Quella professoressa ha tolto il crocifisso dal muro perché non voleva offendere uno studente musulmano; ma ci sono casi in cui l'assenza offende piu della presenza, e ci sono spazi vuoti che rimangono pieni: di un'ombra, di un chiodo, di una sottrazione, di una nudità, di un ricordo. Un crocifisso è completamente inoffensivo... immateriale ed etereo è diventato offensivo e persino insolente. Finché stava lì, testimone di una tradizione ormai innocua e disincantata, non esprimeva nessuna volontà di potenza, non era il Cristo delle Crociate o delle guerre di religione. Ma non appena viene tolto dal muro, diventa subito uno strumento di battaglia, torna ad essere un simbolo offeso e offensivo, un'ennesima occasione per dividersi. E infatti molti genitori protestano, le loro proteste sono diventano ribellione, e la loro ribellione, arrivata ai giornali, si trasforma in rabbia.
Insomma, un atto compiuto in nome della tolleranza ha provocato intolleranza, un'intenzione apparentemente nobile ha mostrato la faccia nascosta dell'intransigenza, un gesto che voleva ipocritamente significare rispetto è diventato una mancanza di rispetto.
Intendiamoci: è teoricamente giusta l'idea, ma solo dal punto di vista laico, che le scuole dello Stato italiano non esibiscano simboli religiosi e dunque neppure crocifissi, perché non vi sarebbero religioni migliori o peggiori di altre, non ci sono leggi e obblighi religiosi da imporre a tutti e non esistono neppure immagini di Dio che somiglino a Dio piu di altre immagini, o che possano diventare immagini di Stato. E si può anche discutere sulla «svaticanizzazione dell'Italia», sulla necessità di rilanciare e insegnare il laicismo non anticlericale che rispetta tutte le religioni purché esse rimangano una ricchezza privata, una luce delle singole coscienze, un rapporto personale con Dio. Ma questo problema di carattere generale, in un momento come l'attuale, diventa demagogia, è la degenerazione di un'esigenza che può apparire giusta, la forzatura predicatoria di un laicismo "dogmatico" che finisce con il danneggiare se stesso. Si pensi pure che nessuno abbia risolto il problema di Dio una volta per tutte e che nessuno abbia il diritto di imporre agli altri i propri simboli, siano quelli di un Dio tessitore di veli o quelli di un Dio falegname costruttore di crocifissi. E tuttavia, una volta affermato che un crocifisso non doveva starci, è risultato molto più ingiurioso toglierlo che tenercelo. Il crocifisso secolarizzato e disincantato che, malgrado tutto, resiste sui muri di alcuni uffici e di alcune scuole italiane non ha l'aggressività micidiale di quel fondamentalismo islamico nefasto che in questo momento cosi difficile alimenta il terrorismo barbaro, si macchia di stragi e massacra, perseguita e stermina le minoranze cattoliche e protestanti. Deformare e deturpare il laicismo in schemi da sermoneggiatori ispirati è un estremismo - tutto sinistroide e comunista - stupido che bisogna stroncare. E non va neppure incoraggiato tutto questo parlare di Dio, e dividersi su Dio.
In questo momento lo Stato laico deve piuttosto chiedere e pretendere uno sforzo dai tantissimi musulmani per bene che vivono in Italia perché vengano smascherati, isolati e denunziati tutti quei fondamentalisti estremisti che non sono «fratelli che sbagliano» ma barbari che, anche in Italia, fiancheggiano il terrorismo, nascondono e proteggono i terroristi nelle moschee, nei centri islamici, nelle loro case. E invece, ancora una volta, la demagogia italiana tipica della sinistra si sfoga e si esercita in bizzarie di ogni genere, sempre ispirate da quelle buone intenzioni che producono nuovi disastri o nuova stupidità.




2010:
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