Pagina 4 di 9 PrimaPrima ... 345 ... UltimaUltima
Risultati da 31 a 40 di 81
  1. #31
    Registered User
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    3,099
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Originally posted by natolibero
    Cara compagna ( non mia chiaramente ), Cofferati ha dipinto il povero Biagi come un T-R-A-D-I-T-O-R-E . La vedova ha ringraziato il governo per l'offerta ma ha preferito una cerimonia in forma privata. Come al solito non sai cosa dire.
    Bianco si dimise quando lo beccarono con le Ballerine del ventre? Il ministro degli interni si dimise quando fu ucciso D'Antona? Come mai D'Antona non aveva la scorta?

    Se non avessimi dovuto subire una legge come la Turco-Napolitano che ha fatto diventare l'Italia una base del terrorismo islamico, probabilmente Biagi avrebbe avuto la scorta.

    Stai raccontando Menzogne . Cofferati non ha MAI fatto quella dichiarazione.
    Per fare affermazioni così gravi devi citarmi la fonte, giorno e pagina.
    Non ricordo l'episodio delle ballerine del ventre che per altro non sarà costato la vita a nessuno.
    Bianco non è stato un grande ministro degli Interni ma Scajola , sia detto senza animosità , lo batte in peggio di svariate misure. E i morti li contiamo, purtroppo. Ma forse sarà solo sfortunato. Comunque forse in altro incarico darebbe il meglio di sè.
    D'Antona non aveva ricevuto probabilmente le minacce di Biagi. Del resto allora le scorte l'avevano tutte le persone a rischio.
    Ammetti che questa trovata sulle scorte è stata deleteria.
    Caro Natolibero, Scajola ha toppato, come si dice. Non so se vi conviene fare quadrato, ogni tanto bisogna saper prendere atto della realtà. Io dico che farebbe bene dimettersi.
    mr

  2. #32
    Registered User
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Grosseto
    Messaggi
    2,502
     Likes dati
    0
     Like avuti
    2
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Leggilo tutto Mariarita:

    Quella angosciosa sensazione di passare per un «traditore»

    di GIAN ANTONIO STELLA


    BOLOGNA - Dicono che certe mattine partisse pedalando su per i tornanti appenninici del Mongardino solo soletto come Coppi in groppa all’Izoard. Dicono cercasse la solitudine e che questa non gli pesasse affatto, spingendo i rapporti bassi. L’isolamento dai vecchi compagni di strada però, quello sì gli rodeva dentro. Come lo feriva l’accusa che più sentiva ingiusta: l’aver tradito, lui, socialista, con la scelta di restare dentro le istituzioni anche col governo Berlusconi, gli ideali d’una vita.
    Ricostruire gli ultimi mesi di Marco Biagi, pedalando a ritroso tra i ricordi degli amici, è un viaggio tutto dentro le passioni, i dolori, i mal di pancia e le contraddizioni della sinistra. Una sinistra oggi in pezzi. Rissosa. Arroccata su se stessa. Inacidita.
    Soprattutto quella sinistra che per mezzo secolo, fino al trauma della vittoria di Giorgio Guazzaloca (contro cui il giurista ucciso non solo votò ma si candidò nelle liste dello Sdi appoggiando la Bartolini), governò Bologna facendone un granducato rosso. Dove, per citare Arturo Parisi, «il sindaco era lo sposo della città», «il padre di tutti i cittadini e il partito lo circondava di premure sottraendolo alla competizione così che prima ancora che eletto era investito».
    Certo, son passati i tempi in cui al compagno Valdo Magnani, che aveva avuto il fegato di leggere un foglio di riflessioni amare sulle rivoluzioni imposte con le baionette straniere al congresso del Pci di Reggio Emilia, bastò esser bollato da Togliatti come «un pidocchio» per essere cancellato da tutto quello che era stato il «suo» mondo. E ciò che resta del Partito comunista italiano oggi non sarebbe neppure in grado, se anche lo volesse, di usare verso i socialisti (come denunciò Ottaviano Del Turco) la «politica del salame di Rakosi: farci a fettine per mangiarci». Marco Biagi tuttavia aveva vissuto con crescente disagio quel muto rimprovero di essere «un traditore». Un «collaborazionista».
    Parole pesantissime, dentro la sinistra. «Era sinceramente stupefatto», dice Franco Caringi, docente di diritto del Lavoro a Bologna. «In fondo, nel senso più nobile, era un ingenuo. Aveva del tutto sottovalutato l’impatto che poteva avere non la sua idea di riforma (sulla quale aveva anzi il consenso di molti, perfino dentro la sinistra) ma la compagnia con cui la proponeva. Ma come: con Maroni? E ti rispondeva: se scrivo una buona musica che m’importa di chi poi la suona?».
    L’imprenditore Gianni Pecci, inventore del famoso «pullman di Prodi» e buon amico di Biagi, dice che no, non era ingenuità: «Marco era a-ideologico. Credeva nelle sue idee, era convinto portassero a un miglioramento delle condizioni di lavoro della gente e questo, in qualche modo, gli bastava. Certo, era cosciente che ciò lo portava a raccogliere ostilità a sinistra. E gli pesava».
    «Magari ci scherzava su, ma gli pesava davvero», conferma Enrico Boselli, il leader dello Sdi che proprio col giurista assassinato andò a iscriversi la prima volta al partito socialista. «Eravamo amici da 30 anni. Una delle ultime volte che l’ho incontrato mi ha detto: "Da quando lavoro con Maroni mi trascuri". Era una battuta, solo una battuta. Ma questa idea del tradimento, per quanto fosse condivisa solo da una parte della sinistra, gli bruciava».
    «Viveva un doppio isolamento», sospira Augusto Barbera, il costituzionalista che sarebbe stato il primo ministro diessino della storia se quel giorno del ’93 Achille Occhetto non avesse fatto retromarcia dopo il voto parlamentare in favore di Bettino Craxi. «Poi, certo, era un uomo dalle idee salde che viveva anche queste difficoltà con una certa serenità. Ma l’isolamento indubbiamente c’era. Su due versanti: quello della sinistra sorda alle sue proposte di riforma del mercato del lavoro e quello di buona parte dei giuslavoristi coi quali per anni aveva fatto gruppo. Lui stava da una parte, il suo gruppo dall’altra. E questo non poteva non metterlo a disagio. Era stato per anni uno dei punti di riferimento della Cgil. Nella sua concezione del mondo, il giuslavorista stava ovviamente con i lavoratori. E vedere gli altri di là...».
    «Questa faccenda l’aveva scosso», sospira Tiziano Treu, che per primo ha raccontato della sofferenza di Biagi con cui aveva appena scritto per il Mulino il libro Politiche del lavoro. Libro che contiene un saggio del giurista ucciso dalla chiusa agghiacciante: «...questo progetto è legato peraltro a un ricordo affettivo. È questo infatti l’ultimo lavoro che io e Tiziano abbiamo discusso e condiviso con il mai dimenticato amico Massimo D’Antona».
    «Era addolorato», prosegue l’ex ministro. «L’accusa d’essere un traditore che gli aveva mosso qualche collega lo turbava. L’altra settimana aveva mandato a me e a Enrico Letta una e-mail. Diceva: voi sapete quali sono sempre state le mie idee, sapete che non sono cambiato, che sto collaborando con questo governo perché credo che la riforma sia utile al Paese. Era angosciato. Si sentiva preso in mezzo tra sospetti terribili». «Mi diceva: non capisco, non capisco», rincara un altro amico, l’ex ministro Angelo Piazza. «Si sentiva chiuso. Soprattutto dopo la volta che Cofferati l’aveva additato, a Torino, come la congiunzione tra il governo e la Confindustria».
    Gianni Pecci dice di esserci passato, per quel calvario: «Fu dopo l’intervista in cui dissi, io, il braccio destro di Prodi, perché avevo votato Guazzaloca. Cambiò tutto, quel giorno. Crollarono le telefonate, crollarono i rapporti professionali, crollarono tante amicizie... Insomma: ti accorgi che i Guelfi non si fidano ancora e che coi Ghibellini hai chiuso ». «Di colpo realizzi che qualcuno, vedendoti da lontano, attraversa il marciapiede per non incrociarti», sorride amaro Giuliano Cazzola, lui pure profugo della Cgil. «Ho un amico che, quando lo chiamo e non vuol far sapere a chi ha vicino di essere amico mio, mi risponde: ciao, Alberto. Io capisco. E metto giù».

    Gian Antonio Stella "




    Ammetti che questa trovata sulle scorte è stata deleteria.

    Ti ripeto, se una legge stupida come la Turco-Napolitano non avesse pienato l'Italia di zecche fondamentaliste, probabilmente le scorte non sarebbero state toccate. Aggiungo che la scorta non ce l'ha nemmeno Maroni, Giovanardo, Gasparri e altri.
    In una democrazia la partecipazione alla vita politica, al di là delle oggettive capacità, deve essere garantita a tutti. Rutelli è la garanzia che l'Italia è davvero una gran bella democrazia"
    The Times

  3. #33
    Registered User
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    3,099
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Re: Re: Re: Ecco chi è che alimenta l'odio.

    Originally posted by cciappas

    =============
    O FORSE è STATO CONSIGLIATO DA QUALCHE CONSIGLIERE O CONSULENTE CHE DI INTUITO NE AVEVA TROPPO.
    pUR DI DARE LE COLPE ALLE SINISTRE SI PUò ARRIVARE A QUALSIASI FORMA DI CINISMO.
    Stasera nella trasmissione di Ferrara e Lerner in cui hanno intervistato Cofferati, Ferrara ha detto che la vulgata comune sarebbe quella di cui parli tu.

    Ma io non voglio pensare a queste ipotesi tanto perverse quanto agghiaccianti perchè allora dovremmo affrontare un periodo molto doloroso per tutti.
    Penso che la classa politica attualmente al governo sia costituita da fanfaroni, gente superficiale che spesso fa delle affermazioni del tutto ingiustificate senza preoccuparsi delle conseguenze di quanto dicono.
    In certi casi io penso che dovrebbero fare ritorno al bar dello sport del loro paese. Non sono adeguati in cariche di governo.
    mr

  4. #34
    Registered User
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Grosseto
    Messaggi
    2,502
     Likes dati
    0
     Like avuti
    2
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Penso che la classa politica attualmente al governo sia costituita da fanfaroni, gente superficiale che spesso fa delle affermazioni del tutto ingiustificate senza preoccuparsi delle conseguenze di quanto dicono.
    In certi casi io penso che dovrebbero fare ritorno al bar dello sport del loro paese. Non sono adeguati in cariche di governo.


    Per favore, ma non hai il minimo senso del pudore? Vuoi sapere i nomi di alcuni incapaci che sono stati ministri? Turco, Melandri, Belillo, Diliberto, Bianco, Cardinale, Zecchino, De Mauro, Berlinguer, Nesi, vado avanti o ti sei già vergognata abbastanza?
    In una democrazia la partecipazione alla vita politica, al di là delle oggettive capacità, deve essere garantita a tutti. Rutelli è la garanzia che l'Italia è davvero una gran bella democrazia"
    The Times

  5. #35
    Me, Myself, I
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    169,450
     Likes dati
    12,234
     Like avuti
    15,360
    Mentioned
    587 Post(s)
    Tagged
    3 Thread(s)

    Predefinito

    Non ce l'ho col Rotary (anche se cciappas non ha tutti i torti); ce l'ho con chi fa SFOGGIO dell'appartenenza ad un "club" esclusivo millantando chissà quali crediti (o meriti).

    In questa sede fanno testo le opinioni; non le fanfaronate che, vista appunto la sede, sono puramente virtuali e, sopratutto, NON COMPROVABILI.

    (Più o meno come le "prove schiaccianti" sparite dall'Istituto Gramsci)

  6. #36
    Registered User
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    3,099
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Originally posted by natolibero
    Leggilo tutto Mariarita:

    Quella angosciosa sensazione di passare per un «traditore»

    di GIAN ANTONIO STELLA


    BOLOGNA - Dicono che certe mattine partisse pedalando su per i tornanti appenninici del Mongardino solo soletto come Coppi in groppa all’Izoard. Dicono cercasse la solitudine e che questa non gli pesasse affatto, spingendo i rapporti bassi. L’isolamento dai vecchi compagni di strada però, quello sì gli rodeva dentro. Come lo feriva l’accusa che più sentiva ingiusta: l’aver tradito, lui, socialista, con la scelta di restare dentro le istituzioni anche col governo Berlusconi, gli ideali d’una vita.
    Ricostruire gli ultimi mesi di Marco Biagi, pedalando a ritroso tra i ricordi degli amici, è un viaggio tutto dentro le passioni, i dolori, i mal di pancia e le contraddizioni della sinistra. Una sinistra oggi in pezzi. Rissosa. Arroccata su se stessa. Inacidita.
    Soprattutto quella sinistra che per mezzo secolo, fino al trauma della vittoria di Giorgio Guazzaloca (contro cui il giurista ucciso non solo votò ma si candidò nelle liste dello Sdi appoggiando la Bartolini), governò Bologna facendone un granducato rosso. Dove, per citare Arturo Parisi, «il sindaco era lo sposo della città», «il padre di tutti i cittadini e il partito lo circondava di premure sottraendolo alla competizione così che prima ancora che eletto era investito».
    Certo, son passati i tempi in cui al compagno Valdo Magnani, che aveva avuto il fegato di leggere un foglio di riflessioni amare sulle rivoluzioni imposte con le baionette straniere al congresso del Pci di Reggio Emilia, bastò esser bollato da Togliatti come «un pidocchio» per essere cancellato da tutto quello che era stato il «suo» mondo. E ciò che resta del Partito comunista italiano oggi non sarebbe neppure in grado, se anche lo volesse, di usare verso i socialisti (come denunciò Ottaviano Del Turco) la «politica del salame di Rakosi: farci a fettine per mangiarci». Marco Biagi tuttavia aveva vissuto con crescente disagio quel muto rimprovero di essere «un traditore». Un «collaborazionista».
    Parole pesantissime, dentro la sinistra. «Era sinceramente stupefatto», dice Franco Caringi, docente di diritto del Lavoro a Bologna. «In fondo, nel senso più nobile, era un ingenuo. Aveva del tutto sottovalutato l’impatto che poteva avere non la sua idea di riforma (sulla quale aveva anzi il consenso di molti, perfino dentro la sinistra) ma la compagnia con cui la proponeva. Ma come: con Maroni? E ti rispondeva: se scrivo una buona musica che m’importa di chi poi la suona?».
    L’imprenditore Gianni Pecci, inventore del famoso «pullman di Prodi» e buon amico di Biagi, dice che no, non era ingenuità: «Marco era a-ideologico. Credeva nelle sue idee, era convinto portassero a un miglioramento delle condizioni di lavoro della gente e questo, in qualche modo, gli bastava. Certo, era cosciente che ciò lo portava a raccogliere ostilità a sinistra. E gli pesava».
    «Magari ci scherzava su, ma gli pesava davvero», conferma Enrico Boselli, il leader dello Sdi che proprio col giurista assassinato andò a iscriversi la prima volta al partito socialista. «Eravamo amici da 30 anni. Una delle ultime volte che l’ho incontrato mi ha detto: "Da quando lavoro con Maroni mi trascuri". Era una battuta, solo una battuta. Ma questa idea del tradimento, per quanto fosse condivisa solo da una parte della sinistra, gli bruciava».
    «Viveva un doppio isolamento», sospira Augusto Barbera, il costituzionalista che sarebbe stato il primo ministro diessino della storia se quel giorno del ’93 Achille Occhetto non avesse fatto retromarcia dopo il voto parlamentare in favore di Bettino Craxi. «Poi, certo, era un uomo dalle idee salde che viveva anche queste difficoltà con una certa serenità. Ma l’isolamento indubbiamente c’era. Su due versanti: quello della sinistra sorda alle sue proposte di riforma del mercato del lavoro e quello di buona parte dei giuslavoristi coi quali per anni aveva fatto gruppo. Lui stava da una parte, il suo gruppo dall’altra. E questo non poteva non metterlo a disagio. Era stato per anni uno dei punti di riferimento della Cgil. Nella sua concezione del mondo, il giuslavorista stava ovviamente con i lavoratori. E vedere gli altri di là...».
    «Questa faccenda l’aveva scosso», sospira Tiziano Treu, che per primo ha raccontato della sofferenza di Biagi con cui aveva appena scritto per il Mulino il libro Politiche del lavoro. Libro che contiene un saggio del giurista ucciso dalla chiusa agghiacciante: «...questo progetto è legato peraltro a un ricordo affettivo. È questo infatti l’ultimo lavoro che io e Tiziano abbiamo discusso e condiviso con il mai dimenticato amico Massimo D’Antona».
    «Era addolorato», prosegue l’ex ministro. «L’accusa d’essere un traditore che gli aveva mosso qualche collega lo turbava. L’altra settimana aveva mandato a me e a Enrico Letta una e-mail. Diceva: voi sapete quali sono sempre state le mie idee, sapete che non sono cambiato, che sto collaborando con questo governo perché credo che la riforma sia utile al Paese. Era angosciato. Si sentiva preso in mezzo tra sospetti terribili». «Mi diceva: non capisco, non capisco», rincara un altro amico, l’ex ministro Angelo Piazza. «Si sentiva chiuso. Soprattutto dopo la volta che Cofferati l’aveva additato, a Torino, come la congiunzione tra il governo e la Confindustria».
    Gianni Pecci dice di esserci passato, per quel calvario: «Fu dopo l’intervista in cui dissi, io, il braccio destro di Prodi, perché avevo votato Guazzaloca. Cambiò tutto, quel giorno. Crollarono le telefonate, crollarono i rapporti professionali, crollarono tante amicizie... Insomma: ti accorgi che i Guelfi non si fidano ancora e che coi Ghibellini hai chiuso ». «Di colpo realizzi che qualcuno, vedendoti da lontano, attraversa il marciapiede per non incrociarti», sorride amaro Giuliano Cazzola, lui pure profugo della Cgil. «Ho un amico che, quando lo chiamo e non vuol far sapere a chi ha vicino di essere amico mio, mi risponde: ciao, Alberto. Io capisco. E metto giù».

    Gian Antonio Stella "




    Ammetti che questa trovata sulle scorte è stata deleteria.

    Ti ripeto, se una legge stupida come la Turco-Napolitano non avesse pienato l'Italia di zecche fondamentaliste, probabilmente le scorte non sarebbero state toccate. Aggiungo che la scorta non ce l'ha nemmeno Maroni, Giovanardo, Gasparri e altri.
    Ma forse Maroni e gli altri non sono mai stati minacciati nè si parla di loro sul rapporto dei servizi segreti.
    Lascia perdere la Turco-Napolitano, dai gli immigrati arrivano mille per volta.
    mr

  7. #37
    Registered User
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Grosseto
    Messaggi
    2,502
     Likes dati
    0
     Like avuti
    2
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Originally posted by MrBojangles
    Non ce l'ho col Rotary (anche se cciappas non ha tutti i torti); ce l'ho con chi fa SFOGGIO dell'appartenenza ad un "club" esclusivo millantando chissà quali crediti (o meriti).

    In questa sede fanno testo le opinioni; non le fanfaronate che, vista appunto la sede, sono puramente virtuali e, sopratutto, NON COMPROVABILI.

    (Più o meno come le "prove schiaccianti" sparite dall'Istituto Gramsci)
    Mentre tu tiri sassi alle forze dell'ordine e a parole dici che bisogna fare di più per il Terzo Mondo, c'è gente che raccoglie decine di miliardi in tutto il mondo e fa tanto per i meno fortunati. Non ho sfoggiato niente, ho risposto a T34 che mi voleva regalare il distintivo del Lyon's che non metterei mai, dal momento che tra i suoi soci annovera anche Scalfaro.

    Lascia perdere l'Istituto Gramsci, probabilmente credi che sia una marca di sigarette.
    In una democrazia la partecipazione alla vita politica, al di là delle oggettive capacità, deve essere garantita a tutti. Rutelli è la garanzia che l'Italia è davvero una gran bella democrazia"
    The Times

  8. #38
    Registered User
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    3,099
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Originally posted by natolibero
    Penso che la classa politica attualmente al governo sia costituita da fanfaroni, gente superficiale che spesso fa delle affermazioni del tutto ingiustificate senza preoccuparsi delle conseguenze di quanto dicono.
    In certi casi io penso che dovrebbero fare ritorno al bar dello sport del loro paese. Non sono adeguati in cariche di governo.


    Per favore, ma non hai il minimo senso del pudore? Vuoi sapere i nomi di alcuni incapaci che sono stati ministri? Turco, Melandri, Belillo, Diliberto, Bianco, Cardinale, Zecchino, De Mauro, Berlinguer, Nesi, vado avanti o ti sei già vergognata abbastanza?
    Per la verità qualche riserva l'avevo per Del Turco.
    Quelli che citi tu sono ottime persone che hanno assolto egregiamente ai loro compiti istituzionali.
    Ma voi eravate accecati dalla propaganda negativa dei media del vostro presidente.

    Ma chi è il nazista qui sopra un vostro estimatore? Che ci fa, che vuole?
    mr

  9. #39
    Registered User
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Grosseto
    Messaggi
    2,502
     Likes dati
    0
     Like avuti
    2
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Originally posted by mariarita


    Ma forse Maroni e gli altri non sono mai stati minacciati nè si parla di loro sul rapporto dei servizi segreti.
    Lascia perdere la Turco-Napolitano, dai gli immigrati arrivano mille per volta.

    No cara. Mi hai chiesto dove avevo letto che Cofferati infamava Biagi e te l'ho postato. Adesso devi dire che ti sei sbagliata e chiedere scusa per aver messo in dubbio una mia affermazione.
    In una democrazia la partecipazione alla vita politica, al di là delle oggettive capacità, deve essere garantita a tutti. Rutelli è la garanzia che l'Italia è davvero una gran bella democrazia"
    The Times

  10. #40
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Località
    A, A
    Messaggi
    25,261
     Likes dati
    1
     Like avuti
    7
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Originally posted by natolibero



    No cara. Mi hai chiesto dove avevo letto che Cofferati infamava Biagi e te l'ho postato. Adesso devi dire che ti sei sbagliata e chiedere scusa per aver messo in dubbio una mia affermazione.

    ------------------------------------

    La montagna che partorisce il topolino.......

    Queste sarebbero infamie?

    «Si sentiva chiuso. Soprattutto dopo la volta che Cofferati l’aveva additato, a Torino, come la congiunzione tra il governo e la Confindustria».

    Quelle che lanci tu come si chiamano?

    Per favoreeeee, datti una calmata, accendi quel tuo maledetto cervello una volta.....cazzo!
    Ciao

 

 
Pagina 4 di 9 PrimaPrima ... 345 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Ecco perchè odio Tripadvisor e company...
    Di Perdu nel forum Fondoscala
    Risposte: 11
    Ultimo Messaggio: 04-07-12, 16:52
  2. Ecco DIPIETRO mentre alza i toni e semina odio...
    Di alexeievic nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 20-12-09, 10:26
  3. Ecco chi semina odio e alza i toni.. altro che DI PIETRO..
    Di alexeievic nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 15
    Ultimo Messaggio: 19-12-09, 10:30
  4. Ecco una cosa orribile e che la dice tutta del clima d'odio in MO
    Di FalcoConservatore nel forum Politica Estera
    Risposte: 42
    Ultimo Messaggio: 19-07-06, 17:23
  5. Ecco la prova dell'odio giudaico contro Ahmadinejad!!
    Di Der Wehrwolf nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 11-05-06, 08:33

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito