Interventista Totale - La Guerra per il Gusto del Combattere
Interventista Nazionale - Riunire Trento e Trieste alla Madre Patria
Interventista SindacalRivoluzionario - Unica possibilità di Resurrezione del Proletariato
Neutralmente "Attivo"-Lealista - Non son molto convinto, ma se il Re ordina, io parto
Neutralmente"Solidaristico"-Non capisco le ragioni,ma se partono tutti i miei amici,vado anch'io
Neutralmente"Medio" - Se proprio mi vengono a cercare...
Neutralista nel senso letterale del termine - Cazzi Loro, non mi vengano a cercare
Altro Interventismo - Fuggo da casa e vado a combattere per Cecco Beppe
Antinterventista Pacifico- E' un inutile Strage
Antinterventista Socialista - E' la guerra dei ricchi contro i poveri
Diserzione/Renitenza immediata - Fuga in Svizzera
Altro




Vista la mia collocazione geografica direi interventista totale nella guerra contro il terrorismo serbo.


So che c'è la scelta multipla, ma ho volutamente votato solo la prima.
Si doveva combattere.
Dove e con chi non mi sarebbe interessato.
Con gli Imperi Centrali avremmo avuto comunque Trento e Trieste (o forse solo Trento) e avremmo evitato al mondo la vittoria delle potenze democratiche.
Con gli Alleati avremmo schiantato i coglioni alla monarchia protestante luterana principale, liberato le terre irredente, schiacciato i musulmani dell'Impero Ottomano.
'....il mio cuore è nero e vuole la battaglia....'


Sarei stato un interventista avente di mira Trento e Trieste, vista non solo come città italiana irredenta ma - unitamente a Fiume e alla Dalmazia - come trampolini di una politica imperialistica italiana nell'Adriatico e nei Balcani.
In un libello di storia militare, "Le bande VAC (volontari anti-comunisti) in Dalmazia", l'autore Teodoro Francesconi (già militare della RSI sull'Isonzo nel 1943-45 e autore del libro "Gorizia 1940-47") costruisce un'interessante ipotesi storica.
Ricorda come nel 1866, l'elemento dalmata di stirpe italiana attendesse con trepidazione l'unione della propria terra alla Madrepatria.
Addirittura, pare che alla vigilia della battaglia di Lissa il "mirabile podestà" di Spalato, Antonio Bajamonti, e altri 400 notabili spalatini attendessero l'esito della battaglia nel palazzo comunale, pronti ad accogliere la Regia Marina.
Finì putroppo come finì.
Ma l'autore immagina che la guerra del 1866 finisse altrimenti, cioè con la liberazione dell'Istria, della Dalmazia e di Trieste, impedendo così la slavizzazione del litorale dalmata e peremttendo così all'Italia, in una ipotetica guerra europea situata in uno scenario completamente diverso da quello del 1915-18, di volgersi verso Savoia, Nizza, Corsica, Tunisia e Malta.
Ma senza la vittoria del 1866, non ci potè essere quel seguito.


Vabbé questa però non te la passo.
A parte che la Germania era mezza cattolica, sinceramente di "schiantare i coglioni" alla Prussia luterana (assieme a chi, poi? All'Inghilterra scismatica ed alla Francia quasi-atea) avrei preferito evitare.
Se c'è proprio una cosa che la Prima Guerra Mondiale non fu, è una guerra di religione.
In effetti a pensarci bene non so quali altre guerre possano considerarsi "di religione" dopo la pace di Westfalia (1648).
Ultima modifica di Pieralvise; 13-09-09 alle 00:14
L'arte di essere P.A.




Patria e Socialismo.
Seconda e terza opzione
Passata la buriana facciamo i conti


Su !
Preferisco di no.


Probabilmente avrei cercato in ogni modo di evitare l'arruolamento.
Mi dichiaro neutralista principalmente per due ragioni:
1) Non ho abbastanza palle per scendere di mia spontanea volontà su un campo di battaglia. Preferisco tenermi stretta la pellaccia.
2)Non mi piace essere considerato un'anonima pedina al servizio di interessi altrui.