Calvin,
lo so che furono i cristiani maroniti a compiere direttamente il massacro di Sabra e Chatila. Ma Sharon, permettendo l'ingresso delle falangi nei campi profughi sapeva bene cosa sarebbe successo. Ed il massacro avvenne con la supervisione ed il supporto logistico dell'esercito israeliano.
Sharon si presentò alla Spianata delle Moschee accompagnato da mille poliziotti israeliani. La sua visita fu contestata in modo violento da dimostranti palestinesi, i quali però erano disarmati. La polizia israeliana rispose ai dimostranti con il fuoco, uccidendo 4 persone e ferendone 200. Da qui ha inizio la seconda intifada. Gli episodi che riferisci, l'assalto alla Tomba di Giuseppe ed il linciaggio di due soldati israeliani in una caserma di Ramallah, comunque inammissibili, sono successivi.
Io non credo che i palestinesi abbiano per natura una visione violenta e fanatica. Così come non credo che la politica di Israele sia riconducibile ad una qualche "natura ebraica". I popoli, i singoli, gli stati, le organizzazioni agiscono nell'ambito di un contesto e spesso non agiscono in modo univoco e coerente. Tra i palestinesi vi sono divisioni, così come ve ne sono tra gli israeliani. E se il conflitto tende ad assumere le forme di una guerra di civiltà o di religione, questa deriva non va incoraggiata. Non serve proprio a nulla che le opinioni pubbliche europee, americane, russe, o del resto del mondo, si arruolino allo stesso modo in una guerra di opinione o di propaganda.
A me non piacciono le forme di lotta delle organizzazioni terroristiche palestinesi. Le reputo moralmente inaccettabili e politicamente devastanti. Ma anche se avessero una efficacia, anche se riuscissero, come gli hezbollah, a liberare la propria terra, mi domando a quale stato, a quale indipendenza, a quale società potrebbero dar vita, se fondata sull'opera dei kamikaze e sul mito del martirio.
Ma questo non elude un fatto: nelle forme più detestabili, i palestinesi non stanno replicando Al Quaeda, stanno invece conducendo una lotta di liberazione nazionale, dopo il fallimento di una strategia negoziale, fallimento che ha origine, non in un complotto tra Arafat ed i paesi arabi, ma nella indisponibilità israeliana a rinunciare alle colonie e a concedere ai palestinesi un vero stato indipendente, dotato di continuità territoriale, controllo sui confini e sulle risorse idriche e naturali. Il contesto dell'attuale conflitto è l'occupazione israeliana di Gaza e di Cisgiordania. Una occupazione colonica e militare (in difesa delle colonie).
Israele pone il problema dei principi? I principi non si pongono. Si praticano. Libertà e democrazia non si praticano escludendo tre milioni di persone da qualsiasi diritto di cittadinanza.
R.


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