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Discussione: Fenomeni di premorte

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    Predefinito Fenomeni di premorte

    PREMORTE
    (Near-Death Experiences o Stati di Premorte)



    Immagine tratta dal sito http://cosmobranche.free.fr/

    Il fenomeno denominato Near-Death Experiences (NDE) oppure Stato di Pre-Morte (SPM) o Esperienze di Pre-Morte (EPM), solitamente si verifica nei soggetti che dopo aver avuto un trauma fisico che avrebbe dovuto portarli alla morte (a causa di arresto cardiaco spontaneo, di un grave incidente, o durante un intervento chirurgico) sono sopravvissuti. Moltissime di queste persone, in tali occasioni sono state dichiarate clinicamente morte, perchè oltre ad avere il battito cardiaco totalmente assente, non presentavano più alcuna attività cerebrale (EEG). Ciononostante, inspiegabilmente, dopo svariati minuti (a volte anche ore, vedi caso Rodonaia in “La pagina degli amputati), una volta tornati alla vita, riferiscono ai medici, agli infermieri, ai parenti e agli amici dei ricordi straordinari: mentre erano “clinicamente morti”, avevano continuato ad avere la percezione visiva e sonora di quello che stava accadendo attorno a loro ed anche in luoghi molto distanti da quello in cui era stato collocato il corpo. Più precisamente, una volta “risvegliati”, hanno descritto dettagliatamente quello che avevano fatto e detto i primi soccorritori e poi gli infermieri ed i medici, mentre tentavano di rianimarli, ed anche ciò che amici e parenti compivano, dicevano o pensavano, mentre si trovavano all’interno delle rispettive abitazioni o al lavoro.

    Negli ultimi trentacinque anni, a livello mondiale, l’interesse per queste esperienze in ambito scientifico è stato sollevato da Raymond A. Moody (precedentemente altri studiosi se ne erano occupati - in particolare Frankl e Potzel - mostrando però maggiore interesse nei confronti dell’evento morte e non per l’esperienza premortale), egli è ritenuto il massimo divulgatore degli studi sulle NDE. Moody fu il primo a raccogliere dati sulle NDE, rendendoli pubblici durante le sue conferenze e tramite i suoi libri; il primo libro, “La Vita Oltre La Vita”, è ancora oggi un testo fondamentale per tutti coloro che si sono occupati e si interessano del fenomeno. In “La Vita Oltre La Vita” Moody lanciò una sfida a tutti gli studiosi di medicina, a cui chiedeva di impegnarsi maggiormente nelle ricerche concernenti le esperienze vissute in punto di morte (Raymond Moody, è nato in Georgia nel 1944; nel 1969 si è laureato in Filosofia e successivamente in Medicina e in Psichiatria. Ha insegnato per tre anni etica, logica e filosofia del linguaggio alla East Carolina University. Ha anche insegnato Psicologia al Western Georgia State College di Carrollton, un istituto che ha un reparto di psicologia in cui si enfatizza lo studio del paranormale. Il Western Georgia State College, non ignora la terapia cognitiva, ma su volere del suo fondatore William Roll, sin dagli anni Sessanta organizza corsi sui fatti inspiegabili, tra essi vi sono corsi sull’astrologia, sulle esperienze di Pre-Morte, sui fantasmi, unitamente a quelli sull’ipnosi, sull’auto-ipnosi e sulla moderna psicoterapia sciamanica. Attualmente è titolare della Cattedra “Bigelow” per gli Studi sulla Coscienza di Las Vegas).

    Da allora molti studiosi si sono cimentati in questa ricerca e, mentre i non addetti ai lavori erroneamente pensano che essa sia relegata al pensiero esoterico o occultista, in realtà la questione è dibattuta soprattutto in ambito accademico e le rare volte che sono state prese in esame tesi esoteriche, lo si è fatto per invalidarle. I più agguerriti contro le tesi esoteriche sono i parapsicologi che, pur ammettendo l’esistenza di fenomeni paranormali, sono impegnati a cercarne le cause scientifiche per poterli riprodurre in laboratorio, seguendo i canoni della scienza empirica.


    FASI CARATTERISTICHE DEL FENOMENO NDE

    Di seguito vengono descritti i vissuti (ovvero le esperienze soggettive, simili tra loro, dei soggetti che hanno sperimentato la NDE.) e che sono maggiormente tenuti in considerazione dai ricercatori di tutto il mondo che operano in ambito medico, farmacologico, psichiatrico, psicologico, psicofisiologico e parapsicologico.

    Per alcuni studiosi la presenza di uno o più di tali elementi è sufficiente per determinare la NDE, mentre per altri sono valide le fasi evidenziate dal test elaborato da Bruce Greyson.


    Sensazione della morte

    Molte persone non realizzano immediatamente che l’esperienza che stanno vivendo ha a che fare con la morte. Raccontano d’essersi trovate a fluttuare al di sopra del loro corpo, d’averlo guardato a distanza e d’avere improvvisamente provato paura e/o imbarazzo. In questa situazione arrivano a non riconoscere come proprio il corpo che vedono dall’alto, spesso la grande paura iniziale cede il posto alla chiara consapevolezza di quanto sta accadendo. Mentre si trovano in questo stato, le persone sono in grado di comprendere quello che medici ed infermieri si comunicano, anche se non hanno alcuna cultura medica, ma quando tentano di parlare con essi o con altre persone presenti, si rendono conto che nessuno riesce a vederli né a sentirli. Allora cercano di attirare l’attenzione dei presenti toccandoli, ma quando lo fanno, le loro mani passano direttamente attraverso il corpo del medico o infermiera. Dopo avere tentato di comunicare con gli altri, generalmente provano un maggiore senso della loro identità, e a questo punto la paura si trasforma in beatitudine, ed anche in comprensione.


    Senso di pace e assenza di dolore

    Finché la persona resta nel suo corpo può vivere un’intensa sofferenza, ma quando lo abbandona sopravviene un grande senso di pace e di assenza del dolore.


    Il tunnel

    Questa esperienza solitamente subentra dopo che è stata sperimentata quella dell’abbandono del corpo (fisico). La persona si trova di fronte ad un tunnel, oppure davanti ad un portale e si sente spinta verso le tenebre. Dopo avere attraversato questo spazio buio, entra in una luce splendente. Alcune persone invece di entrare nel tunnel dicono d’essere salite lungo una scalinata. Altri hanno affermato d’avere visto delle bellissime porte dorate, che indicano il passaggio in un altro regno. Alcuni soggetti hanno dichiarato che, nell’entrare nel tunnel, hanno sentito un sibilo o una specie di vibrazione elettrica oppure un ronzio. L’esperienza del tunnel non è una particolare scoperta degli attuali ricercatori, infatti già nel quindicesimo secolo, Hieronymus Bosch nel dipinto che ha per titolo “Visioni dell’aldilà: Il paradiso terrestre - L’Ascesa all’Empireo”, descrive quello che solitamente racconta chi ha vissuto una NDE.


    Gli Esseri di Luce

    Una volta superato il tunnel, generalmente la persona riferisce d’avere incontrato degli “esseri” che brillano di una stupenda luce, che permea ogni cosa e riempie il soggetto d’amore. In questa dimensione, luce e amore sono la stessa cosa; la luce è descritta come molto più intensa di qualsiasi altra conosciuta in Terra, non è accecante ma è calda, stimolante, viva.

    Oltre alla intensa luce, molte persone raccontano di avere incontrato amici o parenti (precedentemente deceduti) contraddistinti da corpi luminosi ed eterei; di avere visto bellissime scene pastorali e città fatte di luce la cui grandiosità è indescrivibile.

    In questa situazione la comunicazione non si svolge come al solito a parole, ma “telepaticamente”, è una comprensione immediata.


    Il Supremo Essere di Luce

    Dopo avere incontrato diversi esseri di luce, generalmente, la persona “clinicamente deceduta”, incontra un essere che definisce il “Massimo Essere di Luce”. Chi ha avuto un’educazione cristiana spesso lo identifica con Dio o Gesù; coloro che professano altre fedi lo chiamano Buddha o Allah. Gli atei riferiscono che non si tratta di Dio e neppure di Gesù, ma è un essere sacro. Tutte le persone dichiarano che si tratta di un essere che emana amore e comprensione assoluti. Quasi tutte le persone dicono di avere desiderato di restare per sempre con lui, desiderio che però non può essere soddisfatto e, solitamente, uno degli esseri di luce (parenti defunti ecc.) o il Massimo Essere di Luce, dopo che il soggetto ha riesaminato la sua intera vita, lo invita (o gli ordina) di rientrare nel suo corpo terreno.


    Visione panoramica della vita

    Quando ciò avviene non vi sono più contorni materiali, ma solo una visione panoramica a colori e a tre dimensioni, di ogni singola azione compiuta dal soggetto in stato di NDE, durante la vita. Solitamente questa situazione si verifica nella prospettiva di una terza persona, non si svolge nel tempo da noi conosciuto ma l’intera vita del soggetto è presente contemporaneamente. In questa condizione si rivedono le azioni buone e cattive compiute fino a quel momento, e si percepisce immediatamente l’effetto che esse hanno procurato sul prossimo. Durante tutto il tempo in cui il soggetto riesamina la sua vita, l’Essere di luce gli resta accanto, gli pone delle domande (ad esempio che cosa ha fatto di bene nella sua vita), l’aiuta a compiere la revisione e a sistemare (in prospettiva) tutti gli eventi della sua vita. Le persone che hanno vissuto una NDE si convincono che la cosa più importante della vita è l’amore, seguito (per la maggior parte di loro) dalla Conoscenza. Mentre i sopravvissuti rivedono i momenti della loro esistenza in cui hanno imparato qualcosa, l’Essere di luce sottolinea che, oltre all’amore, una delle cose che si può portare con sé al momento della morte è la conoscenza. Generalmente quando la persona torna in vita, ha un gran desiderio di approfondire le sue conoscenze intellettuali, spesso diventa un avido lettore anche se, nel suo recente passato, non amava studiare, oppure si iscrive a corsi che gli permettono di approfondire argomenti da lui mai prima trattati.


    Rapida ascesa al cielo

    Non tutte le persone che hanno vissuto una NDE fanno l’esperienza del tunnel, alcune invece raccontano d’essersi sentite fluttuare, di essere salite rapidamente al cielo e di aver visto l’universo dalla stessa prospettiva dei satelliti e degli astronauti.


    Riluttanza a tornare in vita

    L’esperienza di Pre-Morte è talmente piacevole che molte persone non vorrebbero tornare indietro e, spesse volte, sono molto adirate con i medici che le hanno fatte ritornare. E’ però una reazione momentanea e, solitamente dopo una settimana (anche se rimpiangono lo stato di beatitudine vissuto durante la NDE), sono felici d’avere avuto l’opportunità di continuare a vivere. La maggior parte delle persone riferisce che, se avesse dovuto pensare solo a se stessa, sarebbe rimasta nell’altra dimensione. Tutti dichiarano che sono ritornati per amore dei loro bambini oppure per i genitori o i coniugi.


    Differente percezione spazio - temporale

    Tutte le persone che hanno sperimentato l’esperienza di Pre-Morte raccontano che in quella dimensione il tempo è notevolmente compresso e assolutamente diverso da quello segnato dagli orologi; spesso viene descritto come l’esperienza o il senso dell’eternità. Durante la NDE, generalmente i confini imposti dallo spazio nella vita quotidiana scompaiono. Infatti, se la persona (ritenuta da medici ed infermieri morta) vuole recarsi in uno specifico posto, può farlo semplicemente pensando di esservi. Alcuni soggetti hanno riferito che, mentre si trovavano fuori dal corpo ed osservavano il lavoro svolto dai medici nella sala operatoria, se volevano vedere i loro parenti, era sufficiente che desiderassero spostarsi nella sala d’aspetto o raggiungere l’abitazione o il luogo in cui si trovavano.

    Dal sito http://www.mednat.org/

  2. #2
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    Perché il parapsicologo è interessato ai fenomeni di premorte
    di Piero Cassoli

    Relazione tenuta al 1° Congresso Internazionale di Studi delle Esperienze di Confine", San Marino:16-18 Maggio 1997


    Immagine tratta dal sito http://3quarksdaily.blogs.com/

    Il titolo di questa relazione è costituito da una domanda che mi sono posto da quando sono giunti alla nostra attenzione i primi racconti di persone che, dopo un gravissimo episodio che ha minacciato la loro vita, hanno ripreso conoscenza e hanno raccontato ciò che hanno "vissuto" durante il periodo in cui talora sono stati dichiarati defunti.

    La risposta sembrerebbe ovvia. E forse lo è: la stragrande maggioranza dei Parapsicologi si è interessata a questo impervio - e spesso ingrato- campo di ricerche, perché ha ritenuto insoddisfacenti le spiegazioni che le religioni e la filosofia davano del fenomeno morte, e di ciò che può succedere dopo di essa. Molti parapsicologi hanno sperato che lo studio e la eventuale comprensione del significato dei fenomeni paranormali potessero aiutarli a dare un senso all'evento più tragico e ineluttabile che può capitare all'essere umano: la morte e conseguentemente la perdita delle persone più care; la morte e il possibile, temuto annullamento di se stessi.

    Quindi ciò che raccontano coloro che dicono e credono di essere tornati dall'al di là, dopo una grave crisi quasi mortale, può avere per molti parapsicologi un interesse e una attrazione molto rilevante e non sempre totalmente cosciente.. Un interesse quindi strettamente legato alle motivazioni che ci ha spinti verso i nostri studi.

    Ma io credo che l'interesse del parapsicologo per i fenomeni premortali possa essere anche di diverso tipo - e certamente è il mio caso oggi, a questo punto della mia ricerca e credo della ricerca in generale.

    Poco fa ho detto "la maggioranza dei parapsicologi": Conosco degli studiosi del paranormale che vi si sono dedicati semplicemente perché coinvolti da ciò che accadeva ad amici o anche a stretti familiari, che presentavano fenomeni per loro inspiegabili e a volte sconvolgenti e sui quali hanno sentito la necessità di indagare più a fondo. Conosco anche altre motivazioni. Ma sono abbastanza convinto che la principale sia la prima che ho citato: dare un senso, una spiegazione a uno dei più grandi problemi escatologici: cosa significa morire e cosa ci accade dopo la morte.

    In seguito a molti sarà accaduto ciò che è successo anche a me: siamo stati coinvolti prima dalla curiosità per quello che di misterioso ed ignoto si nascondeva dietro a quei fenomeni, caratteristica questa comune penso a tutti i ricercatori. Poi siamo stati presi, conquistati dall'interesse scientifico per dei fatti che sembravano contraddire i più noti e affermati dogmi o assiomi della Scienza, e proponevano la ricerca di una causa che potesse spiegare se non perché, almeno come avvenivano quegli strani fenomeni.

    A un certo punto della nostra ricerca, che io vivo in prima persona e senza soluzione di continuità da circa 50 anni, è sembrato utile e scientificamente corretto affermare che ogni ricerca che coinvolgeva i problemi della morte e dell'esistenza dell'al di là, era epistemologicamente impostata in modo errato. Quando si entrava nel metafisico (oggi diremmo correttamente seguendo Popper, in un campo di ricerca "non falsificabile") si usciva direttamente dal campo scientifico. Dovevamo conseguentemente e coerentemente stralciare questo argomento dai nostri programmi.

    Personalmente sono ancora convinto della correttezza di questa impostazione. Cosa però che non mi ha impedito di andare a mettere mano a cose che forse rasenteranno un po' l'eresia.. Spero di sapere mantenere l'equilibrio che finora ho sempre cercato di dimostrare.

    Il problema dell'esistenza di questi fenomeni così sconvolgenti e coinvolgenti- quelli delle Esperienze Premortali- non è nuovo nella storia dei popoli e della parapsicologia in particolare. William Barrett, fisico ed uno dei padri fondatori della SPR inglese nel,1926 veniva interessato per la prima volta ad una esperienza di questo tipo, per l'interessamento della moglie, ginecologa. Essa era stata testimone di un episodio relativo a una sua paziente, una certa signora Doris, che in punto di morte aveva assunto una espressione sorridente e serena e aveva detto che vedeva il papà e la sorella Vida che la chiamavano. La sorella Vida era morta tre settimane prima, ma alla ammalata non era stato detto nulla per non turbarla. Se attendibile, si trattava di una informazione che Doris aveva ricevuto, durante una crisi premortale, per vie oggi definite da noi paranormali.

    Questi fenomeni compaiono abbastanza spesso nei racconti di "coloro che sono tornati", ma in particolare compare in questo contesto, e con una notevole frequenza, un fenomeno molto discusso e su cui è difficile effettuare indagini: mi riferisco alla cosiddetta OBE o Esperienza extracorporea.

    Mi permetto qui di fare una digressione dalle intenzioni di questa mia relazione. Digressione che penso potrà però coinvolgere molte persone.

    Ricercando a fondo nella bibliografia mi sono meravigliato, così come altri prima di me, nel constatare come le ricerche sulle esperienze premortali siano iniziate così tardi. Sono iniziate solo attorno agli anni 70 e per iniziativa entusiastica, ma metodologicamente discutibile, di una psichiatra ormai ben conosciuta da chi si occupa di questo argomento, Elisabeth Kubler-Ross.

    Mi sono chiesto spesso: ma perché il problema della morte, una delle poche esperienze universali della nostra esistenza, la sola unica certezza della nostra vita, è stato sempre così accuratamente esorcizzato ed ignorato?. Ricordo ben chiaramente, negli ospedali, quegli squallidi paraventi che mettevamo attorno al letto di un paziente morente. Era un atto di egoistico abbandono e di rassegnazione. Questo triste rituale non è totalmente scomparso, purtroppo.

    E purtroppo la spiegazione non può essere che una. "Un occidentale tende a considerare la credenza nell'al di là come prodotto di primordiali paure in individui cui è stato negato il privilegio della conoscenza scientifica." ( S. Grof e J. Halifax).

    Aggiungo tristemente che la nostra filosofia materialista ci induce a vedere la morte non come un possibile passaggio o, perché no?, come una fine anonima e tranquilla, ma come una sconfitta. Chi muore è un perdente.

    Presso molti popoli, alcuni non poi tanto primitivi, la morte, a consolazione di chi va e di chi rimane, è un rito spesso collettivo, dove il morente acquista un valore per la tribù, per il gruppo, spesso addirittura una promozione sociale a spirito protettore e antenato illustre. Presso la nostra civiltà occidentale gli estremi "compagni" di viaggio di molti morenti sono tubi per fleboclisi, bombole di ossigeno, polmoni artificiali o vari apparecchi di controllo delle funzioni vitali, con tutti i loro bip bip, così anonimi, così infantili, così irridenti.

    Per lenire le sofferenze psicologiche, cosa offre oggi la nostra società, la nostra filosofia, la nostra religione con i suoi riti formali, sbrigati in fretta da una figura a volte scialba e disinteressata di un sacerdote?

    A parziale ed umana scusante per tutto il corpo sanitario che accetta e tacitamente convalida questi atteggiamenti, dirò che studi anche recenti,(ma non necessari!), hanno dimostrato che gli psicoterapeuti hanno rifiutato fino a pochi decenni fa di occuparsi dei morenti,perchè avvertivano la inconscia paura della sofferenza fisica , della loro precarietà biologica e della morte.

    Alcuni precursori ed animatori, fra cui appunto la Kubler Ross, il gruppo Sprint Grove del Maryland Psychiatric Research Center (1974 e segg.), hanno dato l'avvio a uno studio approfondito della psicoterapia, con psichedelici e non, degli stati terminali e, quello che interessa particolarmente, delle caratteristiche psicologiche degli stati intermedi di cui qui ci occupiamo.

    Le esperienze di Stanislav Grof e della Joan Halifax, preceduti nelle loro ricerche, da personaggi come Aldous Huxley e i coniugi Gordon e Valentina Wasson, si svolgono fra la fine degli anni 50 e gli anni 60. Grof lascia Praga nel 1967, per trasferirsi, per chiamata, negli Stati Uniti.. In altre parole siamo negli anni e dentro l'atmosfera della rivoluzione scientifica, culturale, politica del '69. Tanti valori cambiano, e con essi costumi, riti, credenze. Cambia naturalmente anche l'interesse per la morte e il morire.

    Debbo ammettere che io stesso, come medico, andai incontro ad un profondo cambiamento. Basti pensare che non andavo mai a funerali dei miei pazienti e che mi scusavo con me stesso o con altri dicendo che i funerali rappresentavano la nostra sconfitta..

    E' naturale, consequenziale ai fatti culturali e socio-politici di quegli anni, che gli studi sulla morte e quelli in particolare sui Fenomeni Premortali (EPM o NDE) ricevessero un impulso straordinario.

    Una lettura del numero del GdM "Ritornati dalla morte" e soprattutto la lettura attenta del libro fondamentale -qui in Italia- di Aureliano Pacciolla, porteranno ad una aggiornatissima conoscenza di questi studi.

    Ricorderò come tappe fondamentali i libri del medico Raymond Moody che nel 1975 scrive "Life after Life" e due anni dopo "Alcune riflessioni sulla Vita oltre la Vita". Nel 1977 Karlis Osis e Erlendhur Haraldsson, due notissimi parapsicologi, fanno una ricerca su circa lOO0 casi in USA e in India e fra l'altro "raccolgono dati sperimentali sufficienti per dimostrare scientificamente che l'alcool, i farmaci, le varie droghe leggere e pesanti non solo producono fenomeni diversi qualitativamente dalle Esperienze Premortali, ma ne inibiscono i vissuti tipici."(Pacciolla, pag.52). Altri AA. negli anni 80 cercheranno di dimostrare il contrario.

    Comincia anche la serie di ricerche tese a dimostrare che le differenze culturali, religiose e geografiche, la causa e la durata delle Esperienze Premortali, il tipo di rianimazione (E.A. Rodin, neuropsichiatra, ne individua 10, di queste "variabili") non hanno rilevanza sui contenuti di quelli che vengono chiamati i "Vissuti" delle Esperienze Premortali .Non entro nei particolari di questi vissuti, che fanno parte dell'analisi fenomenologica della NDE, come la gran luce, la pace , la distorsione temporale, il tunnel, la visione panoramica della vita, l'uscita dal corpo eccetera..

    Il 1983 è un anno "storico" per queste ricerche. George Gallup Jr. fonda la Gallup Poll Organisation e fa una sondaggio su scala nazionale in USA e dice di aver riscontrato che otto milioni di Americani hanno riferito di avere vissuto un'Esperienza Premortale.

    Nello stesso anno lo psichiatra B. Greyson pubblica sul "Journal of Nervous and Mental Disease" (Pag.369) la sua "Scala di Valutazione e Classificazione della NDE"

    Questa Scala è stata esaminata e studiata per conoscerne la validità. Oggi i vari AA dicono che non si potrebbe fare una ricerca su questi fenomeni senza applicarla.

    Sono anch'io del parere che sia tuttora uno strumento valido, almeno per separare tanta "spazzatura", che troviamo sparsa a piene mani in convegni e librerie, da ricerche serie e documentate. Vi ho però riscontrato delle deficienze che vorrei dire "assolute".

    Per esempio ho valutato secondo questa Scala una mia esperienza accadutami a 18 anni, durante una anestesia, e che mai avevo pensato di classificarla come. una NDE, anche se il ricordo era rimasto indelebile nella mia mente. La valutazione di questo mio caso supera i 10 punti della Scala di Greyson, quando sono sufficienti 7 punti per supporre che un soggetto abbia vissuto una Esperienza Premortale e 10, per ritenerla quasi sicura. Ma io non ero stato assolutamente in punto di morte, né anche oggi ritengo che quella esperienza possa considerarsi una NDE.

    Gli studi proseguono tuttora fra atteggiamenti e interpretazioni caute ed organicistiche del fenomeno, fenomeno che comunque nessuno nega, e interpretazioni di tipo spiritualeggiante .

    Durante questo Stato di Coscienza fortemente alterato, o modificato che dir si voglia, che è la Esperienza Premortale, compaiono con una notevole costanza statistica delle OBE o Esperienze Fuori del Corpo.

    Riservo per un altro esame il fatto che alcuni soggetti dopo questa esperienza raccontano di avere iniziato a presentare fenomeni di tipo paranormale. Alcuni addirittura dicono che si sono sviluppate in loro capacità pranoterapeutiche. Quello che mi interessa di mettere in evidenza qui è quanto ho tratto dalla casistica che compare nel libro di Aureliano Pacciolla. Ecco i dati:

    Nel 1980 Greyson e Stevenson rilevarono che il 75% del loro campione aveva avuto una OBE.

    Ring nel 1980 riscontrò che nel suo campione il 37% aveva sperimentato la separazione dal proprio corpo fisico con la possibilità di osservare ciò che avveniva nelle vicinanze, fra cui anche cose o avvenimenti che non sarebbero stati visibili,se l'osservazione fosse partita dal corpo fisico stesso.

    Nel 1981 O.G. Gabbard pubblica sul "Journal of Mervous and Mental Diseases" una relazione su due inchieste che hanno coinvolto 1500 persone. Di queste, 339 hanno dichiarato di avere avuto una OBE e 33 una Esperienza Premortale. L'A. osserva:" La confusione che si crea in questa ricerca è che l'EPM ha caratteristiche analoghe ad altre esperienze, ma è unica soprattutto dal punto di vista della separazione della mente dal corpo che sembra essere il fattore chiave, che più di ogni altro influenza il cambiamento di credenze"(del soggetto che l'ha vissuta)".

    Nel 1982 è la volta del cardiologo M.B. Sabom. Si dice "tirato per i capelli" ad interessarsi dell'argomento, spinto da una sua collega dell'Università Emory ad Atalanta. C'è il solito scetticismo di inizio. Ma su 1090 pazienti su cui Sabom ha indagato e che hanno avuto una crisi quasi fatale, con perdita di coscienza (dato per me fondamentale), il 30% ha avuto una OBE.

    Nel 1983 George Gallup Jr. trova che fra i suoi soggetti il 28% ha avuto una OBE.

    Nel 1983 Greyson applica la sua Scala a 89 casi: il 35% riporta una OBE.

    Nel 1988 Moody riporta sul suo "La vita oltre la vita" una tabella di confronto fra i dati di K.Ring e P. Friedmann all'Università di Northridge in California: Ring riscontra il 35% di OBE e Friedmann il 66.

    Nel 1989 un parapsicologo molto noto, ma di affidabilità scientifica incerta, Scott Rogo asserisce che, per lui, due sono le caratteristiche fondamentali, perchè si possa sostenere che un vissuto è una Esperienza Premortale : essere veramente vicini alla morte fisica e percepirsi fuori del proprio corpo.

    Nel 1990 Paola Giovetti riferisce di avere trovato nel suo campione lO casi di OBE.

    Nel 1990 Owens, Cook e Stevenson su "The Lancet" pubblicano una ricerca su 58 casi: il 68% riferisce una OBE.

    Anche nella ricerca del prof. Pacciolla i 14 soggetti che hanno raggiunto nella Scala di Greyson i valori più alti, hanno evidenziato la voce che si riferisce alla "separazione dal corpo".

    Potrei anche finire qui ribadendo che l'esperienza extracorporea (OBE) è stata sempre di estremo interesse per gli studiosi di Parapsicologia, e che avere trovato un campo in cui questo fenomeno sembra prodursi con una relativamente alta frequenza non può non interessarli. Avrei data la mia risposta al titolo del mio intervento che avevo posto sotto forma interrogativa.

    Ma desidero approfondire brevemente questo fenomeno: la OBE appunto..

    Fin dalle ricerche e dalla esperienze dei vecchi magnetizzatori sono stati riferiti casi di quella che poi Albert De Rochas ha chiamato _Exteriorisation de la motricitè" ed "Exteriorisation de la Sensibilitè".

    Secondo questi autori esiste il 'corpo fisico', composto di sostanza organica, e per lo meno un altro corpo 'fluidico', che sarebbe una specie di 'doppio' del corpo fisico, invisibile, costituito da pura energia. Come fa il pensiero a non associare a questa ipotesi i concetti informativi della medicina energetica cinese? Questo "Doppio" o _Corpo Astrale" sarebbe possibile, in certe particolari situazioni (Stati Alterati di Coscienza), esteriorizzarlo. Così esteriorizzato, sarebbe capace di avvertire ogni tipo di stimolo sensoriale portato su di lui e di effettuare movimenti di oggetti a distanza. Nel contempo il corpo fisico perderebbe le corrispondenti facoltà e farebbe soltanto da rivelatore di ciò che succede - o che avverte- il corpo astrale.

    Naturalmente oggi nell'ambito della Parapsicologia scientifica, cui avrei l'ambizione e il desiderio di continuare ad appartenere, questi concetti sono ritenuti solo curiosità storiche e vera archeologia del pensiero magico. Se qualcuno azzarda qualche dubbio sulla possibilità che qualcosa di simile corrisponda a verità, viene bollato per lo meno di eresia o di sconfinamento nel campo del metafisico, che sempre, per definizione, non è esplorabile con i metodi della scienza.

    Comunque la convinzione che tendo ad avere che i fenomeni di OBE siano una realtà non spiegabile se non con la esistenza di un quid che si esteriorizza dal corpo umano,, mi hanno indotto a ricordare i lunghi annosi studi di questi nostri precursori e a collegare il tutto con i dati che emergono da un altro campo di studi che mi è congeniale e in cui tuttora mi dibatto - con sempre minor lena ed entusiasmo- quello della pranoterapia.

    I problemi che investono la tematica dei Guaritori, che sono oltretutto diversi da paese a paese, sono molteplici e non ho mancato di elencarli e discuterli quasi tutti: anche recentemente ho scritto per esteso sul GdM delle varie posizioni, legali e giuridiche che i vari paesi adottano nei riguardi della cosiddetta Medicina Alternativa in generale e della Pranoterapia in particolare. Di tutti questi problemi forse quello fondamentale ed anche il più pregnante per la Ricerca è il seguente.

    Premetto che i risultati positivi di alcuni pranoterapeuti sarebbero facilmente documentabili, se la classe medica fosse capace di un atto di generoso disinteresse scientifico e facesse quello che ho cercato di fare per tanto tempo e inutilmente da solo. E cioè di convalidare questi risultati. Si può farlo, clinicamente, in modo molto convincente.

    Ma veniamo alla domanda o al problema cui accennavo poc'anzi: "Questi risultati sono frutto di suggestione, sono complessivamente opera dell'effetto placebo o di un quid che il pranoterapeuta sprigiona dal proprio corpo?"

    Il problema è stato sempre vivacemente dibattuto fra quelli che erano chiamati "fluidisti" e quelli che erano definiti "psicologisti".

    Esaminando gli Atti (Proceedings) delle Riunioni annuali della Parapsychological Association, compaiono relazioni di studi di laboratorio che mettono in evidenza l'azione dell'uomo su sistemi che per definizione non possono essere sospettati di suggestionabilità: azione su enzimi, su semi di piante, su cultura di cellule, su funghi, sul movimento di piccoli animali: Ma quello che mi ha fatto infine propendere per la interpretazione che ipotizza la esistenza di un quid che passa dal corpo dell'uomo a qualcosa -un evidenziatore- che sta fuori di esso, sono stati gli esperimenti lunghi e coscienziosi effettuati qui in Italia da Alberto Ansaloni e Patrizia Vecchi. Essi hanno compiuto numerose ricerche sul comportamento dell'idrolisi del tricloruro di Bismuto in Ossicloruro e della velocità di precipitazione di sali di Oro prima e dopo la applicazione delle mani di una pranoterapeuta. In seguito la stessa persona ha cercato di influire, e positivamente, sulla cosiddetta Velocità di Sedimentazione delle Emazie.

    In questi esperimenti viene usata acqua per produrre le soluzioni su cui agire. E questo mi ha fatto ricordare un esperimento che spesso viene passato stranamente sotto silenzio: un famoso parapsicologo, famoso non fosse altro che per avere condotto la battaglia per la nostra entrata nella Associazione Americana per il Progresso delle Scienze, Douglas Dean, ha effettuato delle ricerche sull'acqua che era stata trattata da un famoso pranoterapeuta. L'acqua su cui il guaritore aveva imposto le mani, serviva per innaffiare una cultura di semi di orzo e doveva influenzarne la crescita. L'esperimento ebbe esito positivo. D'altra parte questo è uno dei modi più semplici per esaminare in via preliminare se un soggetto ha doti pranoterapeutiche ed è indicativo solo se condotto con una metodologia accurata. Douglas Dean riscontrò per due volte una variazione nello spettro di assorbimento dell'Infrarosso, che lui e i suoi colleghi riferirono ad una alterazione dei legami idrogeno ossigeno dell'acqua stessa.

    Non voglio fare della facile ironia, ma è molto difficile pensare che in tutto ciò che ho brevemente ricordato, giochi la suggestione.

    Sono quindi passato, negli ultimi tempi, dalla parte di coloro che pensano che tutti questi fenomeni siano prodotti da un quid che esteriorizziamo in certe particolari situazioni.

    Di qui il passo a pensare che questo quid sia poi in definitiva quello che causa i fenomeni parapsicologici è stato molto breve. So benissimo cosa mi si obbietterà. Credo però che non avrò per ora molte frecce al mio arco per difendere la mia posizione, quando mi si obbietterà che sto pericolosamente sconfinando nel metafisico e che quindi non sarà mai possibile dimostrare che la esteriorizzazione non esiste (Ipotesi non falsificabile). So anche che ci sarà qualcuno che dirà che non merita neppure di obbiettarmi qualcosa.

    Eppure io sono convinto che se i ricercatori cominceranno ad interessarsi attivamente di coloro che hanno fenomeni di OBE e ne andranno alla ricerca e li sperimenteranno, potranno raggiungere cospicue prove indirette della correttezza di questa mia ipotesi.

    Penso che tutte le altre strade che si stanno tentando per costruire un modello per interpretare in qualche modo i fenomeni paranormali siano ancora molto, molto lontani dalla realtà.

    Ecco perché il parapsicologo è interessato anzi, deve interessarsi alle Esperienze Premortali.

    NOTA: da " Quaderni di Parapsicologia" - ( n.1-1998)

    Dal sito http://digilander.libero.it/cspbolog...cspbologna.htm

  3. #3
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    Predefinito Cina, muore per 105 minuti, poi resuscita

    Dal sito www.ilnuovo.it

    Cina, muore per 105 minuti, poi resuscita
    Il "miracolo" è successo a un uomo cinese di 42 anni colto da un infarto. Il suo cuore aveva cessato di battere: si è ripreso dopo più di un'ora e mezza e tra due settimane sarà dimesso dall'ospedale.

    http://www.ilnuovo.it/nuovo/foglia/0...146454,00.html

  4. #4
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    NDE O MORTE APPARENTE: C'E' ANCHE L'INFERNO

    Le esperienze di premorte, come vengono definite una serie di caratteristiche visioni ed esperienze vissute da persone uscite da situazioni ai confini con la morte, sono state a a lungo studiate dagli scienziati. Che sono arrivati alla conclusione che probabilmente si tratta di allucinazioni provocate dalla carenza di ossigeno nel cervello. In genere queste persone descrivono un "al di là" paradisiaco: una luce in fondo al tunnel, volti di parenti, senso di tranquillità e di extracorporeità. Nessuno, almeno finora, sembrava invece avere mai visitato l'altro al di là, quello infernale. Questa carenza è stata oggi superata. In un libro recentemente uscito in Gran Bretagna, Angie Fenimore, una tossicodipendente che ha tentato il suicidio ed è stata salvata all'ultimo momento dalla morte, racconta di essere stata all'inferno. Ma di non avere visto diavoli: solo persone allucinate e sconvolte, incapaci di comunicare con gli altri. Un po' come lei. (da "Focus")

    Dal sito http://www.thanatos.it/portale/thanatos_portale.htm

  5. #5
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    LE ESPERIENZE DI PREMORTE COME DIFESE CEREBRALI
    di Francesco Campione

    Da quando lo psichiatra Moody, tanti anni fa, ha descritto le esperienze di coloro che si risvegliano da un coma, da un arresto cardiaco o da una cosiddetta "morte apparente", si discute se queste esperienze (percezione di se stessi dall'alto, entrata in un tunnel con una luce alla sua fine, esperienza gioiosa di incontro con persone morte,...) si possano considerare come una "vita oltre la vita" oppure come fenomeni psicosomatici con una base fisiologica o fisiopatologica in qualche modo spiegabile scientificamente. Nel 2002 la stimolazione elettrica di un'area vicina all'orecchio ha provocato nei soggetti sperimentali vissuti simili a quelli raccontati da coloro che si svegliano dal coma; da allora la bilancia ha cominciato a pendere dalla parte della spiegazione fisica piuttosto che da quella "metafisica".

    Ora si aggiunge un altro tassello che fa pensare come i fenomeni di premorte possano essere considerati "difese" messe in atto dal cervello in situazioni traumatiche quando queste colpiscono certi soggetti e non altri. È stato visto che in determinati individui è presente anche in alcuni momenti della veglia una attività cerebrale tipica della fase del sonno in cui si sogna, la cosiddetta fase Rem. Questa intrusione dell'attività onirica nella veglia si è riscontrata con maggiore frequenza (60%) in coloro che hanno avuto esperienze di premorte piuttosto che in coloro (24%) che non le hanno avute.

    Cosa significa tutto ciò?

    Se si considera che le esperienze di premorte sono tipiche di chi si riprende dopo traumi cerebrali (per incidenti stradali o dopo arresti cardiaci con danni cerebrali), si può ragionevolmente dedurre che la maggiore intrusione della fase Rem nella veglia sia una "reazione difensiva" del cervello traumatizzato quando questo trauma riguarda una determinata zona del cervello. Si potrebbe trattare, in sostanza, di esperienze dissociative simili a quelle che si osservano in tutti i gravi traumi e che psicologicamente sembrano avere la funzione di "sdoppiare" il sé di chi viene colpito dal trauma in modo da preservarne una parte. Dal punto di vista logico ne potrebbe derivare una dissociazione tra vita e morte che spiegherebbe l'interpretazione delle esperienze di premorte come una "vita oltre la vita". Tornati, cioè, da un'esperienza consistente nel vedersi come dall'esterno, diventa logico interpretare la parte di sé che è stata proiettata fuori di sé come viva e la parte di sé che viene osservata nella sua immobilità come morta.


    Ignoto forlivese (Bottega di Felice Cignani), Il Genio della Morte (Prima metà sec. XVIII, Pinacoteca Comunale di Cesena) - Immagine tratta dal sito http://www.comune.cesena.fc.it/

    In questo contesto il passaggio dalla vita alla morte a cui nel momento dell'impatto della testa o dell'arresto cardiaco è probabile che si pensi, può essere tradotto in termini onirici, come avviene sempre (anche ogni notte, addormentandoci) quando si abbassa il livello di coscienza. La chiave della spiegazione dei fenomeni di premorte sarebbe in sostanza l'improvvisa perdita della coscienza per il trauma cranico o per l'arresto cardiaco a cui si accompagna una specie di corto circuito cerebrale, come se il fenomeno che si verifica con maggiore gradualità quando ci addormentiamo (sognare) si instaurasse in modo quasi istantaneo, facendo apparire la fase Rem e i correlati esistenziali della dissociazione tipica di ogni sogno: chi sogna è come se assistesse dall'esterno ai suoi sogni e può perciò impersonare contemporaneamente diversi ruoli. Col risultato che si sogna di morire.

    Ma perché chi è traumatizzato sogna la morte sempre più o meno nello stesso modo, cioè come l'attraversamento di un tunnel alla fine del quale c'è una luce e arrivando in un luogo d'armonia dove si incontrano i morti in un contatto gradevolissimo?

    Se il sogno è il pensiero di chi dorme, chi va in coma sogna di morire utilizzando i materiali del pensiero di sempre. E non somiglia l'esperienza di premorte all'esperienza dei mistici? Non hanno sempre visto i mistici una luce dopo il buio della morte? E non è quasi banale immaginare l'aldilà come l'uscita dal buio (il tunnel) della morte illuminato dalla luce di una vita che ripropone l'incontro con chi di là c'è già? D'altra parte non è questo il desiderio di molti? E i sogni non sono desideri? Come controprova di quest'ultima affermazione si potrebbe portare il fatto che non tutti quelli che si svegliano dal coma dicono di aver fatto l'esperienza della premorte: non sarà che tale esperienza viene riportata solo da coloro che immaginano che esista un aldilà dopo la morte? Bisognerebbe chiedersi, allora, come sognano di morire quelli che vanno in coma e che non credono nell'aldilà. Anche loro si dissociano e si possono veder dall'alto e possono vedere una luce alla fine di un buio, oppure il cervello traumatizzato si limita a farci sognare di morire (intrusione della fase Rem) in modo istantaneo e poi ognuno sogna di morire a modo suo?

    Se si accetta tale ragionamento e l'interpretazione dei fenomeni di premorte che ne consegue, si aprono scenari di ricerca inesplorati: altro che la consolazione a buon mercato di chi sogna di morire immaginando, come ha sempre fatto anche da sveglio, di rinascere e di incontrare i propri cari morti ritrovandosi con loro in paradiso!

    (Oltre Magazine n.5/2006)

    http://www.oltremagazine.com/index.h..._articolo=1009

    Dal sito http://www.oltremagazine.com/

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Tomás de Torquemada Visualizza Messaggio
    NDE O MORTE APPARENTE: C'E' ANCHE L'INFERNO

    Le esperienze di premorte, come vengono definite una serie di caratteristiche visioni ed esperienze vissute da persone uscite da situazioni ai confini con la morte, sono state a a lungo studiate dagli scienziati. Che sono arrivati alla conclusione che probabilmente si tratta di allucinazioni provocate dalla carenza di ossigeno nel cervello. In genere queste persone descrivono un "al di là" paradisiaco: una luce in fondo al tunnel, volti di parenti, senso di tranquillità e di extracorporeità. Nessuno, almeno finora, sembrava invece avere mai visitato l'altro al di là, quello infernale. Questa carenza è stata oggi superata. In un libro recentemente uscito in Gran Bretagna, Angie Fenimore, una tossicodipendente che ha tentato il suicidio ed è stata salvata all'ultimo momento dalla morte, racconta di essere stata all'inferno. Ma di non avere visto diavoli: solo persone allucinate e sconvolte, incapaci di comunicare con gli altri. Un po' come lei. (da "Focus")

    Dal sito http://www.thanatos.it/portale/thanatos_portale.htm
    Tomàs, ecco un ragionamento "religioso", adatto a chi ha fede e crede in Dio e nell'aldilà.
    Secondo me, con questo criterio religioso, le visioni di luci e di persone sorridenti che vengono incontro non potrebbe accadere. Semplicemente perché Dio non può essere tratto in inganno (se esiste). Vi immaginate la scena? "No, non è veramente morto, sta ritornando in sè. Bloccate l'anima, abbiamo sbagliato, che ritorni subito sulla Terra: c'è stato un equivoco...!".
    Perciò chi crede non può certamente immaginare che l'anima sia indirizzata verso il Paradiso o il Purgatorio, perché ciò significherebbe con certezza che anche nell'aldilà possono prendere cantonate. Dio sa benissimo quello che succederà, che l'anima non è uscita dal corpo in quanto fra poco la persona uscirà dalla morte apparente. E allora tutta questa storia non può essere vera. Altre spiegazioni le hai date (farmaci, immagini oniriche, corti circuiti) ma certo non equivoci completamente impossibili per la Divinità.
    Aggiungo che il cocainomane che ha detto che aveva visto l'Inferno (s fosse possibile, ma non lo è) avrebbe potuto dire di aver visto probabilmente il Purgatorio, dove si soffre per angoscia e abbandono, ma non per pene più severe.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Agrippa Visualizza Messaggio
    Tomàs, ecco un ragionamento "religioso", adatto a chi ha fede e crede in Dio e nell'aldilà.
    Secondo me, con questo criterio religioso, le visioni di luci e di persone sorridenti che vengono incontro non potrebbe accadere. Semplicemente perché Dio non può essere tratto in inganno (se esiste). Vi immaginate la scena? "No, non è veramente morto, sta ritornando in sè. Bloccate l'anima, abbiamo sbagliato, che ritorni subito sulla Terra: c'è stato un equivoco...!".
    Perciò chi crede non può certamente immaginare che l'anima sia indirizzata verso il Paradiso o il Purgatorio, perché ciò significherebbe con certezza che anche nell'aldilà possono prendere cantonate. Dio sa benissimo quello che succederà, che l'anima non è uscita dal corpo in quanto fra poco la persona uscirà dalla morte apparente. E allora tutta questa storia non può essere vera. Altre spiegazioni le hai date (farmaci, immagini oniriche, corti circuiti) ma certo non equivoci completamente impossibili per la Divinità.
    Aggiungo che il cocainomane che ha detto che aveva visto l'Inferno (s fosse possibile, ma non lo è) avrebbe potuto dire di aver visto probabilmente il Purgatorio, dove si soffre per angoscia e abbandono, ma non per pene più severe.
    L'inferno non esiste...e non esistono ne paradiso o inferno
    è vero che ci sono vari livelli in cui l'anima disincarnata attende la nuova incarnazione.....e questi luoghi vanno dalla città dorata ai luoghi oscuri del suicida
    le esperienze descritte da Tomas sono vere....
    Si torna indietro-quando si torna-per scelta...
    Prima di nascere c'è un progetto di vita che viene elaborato insieme ai maestri,ma è flessibile,la libertà viene prima di tutto...puoi fare di meno o di più di quanto concordato.
    Esistono inoltre gli esseri di luce-i bodhisattva- che hanno un voto da compiere,e per loro le cose cambiano.
    Una mia amica è stata morta...e ricorda tutto
    ha parlato con la luce-gli è stato chiesto se voleva tornare o restare
    e lei ha scelto di tornare per amore e per ottemperare al voto
    Un'ultima cosa- l'Assoluto non ha attributi, tuttavia per venire incontro agli esseri assume tutte le forme in cui hanno creduto...

  8. #8
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    Non esiste nessun peccato, perchè non esiste nessuna grazia perduta.
    Non esiste nessun dopo, perchè non esiste nessuna anima immortale, concetto inventato di sana pianta da una cricca di bonzi delle favole, che nell'alveo delle religioni vivono nel lusso, mentre i tre quarti della popolazione mondiale non ha neanche le medicine per curare la puntura degli insetti.
    La religioni, tutte, sono associazioni per gestire il dominio lussuoso della vita comoda, sulle masse
    Non esiste nessuna scelta, perchè non vi è nulla da scegliere.
    La vita continua, ad un certo punto non continua più.
    Nemmeno il ricordo esiste, perchè il ricordo svanisce con la morte delle persone che ricordano.
    Non esiste nulla all'infuori di quello che la ragione empirica analizza e dimostra con la pura elaborazione scientifica.
    Il tempo cancella ogni cosa.
    Non siamo niente.
    Tutto è dolore, perchè ogni cosa che nasce si separa da se stessa e da noi, con la morte.
    NON ESISTE NULLA.


  9. #9
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    Scusa euvitt, sono stato molto brusco con te, e ti chiedo sinceramente scusa.
    Potresti illuminarmi esotericamente su quello che succede quando una persona muore.

    Che cosa succede al morto, che usulmente piangiamo nella casa, nella nostra camera da letto ad esempio, mentre i parenti piangono?

    Cioè, quale è la vita del "neomorto"?

    Grazie.

  10. #10
    .... .....
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    Citazione Originariamente Scritto da s@chertonino Visualizza Messaggio
    Scusa euvitt, sono stato molto brusco con te, e ti chiedo sinceramente scusa.
    Potresti illuminarmi esotericamente su quello che succede quando una persona muore.

    Che cosa succede al morto, che usulmente piangiamo nella casa, nella nostra camera da letto ad esempio, mentre i parenti piangono?

    Cioè, quale è la vita del "neomorto"?

    Grazie.
    Mi sa che nessuno si sente talmente fesso da dare una risposta scontata..
    Che sia un buon segno..?
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

 

 
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