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  1. #71
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    Originally posted by RAS


    rispetto la tua opinione. Ma vorrei arrivare al punto secondo me cruciale:

    1) perchè temere tanto l'invasione dei diritti altrui da parte dell'individuo? Homo homini lupus? Non esiste forse un'auto-limitazione, un'auto-regolazione, un vademecum di virtù e principi etici che ciascuno porta con se e che ci guidano nelle scelte, decisioni ed azioni che intraprendiamo?

    2) se possiamo (e dobbiamo) auto-controllarci, perchè dovremmo aver bisogno del castigo? perchè comportarci "bene" solo per paura del babau (la legge)? siamo bambini o persone adulte?

    Il tuo ragionamento (e quello di Claude) rischia di portare a questo: a una società regolata dalla paura infantile del castigo, e non da principi etici saldi, condivisi e praticati volontariamente.

    Propongo quindi al tempo stesso, più libertà e più etica, ovvero meno repressione e meno irresponsabilità.
    Tutti sognamo una società in cui la giustizia e il rispetto regnino sovrani, ma purtroppo nell'uomo c'è un'innata tendenza al male,alla trasgressione,all'errore morale che deve essere presa in considerazione e che conduce, in ogni tempo, all'edificazione di un sistema di difesa a tutela del cittadino, pensato come possibile vittima.....
    Nella questione della diffamazione, l'importante è capire cosa si intenda per cattiva fama, e come sottrarre il concetto alla visione soggettiva di ciascuno. Per questo io credo che sia diffamato solo colui al quale vengono attribuiti fatti non comprovati che la legge considera punibili, ossia che nel nome del popolo (della società civile)vengano condannati e ritenuti intimamente cattivi, perversi,disonorevoli,ossia contrari alla GIUSTIZIA. Un uomo compromette la propria fama allorchè è un uomo ingiusto, e lo è a partire da un criterio certo sebbene non oggettivo e suscettibile di nuove e diverse interpretazioni. Si tratta di una giustizia a misura d'uomo, creata per l'uomo che vive problematicamente in società,e che in questo suo vivere ricerca una felicità che nessuno ha il diritto di compromettere spargendo infamia.....

  2. #72
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    Mah... temo che anche l'attribuire azioni o qualità che non siano esattamente corrispondenti a reati possa essere una diffamazione. Ad esempio, se io dico che Fabio non sa nulla di chimica ma in realtà non è vero, l'ho comunque diffamato.

  3. #73
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    Originally posted by ZENA


    Tutti sognamo una società in cui la giustizia e il rispetto regnino sovrani, ma purtroppo nell'uomo c'è un'innata tendenza al male,alla trasgressione,all'errore morale che deve essere presa in considerazione e che conduce, in ogni tempo, all'edificazione di un sistema di difesa a tutela del cittadino, pensato come possibile vittima.....
    può essere che l'uomo sia tendenzialmente malvagio (è un'opinone condivisa da molti). Io non ci credo. Ma mettiamo pure che l'uomo tenda non al "male" (concetto metafisico) ma semplicemente a massimizzare i propri vantaggi, calpestando anche e talvolta i diritti degli altri.
    Per far fronte a ciò esiste -come ho già segnalato- l'arma dell'etica, delle virtù personali, trasmesse mediante i circuiti culturali che ogni società possiede.
    Vogliamo essere ancora più sicuri? Ammettiamo pure qualche forma di sanzione contro le prevaricazioni degli individui sugli altri. A questo punto tutto sta a QUANTA dose di repressività bisogna somministrare alla società per farla funzionare "bene". Possiamo ipotizzare da un minimum di poche, semplici e miti sanzioni, possibilmente pecuniarie o "morali" (perdita di prestigio), sino ad arrivare ad un maximum di pene forti e terrificanti (carcere, castighi corporali, morte).
    Ripeto, tutto sta a vedere il punto ottimale dove puntare l'ago della giustizia. Io propendo decisamente verso il polo minimo (sanzioni scarse, miti e morali). Detesto ogni forma di repressività/brutalità statalista ed accetterei solo il minimo indispensabile per vivere decentemente.

    saluti

  4. #74
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    Originally posted by Skepto
    Mah... temo che anche l'attribuire azioni o qualità che non siano esattamente corrispondenti a reati possa essere una diffamazione. Ad esempio, se io dico che Fabio non sa nulla di chimica ma in realtà non è vero, l'ho comunque diffamato.
    Secondo me no, perchè non conoscere la chimica non comporta un marchio di infamia, ossia una compromissione della fama che può variare da società a società, da tempo a tempo, ma che è sempre stabilita dalle leggi che un popolo si da. La fama di una persona,dal mio punto di vista, si misura sul concetto di giustizia che un ordine costituito adotta. Se io dico che Pinco Pallino è omosessuale, non lo ho diffamato. Se io dico che Tizio è un ignorante, non lo ho diffamato. Se io dico che Caio è un ladro, allora si, in quanto il furto è proibito e costituisce reato. Il mio è chiaramente un discorso legalistico, formalista e giurisprudenziale. Ma le leggi devono essere chiare e certe, e sottostare il meno possibile all'interpretazione che chiunque può darne. Altrimenti il diritto stesso perde forza e diventa aleatorio,problematico,insicuro.
    Saluti

  5. #75
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    Originally posted by Felix


    può essere che l'uomo sia tendenzialmente malvagio (è un'opinone condivisa da molti). Io non ci credo. Ma mettiamo pure che l'uomo tenda non al "male" (concetto metafisico) ma semplicemente a massimizzare i propri vantaggi, calpestando anche e talvolta i diritti degli altri.
    Per far fronte a ciò esiste -come ho già segnalato- l'arma dell'etica, delle virtù personali, trasmesse mediante i circuiti culturali che ogni società possiede.
    Vogliamo essere ancora più sicuri? Ammettiamo pure qualche forma di sanzione contro le prevaricazioni degli individui sugli altri. A questo punto tutto sta a QUANTA dose di repressività bisogna somministrare alla società per farla funzionare "bene". Possiamo ipotizzare da un minimum di poche, semplici e miti sanzioni, possibilmente pecuniarie o "morali" (perdita di prestigio), sino ad arrivare ad un maximum di pene forti e terrificanti (carcere, castighi corporali, morte).
    Ripeto, tutto sta a vedere il punto ottimale dove puntare l'ago della giustizia. Io propendo decisamente verso il polo minimo (sanzioni scarse, miti e morali). Detesto ogni forma di repressività/brutalità statalista ed accetterei solo il minimo indispensabile per vivere decentemente.

    saluti
    Il problema della malvagità umana è un problema filosofico grandissimo che chiaramente non si può liquidare in due parole. Si può interpretarlo neo-platonicamente, agostinianamente, kantianamente, utilitaristicamente, ma non è questo il punto della questione. Riconosciuto che in una società un certo tasso di reati è endemico, bisogna capire in che misura la pena può essere deterrente e in che modo può far si che il soggetto rielabori criticamente le proprie azioni. Posto che esistono reati di una tale efferatezza, che non si giustificano con una semplice massimizzazione del proprio vantaggio, è necessario secondo me evitare di creare uno Stato crimonogeno e giustizialista, riconoscere l'origine sociale di alcuni crimini, rispettare l'intangibilità della vita e dei diritti umani, ma intervenire con sanzioni equilibrate, rigide, A MISURA del crimine commesso. Data una pluralità di colpe, è necessario introdurre una pluralità delle pene che tenga in considerazione ogni variante e che possa davvero riabilitare socialmente il reo e restituire alla società un uomo consapevole dell'importanza del diritto. Giustizia è effettivamente fatta non quando un colpevole è stato represso e reso moralmente ancor più brutto, ma quando il reo ristabilisce in sé il sentimento della giustizia stessa.

  6. #76
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    Originally posted by ZENA


    Secondo me no, perchè non conoscere la chimica non comporta un marchio di infamia, ossia una compromissione della fama che può variare da società a società, da tempo a tempo, ma che è sempre stabilita dalle leggi che un popolo si da. La fama di una persona,dal mio punto di vista, si misura sul concetto di giustizia che un ordine costituito adotta. Se io dico che Pinco Pallino è omosessuale, non lo ho diffamato. Se io dico che Tizio è un ignorante, non lo ho diffamato. Se io dico che Caio è un ladro, allora si, in quanto il furto è proibito e costituisce reato. Il mio è chiaramente un discorso legalistico, formalista e giurisprudenziale. Ma le leggi devono essere chiare e certe, e sottostare il meno possibile all'interpretazione che chiunque può darne. Altrimenti il diritto stesso perde forza e diventa aleatorio,problematico,insicuro.
    Saluti
    Però se io dico ciò in occasione di una selezione per un posto di lavoro, ho effettivamente danneggiato Fabio. Analogamente, se dico che Tizio è omosessuale e la cosa non corrisponde a verità nella società attuale faccio sì che la gente lo veda di cattivo occhio. Siccome qualsiasi attributo o condizione può assumere un significato negativo, sarebbe teoricamente perseguibile solo un'affermazione non corrispondente a verità.

  7. #77
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    Originally posted by Skepto


    Però se io dico ciò in occasione di una selezione per un posto di lavoro, ho effettivamente danneggiato Fabio. Analogamente, se dico che Tizio è omosessuale e la cosa non corrisponde a verità nella società attuale faccio sì che la gente lo veda di cattivo occhio. Siccome qualsiasi attributo o condizione può assumere un significato negativo, sarebbe teoricamente perseguibile solo un'affermazione non corrispondente a verità.
    Io non metto in dubbio che gli esempi che tu indichi possano essere forme di diffamazione. E' ovvio: attribuire una qualifica negativa a un'altra persona significa squalificarlo, magari anche danneggiarlo. Il mio discorso verte su un altro punto: sulla diffamazione perseguibile. Perchè questo è il nocciolo del problema. Avere un diritto certo e non fondato sull'interpretazione soggettiva,sul probabile danno procurato,o sul singolo caso particolare, o su parole destinate ad essere merce di avvocatura....... Quando si contesta l'opinione, è sempre necessario usare i piedi di piombo, non chieder interventi bruschi da parte dell'autorità, ma identificare con la logica dei limiti che possano essere ridotti, al limite, dal buon senso di ognuno.....
    Saluti

  8. #78
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    Certo, io infatti pensavo di estenderlo a tutte le affermazioni non comprovabili e che non hanno valenza di insulto gratuito.

  9. #79
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    Il diritto di diffamazione non esiste, e non esiste nemmeno su internet, se si sbaglia si paga e se a fartela pagare sono dei potenti le conseguenze potrebbero essere disastrose.

  10. #80
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    D'accordo per metà: non esiste un diritto alla diffamazione, ma non dovrebbe fare differenza chi la fa pagare.

 

 
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