Papa: Peterson fu incompreso, ma in lui trovai teologia che cercavo
Rigoroso metodo storico unito alla fede e alla Tradizione
Marinella Bandini
Roma, 27 ott (Il Velino)
“Ho scoperto per la prima volta la figura di Erik Peterson nel 1951. Lo lessi con curiosità crescente e mi lasciai davvero appassionare da questo libro, perché lì c’era la teologia che cercavo”: Benedetto XVI
consegna il suo ricordo personale dell’incontro con il teologo tedesco, morto 50 anni fa, il 26 ottobre 1960. Nato e morto ad Amburgo, la sua città, in realtà visse buona parte della sua vita a Roma, dove si costruì anche una famiglia. Nato evangelico, si convertì al cattolicesimo e per questo perse la cattedra in Germania e si trasferì a Roma, ed “è rimasto per tutta la vita privo di una base sicura e senza una patria certa, veramente in cammino con la fede e per la fede”. Peterson “non ha trovato un vero posto in tutta la sua vita, dove poter ottenere riconoscimento e stabile dimora”, anche dal punto di vista teologico. Sconosciuto ai più, “autore raccomandato in una cerchia ristretta”, solo ultimamente è venuto alla luce il suo influsso su teologi come lo stesso Joseph Ratzinger.
In questi giorni in Vaticano, Peterson è stato ricordato in un Simposio Internazionale a lui dedicato. Ratzinger conobbe dunque Peterson nel 1951: “Allora – racconta - ero Cappellano a Bogenhausen e il direttore della locale casa editrice Kösel, il signor Wild, mi diede il volume, appena pubblicato, ‘Theologische Traktate’ (Trattati teologici)”.
“Lo lessi con curiosità crescente e mi lasciai davvero appassionare da questo libro, perché lì c’era la teologia che cercavo: una teologia – spiega il Papa -, che impiega tutta la serietà storica per comprendere e studiare i testi, analizzandoli con tutta la serietà della ricerca storica, e che non li lascia rimanere nel passato, ma che, nella sua investigazione, partecipa all’autosuperamento della lettera, entra in questo autosuperamento e si lascia condurre da esso e così viene in contatto con Colui dal quale la teologia stessa proviene: con il Dio vivente”. Il giovane Ratzinger, all’epoca 24enne, rimase affascinato dall’approccio di Peterson: “Da lui ho imparato, in modo più essenziale e profondo, che cosa sia realmente la teologia e ho provato perfino ammirazione”. Dopo la conversione “era divenuto straniero nella teologia evangelica ed è rimasto straniero anche nella teologia cattolica, come era allora. Oggi sappiamo che egli appartiene a entrambe, che entrambe – esorta Benedetto XVI - devono imparare da lui tutto il dramma, il realismo e l’esigenza esistenziale e umana della teologia”.
Erik Peterson, “è stato certamente apprezzato e amato da molti, un autore raccomandato in una cerchia ristretta, ma non ha ricevuto il riconoscimento scientifico che avrebbe meritato; sarebbe stato, in qualche modo, troppo presto” dice il Papa, che esprime grande apprezzamento al cardinale Lehmann e i suoi collaboratori per l’iniziativa di pubblicare le opere di Peterson in una edizione completa.
“Così l’attenzione che gli viene rivolta attraverso questa edizione è più che giusta (...). Auspico che con questo sia diffuso ulteriormente il pensiero di Peterson, che non si ferma nei dettagli, ma che ha sempre una visione dell’insieme della teologia”.
Benedetto XVI ha anche sottolineato la visione teologica di Peterson, secondo il quale “la Sacra Scrittura diventa ed è vincolante non in quanto tale, essa non sta solo in se stessa, ma nell’ermeneutica della Tradizione apostolica, che, a sua volta, si concretizza nella successione apostolica e così la Chiesa mantiene la Scrittura in un’attualità viva e contemporaneamente la interpreta”.
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