Michele Santoro si proclama vittima di un regime che lo vorrebbe cacciare dalla Rai. Ma i fatti dicono il contrario: è stato lui ad imporre il veto sulla partecipazione di Renato Schifani, capogruppo di FI al Senato, alla sua trasmissione. Quindi l’unica, vera lista di proscrizione l’ha compilata Santoro, liberal per finta.
Ecco i fatti, riassunti da testimoni. Ci fu una insolita trattativa prima di scegliere gli ospiti; trattativa che Santoro, beneficiato da un compenso annuo di un miliardo e duecento milioni di vecchie lire, secondo un vecchio copione, non ha condotto direttamente con i rappresentanti della CdL, ma con la mediazione del D.G. Sacclà. “Vorrei dedicare la puntata al dopo sciopero generale”, aveva annunciato Santoro giovedì 18. E Saccà gli aveva garantito l’intervento di Renato Brunetta, economista di FI, con l’assenso di Paolo Bonaiuti. Ma dopo le dichiarazioni di Berlusconi a Sofia sull’uso “criminoso” della Tv da parte di Santoro, Biagi e Luttazzi, Santoro cambia il titolo: niente più sciopero, si parla di Rai. Fuori Brunetta, dentro il portavoce di AN, Mario Landolfi.
Ma questi, annusata l’aria, rifiuta. Dalla CdL propongono Schifani. Ma Rutelli, in studio con Santoro, lo giudica un osso troppo duro. Santoro gli fa da sponda e pone il veto.
Che Saccà incassa. Regime?
Di sicuro, per il “partigiano” Santoro, è una pacchia, ben pagata.
Due domande: Biagi, Santoro e Luttazzi è una vita che si danno da fare per cacciar via Berlusconi, e un sacco di gente è pronta a difenderli, “a costo della vita”.
Com’è che Berlusconi, che vorrebbe cacciar via i tre, non trova nessuno che lo difenda?
E’ o non è pubblica, cioè di tutti, la Rai? Quindi non è di Santoro; o meglio, se anche lui paga il canone ha sulla Rai gli stessi diritti che ho io. Quindi, con quali diritti Santoro emette veti sui partecipanti alle trasmissioni che lui conduce?
Padronissimo di non farla, la trasmissione, se il contratto prevede clausole per casi del genere, ma non credo possa porre veti.
Su nessuno.
saluti




Rispondi Citando