Vigna: Borrelli mi ha sempre negato le rogatorie su Cosa
nostra.
La procura della Repubblica di Milano ha spesso utilizzato con molta autonomia il meccanismo delle rogatorie. La discrezionalità del loro uso è stata tale che perfino la procura nazionale antimafia si è dovuta arrendere e per anni non ha ottenuto alcuna copia delle rogatorie richieste a Milano su alcune delicatissime indagini riguardanti Cosa nostra. Il rito ambrosiano è stato ricordato e criticato ieri dal procuratore nazionale antimafia Pier Luigi Vigna. Secondo il responsabile della Dna, egli nel '97 scrisse ai magistrati di Milano per aver copia di alcune rogatorie necessarie per fronteggiare il crimine organizzato. "Ho indicato l'aspetto positivo della legge sulle rogatorie perché fin dal '97 ho invitato per iscritto i procuratori a mandarmi copia delle rogatorie. La conoscenza delle rogatorie significava per me la conoscenza dei fenomeni criminali nella proiezione estera. La procura ingaggiò con me un carteggio, bellissimo a vedersi, affermando che non avevo questo diritto. Il procuratore aggiunto (Manlio Claudio Minale, ndr) non me le avrebbe mandate perché negava che le rogatorie fossero atti d'indagine; anche il procuratore capo (Saverio Borrelli, ndr) era dell'avviso che non mi spettassero. Ho avanzato una richiesta anche alla direzione generale degli affari penali (ministero della Giustizia, ndr): non mi ricordo se ho ricevuto una risposta, ma comunque, le copie delle rogatorie non mi sono state mandate".
Sulle dichiarazioni di Vigna è intervenuto il senatore Emiddio Novi il quale ha detto che i "magistrati milanesi con questi comportamenti depotenziano il lavoro della Dna che è organo di coordinamento antimafia. Per fortuna la nuova legge sulle rogatorie, tanto contestata dalla sinistra, impedirà questi comportamenti incomprensibili e opachi di consistenti settori della magistratura di rito ambrosiano".




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