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Discussione: Tobin Tax

  1. #11
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    Originally posted by Rosa rossa
    Io so che per presentare i referendum occorrono almeno 500.000 firme.
    Per richiedere una legge in Parlamento occorrono 50.000 firme; per richiedere un referendum (che viene indetto dal Presidente della Repubblica) ne occorrono 500.000.
    C'è scritto sulla Costituzione.

    Informauro

  2. #12
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    Art. 71.
    L'iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a ciascun membro delle Camere ed agli organi ed enti ai quali sia conferita da legge costituzionale.
    Il popolo esercita l'iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli.

  3. #13
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    Di Adolfo Battaglia. da www.democraziarepubblicana.org


    TOBIN TAX E AIUTO ALLO SVILUPPO
    Sembra questo un quadro lievemente più complesso degli schemi in bianco e nero degli anti-global. E perciò vi si collocano anche due problemi che essi tendono a considerare isolatamente. Il primo è la Tobin-tax: che non sembra propriamente una sorta di magia antiglobale atta a finanziare taumaturgicamente il terzo mondo Il prof. Tobin è infatti un illustre accademico di Yale, premio Nobel per l’economia, che naturalmente non si mai sognato di contestare nessuno; e la cui proposta era anzi ispirata dall’esigenza di far funzionare meglio la finanza globale. Come che sia, egli ha prospettato un problema di cui il mondo scientifico ha discusso e continua a discutere con interesse. Nel dibattito scientifico si è fatta strada una certa esitazione ad accogliere la sua idea. Molti economisti altrettanto importanti e indipendenti quanto il prof. Tobin la giudicano negativamente. I governatori delle Banche centrali europee vi sono anch’essi contrari, dal loro punto di vista. I dissensi complessivamente superano i consensi. Si pensa che l’ effetto di una tassa sui movimenti di capitale “a breve” sarebbe comunque quello di creare un vincolo inutile; che non sono le transazioni finanziarie “andata e ritorno” a ritmo quotidiano quelle che producono danni; che il suo gettito, se fosse introdotta, non sarebbe probabilmente cospicuo; che è difficile stabilire chi pagherebbe realmente la tassa; che è verosimile la possibilità che a finanziarla realmente non sarebbe lo speculatore ma l’aumento dei tassi di interesse, con danno generale; che esistono strumenti più semplici per colpire operazioni speculative; ecc. Ma la Tobin-tax sembra così facile a comprendere e così bella, ha un appello elementare così immediato, che attrae anche i migliori. Nella politica francese Jospin ha rilanciato la proposta all’Unione Europea. Schroeder ha preso le distanze ma ha consentito a esaminarla. Fabius e tutto il mondo si sono infine trovati d’accordo che questa “idea generosa”, per poter essere tecnicamente introdotta, avrebbe bisogno di un “accordo universale”. Non è chiaro quale sia la sede di questo accordo universale. Si spera che nessuno proponga l’ONU. E’ possibile che un raccordo tra le grandi aree economiche rappresenti un luogo dove esaminare l’utilità effettiva della tassa per il terzo mondo e convenire un’intesa fra tutti i paesi per introdurla contemporaneamente. Sembra da tutti i punti di vista un affare non semplice. E se è così, la magia non esiste, e una concezione taumaturgica della Tobin-tax , la visione di essa come un punto di svolta nelle politiche di disuguaglianza, è solo infantile. E nella misura in cui il movimento anti-global non riesce ad inquadrarla in una visione matura e articolata dei problemi nasce inevitabilmente l’impressione che esso strumentalizzi una proposta non sua che esige per serietà non propaganda ma analisi.
    Il secondo problema da inquadrare è quello dell’aiuto finanziario allo sviluppo. Esso è oggi terribilmente basso rispetto alle necessità. Ma è anche due volte più basso dello 0,7 per cento del PIL che era stata convenuta per ogni paese sviluppato. Per fare passi avanti pare chiaro che bisogna affrontare una serie di problemi che in materia sono emersi.
    Una questione che si pone è per esempio se l’attuale congegno dell’aiuto finanziario determini un. reale contributo allo sviluppo. Studi molteplici dimostrano in effetti che esso o è irrilevante o è piuttosto basso. Inefficienza delle strutture locali, corruzione, sprechi, molti elementi contribuiscono a questo negativo risultato. Un’altra questione è quella della scelta dai paesi destinati a ricevere l’aiuto. L’analisi dei flussi compiuta nel ‘98 da A. Alesina e D. Dollar ( in un Paper del National Bureau of Economic Research, “Who gives Foreign Aid to Whom and Why?”, in Internet) dimostra che l’aiuto dei governi poco dipende da ragioni di carattere economico e molto da considerazioni politiche e strategiche, dal rapporto ex-coloniale tra paesi donanti e paesi riceventi, dall’ adesione dei secondi alle posizioni dei primi in sede ONU, dalle alleanze politiche: con una distorsione delle finalità dell’aiuto che è comprensibile in certi limiti ma non oltre quei limiti, come oggi avviene. Una terza questione è che, curiosamente, come dimostra un rapporto di A. Alesina e B. Weder (“Do Corrupt Governments Receive Less Foreign Aid?”, Paper del medesimo NBER, in Internet) i governi più corrotti dei PVS ricevono più aiuto di quelli meno corrotti, avendo come canali privilegiati della corruzione le licenze di esportazione e importazione, i controlli sugli scambi commerciali, la definizione degli accertamenti fiscali, le politiche protezioniste e i prestiti.. Un quarto problema è che i paesi che ricevono più aiuto tendono ad essere i più corrotti ma i più corrotti sono anche i più poveri e per questo dovrebbero ricevere più aiuto, in una sorta di circolo vizioso. Un quinto è che la disponibilità di risorse naturali, che consentirebbe di sfruttare al meglio l’aiuto finanziario, crea essa stessa la condizione favorevole a un aumento della corruzione (cfr. il rapporto all’IMF di C. Leite e J. Weidmann, in Internet). Un quinto è che nei PVS è ancora più difficile che nei paesi sviluppati assicurare nella finanza e nell’apparato di governo quella trasparenza, quelle regole e quella stabilità politica che richiedono ampie e generali riforme (cfr. il Paper della World Bank di T. Vishwanath e D. Kaufmann, in Internet).
    Si tratta, come si vede, di nodi assai complicati, per il cui scioglimento non basta l’orientamento della World Bank teso a fondare l’aiuto su progetti precisi. E’ chiaro che nasce l’esigenza che il flusso di aiuti sia soggetto a criteri di priorità, e che essi siano fondati sull’efficacia di rendimento dell’aiuto in termini di sviluppo e perciò sulle caratteristiche delle istituzioni di governo dei paesi riceventi. Un po’ come avviene per gli investimenti privati diretti, i quali non solo non sono strumento di fantasiose egemonie ma risultano i più produttivi per lo sviluppo reale del mondo povero. In questa chiave, emerge la necessità di risposta ad alcuni interrogativi che nascono dalle analisi. Il trend di privilegio dei paesi corrotti deve essere abbandonato o no? Quale attenzione deve ricevere la qualità democratica del paese? Quale priorità debbono avere i paesi riceventi che privilegiano il problema centrale dello sviluppo, cioè la qualità del capitale umano? Quale i paesi che non fanno passi avanti sulla strada della trasparenza ?
    Sono domande che si risolvono in altre anche più esplicite. Che fare se l’aiuto accresce la corruzione? Se la corruzione intralcia la crescita dell’economia? Se ostacola la garanzia dei diritti ? Se malgrado l’aiuto le iscrizioni a scuola non salgono, la spesa governativa per tecnologia, salute ed educazione non cresce, la vaccinazione generale non è raggiunta, le infrastrutture per l’agricoltura sono trascurate, la spesa in armamenti aumenta? E’ evidente come tutto ciò finisca inevitabilmente con legarsi alla questione della sostenibilità politica di un più ampio volume di aiuti da parte dei paesi sviluppati; alle reazioni delle loro opinioni pubbliche di fronte allo stato presente delle cose; alla serpeggiante sensazione, nei paesi i quali sono i maggiori donatori, che il denaro dei contribuenti possa essere impiegato per i medesimi fini, o per altri, in maniera assai più produttiva dell’attuale.

  4. #14
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    Basta leggere il testo della legge di iniziativa popolare per capire quali sono i limiti e i modi in cui la Tobin Tax andrebbe applicata.

  5. #15
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    se riesci posta il testo, io non lo ho mai visto.

  6. #16
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    Da www.attac.org:

    Articolo 1
    (Istituzione di una commissione atta alla elaborazione di una proposta
    per una imposta europea sulle transazioni valutarie)
    1. Presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri è istituita una commissione incaricata di elaborare una
    proposta per l’istituzione di un’imposta europea sulle transazioni valutarie.
    2. La commissione di cui al comma 1 è presieduta dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, o un suo
    delegato, ed è composta da:
    - un rappresentante del Ministero degli Affari Esteri;
    - un rappresentante del Ministero delle Politiche Comunitarie;
    - un rappresentante della Banca d’Italia;
    - un rappresentante della Consob;
    - un rappresentante dell’Ufficio italiano cambi;
    - due esperti scelti dal Ministro dell’Economia e delle Finanze.
    3. I componenti della commissione sono nominati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.
    4. Fanno altresì parte della commissione di cui al comma 1 tre rappresentanti del comitato promotore della
    presente legge e due esperti nominati dal medesimo comitato.
    5. Entro il termine di sei mesi dalla data di insediamento, la commissione deve concludere i suoi lavori con
    la presentazione di una proposta redatta in articoli per l’introduzione di un’imposta europea sulle transazioni
    valutarie, le cui caratteristiche devono corrispondere ai criteri indicati all’articolo 2 della presente legge.
    Articolo 2
    (Caratteristiche dell’imposta)
    1. L’imposta si applica a tutte le transazioni valutarie effettuate nei mercati dell’Unione europea.
    2. Ai fini della presente legge, costituiscono transazioni valutarie i contratti, sia a contanti che a termine, gli
    swap e tutti i contratti derivati, da qualunque soggetto e a qualunque titolo effettuati, aventi per oggetto
    scambio di valute.
    3. L’aliquota dell’imposta è fissata, per ciascuna delle parti, in misura non inferiore allo 0,1% del valore
    della transazione effettuata.
    4. Dal pagamento dell’imposta sono esenti le banche centrali e le altre autorità di politica economica
    nazionale e internazionale.
    Articolo 3
    (Destinazione del gettito)
    1. Il gettito dell’imposta è destinato al finanziamento di programmi realizzati in concerto con enti,
    associazioni, organismi di rappresentanza sociale e organizzazioni non governative, per il perseguimento dei
    seguenti obiettivi:
    - aumento dei fondi per la cooperazione allo sviluppo e loro riallocazione al fine del miglioramento delle
    condizioni delle categorie socioeconomiche più deboli e svantaggiate dei paesi assistiti, calcolate in base agli
    indici di sviluppo UNDP: indice di sviluppo umano, indice di sviluppo di genere, indice di povertà umana,
    indici di sopravvivenza e sviluppo dell’infanzia;
    - riduzione del debito estero dei paesi a più basso reddito, con particolare riguardo verso i paesi che
    abbiano avviato programmi di riconversione e disinvestimento nel settore degli armamenti;
    - finanziamento della ricerca tecnologica dell’Unione europea orientata al risparmio energetico, allo
    sviluppo di fonti energetiche non inquinanti, al riciclaggio dei materiali, alla razionalizzazione delle procedure
    di raccolta e smaltimento dei rifiuti e alla riduzione delle emissioni di agenti inquinanti, in conformità con le
    disposizioni del protocollo di Kyoto e delle successive modifiche;
    - incremento dei fondi destinati allo sviluppo delle aree depresse dell’Unione europea, ai fini dell’aumento
    delle dotazioni infrastrutturali, dell’occupazione e dei servizi di assistenza sociale pubblica.
    Articolo 4
    (Redazione di uno studio su alcune misure complementari all’istituzione dell’imposta)
    1. Entro il termine di sei mesi dalla data di insediamento, la commissione di cui all’articolo 1 deve altresì
    redigere uno studio riguardante misure finalizzate ai seguenti obiettivi:
    - definire il criterio ottimale di accertamento delle transazioni e di riscossione dell’imposta;
    - stabilire una procedura per la revisione periodica dell’aliquota, entro il limite previsto dal comma 3
    dell’articolo 2, al fine di individuare la misura corrispondente al migliore risultato conseguibile in termini di
    aumento del gettito e di riduzione delle transazioni;
    - prevedere meccanismi di disincentivo nei confronti delle transazioni effettuate con operatori situati nei
    Paesi a regime fiscale privilegiato nei quali l’imposta non sia applicata, eventualmente attraverso
    l’applicazione di un’aliquota maggiorata;
    - stabilizzare i movimenti di capitale in entrata e in uscita e in particolare le fughe di capitale conseguenti
    a situazioni di crisi valutaria, eventualmente attraverso temporanei aumenti dell’aliquota di cui al comma 3
    dell’articolo 2;
    - promuovere l’adozione dell’imposta di cui all’articolo 2 anche da parte dei Paesi terzi nei quali siano
    ubicati i mercati valutari più importanti;
    - promuovere l’istituzione presso l’ONU di un fondo internazionale che veda la partecipazione di
    rappresentanti dei Governi, di organizzazioni di rappresentanza sociale e di organizzazioni non governative,
    per la raccolta e la distribuzione del gettito derivante dall’imposta ai fini del finanziamento della
    cooperazione allo sviluppo, della riduzione del debito estero dei Paesi a più basso reddito, dell’assistenza
    pubblica e delle misure per l’aumento dell’occupazione nelle aree depresse.
    Articolo 5
    (Trasmissione al Parlamento)
    1. Il Presidente del Consiglio dei Ministri trasmette al Parlamento la proposta e lo studio elaborati dalla
    commissione, corredati da una relazione del Ministro dell’Economia e delle Finanze, per l’espressione, entro i
    successivi 30 giorni, di un parere da parte delle competenti Commissioni ai fini dell’adozione di un’iniziativa
    in sede comunitaria nell’ambito del Consiglio dei Ministri dell’Unione europea.
    Articolo 6
    (Istituzione di un’imposta nazionale sulle transazioni valutarie)
    1. Trascorsi 18 mesi dall’entrata in vigore della presente legge, in mancanza di un’iniziativa legislativa da
    parte della Commissione europea, è istituita un’imposta sulle transazioni valutarie effettuate nei mercati
    italiani.
    2. Ai fini del presente articolo, costituiscono transazioni valutarie, se effettuati nei mercati italiani, i
    contratti indicati al comma 2 dell’articolo 2.
    3. L’aliquota è stabilita, per ciascuna delle parti, nella misura dello 0,02% del valore della transazione
    effettuata.
    4. Dal pagamento dell’imposta sono esenti le banche centrali e le altre autorità di politica economica
    nazionale e internazionale.
    5. E’ previsto, ai sensi del comma 6, un allineamento semestrale dell’aliquota alla media delle aliquote
    contenute in eventuali provvedimenti legislativi di Paesi membri dell’Unione europea.
    6. In concerto con le autorità competenti degli altri Paesi membri dell’Unione europea, il Ministro
    dell’Economia e delle Finanze provvede con decreto a disciplinare le variazioni dell’aliquota previste dal
    comma 5.
    7. Sentita la commissione di cui all’articolo 1 e tenuto conto dei risultati dello studio di cui all’articolo 4, il
    Ministro dell’Economia e delle Finanze provvede con decreto a disciplinare le modalità di accertamento e
    riscossione dell’imposta.
    Articolo 7
    (Destinazione del gettito dell’imposta nazionale)
    1. Il gettito dell’imposta di cui all’articolo 6 è suddiviso in parti uguali tra due fondi, da istituirsi presso la
    Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo del Ministero degli Affari Esteri e presso lo stato di
    previsione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
    2. I Ministeri di cui al comma 1 provvedono a destinare i fondi al finanziamento di programmi realizzati in
    concerto con enti, associazioni, organismi di rappresentanza sociale e organizzazioni non governative, per il
    perseguimento dei seguenti obiettivi:
    - aumento dei fondi per la cooperazione allo sviluppo e loro riallocazione al fine del miglioramento delle
    condizioni delle categorie socioeconomiche più deboli e svantaggiate dei paesi assistiti, calcolate in base agli
    indici di sviluppo UNDP: indice di sviluppo umano, indice di sviluppo di genere, indice di povertà umana,
    indici di sopravvivenza e sviluppo dell’infanzia;
    - riduzione del debito estero dei paesi a più basso reddito, con particolare riguardo verso i paesi che
    abbiano avviato programmi di riconversione e disinvestimento nel settore degli armamenti;
    - incremento dei fondi destinati allo sviluppo del Mezzogiorno, ai fini dell’aumento dell’occupazione e dei servizi di assistenza sociale pubblica.

  7. #17
    Hanno assassinato Calipari
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    Originally posted by Rosa rossa
    Ma quindi sarebbero già state raccolte?

    Quindi ci possiamo fermare e passare a raccogliere firme per i referendum contro le leggi del governo Berlusconi?
    No, ne servono ancora ovviamente, per sicurezza :P

    E' un'iniziativa di legge popolare, quindi 50.000 firme.

    Se ti va, ci son anche i Referendum di Rifondazione su Art 18, Buoni Scuola e altro

    http://www.politicaonline.net/forum/...&threadid=9204

  8. #18
    Hanno assassinato Calipari
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    Originally posted by Alberich
    se riesci posta il testo, io non lo ho mai visto.
    www.attac.it

    Cmq, la proposta di legge chiede l'istituzione di una commissione che valuti l'introduzione della legge in ambito nazionale ed europeo.

    Il motivo e' che per la nostra costituzione, il parlamento NON puo' fare leggi che diano indicazioni all'Europa.

    L'importanza della proposta e' che riporta la discussione sui meccanismi finanziari internazionali a d un livello piu' democratico.

  9. #19
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    La legge precisamente chiede l'istituzione di una commissione europea che valuti la posssibilità di applicare una Tobin Tax a livello europeo. Se l'Europa non fa niente per 18 mesi dall'approvazione della legge, automaticamente si istituisce una Tobin Tax in Italia.

    Per quanto riguarda gli altri referendum, era pressappoco per quello che chiedevo a che punto di raccolta siamo. Secondo me subito dopo la Tobin Tax dobbiamo raccogliere firme per promuovere quei referendum.

    Secondo me dobbiamo portare un forte attacco democratico al governo tramite i referendum, ma referendum importanti, non fatti su leggine sconosciute o pezzi di leggi sconosciute.

    Su temi importanti come quelli toccati dal governo Berlusconi subito dopo la raccolta firme per la Tobin Tax dovremo cominciare a raccogliere firme.

  10. #20
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    Vengo dal sito finanzaonline.com e vedendo un argomento che mi riguarda da vicino , dico cosa ne penso. Per chi fosse interessato ad andare oltre il discorso generico e discorsivo che possiamo fare qua , propongo di andare alla sezione "macroeconomia" sul FOL o anche in altre per sapere cosa ne pensano gli addetti ai lavori.
    Io ho una mia precisa opinione. La tobin tax è uno strumento tutto ideologico e , come dire , utopistico. Non solo non è possibile implementare una misura del genere , ma anche non sarebbe giusto. Speigo il perchè ; premetto che io non ho nessuna parte politica , destra , sinistra , non mi interessa molto ; mi ritengo un pò yankee e tutto qua .

    I noglobal propongono questa tassazione. Non credo che chi abbia steso il testo di legge sia la stessa persona che carica i carabinieri alla manifestazione ; anche se è un movimento osteggiato , do loro una credibilità e ritengo che ci siano file di economisti a supportare le loro tesi. Però mi duole vedere che non si tiene conto di certi elementi molto importanti ; il che mi fa capire come questa TT sia una misura ideologica ; l'ideologia è qualcosa di assolutamente negativo che in un mondo pragmatico come la finanza non deve entrare. In finanza non c'è destra o sinistra, ma solo meglio e peggio. In pratica , cosa vuole fare la TT ? Vuole limitare le speculazioni su cambi , che rendono altamente volatili gli stessi ; questo a danno dei paesi che li subiscono che sono spesso i più poveri , o i pvs ( emerging market ). Per limitarle impone una aliquota ( 0.01% fino a 0.1% ) sulle transazioni in cambi. Detta così , sembrerebbe anche positivo , in realtà dovè il problema? Il problema è che non esistono solo speculazioni sui mercati dei cambi ; le speculazioni dovrebbero essere un elemento più eccezionale che di routine in una normale operatività. Speculare significa aprire una posizione per prendere un profitto , cosa c'è di male ? Nulla. Se qualcuno risponde : "qualcosa c'è" , allora i suoi problemi sono più grandi e non c'è più niente da dire. Quello che voglio dire è che non tutte le speculazioni sono negative. Faccio un esempio per essere chiaro : nel 92 la lira subì un grosso attacco speculativo che la fece uscire dallo Sme , che servì perchè il mercato si accorse della divergenza tra interessi nominali tra valuta italiana ed estere , quindi la parità non era rispettata e procedette ad operazioni che fecero appunto svalutare la vecchia lira. Fu un processo duro e veloce , ma necessario ; uno shock speculativo buono di breve ad evitare problemi di altro tipo nel lungo.
    Ok , però parliamo dell'Italia ; quando si parla di , che ne so , lo zambia , è diverso e certe speculazioni non producono utile per loro laggiù. Ne sono convinto , e di questo parlerò alla fine.
    Ora voglio dire a chi sostiene la TT che questo su cui vuole agire è un mondo ben più complesso e articolato di quello che crede ,e non perchè io sia un guru , figuriamoci , solo perchè studiando capisco sempre di più quanto ancora ho da conoscere. Su lmercato dei cambi non si fa solo speculazione , ma anche:
    - copertura ( cosiddetta hedging )
    - arbitraggio
    La prima è una grande invenzione dei mercati che consiste nel coprire il rischio riguardo alla posizione in una valuta ( = stabilità ) la seconda è una operazione che genera un profitto in assenza di rischio che serve a riequilibrare un mercato in disequilibrio ( = profitto con scopo positivo ).

    Le speculazioni , poi , non è che tutte distruggano delle città intere....forse c'è un pò troppa politica in mezzo a queste cose , ed è qui che proprio non va bene.
    L'utopia risiede nel fatto che tutti la dovrebbero applicare oppure i capitali si sposterebbero laddove non la produttività è maggiore ma laddove costano meno ( cosiddetto problema di nrb , di regolamentazioni diverse ) . La Ue non si mette ancora d'accordo sull'iva , ho un pò di dubbi per la TT nel mondo intero. Alle isole Cayman?
    Non c'è nulla da fare : la tecnologia rende sbagliate queste battaglie. Con un click sul pc sono in un altro continente, è veramente impossibile nel 2002 bloccare la tecnologia , che potrebbe comunque trovare mille modi per evadere la TT ( mi immagino già le schiere di avvocati ).
    C'è un libro , credo il migliore : " riformare la finanza internazionale" di Eichengreen , massimo studioso e partecipante a quei forum internazionali di economisti interpellati per migliorare il capitalismo nel mondo. Questo autore lioquida la TT con le ragioni che ho dato io in pratica e spiega che non sulla TT bisogna concentrarsi , ma su altre tipologie di tassazioni .
    TT = tassa che colpisce indiscriminatamente = iniquità , anche se di piccolo importo , ma non importa perchè è questione di principio : non voglio certo pagarla se devo cambiare un pò di € per andare in USA ( che speculazione ).

    Sono in cantiere altri tipi di tasse ; es. : in entrata o uscita dai pvs : così è selettiva , soprattutto se colpisce se i soldi sono rimasti lì per un tempo limitato ( = speculazione ). Queste sarebbero tasse selettive , che già ( ricordo ) andrebbero ad aggiungersi a tassazioni nazionali già esistenti. Cosa i pvs facciano poi con quei soldi di tasse , altro problema...
    Tra l'altro i noglobal dicono : i cambi sono troppo volatili. D'accordo. Ma non esiste neanche uno studio serio e scientifico che speighi quanto lo siano : è assolutamente fondamentale capire quanta è la volatilità che si vuole togliere , se no si va ad implementare una misura fiscale al buio , cosa che non è certo bella. Prima si deve capire , gli esperimenti al buio possono rovinare qualcosa.

    Sono perciò d'accordo su tassazioni volte allo scopo ma la TT non lo è proprio. Perchè i noglobal la appoggiano dunque ? Due le risposte :
    - o conoscono solo quella ; in effetti le altre proposte sono recenti e ancora allo studio . Però se ci tengono potrebbero studiare qualcosa loro invece che acquistare il pacchetto predefinito.
    - o non ci sono motivazioni pratiche ma solo politiche , tipo i soliti deliranti discorsi dei comunisti contro il capitale . Mi sembra di crescere ma mi sembra che ci sia gente al mondo che ha ancora le idee molto confuse o forse che predica in un modo ma poi vive in un altro ( più o meno il contario delle utopiche parole ).

    swaption

 

 
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