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Discussione: Il thread dei tributi

  1. #61
    Ospite

    Predefinito Rino Gaetano

    [B]Nato a Crotone il 29 ottobre 1950. Morto a Roma il 2 giugno 1981.
    Romanticismo, humour, tristezza, ma anche sarcasmo. È Rino Gaetano, l'autore di Gianna, un maestro d'ironia, uno dei cantautori più conosciuti degli anni '70.
    Giovanissimo si trasferisce a Roma dove vive fino alla sua morte.
    I genitori diventano portieri in un palazzo in via Nomentana.
    Lui, invece, ama il teatro

    Comincia infatti quasi per caso ad incidere canzoni con la It, una casa discografica alla ricerca di nuovi talenti. Il suo primo 33 giri è Ingresso Libero. Il grande pubblico si accorge di lui con Il cielo è sempre più blu e poi con Berta filava. Infine il successo: con singoli come Aida e Gianna. Quest'ultima canzone si piazza terza - dopo i Matia Bazar e Anna Oxa - al Festival di Sanremo del 1978, dove il cantante si presenta con un frac, un cappello a cilindro, il tutto smitizzato da una camicia a rigoni rossi verticali. Proprio Gianna resta per un mese, a marzo, in vetta alla classifica dei 45 giri.

    Verso la fine del 1978 Gaetano si reca in Spagna per registrare le versioni in lingua originale di alcune sue canzoni. È il tempo della tristezza: in Italia impazza la moda del reggae e lui, come segno di rifiuto delle ideologie e dei rituali politici, scrive una invettiva in musica dal titolo Nuntereggae più in cui si scaglia contro la castità, il maschio forte, le superpensioni, gli evasori legalizzati, e anche contro alcuni personaggi della vita economica, politica, sportiva...

    Del 1981 - anno in cui gira in tourneè con Riccardo Cocciante - l'ultimo suo album E io ci sto. Muore la notte del 2 giugno 1981, all'alba, dopo un incidente con la sua Volvo 343 in via Nomentana. Anche perché ben cinque ospedali ne rifiutano il ricovero. Dopo quindici giorni avrebbe dovuto sposare la sua ragazza Amelia, di Fondi.]/B]

  2. #62
    Ospite

    Predefinito


  3. #63
    Ospite

    Predefinito "Aida" di Rino Gaetano

    Lei sfogliava i suoi ricordi
    le sue istantanee
    i suoi tabu'


    le sue madonne i suoi rosari
    e mille mari
    e alala'

    i suoi vestiti di lino e seta
    le calze a rete
    Marlene e Charlot

    e dopo giugno il gran conflitto
    e poi l'Egitto
    e un'altra eta'

    marce e svastiche e federali
    sotto i fanali
    l'oscurita'

    e poi il ritorno in un paese diviso
    piu' nero nel viso
    piu' rosso d'amore

    Aida come sei bella

    Aida le sue battaglie
    i compromessi
    la poverta'

    i salari bassi la fame bussa
    il terrore russo
    Cristo e Stalin

    Aida la costituente
    la democrazia
    e chi ce l'ha

    e poi trent'anni di safari
    tra antilopi e giaguari
    sciacalli e lapin

    Aida come sei bella.....

  4. #64
    Fieramente Leghista
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    Predefinito Duran Duran Generation

    DURAN DURAN



    Dall'album di debutto, pubblicato nel febbraio del 1981, alla loro ultima fatica, ‘Pop Trash’, il sound dei Duran Duran è sicuramente cambiato; si dice abbia perso quella caratteristica così marcata che faceva di loro uno dei gruppi più amati e rappresentativi di quel movimento che andava creandosi nell' Inghilterra dei primi anni '80, la new wave. Dire questo alla luce del loro 12° album mi sembra un po' banale, in primis perché un principio di evoluzione abbastanza netto lo si avverte già con ‘Seven and the ragged tiger’ (1983); in secondo luogo perché qualsiasi gruppo, qualsiasi artista si evolve nel suo modo di scrivere, comporre e produrre musica; terza cosa e forse la più importante, nell'arco di 20 anni di carriera, hanno dimostrato che la loro caratteristica fondamentale forse non era tanto nel sound, quanto nella capacità di musicare melodie ed atmosfere fascinose nella canzone, riuscendo così ad esaltarsi e ad esaltare le folle con delle Hits che hanno fatto il giro del mondo. Ecco il filo conduttore di 12 album: la canzone e la sua orchestrazione, obbiettivo sempre centrato a tal punto da rendere musica e parole una cosa sola, forse in virtù della coralità della composizione stessa. Da subito fanno dono ai loro fans di brani che negli anni diventano famosissimi: Girls on film, Planet earth, Careless memories, solo per citare alcune chicche del loro primo album omonimo, per alcuni tratti leggermente cupo ma di straordinario interesse considerato come prova d'esordio.Nel 1982 realizzano un album grandioso, ‘Rio’, i cui brani in parte vengono concepiti (alcuni anche eseguiti) durante la tournee dell' anno precedente. L'album risulta molto bello perché, oltre a brani meravigliosi come Rio, Hungry like the wolf, Hold back the rain (un inno!), New Religion, The Chauffeur (stupenda) e Save a prayer (il loro brano più amato in Italia, dicono loro), il suono esalta le cose più riuscite ed equilibrate del precedente disco d'esordio.Nel 1983 ‘Seven and the Ragged Tiger’ affina il sound della band sempre più costruito attorno al basso di John Taylor, musicista di grande estro ma anche di ottime capacità tecniche, e ovviamente alle avvolgenti atmosfere create dalle tastiere di Nick Rhodes. Ciliegina sulla torta, in questo album Simon Le Bon lascia intravedere le straordinarie doti interpretative di cui è dotato: “Of Crime and Passion” e “Shadows on your Side” mostrano fino in fondo le grandi capacità di questo cantante allora un po' sottovalutato, forse oggi un po' meno. Disco molto bello, tra i più amati dai loro fans storici, di cui fanno parte anche “Union of the Snake”, “The Reflex” (magnifica!), The Seventh Stranger”, ma anche “New Moon on Monday” (anche qui molto apprezzabile il cantato). Ma nel 1984 arriva la grande svolta: viene pubblicato “Arena”, album che oltre ad essere recorded live around the world, contiene due inediti: “Is there something I should know ?” (molto coinvolgente e sensuale, soprattutto nel break) e la celebre nonché controversissima “The Wild Boys” (prodotta da Nile Rodgers) sulla quale si è detto di tutto e di più, ma che comunque segna il loro successo in tutto il mondo. Stupende le versioni dal vivo di New Religion e di The Chauffeur, ma tutto l'album esprime un suono dal vivo molto coinvolgente ed equilibrato al tempo stesso, prova dello straordinario valore di musicisti che anche dal vivo riescono ad esprimere ottimamente le caratteristiche sonore della band.Sensualità... caratteristica che i Duran Duran cominciano ad esaltare, anche se già precedentemente dimostrata (Save a Prayer, The Chauffeur, The Seventh Stranger) ma che diventa sempre più caratterizzante del loro produrre musica e che si sarebbe rivelata particolarmente decisiva nell'impronta che avrebbero dato a molti brani pubblicati in seguito, alcuni dei quali anche piuttosto rock, come la citata “Is there something I should know ?” .Nel 1985 realizzano la grandiosa A view to a kill, brano scritto da loro insieme a John Barry, il cui video girato sulla Tour Eiffel rimane uno dei più celebri da loro realizzati. Ma a questo punto i Duran si dividono per esperienze diverse, con l'intento di riunirsi l'anno successivo: Simon, Nick e Roger formano gli Arcadia, il cui So red the rose (1985) è molto vicino a Seven and the ragged tiger e conferma le grandi qualità canore di Simon (The promise, Keep me in the dark, Goodbye is forever, The flame) oltre ad una notevole maturità musicale, tanto che vengono coinvolti grandi musicisti come David Gilmour, Sting e Herbie Hancock; John e Andy formano con Robert Palmer i Power station, il cui album omonimo viene supportato dal fortunato singolo Some like it hot .L'interesse ed il successo dei due progetti sottolinea la grande attenzione creatasi attorno ai Duran. Al fatidico appuntamento i Duran si sentono ad una svolta: dal gruppo si staccano Roger e Andy, vengono coinvolti in maniera sostanziale Nile Rodgers nel ruolo di produttore e di chitarrista aggiunto (Andy partecipa comunque alle sessions del nuovo album) e due grandi musicisti, Warren Cuccurullo e Steve Ferrone. Il risultato è un disco eccezionale, Notorious (1986), forse il loro miglior album, che spinge molto in una nuova direzione ma che regala all'ascolto momenti di straordinaria intensità e sensualità: Skin Trade (in pieno stile Prince), American science, A metter of feeling, Vertigo, Winter marches on. Per certi versi il disco risulta un po' funk rock (Notorious , So misled e la stessa Skin trade) ma l'insieme è di grandissimo spessore, considerata anche la difficoltà di confermarsi ad alti livelli, dopo aver scalato le hit-parade di tutto il mondo. Nel 1988 Big Thing, realizzato ancora col supporto di Warren Cuccurullo e Steve Ferrone ma non più di Nile Rodgers, tiene sempre vivo l'interesse attorno alla band; anche se non è al livello del predecessore, il disco è molto bello e offre comunque spunti molto interessanti come All she wants is, I don't want your love, la bellissima e toccante Do you believe in shame? oltre a Palomino e The edge of America.Nel 1989 viene pubblicato Decade, raccolta di 14 successi tra cui anche A view to a kill, in occasione del decennio trascorso dalla data di fondazione del gruppo (1978). L'anno successivo (1990) esce Liberty, forse l'episodio meno brillante della loro intera discografia: Warren Cuccurullo e Sterling Campbell (che già aveva preso parte all'ultima tournè) si uniscono al gruppo, ma l'album non offre grandi spunti se non in qualche isolato momento, Serious, Violence of summer o My Antartica. Tre anni più tardi, interrotta la collaborazione col bravissimo Sterling Campbell, si ripresentano con un grande album, che segna il primo passo verso una concezione musicale nuova fatta di brani molto raffinati ed eleganti, molto orchestrati, il cui binomio vincente consiste nel suono molto pulito ed avvolgente e nelle sensualissime melodie: Ordinary world, Come undone sono i brani più rappresentativi e di forte richiamo, ma anche Too much information, Love voodo, None of the above, e la splendida Femme fatale (dei Velvet underground) fanno la loro parte.Due anni dopo (1995) esce un album di sole cover, intitolato emblematicamente Thank you, di grandi nomi e brani storici: Lou Reed (Perfect day), Led Zeppelin (Thank you), The doors (Cristal ship), Elvis Costello (Watching the detectives), Bob Dylan (Lay lady lay).........Mi sarei aspettato un omaggio anche ai Roxy Music, non capisco proprio questa esclusione visto che secondo me sono una delle band che più li ha influenzati.Nel 1997, in Inghilterra, 15 gruppi del punk inglese regalano un grande tributo ai Duran, rileggendo parte dei loro successi. INCREDIBILE!!! Anche il punk, seppur solo nel 1997, si inchina a questa grande band...Poco dopo, nello stesso anno, viene pubblicato Medazzland, album che segna l'addio al gruppo di John Taylor, rimpianto ancora oggi da tutto il pubblico duraniano. John prende comunque parte ad alcune sessions, ma è Warren a suonare il basso su gran parte dell'album, che non risulta incredibilmente ispirato, ma che è composto anche da ottimi brani: oltre alla bellissima Out of my mind (che viene inserita nella colonna sonora del film The saint), Electric Barbarella fa sognare i vecchi fans del gruppo (sembra quasi un brano di Rio!). Per il resto il disco, a livello sonoro, non è molto omogeneo, i Duran dichiareranno in seguito di non essere stati soddisfattissimi da questo album, anche a causa del suo suono troppo digitale; forse l'abbandono di John pesa sulla sua non convincente direzione. A conferma di questo, l'album Pop Trash (giugno 2000) li riporta verso orizzonti e sonorità più tipiche delle ultime cose da loro realizzate (The wedding album): il disco è molto bello, ricco di intensità e di brani stupendi: oltre alla grande Someone else not me, che ancora una volta evidenzia le grandi doti interpretative di Simon, Mars meets Venus e Last day on Earth trasmettono tutto l'entusiasmo con cui i Duran si preparano oggi al tentativo di abbracciare le nuove generazioni, perché in fondo anche queste meritano di conoscere un gruppo unico, che ormai da venti lunghi anni produce ottima musica. Oggi pare proprio che non sia poco…

    (copiato da qualche sito da qualche parte nella rete)

  5. #65
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    non verrei insistere ma le bon e soci sono ancora vivi ed hanno fatto un disco prorpio l'anno scorso: pop trash....

    cmq conserviamo il post per il futuro....

    tanto non manca poi molto alla loro fine....

  6. #66
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    Predefinito Jeff Buckley

    Jeff Buckley, figlio del noto Tim, è nato ad Orange County, in California, nel 1966. Il cantautore, che in gioventù aveva militato in numerosi gruppi di jazz-funk a Los Angeles, si trasferisce successivamente a New York. Dopo aver formato i Gods & Monsters con il chitarrista Gary Lucas, Buckley intraprende la carriera solista suonando nei club della città. Da queste esperienze nasce il mini disco LIVE AT SIN-E', un EP contenente 4 brani pubblicato nel dicembre 1993 dalla Columbia Records. L’album riscuote subito notevole successo e Buckley riesce ad imporsi come uno dei musicisti più interessanti dell'avant-garde newyorkese, suscitando i consensi entusiastici di pubblico e critica.
    All’inizio del 1994 Buckley è nuovamente in studio con Mick Grondahl (basso) e Matt Johnson (batteria) insieme al produttore Andy Wallace per registrare sette canzoni inedite, (fra cui le rinomate “Grace”, “Last goodbye” e “So real”) e tre cover di artisti quali Leonard Cohen e Benjamin Britten. Il risultato è la nascita del primo vero album di debutto, GRACE. Michael Tighe, musicista presente nel disco e coautore di “So real” si unisce alla band di Buckley per diventarne, successivamente, un componente fondamentale.
    Poco dopo l'uscita di LIVE AT SIN-E', Jeff Buckley suona prima come solista nei club del Nord America e poi con la sua formazione nel “Peyote radio theatre tour”, che approda in Europa in concomitanza dell'uscita negli Stati Uniti di GRACE il 23 agosto 1994.
    Il 1995 è un anno pieno di successi: il ritorno al Sin-é per un altro concerto da solista; la lettura a Capodanno di un poema inedito al St. Mark's Church Marathon Poetry Reading; un tour in Europa e Australia, a cui segue l'assegnazione in Francia e in Australia del disco d'oro e la vincita del prestigioso riconoscimento “Gran Prix International du Disque” per l’album GRACE, che prima di lui era stato consegnato anche ad Edith Piaf, Jacques Brel, Yves Montand, George Brassens, Bruce Springsteen, Leonard Cohen, Bob Dylan, Joan Baez e Joni Mitchell.
    Dopo il tour australiano Matt Johnson, il batterista, decide di lasciare il gruppo, mentre Buckley suona come bassista in quattro concerti dei Mind Science of the Mind, un progetto di Nathan Larson dei Shudder To Think, e torna a tenere concerti da solista nel “Phantom solo tour”, una serie di date non preannunciate durante le quali usa diversi e divertenti pseudonimi tra cui Crackrobats, Possessed By Elvis, Father Demo, Smackrobiotic, Halfspeeds, Crit Club, Topless America, Martha & The Nicotines e A Puppet Show Named Julio.
    Buckley, trovato in Parker Kindred il nuovo batterista, registra il nuovo album intitolato SKETCHES (FOR MY SWEETHEART THE DRUNK) insieme al produttore Tom Verlaine tra l'estate del ‘96 e il febbraio '97. Non totalmente soddisfatto del lavoro svolto fino ad allora con Verlaine, decide di partire per Memphis per lavorare da solo al disco, la cui produzione passa di mano al già consolidato Andy Wallace. Jeff reinterpreta alcune canzoni e lavora su alcuni demo, ma poco prima di entrare in studio per le registrazioni, la notte del 29 maggio, decide di fare una nuotata nelle torbide acque del Mississippi, scomparendo tra i flutti. Il suo corpo verrà ritrovato dalle autorità poco lontano, lungo il corso del fiume, vicino alla rinomata Beale Street

  7. #67
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    Predefinito Smashing Pumpkins

    Gli Smashing Pumpkins nascono nel 1988 a Chicago, dall’incontro di Billy Corgan, James Iha e D’Arcy. Un musicista di un gruppo della zona li mette in contatto con Jimmy Chamberlin, un batterista di Joliet che suonava in una formazione di musica leggera, ma con una preparazione jazz. I Pumpkins vengono messi sotto contratto dalla Caroline e vanno agli Smart Studios di Madison, Wisconsin, per registrare GISH con Butch Vig. Tra l’11 e il 13 aprile 1991 praticamente non dormono mai per finire l’album. 1993: nuovamente con Butch Vig, registrano in Georgia SIAMESE DREAM. 1995: completano MELLON COLLIE AND THE INFINITE SADNESS. Nell’estate del 1996, Jonathan Melvoin, loro tastierista in tournée, muore di un’overdose di eroina. Jimmy Chamberlin viene cacciato dalla formazione per abuso di droga. Decidono di continuare. Alla batteria si siede Matt Walker. Finisce la tournée, Billy compone per la realizzazione di ADORE, che esce 1998.
    La formazione, ridotta ora un trio, è però destinata a subire un nuovo terremoto nel 1999: Chamberlin viene nuovamente accolto nella band, mentre D’Arcy Wretzky, dopo aver completato il nuovo album MACHINA/THE MACHINES OF GOD (prodotto da Flood), lascia gli Smashing Pumpkins, venendo sostituita da Melissa Auf Der Maur, bassista degli Hole - gruppo con cui Billy Corgan aveva collaborato l’anno precedente. La Wretzky viene tra l’altro arrestata per possesso di droga; a completare un periodo piuttosto turbolento, giungono le notizie della lite di Corgan con la casa discografica e con la manager Sharon Osbourne - moglie di Ozzy, cantante dei Black Sabbath.
    Alla fine del 2000, Corgan annuncia la fine della band, che viene siglata da un tour d’addio, e dalla pubblicazione solo in rete di MACHINA II –THE FRIENDS AND ENEMIES OF MODERN MUSIC, disco di inediti tratto dalle sessioni di MACHINA e diffuso all’insaputa della Virgin nella comunità dei fans del gruppo. Mentre Corgan annuncia il debutto della sua nuova band, gli Zwan, viene pubblicato un GREATEST HITS, condito da un secondo CD di inediti e rarità.

  8. #68
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    dimenticavo la fonte degli ultimi 2: www.rockol.it ....

  9. #69
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    THE SMITHS

    Gli Smiths sono stati uno dei gruppi più influenti degli anni Ottanta. Non sempre i loro album sono stati all’altezza dei singoli, ma la loro formula, fatta di canzoni intimiste, melodiche e raffinate, ha contagiato un’intera generazione, condizionando il successivo sviluppo del pop britannico. Senza gli Smiths, forse, band come Verve, Radiohead o Belle and Sebastian non sarebbero mai esistite oppure sarebbero state qualcosa di profondamente diverso. Ma dal suono degli Smiths (rovinandolo) ha preso l’abbrivio anche la corrente più corriva del brit-pop, quella di Oasis, Blur e compagnia. In ogni caso, Morrissey e soci hanno impresso una netta svolta alla storia del rock britannico, soffocando gli ultimi spasmi del punk e rilanciando le ricette pop all’interno della new wave.

    La storia degli Smiths comincia nella grigia e inquieta Manchester dei primi anni '80. E’ qui che il chitarrista John Marr contatta il cantante Steven Patrick Morrissey, personaggio particolare, amante di Oscar Wilde e del decadentismo, ma anche dei poeti e degli chansonnier francesi (da Baudelaire a Brel), con il culto di James Dean. I due formano così il nucleo fondamentale degli Smiths. Qualche tempo dopo si aggiungono alla band il bassista Andy Rourke e il batterista Mike Joyce. In una scena britannica caratterizzata dagli ultimi e stanchi rigurgiti del punk, gli Smiths cambiano registro, rispolverando il pop, quello d’alta classe della scuola britannica di Beatles, Kinks e Bowie. Morrissey compone musiche malinconiche e trasognate, con orchestrazioni scarne, a base di archi, e melodie suadenti. Un repertorio che la band trasporta dal vivo, in una serie di concerti, attirando l'attenzione dei discografici e riuscendo a firmare, nella primavera '83, per la Rough Trade.

    Attraverso una serie di singoli, gli Smiths si impongono presto all’attenzione del pubblico. Il primo, "Hand in glove", è un folk-rock incalzante, il successivo "This Charming Man" è una ballata briosa che riecheggia i Pretenders, "What Difference Does It Make" è un boogie possente e trascinante. Con questo tipo di brani, gli Smiths riescono a interpretare alla perfezione il mutamento generazionale: dalla rabbia punk all’umore desolato e decadente di una nuova schiera di "kids". Il suono della band inglese raggiunge forse il suo apice nell’ultimo singolo del periodo, "How Soon Is Now": una lenta litania da muezzin accompagnata dal tremolo psichedelico della chitarra, che si snoda in modo ipnotico e suggestivo.

    Nella primavera '84, esce l’album d’esordio The Smiths, che scala subito le charts britanniche arrivando fino al 2° posto. Come scrive il critico rock Piero Scaruffi, il sound degli Smiths si regge su una costruzione binaria: "da un lato gli arpeggi chitarristici di Johnny Marr (Maher), che riassumevano e popolarizzavano lo spleen trascendentale dei Television e dei Joy Division , e dall'altro il canto ascetico e accorato, mediato dai mantra e dal crooning "nero", di Stephen Morrissey. Ad aggiungere un fascino al tempo stesso tragico e polemico all'operazione erano le liriche di Morrissey, omosessuale introverso e iper-sensibile". Uno stile che ricorre anche nel successivo Meat Is Murder (1985), che segna però un passo indietro, malgrado la ballata raffinata di "That Joke Isn't Funny Anymore".

    Ma è nel 1986, con The Queen Is Dead che gli Smiths raggiungono la piena maturità. E’ un lavoro raffinato, con testi introspettivi ma anche irriverenti, e musiche in bilico tra il pop più orecchiabile e la sperimentazione di scuola new wave. Una decina di canzoni delicate e deliziose, costruite su uno stile asciutto, capace di sedurre con pochi, essenziali elementi, tra cui l’espressiva vocalità di Morrissey, crooner decadente e inconsolabile, che in alcuni episodi (l’umoristica "Frankly, Mr. Shankly", ma anche la severa "I know it’s over") fa persino il verso a Frank Sinatra.Gli episodi migliori dell’album, però, sono quelli in cui ritornelli intriganti si innestano su partiture solo in apparenza semplici, come nell’apocalittica title-track, che si rifà al dark-punk d’annata, nella bizzarra "Bigmouth strikes again", nella ballata classicheggiante di "The boy with the thorn in his side", o nell’orchestrale "There is a light that never goes out". Il sarcasmo di Morrissey travolge "intoccabili" istituzioni inglesi, dalla famiglia reale di "The Queen is dead" alla Curia di "Vicar in a tutu". E il suo umorismo, sempre più nero e autoironico, si sublima in pezzi come "Cemetry Gates" (un romantico rendez-vous in un cimitero) e la splendida "There is a light that never goes out" (che racconta di un "celestiale modo di morire in due", travolti da un autobus a due piani...).

    Gli Smiths sono ormai il riferimento per una nuova genrazione di ragazzi, che ne segue look, stile e ideologia. I media li osannano. Eppure Morrissey, che non ama apparire in pubblico, sostiene che la band ha sempre fatto tutto da sola: "Gli Smiths non hanno mai avuto un aiuto da anima viva in questo pianeta. In un mondo come quello della musica, dominato dalle leggi diaboliche del business, la nostra stessa sopravvivenza è un miracolo". A chi li accusa di fare musica per una generazione di adolescenti depressi e in crisi d’astinenza, Morrissey replica così: "Può darsi, ma queste persone sono importanti. I loro desideri sono importanti, tutti i nostri desideri contano. Altrimenti per chi dovremmo cantare? Per la Thatcher?". Mentre i veri nemici degli Smiths, per il loro leader, sono "i fanatici della musica dance, dei suoni privi di umanità, quelli che hanno perso la fede e non credono in niente". Un odio contro le discoteche che Morrissey sublima in un brano al fiele come "Panic": "Burn down the disco/ Hang the blessed D.J./ Because the music that they constantly play/ It says nothing to me about my life" ("Brucia la discoteca/ Impicca i benedetti dj/ perché la musica che mettono sempre/ non ha niente da dire sulla mia vita").

    Oltre a "Panic", nel 1986 escono anche altri due singoli: la ritmata "Ask" e la insolitamente dura "Shoplifters Of The World", che fanno da preludio all’uscita del nuovo album, Strangeways Here We Come (1987). E’ un disco che ripropone Morrissey e soci al massimo delle loro potenzialità. Ci sono le melodie contagiose di "Sheila Take A Bow", la ballata funerea e cadenzata di "Girlfriend In A Coma", la metafisica "Death Of A Disco Dancer", ma soprattutto "Last Night I Dreamt That Somebody Loved Me", un valzer spettrale e struggente il cui testo si rivela uno dei più toccanti dell'intera produzione di Morrissey.

    Protagonisti anche sulla scena politica con il movimento di "rock socialista" Red Wedge, gli Smiths, proprio al culmine della loro popolarità, si sciolgono nel 1988. L’antologia doppia dei loro singoli The Smiths Best, I e II (1992) condenserà il meglio della loro produzione. Ma le strade di Marr e Morrissey si separano definitivamente: il primo forma gli Electronic con Bernard Sumner dei New Order, il secondo intraprende una carriera solista che lo vedrà sempre al centro dell’attenzione dei media, ma molto distante dai traguardi raggiunti con gli Smiths.

    Il suo primo album Viva Hate (1988) presenta un paio di singoli d’effetto come "Everyday Is Like Sunday" e "Suedehead", ma ripropone anche i limiti degli Smiths: un canto monotono e lamentoso all’eccesso, brani ripetitivi e stucchevoli, arrangiamenti prevedibili. Con Bona Drag - forte di singoli come "Interesting Drug" (con Marr alla chitarra e Kirsty MacCall al controcanto), "Ouija Board, Piccadilly Palare" (uno ska alla Madness) e "Yes, I Am Blind" (un gospel teatrale alla Nick Cave) - Morrissey tenta di invertire la rotta di un declino inesorabile. Ma i successivi album Kill Uncle (1991), Your Arsenal (1992) e Vauxhall And I (1994), pur ottenendo un buon successo di pubblico, non aggiungono molto al suo repertorio. Semmai, ad emergere, sono le sue liriche, sempre argute e irriverenti (ma accusate talvolta di razzismo). E anche il personaggio-Morrissey continua a imperversare, con uscite provocatorie contro "mostri sacri" d’Inghilterra (la Famiglia reale) e del rock (Live Aid).

    Nel 1994, però, Morrissey torna ad emozionare con "Interlude", un magico duetto con Siouxsie sulle note di una ballata struggente e romantica. Ma nonostante la collaborazione del produttore Steve Lillywhite (U2), il successivo e pomposo album Southpaw Grammar (1996) non riaccende gli entusiasmi. Forse più interessante, allora, un disco come Maladjusted (1997) che ripropone Morrissey nei panni più sobri di chansonnier che meglio gli si addicono, con brani disperati e ironici al tempo stesso come "Satan Rejected My Soul".

    Se i loro detrattori continuano ad accusarli di aver affossato il punk, aprendo la strada a una restaurazione pop nella scena britannica, e se non si può negare una certa monotonia di alcuni loro album, restano tuttavia gli indubbi meriti degli Smiths nell’aver coniato una formula musicale che, mescolando abilmente arrangiamenti raffinati e motivetti accattivanti, è riuscita a influenzare moltitudini di gruppi, d’Oltremanica e non solo.
    (Da ondarock.it)

  10. #70
    I amar prestar aen
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    Predefinito The Stone Roses

    In Italia non ebbero il minimo successo e pochi li conoscono, sono tutti ancora vivi, ma si sono sciolti da un pò di anni. La musica inglese con loro cambiò.

    Tratto da www.rockol.it

    Ian Brown e John Squire, di Manchester, sono amici d’infanzia e compagni di scuola. Formano gli English Rose (primi anni ’80), ma non trovano modo di incidere dischi. Squire (chitarra) e Brown (voce) coinvolgono un altro amico di lunga data nel loro sogno dance-rock-psichedelico: è Alan "Reni" Wren, che diventa batterista della band ribattezzata Stone Roses. Al trio si uniscono anche Andy Cousens (chitarra) e Peter Garner al basso (poi rimpiazzato da John "Mani" Mountford). Sin dal primo singolo "So young" (1985), il gruppo bussa alla porta di varie etichette indipendenti; ma solo nel 1988 approda alla Silvertone, per la quale esce il primo lp "The Stone Roses" (1989). Nel giro di pochi mesi, l’Inghilterra è ai loro piedi: Brown e Squire sono salutati come i "salvatori del rock" dalle riviste musicali. Il disco ha un grande successo - ed è tuttora oggetto di culto in patria, come dimostrano svariati referendum che nel 1997 lo vedono tra i dischi "epocali" della storia del rock a braccetto con Sgt.Pepper’s dei Beatles. Il mondo però non ha fatto i conti con le personalità "calde" dei membri del gruppo, e la loro antipatia per la pianificazione. Nel 1990 il tour di conquista dell’America "salta" (per un misto di paura, pigrizia e arroganza) e la band rompe con la Silvertone. Subito la Geffen li ricopre di denaro, ma solo quattro anni dopo otterrà da loro un disco. Anche nel 1992, peraltro, la band rinuncia agli USA e ai "tutto esaurito" del Madison Square Garden di New York e del Los Angeles Forum. Finalmente nel dicembre 1994 esce "Second coming", che delude parzialmente i fans anche perché Ian Brown sembra parteciparvi di malavoglia: tutte le composizioni sono firmate da Squire. Gli Stone Roses riescono a contribuire in modo importante al disco benefico "Help", realizzato in interessanti jam-sessions da grossi nomi del pop inglese (McCartney, Kate Bush, Oasis e altri). Il loro tour europeo invece ha mille problemi, e gradualmente gli Stone Roses perdono i pezzi: "Reni" Wren abbandona il gruppo. John Squire lascia, e getta le basi dei Seahorses; è sostituito da Aziz Ibrahim (già nei Simply Red) per le ultime date del tour. Nel 1996 "Mani" si unisce ai Primal Scream, e nell’ottobre 1996 Ian Brown annuncia: "Dopo dieci anni nel più disgustoso business dell’universo, è per me un grande piacere annunciare la fine degli Stone Roses". Tempo dopo, dirà: "E’ stata la cocaina a dividerci".

    Nel 1997 arriva il primo disco dei Seahorses, che fanno da supporters agli Oasis (Noel Gallagher è loro fan oltre che concittadino) in diverse date europee. Nel 1998 esce "Unfinished monkey business", primo disco solista di Brown. Nel 1999 esce I
    il secondo Golden Greats e nel 2001 il terzo (non pubblicato in italia) Music fron the spheres.
    Il 16/9 è uscito (in Uk) il primo disco solista di John Squire Time changes everithing.

    Cordiali Saluti
    E voi tutti, o Celesti, ah! concedete,
    Che di me degno un dì questo mio figlio
    Sia spendor della patria, e de Troiani
    Forte e possente regnator. Deh! fate
    Che il veggendo tornar dalla battaglia
    Dell'armi onusto de' nemici uccisi,
    Dica talun: NON FU SI' FORTE IL PADRE:
    E il cor materno nell'udirlo esulti.

 

 
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