le minacce c'erano, i rapporti dei servizi segreti anche, che il Ministro degli Interni non potesse non conoscere questi fatti lo ha detto Maroni... mi domando come mai Scajola è ancora Ministro degli Interni???

cordialmente
haring

da "la Repubblica.it"

A un collega e amico di Marco Biagi
la protezione era stata restituita

Scorta, la verità in un carteggio
Bologna non voleva revocarla
Il Viminale chiese al prefetto emiliano
perché la tutela doveva essere mantenuta

CARLO BONINI

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ROMA - Marco Biagi non è rimasto da solo per sciatteria. Vittima di quella kafkiana burocrazia che sovrintende alla vita delle persone a rischio e che cancella ogni responsabilità nel gommoso rimbalzare delle competenze. Le circostanze che oggi Repubblica è in grado di ricostruire sulla base delle testimonianze di sei diverse fonti
suggeriscono una verità meno acconcia a conclusioni indolori, quali la rimozione di un questore o di un prefetto. Marco Biagi andò incontro ai suoi assassini senza la scorta che inutilmente aveva chiesto per una sciagurata scelta del Ministero dell'Interno. E a raccontarlo, almeno da lunedì pomeriggio, è un carteggio che il capo di gabinetto del Viminale Roberto Sorge ha allegato agli atti della sua inchiesta amministrativa durante le sette ore di colloquio con il Prefetto di Bologna Sergio Iovino.

La storia - evidentemente - merita di essere presa dall'inizio, dalla mattina del 20 marzo, quando il ministro dell'Interno Claudio Scajola è alla Camera per riferire al
Parlamento chi, come e quando abbia lasciato solo Marco Biagi. Dice il ministro: "A seguito del rinvenimento il 6 luglio 2000 di due ordigni incendiari presso la sede
provinciale della Cisl di Milano, in sede di coordinamento delle forze di Polizia, i prefetti di Bologna (25 luglio 2000), di Milano (2 settembre 2000), di Roma (7 settembre 2000) di Modena (11 settembre 2000) disponevano l'attivazione di un servizio di tutela a protezione del professor Marco Biagi".

Fermiamoci a questo primo quadro. La sequenza offerta al Parlamento dal ministro è un nastro in cui le date non fanno giustizia degli avvenimenti. Due diverse fonti riferiscono a Repubblica che la scorta del professor Biagi a Bologna viene disposta la mattina del 16 luglio 2000, nove giorni prima, cioè, della decisione del Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica. La mattina del 15 luglio, infatti, l'allora questore di Milano, Finazzo, raggiunge telefonicamente il questore di Bologna Romano Argenio comunicandogli che la decisione di Milano di scortare Biagi ha un carattere di tale urgenza che altrettanto si consiglia alla questura della città in cui il professore vive. Argenio non ha la più pallida idea di chi sia Biagi, né del suo incarico, ma le spiegazioni di Finazzo e la circostanza che anche Roma si prepara a fare quel che Milano ha già fatto sono più che sufficienti. La prassi non è insolita. Dimostra che le burocrazie, se sollecitate, viaggiano in tempo reale.

Un fatto dunque è certo: il 16 luglio 2000, prima ancora che il Comitato provinciale di Bologna si pronunci, Biagi è scortato a Milano e Bologna, presto lo sarà anche a Roma.
Torniamo alla mattina del 20 marzo e a Scajola. "A distanza di circa un anno - spiega il ministro alla Camera - le stesse autorità, in occasione delle periodiche verifiche della sussistenza di concrete situazioni di esposizione al rischio riesaminavano la questione e nelle riunioni dei comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza pubblica si decideva a Roma (9 giugno 2001), Milano (19 settembre 2001), Bologna (21 settembre 2001), Modena (3 ottobre 2001), di togliere la scorta al professor Biagi ritenendo cessate le esigenze di tutela". Nel privare Biagi di quanto soltanto un anno prima gli era stato riconosciuto con
urgenza, la seconda sequenza ministeriale, a stare alle date, sembra identica alla prima. Ma le cose, in realtà, vanno diversamente.

Le date in cui i Comitati provinciali decidono sul da farsi celano infatti un significativo carteggio che nell'estate dello scorso anno interessa la Prefettura di Bologna e
l'Ufficio ordine pubblico del Ministero dell'Interno. Sono le carte che, lunedì pomeriggio, il prefetto Iovino consegna al capo di gabinetto del Viminale Sorge. Sono le carte che rintracciano in questa storia i primi barlumi di volontà degli uomini. Iovino, che è stato informato dell'improvvisa decisione di Roma di sospendere la scorta a Biagi e che sa che altrettanto si prepara a fare Milano, scrive al direttore dell'Ufficio ordine pubblico, Francesco Tagliente, chiedendo come debba comportarsi Bologna. La sua questura che ha speso meno di 24 ore per attivare un anno prima la scorta, vorrebbe infatti sapere, visto che nessuno li ha comunicati, i motivi per cui tanta urgenza appare
svanita. Ne riceve una risposta anodina. L'Ufficio ordine pubblico del ministero chiede infatti al prefetto che sia lui, eventualmente, ad indicare i motivi per i quali Bologna consiglia di decidere in modo difforme da Roma e Milano.

Bologna, non sa evidentemente cosa dire, per il semplice motivo che fino a quel momento è stata "coda" di ogni decisione. Ma soprattutto perché - fate attenzione a questa circostanza - in quell'estate, a Bologna, non è soltanto a Biagi che si chiede di togliere la scorta, ma anche ad uno dei suoi più cari amici e colleghi: Giorgio Ghezzi, professore di diritto del lavoro e componente della Commissione di garanzia per lo sciopero nei servizi pubblici. Ovvia la conclusione. Il 21 settembre, la decisione di revoca delle scorte è battezzata
dall'ufficialità del Comitato provinciale per l'Ordine pubblico di Bologna. Biagi perde la scorta il 6 ottobre (perché fino a questa data la questura riterrà di dover verificare l'effettivo venir meno delle necessità del servizio). Come lui la perde Ghezzi.

Il dettaglio del destino comune riservato ai due professori e amici è decisivo. La sorte delle due pratiche, infatti, conoscerà diversa fortuna. E in questa diversa fortuna si
rintraccia una volontà autonoma, un sussulto di iniziativa proprio del Viminale che sfugge ad ogni decisione della periferia (questure o prefetture che siano). Racconta
Giorgio Ghezzi a Repubblica: "Nell'estate scorsa, comunicai alla Commissione di cui faccio parte che mi era stata tolta la scorta. E fu allora che scoprimmo che di nove componenti quanti siamo ad alcuni era stata mantenuta, ad altri no. So che Gino Giugni, che presiede la Commissione, protestò con Scajola. E un mese fa, la scorta mi è stata restituita. Marco Biagi, invece, è stato lasciato solo". Una fonte aggiunge a Repubblica: "E' così. Dopo la decisione del 21 settembre del Comitato, il Viminale avvertì Bologna
che si doveva ripristinare la scorta al solo professor Ghezzi. E ne vennero incaricati i carabinieri".

Fermiamoci ancora una volta. Biagi e Ghezzi ottengono e perdono la scorta contemporaneamente. Ghezzi se ne lamenta con Giugni. Biagi con il ministro Roberto Maroni. Ghezzi riottiene la scorta, Biagi no. Un fatto dunque è certo: il Viminale ebbe modo di ritornare sulle decisioni assunte dal Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica di Bologna il 21 settembre 2001. E qualcosa decise. Non fu solo affare di
stolta burocrazia di provincia.

(27 marzo 2002)