Ha ragione Afam, tempo fa ne ho parlato.Originally posted by tony
si...e allora mi dovresti spiegare perche' Mussolini si assunse publicamente la responsabilita' di quell'omicidio...vuoi dirmi che Mussolini era pure un coglione?
Allora... Mussolini in realtà non era un dittatore, era solo un socialista aspirante dittatore... ne avrebbe dovuto fare di strada prima di imparare a fare il dittatore!!!
Troppi compromessi con tutti, troppa coglioneria buonista... lo ammetto!
Sulla scorta di precedenti discussioni fatte in altri forum non di POL, discorrendo con gente che ha letto molti, molti libri poco diffusi e soprattutto documenti inediti, credo di potervi dare alcune delucidazioni sulle asserite responsasbilità oggettive del Duce nell'omicidio di Giacomo Matteotti.
Molti valenti storici dopo aver escluso che il Duce avesse ordinato direttamente un'omicidio che certamente gli creò solo problemi, indulgono ad accreditargli una responsabilità "oggettiva".
Le risultanze processuali a carico dei componenti della squadra omicida, del resto, non hanno in alcun modo lambito, in modo serio e pregnante, la figura di Mussolini.
Il deputato sindacalista Malusardi diede invece un'altra chiave di letture del delitto.
Già nel 1923 Mussolini aveva compreso che la borghesia (che indubbiamente aveva dato un sostegno decisivo al movimento Fascista) intendeva "ingabbiare" la carica sociale che il Fascismo di S. Sepolcro portava con sé.
Il Duce diede mandato, ovviamente informale, all'on. Malusardi di contattare i sindacati socialisti per riunificare la vecchia famiglia socialista intorno al grande ed ambizioso progetto di rimodernizzazione dell'Italia. Malusardi prese contatto con il sindacalista biellese Rinaldo Rigola che sembrò non disdegnare questa nuova iniziativa offerta dal Fascismo-movimento, dal Fascismo-sociale, che cercava di non diventare (come invece divenne) il Fascismo-regime.
In questo quadro pensare che il DUCE volesse esasperare il quadro di ostilità nei confronti dei socialisti é illecito oltre che contraddittorio. Non é un caso che il DUCe abbia dichiarato che il suo peggior nemico non avrebbe potuto tirargli un tiro peggiore, affermazione confermata e totalmete in contrasto con la presunta "dov'é la ceka, dov'é Dumini?".
Infatti il suo processo di riunificazione tra il mondo Fascista e quello socialista venne definitivamente vanificato con il delitto Matteotti, e dall'AVentino, che segnarono una decisiva frattura con quell'area che il Duce sognava di recuperare al suo progetto, insidiato dalla presenza, immediatamente ingombrante e condizionante, della borghesia liberale e liberistica.
Ma perché dunque morì Matteotti?
Per comprendere la vera dinamica di quel fatto di sangue, basti pensare all'intervista che il figlio Matteo Matteotti rilasciò, una quindicina di anni fa, a Marcello Staglieno, e che fu pubblicata da "Storia Illustrata".
In essa sono contenute affermazioni clamorose. Secondo lui e la famiglia (e non credo che il figlio, e la famiglia, di un uomo assassinato possa essere accusato di faziosità...) dietro l'omicidio del padre non ci sarebbe stato Mussolini, bensì il re... come ho anticipato nel precedente messaggio; e all'origine della morte del deputato socialista non ci sarebbero state le tanto decantate denunce delle violenze fasciste (poco significative, aggiungo io, perché le violenze fasciste erano sotto gli occhi di tutti, esattamente come sotto gli occhi di tutti era il fatto che esse nascevano per reazione alle violenze dell'estrema sinistra...), ma ben altro.
Giacomo Matteotti, che era un massone d'altro grado, nel 1924 aveva compiuto un viaggio in Inghilterra; qui la loggia "The Unicorn and the Lion" gli aveva comunicato, fornendogli i relativi documenti, che la Sinclair (quella dello "scandalo dei petroli", il cosiddetto "Affare Sinclair", appunto...) era in possesso di due scritture private del re d'Italia Vittorio Emanuele III.
Dalla prima risultava che quest'ultimo era diventato azionista della Sinclair (dal 1921), ma senza pagare un soldo; con la seconda, invece, il monarca italiano si impegnava a tenere nascosti, il più a lungo possibile, i giacimenti petroliferi in Libia.
Così, in altre parole, il re ci avrebbe guadagnato, mentre l'Italia avrebbe continuato ad essere strangolata... Matteotti tornò, dunque, con l'intenzione di denunciare questo nobile comportamento del nostro sovrano, senz'altro qualificabile come alto tradimento... Denuncia ben più ghiotta di quella di cui sopra... Il re lo seppe e, temendo lo scandalo (e paventando inoltre, lui e la borghesia industriale, l'ipotesi, formulata da Mussolini, di un possibile governo fascisti/socialisti...), prese, con questo stranissimo delitto eseguito da gasati farinacciani (i quali, chissà perché, fecero di tutto per farsi scoprire...), parecchi piccioni con una fava: sventò il governo a partecipazione socialista, ebbe Mussolini (che, a questo punto, sarebbe stato anche lui una vittima...) in pugno, e potè sottrarre la pericolosissima documentazione che lo inchiodava...
Ricordo, infine, che il Duce concesse un vitalizio ai familiari di Matteotti, persone dignitose che mai avrebbero accettato quel denaro se avessero saputo che era stato proprio Mussolini a pronunciare la condanna a morte del loro congiunto.
Mussolini non voleva Matteotti morto, egli fu costretto assumersene la responsabilità politica alla camera dei deputati.
Il re poteva far buttare fuori il Duce in qualunque momento se egli non lo avesse fatto, così come fu lo stesso sovrano a permettere la riuscita della marcia su Roma in cambio che il Duce stracciasse il programma di S. Sepolcro.




2010:
Rispondi Citando
