioni agli attuali problemi dei Paese.

    Questo è l’obiettivo che dobbiamo perseguire in quanto le attuali alleanze politiche, sia di centro destra che di centro sinistra, non sono state in grado di rappresentare questa parte, seppur minoritaria, della società italiana.

    Ecco perché l’autonomia dai due schieramenti è oggi un valore, e questa scelta politica non deve essere interpretata come una posizione isolazionista, ma come una posizione che vuole essere un punto di riferimento per tutte quelle rappresentanze della società civile italiana che si richiamano ai valori liberal democratici.

    I Repubblicani romagnoli, per la loro storia, in prima istanza, devono essere i portatori di una nuova stagione politica che determinerà le eventuali alleanze del PRI, non in base alle mere scelte di schieramento, ma avendo come unica pregiudiziale accordi sui contenuti programmatici.

    Ma per fare ciò, e quindi per riappropriarsi di “peso politico” è necessario adoperarsi per ridurre la diaspora che in questi anni ha massacrato il nostro partito, per riunire tutti coloro che si richiamano alla cultura liberal-democratica e quindi superando anche gli attuali steccati interni al PRI.

    Da ciò la nostra avversione nei confronti di questo Congresso straordinario, che per sua stessa natura è rivolto ai soli iscritti e che rischia solamente di definire, purtroppo, una sterile ed inutile lite interna e non una nuova linea politica.

    Meglio sarebbe stato organizzare dei forum invitando tutti coloro che si richiamano alla cultura laica, repubblicana e mazziniana e che desiderano realmente modernizzare il Paese.

    Qualche mese fa alcuni amici proposero: “Appunti per un manifesto liberal-democratico”.

    Oggi è più attuale che mai e non possiamo non riproporlo come base di discussione.

    APPUNTI PER UN MANIFESTO LIBERAL-DEMOCRATICO.

    Oggi una parte dell’opinione pubblica (la cui quantità è difficile da definire), si rende conto della superficialità dell’analisi di gran parte delle forze politiche, sulla situazione del Paese e della conseguente mancanza di terapie idonee a risolvere i problemi ultradecennali di cui stiamo soffrendo.

    Le due coalizioni che si confrontano hanno in sé gli elementi che impediscono loro di essere veramente capaci di governare.

    Entrambe sono talmente divise al loro interno da non potere realizzare una politica che abbia i criteri di organicità, coerenza ed efficacia.

    Da ciò la situazione di stallo che produce risposte inadeguate e contraddittorie.

    Di questo ormai i sostenitori intellettualmente più onesti dell’una o dell’altra coalizione, non possono che prendere atto.

    Il prof. Giavazzi sul “Il Corriere della Sera” rileva evidenti discordanze tra la visione liberale dell’ economia e il programma dell’Unione, e le prime iniziative legislative del Governo.

    Ciò evidenzia quanto detto sopra, l’alleanza di Centro Sinistra, come per altro quella di Centro Destra, non hanno le possibilità di sviluppare una politica economica credibile e soprattutto utile alla crescita socio economica del nostro paese.

    Così come in politica estera, dove l’attuale diversità di visione dei due poli, marcata dalla politica dell’ “equivicinanza” del Ministro D’Alema crea vuoti pericolosi.

    Questo stato di cose impone a coloro i quali convengono sulla inadeguatezza dei due POLI, di muoversi creando un movimento d’opinione che ponga le basi per la creazione di un Polo Liberal-Democratico che possa basarsi su punti fermi rispondenti a quella cultura che oggi ha una voce molto flebile e una ridottissima rappresentanza parlamentare.

    La politica estera non può mantenersi nell’equivoco di fronte ad uno scenario tragicamente complesso. nel quale il terrorismo di matrice fondamentalista Islamica ha un ruolo centrale.

    Di fronte a questa sfida globale non è possibile utilizzare termini quali “equivicinanza” ed atteggiamenti conseguenti che limitano le teoriche capacità dell’Occidente di vincere questa guerra.

    Se nel passato recente dell’Europa fu la cultura liberal-democratica a vincere la lotta, prima contro il nazi-fascismo, poi contro il comunismo fino al primo insorgere del terrorismo interno, negli anni ’60 e ’70, grazie ad una alleanza stretta con gli U.S.A., è per noi inaccettabile che gli U.S.A. ed Israele siano additati come il “male assoluto”.

    Da ciò il primo punto fermo: l’alleanza Atlantica non può non essere il perno della politica estera del nostro Paese, senza “se” e senza “ma”.

    Oltre alla politica estera deve essere considerata con grande attenzione anche la situazione economico-sociale del Paese, caratterizzata da una stagnazione economica e da una struttura statuale che di fatto impedisce la liberazione delle energie necessarie per un rilancio.

    Anche le polemiche, in gran parte strumentali, scaturite dal dibattito sulle riforme costituzionali, hanno dimostrato l’inconsistente peso della cultura liberal-democratica.

    Un po’ di pragmatismo deve fare riconsiderare la necessità di una riforma radicale dello stato periferico e delle autonomie, che sono fonte di gran parte dei mali del Paese.

    Le 130 Provincie, 20 Regioni, 8.600 Comuni, enti e società pubbliche, hanno costi crescenti e un riflesso catastrofico sulla spesa pubblica allargata; ne fa fede la relazione della Corte dei Conti, che sulla base dei consuntivi 2004 ha rilevato che lo stato al 0,6% dello stato centrale.

    Ciò comporta una drastica riduzione dei livelli amministrativi, con la sparizione definitiva delle Provincie, la riduzione del 50% dei Comuni ed uno studio approfondito sulle modalità di funzionamento delle Regioni, che non escluda a priori la possibilità di accorpamenti (macroregioni).

    I repubblicani si devono riappropriare del ruolo di coscienza critica che li ha sempre contraddistinti e cioè di forza politica attenta alla gestione rigorosa della cosa pubblica e capace di indicare soluzioni adeguate, ancorché impopolari, anche dal punto di vista degli assetti istituzionali. La proposta avanzata dal PRI 35 anni fa, di abolire le Province e di istituire organismi più snelli e più vicini ai problemi della gente, tra il Comune e la Regione, dimostra come le idee dei repubblicani conservino nel tempo la loro validità.

    Ciò può comportare anche la ridefinizione del titolo V°, con la riproposizione dell’interesse Nazionale come elemento centrale.

    Accanto a questa importante riforma delle Autonomie Locali, va perseguita una riforma radicale della burocrazia, che deve avere come elementi fondanti il principio del SILENZIO ASSENSO e TEMPI CERTI circa le risposte che la Pubblica Amministrazione ha l’obbligo di dare al cittadino.

    In abbinamento a questa riforma è importante che il Parlamento definisca un piano energetico che abbia respiro decennale, nel quale trovi una collocazione il problema nucleare, delittuosamente messo da parte dopo un referendum, promosso da forze politiche che sfruttarono demagogicamente l’effetto Cernobyl, imponendo al Paese un gap energetico rispetto agli altri Paesi Europei del 35/40%.

    Accanto a questo piano va ridefinita una politica fiscale che riassetti una pressione patologica e rispondente solo ad una macchina statuale sempre più vorace.

    Le proposte fatte da O. Giannino su “Milano-Finanza”; rispondono appieno alle necessità del nostro sistema produttivo, così come l’ipotesi di lavoro di Ichino sul “Corriere” rispondono alle esigenze di un mercato di lavoro in sintonia con un’economia globalizzata da cui rischiamo l’espulsione.

    Tale quadro di riforme permetterebbe di riprodurre con forza alcuni concetti che sono alla base della cultura liberal-democratica quali meritocrazia e rigore, e aprirebbero spazi consistenti per una “nuova politica di investimenti nella ricerca”.

    Una percentuale troppo bassa del nostro P.I.L. viene impiegata per incentivare la ricerca tanto da determinare una “fuga di cervelli” ormai patologica.

    Così come nella politica di investimenti va ridefinita la necessità di infrastrutturare il territorio Nazionale.

    Oggi più che mai i trasporti vanno posti al centro del dibattito politico.

    Le infrastrutture vanno rafforzate andando a porre rimedio alle politiche gestionali che hanno portato le ferrovie dello stato quasi alla bancarotta ed eliminando tutti gli impedimenti che bloccano opere di interesse sovranazionale quali la TAV, definendo i tempi della loro realizzazione.

    Sul tema delle liberalizzazioni registriamo come quelle proposte dal Ministro Bersani siano un tenue, insufficiente e poco efficace tentativo di liberare il mercato dai “lacci e laccioli” che lo frenano. Non ci si può limitare ai parrucchieri, ai taxi, ai farmaci da banco, ai fornai e qualche ordine professionale.

    Una nostra battaglia deve essere la vera liberalizzazione del mercato energetico e, come ha dichiarato il Senatore Franco De Benedetti: “liberalizzare significa poter sbattere la porta in faccia a chi non ti soddisfa senza pagare un prezzo per cercare un’alternativa”; oggi in Italia questa possibilità non c’è.

    Non a caso l’energia costa in media il 20% in più rispetto agli altri Paesi Europei.

    Un quadro programmatico siffatto darebbe una nuova prospettiva al Paese.

    In caso contrario ci allontaneremmo dall’Europa e dall’Occidente e citando Ugo La Malfa, “L’ Italia ripiomberebbe nel mediterraneo”.

    tratto da http://www.racine.ra.it/partiti/pri-...ima_pagina.htm

  8. #738
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    MOZIONE APPROVATA A MAGGIORANZA DALLE DIREZIONI PROVINCIALE E COMUNALE DEL PRI DI RAVENNA

    DOCUMENTO APPROVATO DALLE DIREZIONI PROVINCIALE E COMUNALE DEL P.R.I. DI RAVENNA

    Fuori dal centro destra per rilanciare il P.R.I.

    PREAMBOLO

    Il prossimo Congresso Nazionale del P.R.I., che si svolgerà a Roma nei giorni 30-31 marzo e 1 aprile, può rappresentare un momento di “novità” nella vita del movimento repubblicano solo se indicherà alcuni fondamentali elementi:

    1 – la realizzazione di una “svolta politica” attraverso una dichiarazione di “esaurimento”, a livello nazionale, della collaborazione del P.R.I. con la Casa delle Libertà e della conseguente collocazione all’interno del centro-destra;

    2 – l’avvio di un percorso di elaborazione che conduca alla ridefinizione ed all’aggiornamento delle ispirazioni ideali di fondo e delle conseguenti priorità programmatiche dei Repubblicani Italiani;

    3 – l’avvio di una profonda fase di consultazione dell’intero corpo del Partito – a partire dagli iscritti - e delle articolazioni istituzionali, economiche e sociali e dell’associazionismo nelle quali si esplica l’impegno prevalente dei Repubblicani;

    4- su questa base, l’avvio di un “generoso e sincero sforzo” che valuti la possibilità e le modalità della ricomposizione della “diaspora” repubblicana;

    5 – l’avvio di un percorso che punti a ridefinire il modello e le regole interne – riscrivendo e aggiornando gli strumenti a questo preordinati – del Partito.

    A noi pare che questo sia il momento più opportuno per porsi obiettivi come quelli indicati, anche in ragione del fatto che di fronte a noi non vi sono appuntamenti elettorali nazionali a breve scadenza e perché si pone la necessità di collocare il Partito nel pieno dei probabili cambiamenti a cui è atteso l’intero sistema politico italiano.

    Noi affermiamo, dunque, che il prossimo Congresso Nazionale deve aprire una sorta di “fase di transizione”, senza che, naturalmente, ciò costituisca, per nessuno rinuncia alla propria visione di fondo, aprendo, tuttavia, una nuova “fase di confronto e collaborazione”.

    La mancanza, infatti, di un solido punto di riferimento nazionale rende più debole l’intera articolazione politica e sociale nella quale operano i Repubblicani.

    E’ in questa direzione che intendiamo dare, partendo dal nostro punto di vista, il nostro contributo al dibattito congressuale.

    *** *** ***
    I

    Promozione in Italia di una Costituente Liberal Democratica nello schema europeo delle famiglie politiche costituito da popolari socialisti e liberal democratici.

    Occorre definire un terreno preciso di agibilità politica, riconoscibile per l’elettore e ad oggi non rappresentato adeguatamente: quello laico e liberaldemocratico, di ispirazione progressista e riformatrice.

    Un terreno capace di dare voce anche a quanti non si riconoscono nei processi politici in atto o che condivide i nostri valori. Un terreno da costruire con altre associazioni e partiti di area, capaci di dare corpo ad una proposta forte e innovativa sui diritti civili e sull’etica sociale, ma anche sulle strategie di sviluppo economico e produttivo del Paese. Un terreno che ci restituisca visibilità ed autonomia, una posizione vigile e all’occorrenza critica nelle future alleanze strategiche e che si inquadri nel solco dell’Eldr nel filone della casa liberaldemocratica europea, cui tutti i Repubblicani appartengono.

    II

    Impegno per il superamento dell’attuale sistema bipolare e le relative alleanze che esso determina.

    Il sistema bipolare attuale ha mostrato ormai si suoi limiti in più di una occasione, la legge elettorale proporzionale attuale ha poi fatto scoppiare le contraddizioni che all’interno dei due poli consegnano alle ali estreme le sorti dei governi.

    La complessità della tradizione politica italiana richiede un ritorno a forme di sistema proporzionale con preferenze e soglie di sbarramento ragionevoli per sintetizzare le posizioni politiche augurabilmente secondo lo schema europeo di presenza di popolari, socialisti, liberaldemocratici e alle estreme partiti localistici o di estrema destra e sinistra radicale.

    L’ipotesi di referendum sulla legge elettorale attuale che consegnerebbe il paese ad un bipartismo coatto deve impegnare ancor di più i Repubblicani per una ipotesi che garantisca pluralismo rispetto di identità e governabilità.

    III

    Europa al centro della Politica Repubblicana.

    Oggi il mondo è profondamente cambiato, passando dall’assetto bipolare della guerra fredda ad un multipolarismo molto più fluido e contaminato, dove gli interessi diventano sempre più trasversali e la società sempre più globalizzata. Un panorama che non si può più leggere ed interpretare con gli occhi del passato, e che richiede un profondo ripensamento delle priorità e delle strategie. Oggi occorre mettere in primo piano l’Europa. Ed è proprio su questo che dobbiamo operare: sulla costruzione di un’Europa forte; saldamente ancorata al modello ed ai valori della democrazia occidentale, per questo amica ed alleata degli Stati Uniti,ferma nella difesa dello Stato di Israele e determinata nella lotta al terrorismo internazionale ed al fondamentalismo islamico, ma autonoma politicamente e militarmente, attenta a coltivare relazioni e a promuovere soluzioni nei punti caldi del mondo, a partire dal Medio Oriente; solidale col mondo povero.

    Un’Europa che deve ritrovare il cammino unitario, con l’approvazione definitiva della costituzione e la formazione di un governo espressione dell’assemblea generale e non dei governi degli stati membri, che sappia parlare una sola voce in materia di politica estera, di difesa ed economica.

    Un’Europa che deve riprendere le direttrici comuni di sviluppo ed innovazione definite dalla Carta di Lisbona.

    IV

    Stato laico contro ogni fondamentalismo per il progresso civile.

    Il mondo moderno, animato da tensioni etnico – religiose e culturali, offre ai laici un ruolo fondamentale. Quello di individuare nuovi modelli di convivenza, basati sulla tolleranza, il dialogo, i diritti civili, le pari opportunità di genere.

    Solo un approccio laico alla politica può implementare il progresso civile, consentendo di leggere la realtà da un punto di vista più oggettivo, non ideologico e dottrinale, e adattandola più duttilmente ai tempi che cambiano.

    Inoltre, la laicità è un presupposto basilare per incentivare la ricerca, la conoscenza, il progresso scientifico e tecnologico.

    In un Paese come il nostro, tradizionalmente condizionato dalla cultura cattolica, con spinte clericali che finiscono progressivamente per contaminare e conformare un ampio spettro del panorama politico in tutti gli schieramenti, si sta, oggi, producendo una nuova emergenza che va denunciata e che è rappresentata da una inedita, allarmante, crescente ingerenza delle gerarchie ecclesiastiche nelle scelte del Parlamento Italiano, collocandosi, tale azione, oltre il Concordato.

    In questo contesto grave occorre l’affermazione di una “nupva radicalità laica”, non fiaccata dalle mediazioni e capace di aprire la via di una nuova frontiera dei diritti civili.

    V

    Per uno sviluppo continuo e sostenibile: ricerca, energia e modernizzazione.

    Dobbiamo recuperare lo smalto perduto sui temi che ci hanno sempre distinto: quelli legati allo sviluppo del Paese. Dobbiamo riportare l’attenzione della politica su altre due questioni basilari, tuttora trascurate, che avranno un peso determinante sul nostro prossimo futuro: l’investimento massiccio nella ricerca scientifica e tecnologica e le strategie sulla produzione energetica.

    Un Paese che rinuncia alla ricerca è un paese che si candida al declino. Un Paese che non produce energia si espone alla dipendenza politica, economica e produttiva.

    Un Paese che non pianifica una strategia sull’innovazione energetica, non solo rinuncia a fornire le proprie risposte al problema dell’imminente crisi di risorse e del collasso ambientale cui stiamo andando inesorabilmente incontro, ma resterà ai margini dei prossimi equilibri mondiali. Perché sullo sviluppo delle fonti alternative al carbone e al petrolio si distribuirà la nuova geografia delle ricchezze.

    Il sistema economico va aperto ad una effettiva concorrenza a cominciare dai servizi pubblici locali, per i quali, garantita la proprietà pubblica delle reti e degli impianti, deve essere prevista l’assegnazione della gestione con procedure ad evidenza pubblica.

    Alle imprese va garantito il contenimento dei costi di produzione e la flessibilità dei rapporti di lavoro, ma il PRI non può, allo stesso modo, non porre al centro della propria elaborazione l’idea di un nuovo sistema di sicurezza sociale che non lasci solo il singolo lavoratore, il disoccupato e chi ha perso il posto di lavoro e non riesce a trovare una nuova occupazione, anche questo fa parte della modernizzazione.

    Occorre modernizzare l’intero sistema paese, a partire, a tutti i livelli, dalla Pubblica Amministrazione, che va profondamente ristrutturata in termini di efficienza, produttività e costi.

    E’, infine, necessario modernizzare anche il sistema istituzionale, affrontando anche il tema dei costi della politica e dell’amministrazione, a partire da una riforma delle autonomie locali che punti a ridurre drasticamente il numero dei Comuni Italiani.

    Approvato dalle Direzioni Provinciale e Comunale di Ravenna in seduta congiunta il 07/marzo/2007.

    Direzione Provinciale : 18 voti favorevoli – 3 voti alla mozione Piazza/Lorenzetti - 3 voti alla mozione Fantini

    Direzione Comunale : 19 voti favorevoli – 6 voti alla mozione Piazza/Lorenzetti

    tratto da http://www.racine.ra.it/partiti/pri-...ima_pagina.htm

  9. #739
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    45° Congresso Pri
    Il messaggio di Oddo Biasini
    Un partito la cui storia è patrimonio del Paese

    Congresso del Pri, Roma, 31 marzo 2007, messaggio che è stato letto al Congresso.

    di Oddo Biasini

    Ancora una volta i repubblicani celebrano un congresso nazionale di grande importanza al quale non sono in grado di partecipare, non per mancanza di una mia volontà, ma per le particolari condizioni di salute nelle quali sono.

    Mai come in questo particolare momento storico sento l'esigenza di una partecipazione che è resa importante dalla vicenda storica che siamo vivendo e dalla particolare situazione del Partito Repubblicano. In questo periodo trascorso ho sentito come non mai il desiderio di una partecipazione al dibattito che si sta svolgendo all'interno.

    Viviamo infatti in un momento nel quale il Partito Repubblicano è venuto assumendo un ruolo particolare e un prestigio che poteva sembrare nel recente passato inevitabilmente superato. Dunque, oggi noi sentiamo che il nostro partito ha ripreso un ruolo che aveva nel passato e che sembrava irreparabilmente superato. Questo è un primo messaggio che vorrei affidare ai repubblicani impegnati nel congresso. Un messaggio che vuole mettere l'accento sulle difficoltà superate e sul ruolo riservato al partito dell'Edera. Mai come in questo momento il nostro compito è quello è di guardare fuori di noi per collocazioni che non avranno alcun ruolo, se non nella riaffermazione della nostra identità storica e politica.

    Il secondo messaggio che vorrei affidare a voi cari congressisti è il sentimento di gratitudine e di apprezzamento per gli amici dirigenti che hanno guidato il partito in difficoltà ardue e che si apprestano ora sulla base del prestigio affermato ad affrontare altre difficoltà e pericoli che non vanno sottovalutati, ma che non saranno mai tali da impedire l'impegno del partito e il ruolo che ad esso questa situazione storica ha assegnato.

    Queste poche parole sottintendono naturalmente la gratitudine in primo luogo per i dirigenti nazionali, la cui opera ho seguito con consenso e passione, e un ringraziamento particolare va ai dirigenti repubblicani della mia terra, che hanno saputo superare le difficoltà raggiungendo obiettivi prestigiosi.

    Questo è il messaggio che volevo lasciare a voi nel momento in cui non mi è più consentita una presenza personale.

    Amici repubblicani, guardate compatti e uniti con fiducia all'avvenire del Partito repubblicano italiano. Le difficoltà maggiori sono superate. Il paese guarda con fiducia ad un partito la cui storia si identifica con quella dell'Italia e che costituisce un punto di ispirazione e di guida per affrontare i pericoli più insidiosi.

    Buon lavoro, amici congressisti, nell'interesse del partito ma soprattutto del Paese.

    tratto da http://www.pri.it

  10. #740
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    Lauro Biondi nuovo segretario del Pri

    FORLI’ – E’ il coriaceo Lauro Biondi il nuovo segretario del Pri. Il consigliere comunale di Forlì dell’edera è stato eletto dal congresso della consociazione forlivese con 21 voti del direttivo, superando così la ‘rivale’ Maria Grazia Schitinelli (ferma a quota 11). Biondi dovrà gestire una delicata fase per lo storico partito repubblicano, dovendo fronteggiare la perdita di iscritti (e di voti) che sta confluendo sul neonato movimento dei “Repubblicani per il partito democratico”.

    tratto da http://www.romagnaoggi.it/

 

 
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