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Discussione: Berlusconi I

  1. #31
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    la Repubblica - Lunedì, 19 dicembre 1994 - pagina 1
    di ALESSANDRA CARINI

    PRIMO, DEVE ANDARE VIA ...

    Paolo Sylos Labini spiega le ragioni della crisi: la finanziaria è stata fatta male e in fretta , il Presidente si è occupato solo dei suoi interessi

    C' è un punto di rottura oltre il quale la buona situazione dell' economia reale italiana rischia di essere travolta da una crisi finanziaria? E se c' è che cosa fare per evitare che ci si arrivi? Con un marco a 1040 lire, tassi di interesse in aumento e una fuga di capitali che non si ferma, ma anche con un' economia in crescita, queste domande rimbalzano oggi sui mercati finanziari e tra i risparmiatori. Paolo Sylos Labini è uno dei nostri più autorevoli economisti. E' un tranquillo signore che ama definirsi un "laico di sinistra", spesso è stato impietoso nell' analisi degli errori dell' opposizione, dei suoi massimalismi. Ancora oggi rimprovera alla sinistra di non avere avuto la sua Bad Godsberg, la sua svolta riformista. E' anche un uomo dotato di passione civile: tutti ricordano le clamorose dimissioni dal ministero del Bilancio all' epoca in cui Salvo Lima era sottosegretario, la difesa della Banca d' Italia ai tempi degli assalti di un magistrato a Paolo Baffi. In questi giorni ha terminato un libro, un' analisi della crisi italiana, che è anche una critica spietata a Berlusconi, alla sua storia e al suo governo (uscirà dopo le feste presso Laterza). La risposta alle domande è netta: "L' unica via d' uscita ormai è che Berlusconi si dimetta nel più breve tempo possibile, nell' interesse del paese e, se dobbiamo credere a quanto afferma, della sua salute. I costi economici e non che stiamo sopportando sono causa sua: sono una prova empirica degli effetti disastrosi del tanto discusso conflitto di interessi. Sgombrato il campo da questo equivoco serve rimettere subito mano ad una manovra imponente, pari almeno ai 90.000 miliardi, che rimetta in carreggiata i conti pubblici". Professore, non sarà che lei è così drastico nel giudizio perchè la sinistra ha perso le elezioni? "Per carità. E' stato detto: ha vinto la destra. Magari fosse così. Io pensavo da tempo che un periodo di governo della destra avrebbe potuto essere utile al paese per accelerare le privatizzazioni e il risanamento della finanza pubblica, due operazioni tipicamente "di destra". La verità e che il governo non ha fatto nè l' uno nè l' altro perchè il suo leader non è né di destra né di sinistra: è interessato ai suoi affari, alle sue aziende, alle sue vicende penali". LE CONSEGUENZE ECONOMICHE DEL DOTTOR BERLUSCONI NON LE PARE di esagerare? In fondo la finanziaria è stata fatta e le contestazioni non sono venute certo dalla "destra". E poi ci sono state le opposizioni dentro la maggioranza, Bossi, la questione dei giudici e così via. "Guardi, qui si continua a dare la colpa all' eredità di Ciampi, alle intemperanze di Bossi, ai giudici, ai complotti della finanza internazionale, all' incompetenza e l' inesperienza dei ministri. Ma queste polemiche e queste risse probabilmente hanno aggravato la crisi, non l' hanno creata. All' origine della crisi c' è invece il rovesciamento di scala di priorità operato da Berlusconi proprio per difendere i suoi interessi" Si può spiegare meglio? "Quando il governo è stato formato e, è bene ricordarlo, il cambio era a 90O lire per un marco, i mercati internazionali e gli operatori avevano solo un' attesa: che si desse, netto, il segno che si intendeva proseguire nell' opera di risanamento della finanza pubblica. Ed invece niente di questo è stato fatto. Si è cominciato ad occuparsi di Rai, di giudici. Si è aperta una guerriglia contro tutte le istituzioni che contano: magistratura, Banca d' Italia, sindacati, giornali e perfino la presidenza della Repubblica. Questa guerriglia è costata al paese decine di migliaia di miliardi" Ma poi la finanziaria c' è stata. E l' opposizione è scesa in piazza contro i provvedimenti. Persino lei ha firmato un appello che invitava il governo a non desistere sulle pensioni. "E' vero, la finanziaria c' è stata. Ma è stata fatta in ritardo. E' stata preparata in fretta: poche settimane contro i tre mesi, o poco meno, dei tanti deprecati governi Amato e Ciampi." Va bene, però poi alla fine è uscita. Basta un ritardo per condannare una manovra? "Sì, basta quello a fare danni. Primo perchè tutti si sono resi conto che la finanziaria non era l' interesse prioritario del governo, o almeno del suo leader. Secondo perchè una manovra finanziaria non sta solo nel mettere nero su bianco i provvedimenti necessari ad attuarla. Bisogna anche che ci sia un lavoro di approfondimento delle misure necessarie, di ricerca del consenso, di messa a punto delle cose, anche all' interno del governo. Tutto questo non c' è stato e la legge finanziaria è nata male. E' vero che è squilibrata a danno dei lavoratori dipedenti: ma questo non è frutto di un disegno preordinato, è solo la conseguenza di una dannata fretta." Ma Berlusconi si lamenta che non l' hanno lasciato lavorare, che tutte queste polemiche hanno bloccato l' attività di governo. Non le pare che sia così? "Tutt' altro. Ha lavorato, eccome. Solo che lo ha fatto pensando ai suoi interessi". Professore, ma a questo punto che fare? Torniamo alla domanda dell' inizio. Secondo lei c' è il rischio di una crisi grave che travolga l' economia reale? "Sì, certo, il rischio c' è, anche se difficile collocare il punto di rottura. Guardi per esempio quello che è successo nel 1987, quando Wall Street crollò del 30 per cento in pochi giorni. Tutti gli economisti temevano che quello fosse l' inizio di una grande depressione. La depressione non ci fu e non ci fu neppure la recessione, che Guido Carli, fra gli altri, aveva giudicato probabile. L' economia reale continuò ad espandersi. La crisi finanziaria venne superata nel giro di tre mesi. Insomma la divergenza tra economia reale e finanziaria ci fu, ma durò poco. Probabilmente se fosse durata di più la stessa economia reale ne sarebbe stata travolta." Quali sono i punti di fragilità maggiore, dove insomma un equilibrio rischia di rompersi? "Sono diversi. Per primo i tassi di interesse e finanziamenti bancari e azionari alle imprese che sono la cinghia di trasmissione tra economia finanziaria e reale. Se si va avanti di questo passo ci può essere una stretta, ed anche feroce. Secondo, l' andamento del dollaro: se prosegue la svalutazione della lira c' è il rischio di avere un aumento dell' inflazione importata". Come evitare una rottura? "Bisogna tenere a mente gli insegnamenti che si ricavano dall' esperienza del governo Berlusconi". E cioè? "Primo, che quello del conflitto di interessi non è solo un problema etico: è un problema di grande rilevanza economica e politica. Per il futuro sarà bene mettere in chiaro regole per evitare che questa situazione si ripeta. Secondo, che debito pubblico e deficit rischiano di avvitarsi in una spirale infernale. Perciò si deve subito preparare la legge finanziaria del 1996 che contenga una manovra molto forte: almeno nell' ordine dei novantamila miliardi." Come fare a trovare una cifra simile in questa situazione? "Innanzitutto bisogna operare sulle spese. Poi, certo, bisognerà agire anche sulle entrate non escludendo, come qualsiasi leader politico responsabile farebbe, anche aumenti dell' Irpef" Lei dice le spese. Ma quali spese e come? "Ci sono alcune grandi aree sulle quali agire: previdenza, assistenza, sanità e trasferimenti agli enti locali." Ma tagli di questa entità non presuppongono l' abolizione dello Stato sociale? Sarebbe questa una ricetta di "sinistra"? "No certo. Non dico che lo Stato sociale debba essere abolito. Va solo reso più snello ed anche più robusto per le fasce più deboli. La prossima legge finanziaria deve essere l' occasione per avviare la riforma dello Stato sociale, che ormai è diventata comunque necessaria" E come? Proprio le ultime vicende insegnano che né i partiti di opposizione né i sindacati avevano progetti alternativi. Non è così? "Tutt' altro. I partiti di opposizione e i sindacati di progetti ne avevano fin troppi. Quello che dovrebbe fare un nuovo governo è elaborare un progetto unitario ben definito nelle linee essenziali di riforma dello Stato sociale. Ad esso deve essere accompagnata una riforma istituzionale e delle autonomie locali". Crede che i sindacati accetterebbero una simile manovra? "Credo a quello che ho visto in questi anni. La manovre di Ciampi e di Amato, ben più dure di queste, non provocarono disordini di piazza. Pochi pensavano, al tempo dell' accordo sul costo del lavoro, che i sindacati avrebbero accettato la rinuncia a qualsiasi forma di scala mobile. Eppure questo è avvenuto: grazie alla saggezza delle parti sociali,all' abilità del governo e, bisogna dirlo, alla sua credibilità rispetto alle parti sociali stesse"

  2. #32
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    la Repubblica - Giovedì, 15 dicembre 1994 - pagina 1
    di GIOVANNI VALENTINI

    SULLA PELLE DEL PAESE

    ALLA prova dei fatti. Fin dall' esordio di questo governo, pur avendo già manifestato ampiamente critiche e riserve sull' incarico a Silvio Berlusconi, sostenemmo che andava giudicato comunque alla prova dei fatti. E i fatti, appunto, a sette mesi di distanza, sono purtroppo sotto gli occhi di tutti. La crisi politica, con il logoramento all' interno della stessa maggioranza. La crisi istituzionale, con lo scontro fra potere politico e potere giudiziario. La crisi economica e finanziaria, con la caduta della lira e dei titoli di Stato sui mercati internazionali. Il tutto in un contesto di degrado generale nei rapporti pubblici che non ha risparmiato neppure le massime cariche istituzionali, dal presidente della Repubblica Scalfaro alla presidente della Camera Pivetti. A questo punto, la crisi di governo è virtualmente aperta e rischia di trasformarsi in un gioco al massacro sulla pelle del Paese. Attratta fatalmente dalla logica del tanto peggio tanto meglio, la maggioranza non esiste più, è allo sbando, mentre una nuova maggioranza politicamente definita ancora non c' è. Il caso più sintomatico e paradossale è senz' altro quello della legge finanziaria, attualmente in discussione a palazzo Madama, laddove il polo di centro-destra ha scelto la tattica dell' ostruzionismo alla rovescia, mantenendo gli emendamenti al testo del governo e quindi remando contro se stesso. La verità è che le riserve e le critiche iniziali sul conto di questo governo, scambiate a volte per pregiudizi negativi, si dimostrano ormai più che fondate. Attraverso il conflitto d' interessi, l' incompatibilità tra Berlusconi impresario tv e capo del governo è emersa in tutta la sua evidenza. L' ASSALTO della maggioranza alla Rai ha ottenuto l' effetto di accantonare il problema della concentrazione televisiva e perfino la questione del "blind trust" che il presidente del Consiglio s' era impegnato a risolvere quando assunse l' incarico. Dal terreno minato dell' informazione a quello giudiziario, la tensione con la magistratura è andata via via crescendo fino a culminare nelle dimissioni a catena di Di Pietro, del giudice Valente e in quelle annunciate dagli ispettori ministeriali. Ma non è certamente un caso che l' ex imprenditore Berlusconi, favorito in passato dal vecchio potere politico a colpi di decreti "ad personam" e leggi su misura, abbia finito per entrare in conflitto con la giustizia: si può ben dire, anzi, che Berlusconi non viene inquisito perché è presidente del Consiglio, come lui stesso tende a insinuare, ma al contrario che è entrato in politica per chiudere con il passato. E non è un caso che proprio sul nodo della giustizia sia esploso il contrasto all' interno della maggioranza, con la mozione della Lega contro il governo poi trasformata in un' interpellanza. L' altro vizio originario, anch' esso denunciato esplicitamente a suo tempo, consiste nell' eterogeneità congenita di questa maggioranza, inficiata dalla reciproca incompatibilità fra An e la Lega. Ha certamente ragione l' onorevole Fini quando avverte, come ha osservato nei giorni scorsi per esorcizzare il pericolo del cosiddetto ribaltone, che "c' è una differenza tra maggioranze aritmetiche e politiche". Solo che l' argomento gli si rivolta contro come un boomerang, perché è proprio la maggioranza attuale ad apparire più aritmetica che politica, una somma di voti più che una vera alleanza, un cartello elettorale più che una coalizione di governo: dalla polemica sul fascismo al dissenso sul federalismo, tutti ricordano ancora che Bossi e Fini avevano cominciato a litigare ancor prima che si apprestassero le urne. Per superare davanti agli elettori quelle divergenze, il polo di centro-destra fu costretto a diventare bicefalo, presentandosi con due etichette e due nomi diversi: Polo della libertà al Nord e Polo del buon governo al Sud. Raccolse in totale circa diciotto milioni di voti contro gli oltre diciannove delle opposizioni nel loro complesso. E seppure premiato nell' assegnazione dei seggi dal sistema maggioritario, risultò comunque un polo dimezzato, in maggioranza alla Camera e in minoranza al Senato. Tant' è che le diverse componenti formarono poi gruppi parlamentari separati, sia a Montecitorio sia a palazzo Madama. La stessa "premiership" di Silvio Berlusconi, esibita oggi come un' icona, non rappresentò un obiettivo comune della campagna elettorale e maturò all' indomani delle elezioni. "Mai al governo con i fascisti", andava ripetendo allora Bossi sulle piazze lombarde, e anche "mai Berlusconi capo del governo". A quel tempo, il leader leghista non rinunciava neppure a sbandierare i trascorsi del presidente del Consiglio nella P2, per rafforzare la propria ostilità alla candidatura del Cavaliere a palazzo Chigi. E' legittimo ritenere, perciò, che una buona parte dei voti raccolti dal Carroccio il 27 e 28 marzo fossero contrari all' intesa con il partito di Fini e anche all' avvento di Berlusconi alla guida del governo. Fatto sta che adesso la maggioranza entra in crisi per la sua debolezza e la sua fragilità, più che per la forza dell' opposizione. La parola torna quindi al Parlamento. Prima di sciogliere le Camere e richiamare gli elettori alle urne, il capo dello Stato ha il dovere di accertare se esiste un' alternativa praticabile. E' la Costituzione che lo impone. Ed è la stessa Costituzione a stabilire che il presidente del Consiglio deriva la sua legittimità dall' incarico che gli affida il presidente della Repubblica, prima ancora di chiedere ed eventualmente ottenere la fiducia delle Camere, non già da una presunta investitura popolare. Qualsiasi itinerario diverso sarebbe, questo sì, un ribaltone. Qualsiasi scorciatoia o tentazione plebiscitaria provocherebbe un rovesciamento istituzionale, una rottura democratica, un "vulnus" dell' ordinamento repubblicano. Soltanto un governo di tregua o di garanzia, con una maggioranza aperta alle forze disponibili, può riportare il Paese alle urne dopo aver fronteggiato l' emergenza economica e introdotto nuove regole per assicurare una competizione elettorale più equilibrata.

  3. #33
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    Originally posted by Raspadura
    Impossibile, l'Ungheria nn era qualificata per i mondiali, al limite la Bulgaria...
    Sì, è vero, la Bulgaria...

  4. #34
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    Ma possibile che nessuno posti qualcosa, anche poco, di positivo?

    Libero, ma 'n do sei?!

  5. #35
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    Originally posted by Billi
    Ma possibile che nessuno posti qualcosa, anche poco, di positivo?

    Libero, ma 'n do sei?!
    beh, noi si posta ciò che si trova... un motivo di tutte queste critiche ci sarà.

  6. #36
    fiorirà l'aspidistra
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    Ma questoi non era il Forum dei sondaggi? Non è che questo thread starebbe meglio nel Principale (o nel Forum Ulivo)?
    Mah...

    C&C
    Franci

  7. #37
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    Originally posted by Franci
    Ma questoi non era il Forum dei sondaggi? Non è che questo thread starebbe meglio nel Principale (o nel Forum Ulivo)?
    Mah...

    C&C
    Franci

    Forse hai ragione, qualcuno saprebbe spostarlo? E sopratutto qualcuno sa scrivere qualcosa in merito?

    Saluti

 

 
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