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Discussione: Erik Peterson

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    Predefinito Erik Peterson

    ERIK PETERSON: L'OSSERVATORE ROMANO, BENEDETTO XVI RICORDA IL TEOLOGO TEDESCO



    "Non ha mai trovato un vero posto in tutta la sua vita, dove poter ottenere riconoscimento e stabile dimora. E proprio la precarietà della sua esistenza (acuita dalla perdita dell'insegnamento dopo la sua conversione al cattolicesimo) ha determinato il fatto che molte delle cose da lui pensate e scritte siano rimase frammentarie".È la riflessione di Benedetto XVI sul teologo tedesco Erik Peterson (1890-1960), riportata dall’Osservatore Romano. All’opera di Peterson è dedicato il convegno in corso in questi giorni a Roma, in occasione del cinquantesimo anniversario della morte. I partecipanti all’incontro sono stati ricevuti questa mattina in udienza dal Papa nella Sala Clementina. Per il Santo Padre, la vita di Peterson può essere riassunta in un passaggio della Lettera agli Ebrei (13,14): "Non abbiamo quaggiù una città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura". Secondo il Pontefice, "particolarmente prezioso" è stato e "continua a essere l'impegno di quanti stanno lavorando all'edizione della sua opera e alla sua traduzione in varie lingue (italiano, francese, spagnolo, inglese, ungherese e perfino cinese)". Si tratta di "un'opera nella quale emerge chiaramente come il suo pensiero non si ferma mai ai dettagli, ma sa contemplare sempre l'insieme della teologia".

    Il maestro di Ratzinger - LASTAMPA.it
    .

    Papa: Peterson fu incompreso, ma in lui trovai teologia che cercavo

    Rigoroso metodo storico unito alla fede e alla Tradizione

    Marinella Bandini

    Roma, 27 ott (Il Velino)

    “Ho scoperto per la prima volta la figura di Erik Peterson nel 1951. Lo lessi con curiosità crescente e mi lasciai davvero appassionare da questo libro, perché lì c’era la teologia che cercavo”: Benedetto XVI consegna il suo ricordo personale dell’incontro con il teologo tedesco, morto 50 anni fa, il 26 ottobre 1960. Nato e morto ad Amburgo, la sua città, in realtà visse buona parte della sua vita a Roma, dove si costruì anche una famiglia. Nato evangelico, si convertì al cattolicesimo e per questo perse la cattedra in Germania e si trasferì a Roma, ed “è rimasto per tutta la vita privo di una base sicura e senza una patria certa, veramente in cammino con la fede e per la fede”. Peterson “non ha trovato un vero posto in tutta la sua vita, dove poter ottenere riconoscimento e stabile dimora”, anche dal punto di vista teologico. Sconosciuto ai più, “autore raccomandato in una cerchia ristretta”, solo ultimamente è venuto alla luce il suo influsso su teologi come lo stesso Joseph Ratzinger.
    In questi giorni in Vaticano, Peterson è stato ricordato in un Simposio Internazionale a lui dedicato. Ratzinger conobbe dunque Peterson nel 1951: “Allora – racconta - ero Cappellano a Bogenhausen e il direttore della locale casa editrice Kösel, il signor Wild, mi diede il volume, appena pubblicato, ‘Theologische Traktate’ (Trattati teologici)”.
    “Lo lessi con curiosità crescente e mi lasciai davvero appassionare da questo libro, perché lì c’era la teologia che cercavo: una teologia – spiega il Papa -, che impiega tutta la serietà storica per comprendere e studiare i testi, analizzandoli con tutta la serietà della ricerca storica, e che non li lascia rimanere nel passato, ma che, nella sua investigazione, partecipa all’autosuperamento della lettera, entra in questo autosuperamento e si lascia condurre da esso e così viene in contatto con Colui dal quale la teologia stessa proviene: con il Dio vivente”. Il giovane Ratzinger, all’epoca 24enne, rimase affascinato dall’approccio di Peterson: “Da lui ho imparato, in modo più essenziale e profondo, che cosa sia realmente la teologia e ho provato perfino ammirazione”. Dopo la conversione “era divenuto straniero nella teologia evangelica ed è rimasto straniero anche nella teologia cattolica, come era allora. Oggi sappiamo che egli appartiene a entrambe, che entrambe – esorta Benedetto XVI - devono imparare da lui tutto il dramma, il realismo e l’esigenza esistenziale e umana della teologia”.
    Erik Peterson, “è stato certamente apprezzato e amato da molti, un autore raccomandato in una cerchia ristretta, ma non ha ricevuto il riconoscimento scientifico che avrebbe meritato; sarebbe stato, in qualche modo, troppo presto” dice il Papa, che esprime grande apprezzamento al cardinale Lehmann e i suoi collaboratori per l’iniziativa di pubblicare le opere di Peterson in una edizione completa.
    “Così l’attenzione che gli viene rivolta attraverso questa edizione è più che giusta (...). Auspico che con questo sia diffuso ulteriormente il pensiero di Peterson, che non si ferma nei dettagli, ma che ha sempre una visione dell’insieme della teologia”.
    Benedetto XVI ha anche sottolineato la visione teologica di Peterson, secondo il quale “la Sacra Scrittura diventa ed è vincolante non in quanto tale, essa non sta solo in se stessa, ma nell’ermeneutica della Tradizione apostolica, che, a sua volta, si concretizza nella successione apostolica e così la Chiesa mantiene la Scrittura in un’attualità viva e contemporaneamente la interpreta”.

    © Copyright Il Velino
    Ultima modifica di :Esther:; 30-10-10 alle 20:18
    L'imitazione è la più sincera forma di adulazione.(Charles Caleb Colton)

  2. #2
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    Predefinito Rif: Erik Peterson

    Erik Peterson

    Erik Peterson Grandjean - i suoi antenati erano di provenienza in parte svedese e in parte francese - nacque nel 1890 ad Amburgo e morì nella stessa città nel 1960. I suoi saggi più famosi sono raccolti nei Theologische Traktate [Trattati teologici] 1951/1994; in essi si concentra in una maniera particolarmente rilevante e fruttuosa la tensione dialettica tra la teologia e le moderne scienze umane.

    Questo teologo originariamente evangelico, ma convertito nel 1930 alla fede cattolica, durante la sua vita rimase certamente - nolens volens - in una posizione marginale, secondo l'esempio di Sören Kierkegaard, e rimase condannato per un lungo periodo dopo la sua morte ad essere unicamente una referenza ignota ai più. Solo con il lavoro di recupero del suo ponderoso lascito, conservato a Torino, si è reso palese il considerevole influsso che questo pioniere esercitò su teologi come Karl Barth, Ernst Käsemann, Heinrich Schlier, Joseph Ratzinger e sulla teologia francese (Jean Daniélou, Yves Congar etc.) Gli scritti di Peterson furono a suo tempo e continuano ad essere tradotti in italiano, francese, spagnolo e inglese.

    Già in qualità di professore (Privatdozent) di archeologia cristiana a Göttingen a partire dal 1920, Peterson si era in primo luogo sbarazzato sia dei precedenti vincoli con una religiosità pietista sia dell'influenza della scuola di storia delle religioni; aveva rapidamente acquisito un largo orizzonte di conoscenze patristiche e, a partire dal 1924 quando divenne professore a Bonn, anche esegetiche.

    In contrasto sia con la teologia liberale (Adolf von Harnack) sia con la teologia dialettica (Karl Barth), Peterson provoca molto scalpore con i suoi brillanti trattati Was ist Theologie? [Che cos'è la teologia?] nel 1925 e Die Kirche [La Chiesa] nel 1928/29. La sua argomentazione difende il recupero dell'autorità dogmatica e dell'ambito pubblico tipicamente ecclesiale, attraverso il quale egli si avvicina sempre più al concetto cattolico di Chiesa. Per la sua metodologia fenomenologica e l'orientamento dei suoi contenuti verso l'escatologia protocristiana, gli scritti di Peterson certamente precorrono assai anche la teologia cattolica del suo tempo.

    Impossibilitato ad esercitare la docenza in Germania, Peterson si reca a Roma, dove vive dal 1933 fino a poco prima della sua morte, e costituisce una famiglia con cinque figli tra enormi difficoltà economiche; ottiene un piccolo posto nell'ambito della storia della Chiesa presso il Pontificio Istituto di archeologia cristiana (1937), incarico che nel 1947 è trasformato in cattedra. Peterson continua i suoi studi specialistici sull'antichità cristiana che aveva iniziato nel 1926 con Heis Theos e fornisce un importante impulso sia alla comprensione della gnosi, dell'ascesi e dell'apocalittica antica, sia allo studio delle relazioni tra giudaismo e cristianesimo (Frühkirche, Judentum und Gnosis, 1959 [Chiesa antica, giudaismo e gnosi]). In qualità di teologo si dedica a cicli di conferenze e a pubblicazioni soprattutto nell'ambito germanofono con sublimi esposizioni di carattere critico di fronte alle ideologie, in forma di interpretazioni della Scrittura e della storia (Die Kirche aus Juden und Heiden, 1933 [Il mistero degli Ebrei e dei Gentili nella Chiesa]; Zeuge der Wahrheit, 1937 [I testimoni della verità]). Nel 1935 appare lo studio Der Monotheismus als politisches Problem [Il monoteismo come problema politico] discusso fino ai giorni nostri nell'ambito della teologia politica, il quale rappresenta altresì la rottura spirituale con il suo amico Carl Schmitt. Nel medesimo anno il libretto Von den Engeln (1935) [Il libro degli angeli] fonde lucidamente le dimensioni ecclesiali, politiche e mistiche della teologia di Peterson.

    Nel 1951 gli studi dell'anteguerra appaiono raccolti nei Theologische Traktate, mentre gli scritti meditativi e parzialmente enigmatici di Marginalien zur Theologie (1956) [In margine alla teologia] si addentrano maggiormente nella profondità spirituale di un pensatore per il quale un esilio cristianamente motivato, nel mezzo del capitalismo e della tecnologizzazione, è infine divenuto l'unico modo di esistenza possibile.
    Barbara Nichtweiß

    Erik Peterson - Einführung in italienischer Sprache
    L'imitazione è la più sincera forma di adulazione.(Charles Caleb Colton)

 

 

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