...…convegno dei radicali italiani.
Un anno, anzi, dieci mesi , è sicuramente un periodo troppo breve per un giudizio definitivo sulla politica economica di un nuovo Governo e di una nuova maggioranza. Ma sufficiente a rearre più di una indicazione, sollevare qualche dubbio, chiedere che venga fatto di più e, se possibile, “di meglio”. La nuova maggioranza ha ereditato una finanza pubblica solo parzialmente risanata, con una struttura della spesa pubblica sostanzialmente immodificata e un enorme debito pubblico che ancora pesa come una spada di Damocle sulla testa dei contribuenti italiani, presenti e futuri.
Sotto il profilo delle riforme economiche più necessarie ed urgenti (lavoro, pensioni, privatizzazioni, liberalizzazioni, fisco) i Governi del centrosinistra hanno compiuto, per lo più grazie alle pressioni dell’Eu, alcuni passi nella direzione “giusta”, ma sono stati passi incerti e timidi, strascicati, che non hanno per nulla colmato le distanze con i paesi più virtuosi e competitivi; anzi. La santificazione della “concertazione” ha comportato l’accettazione del potere di veto del sindacato – portavoce di interessi particolari e comunque circoscritti – e una politica di stampo neocorporativo che ha impedito la messa in discussione di ossificazioni, privilegi e rendite: nel mercato del lavoro come in quello dei beni e dei servizi. A farne le spese sono stati solo gli outsider, coloro che non hanno voce ai tavoli della concertazione: i giovani, i disoccupati, i piccoli imprenditori, i piccoli risparmiatori, gli utenti dei (dis)servizi pubblici (dalla sanità alla scuola).
La campagna elettorale della casa della libertà, certo con più di una contraddizione, aveva promesso rivoluzione liberale ed economica di mercato. La signora Tatcher e il Presidente Reagan, pur se in numerosa compagnia, sono stati indicati più volte tra i punti di riferimento della futura attività di Governo. I fatti, però, non sono stati fino ad ora all’altezza delle aspettative. Un governo con una maggioranza elettorale ampia e una parlamentare schiacciante poteva, se davvero intenzionato, affondare il piede sull’acceleratore delle riforme liberali dell’economia, lanciando da subito segnali assai più chiari.
Non, si badi bene, segnali alla Confindustria, ma ai milioni di italiani senza santi in paradiso che chiedono libertà economica e concorrenza per poter giocare fino in fondo le proprie carte, sconfiggendo corporazioni r burocrazia. Che chiedono la fine di un welfare regressivo, che da di più a chi già ha di più. Il tempo, almeno quello politico, passa più rapido di quello che si immagini: a giorni avremo il DPEF e a settembre la Finanziaria per il 2003. Il 2004 sarà un anno elettorale (europee) così come quello seguente (regionali) e quello seguente ancora avremo di già le politiche. In quelle condizioni, dunque, più ancora che non oggi, prevarranno moderatismi e inviti alla prudenza o alla concordia.
Il liberalismo (cioè una scelta netta e senza remore contro lo statalismo, per la libertà economica e la concorrenza), dunque, non può attendere pena la rinuncia alla riforma liberale dell’Italia nelle sue istituzioni economiche (ma non solo).
I Radicali Italiani sono stati l’unica forza politica che almeno dall’inizio degli anni ’90 –in primo luogo con i referendum – ha lottato con continuità per le libertà economiche, le privatizzazioni e le liberalizzazioni. Ha denunciato i guasti presenti e futuri della concertazione e del debordante potere politico concesso o riconosciuto al sindacato. In questo convegno abbiamo invitato economisti ed analisti politici non radicali che condividono con noi – o forse meglio, noi con loro – molte analisi ed obbiettivi e che chiedono al Governo di superare le resistenze esterne ed interne e procedere speditamente nelle riforme liberali. Ed infine, che vogliono ricordare come lo spettro delle scelte economiche possibili non si esaurisce, per fare solo l’esempio del lavoro, nello spazio angusto delimitato dalle proposte del Ministro Maroni e dalle controproposte di Cofferati.
Mi è parso opportuno, nell’ottica della informazione corretta che il centro-destra persegue, postare questo documento che presenta appunto il convegno “Il liberismo può attendere?” organizzato dal Partito Radicale.
saluti




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