cari amici
non ho mai nascosto di essere stato da sempre fiero sostenitore di un provvedimento che mi auguro quanto prima il presente Governo si decida ad attuare: abolizione della giornata del 25 aprile come festività nazionale.
Bellissimo esempio e sprone in proposito ci viene dalla città di Trieste, i cui cittadini in occasione della cosidetta 'liberazione' ebbero a subire persecuzioni talmenete inumane e bestiali, che a tutt'oggi la parola 'orrore' è assolutamente inadeguata a descriverle. Per la prima volta nella storia della città e nella storia dell'Italia del dopoguerra, le autorità del Comune e della Provincia ricorderanno il occasione del 25 aprile non già la 'festa della liberazione', bensì terrnanno una cerimonia in ricordo di 'tutti i caduti per la Libertà'.
Naturalmente le polemiche non sono mancate, proveniente non solo, cosa del resto scontata, da sinistra, ma anche dalle fila della stessa maggioranza di Governo, polemiche a cui due articoli comparsi oggi su Il Piccolo, che propongo ai lettori, danno ampio risalto.
Dal mio punto di vista penso sia superfluo sottolineare la mia personale entusiasta solidarietà con le autorità di Trieste, in specie con l'assessore Menia che più di ogni altro si è fatto promotore della splendida iniziativa, e mi permetto di fornire loro solo un piccolo e umile consiglio: ...a polemiche ed invettive, da destra come da manca, si risponde con un sublime, genuino, incomparabilmente stupendo...
...me ne frego!!!...
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Nobis ardua
Comandante CC Carlo Fecia di Cossato
Reazioni contrastanti sulla decisione del Comune e della Provincia di ricordare domani ‘tutti i Caduti’. Il presidente delle Comunità Ebraiche: ‘Scelte lepeniste’
Il 25 Aprile declassato fa discutere anche a Roma
Casini rammaricato di non poter esserci. Per Fini è un caso locale. Violante: ‘È la peggior destra’
Il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini esprime rammarico per la mancata presenza alla cerimonia che si svolgerà domani alla Risiera di San Sabba, in occasione della Festa della Liberazione, come era stato annunciato in un primo momento. E’ quanto si apprende da Montecitorio dopo che si è aggravata la spaccatura tra Comune e Provincia da una parte, e il Comitato per la difesa dei valori della Resistenza dall’altra. Una polemica i cui echi sono giunti fino a Roma. Il presidente della Camera non individua tuttavia dei responsabili di questa sua mancata presenza a Trieste, e annuncia che il 25 Aprile lo celebrerà insieme al Capo dello Stato a Roma. Ma si dice comunque dispiaciuto per le divisioni sorte in città.
Molto più abbottonato Gianfranco Fini. Il vicepremier interpellato in merito alla disputa sul 25 Aprile, fa sapere attraverso il suo portavoce di voler lasciare la questione agli esponenti triestini di Alleanza Nazionale. Non è il caso, precisano da via della Scrofa, di far entrare Fini, per il rilievo istituzionale che ha, in una polemica locale.
Durissimo invece il commento dell’ex presidente della Camera Luciano Violante. Per l’esponente dei Democratici di sinistra ‘A Trieste la destra rivela il suo volto peggiore, quello della non accettazione della vittoria della Resistenza sul nazismo e sul fascismo’.
Secondo l’esponente Ds ‘il 25 Aprile non si celebra una generica festa della libertà, ma la Liberazione dell'Italia democratica e repubblicana dalla dittatura e dalla vergogna’. ‘Nessuna prevaricazione - avverte - e nessuna ipocrisia potranno nascondere questa grande verità’.
E conclude con un pronostico, sfavorevole al Centrodestra locale: ‘Saranno i cittadini democratici - dichiara Violante - e non le istituzioni a ricordare il 25 Aprile a Trieste. Questo segnerà in modo grave la perdita di prestigio e di credibilità delle amministrazioni del comune e della provincia, la loro distanza dai valori civili che caratterizzano l'Italia repubblicana’.
Chi non esita a fare dei parallelismi fra Trieste e quanto sta accadendo in Francia, dove sta montando l’onda elettorale dell’estrema destra, è Amos Luzzatto. Secondo il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche ‘tutto questo appartiene a una forte ripresa generale della destra in Europa, che va nella linea del trionfo di Le Pen e Haider. Posizioni che preoccupano moltissimo perché significa riportare la storia al 1945. Cercando di omologare tutte le battaglie’. Per l'esponente della Comunità Ebraica ‘il problema non è piangere i morti. I morti li piangiamo tutti, con il rispetto e l’onore per chi non c’è più’. ‘Qui però - avverte - si tratta di onorare le loro battaglie. Questo è il punto sul quale bisogna stare attenti. Si stanno onorando battaglie che erano in contrasto: o ci si batteva contro il fascismo, o per il fascismo’.
In altre parole, quanto stanno facendo il Comune e la Provincia di Trieste ‘è l’unico caso in Italia. Ed è contro la legge’ approvata nel 1949.
Intanto, il Comune ha ufficializzato le cerimonie che si terranno nella giornata di oggi, che precedono quelle centrali di domani mattina, ovvero le tre tappe alla Foiba, alla Risiera e a San Giusto. Corone d’alloro saranno deposte stamane, a partire dalle 8,30, al Cippo della Resistenza nel Parco della Rimembranza, nonché nelle via Massimo d’Azeglio, Ghega, a Villa Opicina (Poligono), e a Basovizza (Osservatorio). Sempre oggi, ma alle 20, saranno commemorati i Caduti per la Libertà del rione di San Giovanni: saranno deposte delle corone sulla lapide del Narodni Dom-Casa della cultura. Successivamente verranno deposti dei fiori in via Pindemonte al cippo di Alma Vivoda, nonché a Sottolongera e Longera. E altrettanto faranno i cittadini di Servola, S. Anna e Coloncovez. La celebrazione si terrà domani alle 9,30 presso il monumento in via dell’Istria al numero civico 192.
Anche il Comitato per la difesa dei valori della Resistenza, come riferito nell'edizione di ieri, ha ufficializzato il programma della ‘propria’ cerimonia che alla Risiera avrà inizio domani alle 12 (dopo i riti religiosi ai quali sarà presente) con la deposizione di una corona d’alloro. Oratori ufficiali Giovanni Miccoli, direttore del Dipartimento di Storia e di Storia dell’arte all’Università cittadina, e il sindaco di Monrupino Alessio Krizman che parlerà in lingua slovena. Presente il Coro partigiano Pinko Tomazic, il duo composto da Alfredo Lacosegliaz e Edy Meola interpreterà ‘Fuma el camin’ di Carolus Cergoly; a Maurizio Zacchigna, Matejka Grgic e Esma Beslagic sarà affidata la lettura di testi.
Molti altri gruppi e associazioni annunciano iniziative legate al 25 Aprile: la Uil, che è parte del Comitato, partecipa soltanto alla cerimonia promossa dal Comitato stesso, mentre oggi renderà omaggio ai martiri delle foibe alle 16. Anche la Spi-Cgil si associa alla cerimonia della Risiera promossa dal Comitato, mentre l'Associazione deportati e perseguitati politici italiani antifascisti, in una nota ribadisce che ‘il 25 Aprile è la Festa della Liberazione, che non deve essere inquinata da nostalgiche ‘riconciliazioni’, e che va celebrata nel tradizionale spirito delle precedenti commemorazioni’. Il Fronte sociale nazionale organizza invece una serie di manifestazioni per la ricorrenza. Alle 11 di domani una rappresentanza sarà alla Foiba di Basovizza, mentre nel pomeriggio si tiene una conferenza sul tema: ‘I crimini dei vincitori’.
Alessio Radossi
I politici triestini si spaccano sul modo di celebrare la ricorrenza. E intanto anche la Cgil ricorda che ‘Liberazione c’è stata, ma solo dal nazifascismo’
An attacca: ‘Sinistra razzista’. Illy: ‘E’ il Polo che divide’
Divisi sulla Liberazione. I politici triestini non riescono a trovare un linguaggio comune quando il tema è il 25 Aprile. Alleanza Nazionale accusa la sinistra e Illy, Illy critica il Centrodestra e rimanda al mittente le accuse, i sindacati ribadiscono il loro ‘no’ alla riconciliazione forzata.
Paris Lippi, ad esempio, segretario provinciale di An, tira in ballo il collega dei Ds. ‘E’ stato proprio Bruno Zvech ha dire che, in fondo, ci sono i morti di tutti i colori. Se concordiamo su questo, allora vorrei sapere perché la sinistra dice che ci sono morti di serie A e morti di serie B? Perché un giorno che dovrebbe essere di unione loro stanno cercando, in maniera razzista, di farlo diventare il giorno della spaccatura?’.
Secondo Lippi quindi la decisione di effettuare tre cerimonie ‘è la soluzione ideale’. E ricorda che ‘anche il signor Illy, quand’era sindaco, aveva detto che la vera liberazione di Trieste non era il 25 aprile, ma il 10 giugno, quando se ne andarono i titini. E possiamo concordare. Ma non capiamo perché se lo dice Illy va bene ed è civile, se invece lo diciamo noi, sembriamo dei razzisti, oppure quelli che vogliono spaccare. A questo punto, con questi settarismi, un accordo mi sembra impossibile’.
Pronta la precisazione dell’ex sindaco. ‘Non ho mai detto quanto mi attribuisce Lippi - avverte Riccardo Illy - anche se è vero, lo riconosco: Trieste ha vissuto la Liberazione in maniera diversa. Detto questo però, abbiamo sempre partecipato alla festa nazionale condividendone i valori di libertà, perché rappresenta un ricordo per le vittime del nazifascismo a Trieste’. E rilancia un’idea che gli è cara: ‘Ritengo più utile una festa della riconciliazione per ricordare insieme le vittime di tutti i totalitarismi, da tenersi in una data diversa. Non mi pare quindi che la soluzione adottata dal Comune sia adeguata, e temo che invece di riconciliare, non farà altro che aumentare la frattura nella città’.
E il ‘no’ al declassamento del 25 Aprile arriva anche da Waldy Catalano, segretario della Cgil. ‘Deve essere respinta - attacca il sindacalista - ogni chiave di lettura che non corrisponda ai valori e agli ideali che rappresenta questa celebrazione. E’ una Festa della Liberazione su tutto il territorio nazionale, i cui valori non possono venire mistificati. Tutti i caduti hanno pari dignità. Le diverse tragedie di queste terre possono essere ricordate in maniera specifica. Ma il 25 Aprile deve rimanere quello che è: la liberazione del Paese dall’occupazione nazifascista’.
Ieri pomeriggio intanto, una delegazione della Cgil ha deposto in via Ghega una corona in omaggio ai 52 caduti, prima fucilati al poligono dai Tedeschi e poi esposti impiccati lungo le scale del conservatorio il 23 aprile del 1944.
a.r.




Nobis ardua
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