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Discussione: Documento sul....

  1. #1
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    Predefinito Documento sul....

    ...…convegno dei radicali italiani.

    Un anno, anzi, dieci mesi , è sicuramente un periodo troppo breve per un giudizio definitivo sulla politica economica di un nuovo Governo e di una nuova maggioranza. Ma sufficiente a rearre più di una indicazione, sollevare qualche dubbio, chiedere che venga fatto di più e, se possibile, “di meglio”. La nuova maggioranza ha ereditato una finanza pubblica solo parzialmente risanata, con una struttura della spesa pubblica sostanzialmente immodificata e un enorme debito pubblico che ancora pesa come una spada di Damocle sulla testa dei contribuenti italiani, presenti e futuri.
    Sotto il profilo delle riforme economiche più necessarie ed urgenti (lavoro, pensioni, privatizzazioni, liberalizzazioni, fisco) i Governi del centrosinistra hanno compiuto, per lo più grazie alle pressioni dell’Eu, alcuni passi nella direzione “giusta”, ma sono stati passi incerti e timidi, strascicati, che non hanno per nulla colmato le distanze con i paesi più virtuosi e competitivi; anzi. La santificazione della “concertazione” ha comportato l’accettazione del potere di veto del sindacato – portavoce di interessi particolari e comunque circoscritti – e una politica di stampo neocorporativo che ha impedito la messa in discussione di ossificazioni, privilegi e rendite: nel mercato del lavoro come in quello dei beni e dei servizi. A farne le spese sono stati solo gli outsider, coloro che non hanno voce ai tavoli della concertazione: i giovani, i disoccupati, i piccoli imprenditori, i piccoli risparmiatori, gli utenti dei (dis)servizi pubblici (dalla sanità alla scuola).
    La campagna elettorale della casa della libertà, certo con più di una contraddizione, aveva promesso rivoluzione liberale ed economica di mercato. La signora Tatcher e il Presidente Reagan, pur se in numerosa compagnia, sono stati indicati più volte tra i punti di riferimento della futura attività di Governo. I fatti, però, non sono stati fino ad ora all’altezza delle aspettative. Un governo con una maggioranza elettorale ampia e una parlamentare schiacciante poteva, se davvero intenzionato, affondare il piede sull’acceleratore delle riforme liberali dell’economia, lanciando da subito segnali assai più chiari.
    Non, si badi bene, segnali alla Confindustria, ma ai milioni di italiani senza santi in paradiso che chiedono libertà economica e concorrenza per poter giocare fino in fondo le proprie carte, sconfiggendo corporazioni r burocrazia. Che chiedono la fine di un welfare regressivo, che da di più a chi già ha di più. Il tempo, almeno quello politico, passa più rapido di quello che si immagini: a giorni avremo il DPEF e a settembre la Finanziaria per il 2003. Il 2004 sarà un anno elettorale (europee) così come quello seguente (regionali) e quello seguente ancora avremo di già le politiche. In quelle condizioni, dunque, più ancora che non oggi, prevarranno moderatismi e inviti alla prudenza o alla concordia.
    Il liberalismo (cioè una scelta netta e senza remore contro lo statalismo, per la libertà economica e la concorrenza), dunque, non può attendere pena la rinuncia alla riforma liberale dell’Italia nelle sue istituzioni economiche (ma non solo).

    I Radicali Italiani sono stati l’unica forza politica che almeno dall’inizio degli anni ’90 –in primo luogo con i referendum – ha lottato con continuità per le libertà economiche, le privatizzazioni e le liberalizzazioni. Ha denunciato i guasti presenti e futuri della concertazione e del debordante potere politico concesso o riconosciuto al sindacato. In questo convegno abbiamo invitato economisti ed analisti politici non radicali che condividono con noi – o forse meglio, noi con loro – molte analisi ed obbiettivi e che chiedono al Governo di superare le resistenze esterne ed interne e procedere speditamente nelle riforme liberali. Ed infine, che vogliono ricordare come lo spettro delle scelte economiche possibili non si esaurisce, per fare solo l’esempio del lavoro, nello spazio angusto delimitato dalle proposte del Ministro Maroni e dalle controproposte di Cofferati.


    Mi è parso opportuno, nell’ottica della informazione corretta che il centro-destra persegue, postare questo documento che presenta appunto il convegno “Il liberismo può attendere?” organizzato dal Partito Radicale.

    saluti

  2. #2
    SENATORE di POL
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    Interessante spunto di discussione. Più tardi lo rileggerò con calma. Grazie!

    Saluti liberali

  3. #3
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    Predefinito Radicali italiani: comitato...

    ....nazionale.


    Il segretario apre il Comitato che avvia la fase congressuale: necessario un potenziamento degli strumenti di lotta politica per vincere la battaglia per liberare e legalizzare l'Italia
    Roma, 30 maggio 2002 - Daniele Capezzone ha aperto i lavori del Comitato Nazionale con una lunga relazione che ha "vivisezionato" lo scenario politico nel quale i radicali si sono costretti ad operare, per poi concludere con un richiamo alla necessità di un serrato confronto interno per far fronte alle proprie inadeguatezze che proprio nei momenti di successo radicale appaiono essere d'ostacolo alla crescita del partito.

    Illegalità italiana

    La prima parte della relazione del segretario è stata contrassegnata da una lunga analisi dello scenario politico italiano, con una durissima e spietata accusa alla sinistra, ma anche con una altrettanto serrata critica a Berlusconi, vero "salvatore" del regime partitocratico contro le riforme proposte dai radicali.

    Prima battere questa sinistra

    "Prima di ogni cosa è necessario battere questa sinistra" ha affermato più volte dal palco dell'Ergife il segretario di Radicali Italiani, poichè - ha spiegato - "quanto prima ci libereremo di queste macerie, tanto prima riusciremo a costruire qualcosa di alternativo".

    Per Capezzone, la necessità è dunque quella di battere la sinistra, a partire dal suo più autorevole leader, Sergio Cofferati, la cui vittoria sui temi del lavoro e dell'articolo 18, sarebbe "devastante", e "confermerebbe gli attuali tassi di disoccupazione", continuerebbe a difendere i "privilegi di pochi", a fronte dell'esclusione dei più deboli da qualsiasi tutela.

    Radicali per un nuovo welfare

    A tal proposito, il segretario di Radicali italiani è tornato sulla necessità di un nuovo welfare, fondato sulla riscrittura del sistema di ammortizzatori sociali a partire dall'introduzione del sussidio di disoccupazione da finanziare con l'abolizione delle pensioni di anzianità e della cassa integrazione a zero ore.

    L'usurpazione delle parole radicali

    La condanna nei confronti della sinistra non è solo rivolta alla classe dirigente ufficiale, ma anche ai 'nuovi movimenti' dei cosiddetti 'girotondini' e degli intellettuali, da cui viene un grande pericolo per i radicali.

    Infatti, ha sottolineato Capezzone, questi movimenti sventolano i vessilli radicali: la questione legalità, la questione dell'informazione, l'uso dello strumento referendario e finanche la richiesta del messaggio alle Camere a Ciampi.

    Capezzone ha ricordato il monito di Pasolini sul rischio che le battaglie radicali passate in mano alla sinistra sarebbero divenuti immediatamente strumenti di omologazione.
    "Usurpano e consumano le nostre parole e i nostri connotati" ha denunciato Capezzone.

    Berlusconi salvatore della partitocrazia

    Il segretario dei radicali non ha però finalizzato la sua requisitoria contro la sinistra per rivolgersi al presidente del Consiglio. Al contrario quello sull'operato politico del Cavaliere è un giudizio molto duro, in una prospettiva molto più ampia dell'attuale contingenza politica.

    Capezzone ha infatto tracciato un consuntivo dei risultati della 'discesa in campo' di Berlusconi, avvenuta otto anni fa. Significativamente, il segretario di Radicali Italiani ha ricordato le due tornate referendarie che segnano i due momenti: la vittoria del 1993 e la sconfitta del 2000.

    In particolare, quest'ultima ha davvero il cambiamento di segno dell'azione politica di Berlusconi nel panorama politico italiano: da outsider anti-partito del 1994 a salvatore della partitocrazia, dello strapotere sindacale e del 'partito dei giudici' con la campagna astensionista nel 2000.

    Lo scontro tra i poli è una fiction

    In questo scenario, il segretario di Radicali Italiani ha più volte sottolineato come lo scontro tra i poli in realtà costituisca una sorta di 'fiction', in cui ciascuno recita un ruolo, ma che vede i protagonisti profondamente uniti nell'avversare le riforme che i sondaggi indicano come le più popolari nel paese, a partire dalla riforma 'americana', delle istituzioni, della giustizia, dell'economia che campeggiano nel fondale dell'Ergife e rappresentano la piattaforma programmatica radicale.

    Questo il motivo - ha quindi ribadito Capezzone - "per il quale non possono permettersi di rispettare la legalità" e dunque in tal senso l'azione nonviolenta dei radicali e di Marco Pannella, risulta essere uno strumento di lotta necessario.

    Serve un confronto sui temi di fondo

    La conclusione del segretario è stata contrassegnata da una altrettanto severa analisi dei limiti dell'organizzazione politica radicale, determinati senz'altro dai decenni di condizioni di lotta non democratica, ma anche da innegabili carenze dal punto di vista degli strumenti di azione politica che il soggetto politico radicale mostra.

    A tal proposito Capezzone ha chiesto al comitato un serrato confronto sulle "questioni di fondo" che si pongono all'interno del movimento, per essere in grado di affrontare le prossime battaglie per la legalità e - soprattutto - per meglio poter potenziare quello che il segretario ha definito il più grande patrimonio dei radicali, "che si chiama Marco Pannella".

    La vittoria di Luca Coscioni

    Il segretario di Radicali Italiani aveva aperto i lavori con una buona notiza: l'annuncio del ritorno a casa di Luca Coscioni, il presidente del movimento che ha affrontato e vinto una nuova battaglia della sua lotta contro la sclerosi laterale amiotrofica, dopo l'autotrapianto di cellule staminali avvenuto a Torino.
    ------- --------------------- ------------

    Sempre nel tentativo di "allargare l'informazione", base indispensabile per una democrazia completa, posto l'intervento introduttivo del segretario Capezzone.

    Naturalmente con questo non dichiaro di essere d'accordo con le sue idee, almeno non con tutte. Per esempio, pur chiedendo più liberismo e maggiori riforme non mi nascondo la reale difficoltà che qualunque forza politica incontra in Italia quando "vuole" riformarla. O la lentezza legislativa imposta da regole vecchie e superate che impediscono all'esecutivo un tragitto lineare.
    E ricordo agli amici radicali che le leggi le fa il Parlamento, anche dopo la vittoria di un referendum abrogativo. Quel "buco" che si apre nella legge sottoposta a referendum deve poi essere riempito dal Parlamento.
    Quindi aspetto iniziative in questo senso che spero verranno presto annunciate.
    saluti

  4. #4
    Nihil.
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    Mustang, grazie: nemmeno io avevo letto tutta sta roba.
    Solo una cosa: il referendum abrogativo è tale perché appunto abroga, ossia elimina una norma o parte di essa dall'ordinamento.
    Non sta scritto da nessuna parte che DOPO il Parlamento sia obbligato ad intevenire per legiferare sulla materia.
    Esempio: col referendum che elimina le trattenute sindacali alla fonte, io cittadino decido che i sindacati non potranno più usufruire come in passato di quel tipo di "finanziamenti". Punto.
    Non c'è bisogno di nessuna legge.

  5. #5
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    Originally posted by Allanim
    Mustang, grazie: nemmeno io avevo letto tutta sta roba.
    Solo una cosa: il referendum abrogativo è tale perché appunto abroga, ossia elimina una norma o parte di essa dall'ordinamento.
    Non sta scritto da nessuna parte che DOPO il Parlamento sia obbligato ad intevenire per legiferare sulla materia.
    Esempio: col referendum che elimina le trattenute sindacali alla fonte, io cittadino decido che i sindacati non potranno più usufruire come in passato di quel tipo di "finanziamenti". Punto.
    Non c'è bisogno di nessuna legge.
    --------------------------------------

    Certo, hai ragione quando il referendum elimina una norma; molto più complicato quando dev'essere una parte di una norma a venire eliminata. Ricordo in proposito le polemiche sulle lunghe e complicate spiegazioni che riempivano le schede elettorali, doverose e obbligatorie per chiarire all'elettore quale sarebbe stato l'effetto sulla norma della parte "abrogata".
    saluti

  6. #6
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    dal sito dei radicali


    Lavoro: Tensione nei sindacati, Cofferati pronto allo sciopero

    Mentre l'Ue insiste nella richiesta delle riforme, la Cgil annuncia mobilitazioni e profila un nuovo sciopero generale e anche in Cisl e Uil c'è fermento dopo la firma del verbale d'intesa

    Roma, 1 giugno 2002 - Dopo il vertice con le parti sociali di ieri, il Governo esprime soddisfazione per la riapertura del dialogo e attraverso il ministro Maroni prefigura uno scenario nel quale, terminata la fase di scontro, possa essere giunta "una stagione di confronto e di dialogo" che puo' portare a "un nuovo patto sociale".

    Da Sergio Cofferati arrivano però prese di posizione che prefigurano tutt'altro clima e anche Cisl e Uil vivono momenti di forti tensioni interne. Anticipazioni da Bruxelles, intanto, fanno sapere che dall'Ue arrivano nuove sollecitazioni nei confronti del governo italiano per l'attuazione delle riforme in materia di fisco, sanità e lavoro.

    Cofferati, pronti anche a sciopero generale
    Dopo la rottura con il governo e anche con le altre confederazioni sindacali avvenuta nel vertice con le parti sociali tenutosi nella serata di ieri a Palazzo Chigi, la Cgil insiste e si prepara alla mobilitazione ed anche allo sciopero generale. Sergio Cofferati ha infatti annunciato che nella riunione dell'11 e 12 giugno la Cgil deciderà "un calendario di iniziative politiche e ovviamente anche un calendario di scioperi".

    "Tra gli scioperi da fare - ha aggiunto - credo che sia giusto prendere in considerazione anche il ricorso allo sciopero generale. Il quando e il come lo vedremo".
    Così, dunque, il leader della Cgil ha confermato la linea annunciata ieri: per Cofferati non è affatto sufficiente il trasferimento delle questioni più scabrose dalla delega ad un nuovo disegno di legge. Insomma, - come aveva ribadito nella conferenza stampa ieri a Palazzo Chigi - la Cgil non è disponibile a sedersi ad un tavolo dove si discuta di modifica dell'articolo 18.

    Intanto il segretario generale della Fiom-Cgil, Gianni Rinaldini ha preannuncaito che nelle fabbriche metalmeccaniche potrebbero esserci scioperi già da lunedì.

    Tensioni nella Uil, ma Angeletti ottiene fiducia
    Lo strappo di Cofferati ha provocato tensioni anche all'interno della stessa Cisl e Uil: ieri Angeletti era stato accusato da due suoi importanti colonnelli, Lotito e Pirani che avevano definito "un atto grave" la firma del segretario generale al documento predisposto dal governo.

    Successivamente, nella notte il segretario generale della Uil ha ottenuto la fiducia della direzione che ha approvato un documento nel quale si parla apertamente dell'esistenza delle condizioni necessarie alla ripresa di un confronto di merito tra governo e parti sociali.

    Nel documento, la direzione Uil precisa però che il confronto deve partire confermando le "presenti tutele previste dall'art.18 e puntando ad acquisire con la trattativa soluzioni per allargare le tutele a chi oggi ne e' privo".
    La direzione ha rinnovato le critiche alla Cgil e viene giudicato un ''errore sottrarsi a priori al dialogo con le controparti''.

    Metalmeccanici Fim-Cisl contro Pezzotta
    Anche i metalmeccanici della Cisl si sono critici rispetto alla scelta del segretario generale del sindacato, Savino Pezzotta di partecipare alla trattativa sul mercato del lavoro.
    ''In questo quadro - ha detto il leader della Fim, Giorgio Caprioli - la trattativa e' pericolosa. Si corre il rischio di ripetere il percorso dell'altra volta quando dopo esserci molto esposti pur di avere un negoziato ci siamo trovati con un pugno di mosche in mano".
    Caprioli ha stigmatizzato però anche la scelta di Cofferati che "ha avuto un atteggiamento settario'' che ''rende tutti più deboli".
    Appoggio a Savino Pezzotta è stato invece espresso dal segretario confederale Raffaele Bonanni per il quale l'intesa raggiunta col governo è un dato positivo poichè - ha detto "sblocca la situazione e riapre il dialogo''. Per Bonanni il governo ha fatto ''un passo indietro e rinuncia a intervenire unilateralmente".

    L'Ue continua a chiedere riforme
    Intanto a sostegno della politica di riforme del governo è giunta un'anticipazione riportata dall'agenzia Ansa sul documento dei Grandi orientamenti di politica economica (Gope) che il Consiglio Ecofin approverà martedi prossimo.
    Nel documento - secondo quanto rivelato - si potranno leggere una serie di calde raccomandazioni all'accelerazione delle riforme in materia del lavoro, fisco e previdenza, per ottenere una consistente riduzione del deficit nel 2002 e nel 2003 e "centrare l'obiettivo del pareggio di bilancio nel 2003".
    In particolare - secondo quanto riferito dall'Ansa - il documento farebbe esplicito riferimento alla riforma fiscale che dovrà essere "coerente" con "il raggiungimento ed il mantenimento di una posizione di bilancio vicina al pareggio o in surplus".
    Il documento contiene anche un deciso invito alla "piena attuazione del recente pacchetto di riforme del mercato del lavoro" da realizzare attraverso l'incoraggiamento alle parti sociali ad adottare meccanismi salariali che tengano "meglio in conto la produttivita' e le condizioni del mercato locale del lavoro".

    Anche sul sitema pensionistico da parte del consiglio Ecofin giunge un severo richiamo ad affrontare "i nodi critici dell'attuale sistema pensionistico". Raccomandazioni sono giunte anche ad "attuare le misure che puntano a promuovere schemi di previdenza integrativa privata, chiarendo i possibili costi per il bilancio".

    saluti

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    Radicali: «Zero immigrati, zero impresa», manifestazione a Milano contro la legge Bossi-Fini.

    I radicali manifestano a Milano contro la Bossi-Fini per sensibilizzare le imprese sui pericoli che questa legge porta al mercato del lavoro.
    Milano, 3 giugno 2002 - Membri dell'associazione radicale di Milano Enzo Tortora, assieme al parlamentare europeo Benedetto Della Vedova, si sono recati questa mattina davanti alla sede di Assolombarda, dove era in corso l'assemblea annuale alla presenza del ministro dell'Economia Giulio Tremonti e del presidente di Confindustria Antonio D'Amato, per manifestare contro la legge sull'immigrazione Bossi-Fini.
    I radicali sono giunti davanti ai palazzi di Assolombarda per cercare di sensibilizzare gli imprenditori sull'importanza che gli immigrati hanno per l'impresa italiana e per il sistema del mercato del lavoro, in particolare per le aziende del nord.

    Zero immigrati, zero impresa
    Benedetto Della Vedova, intervistato per i microfoni di Radio Radicale da Emiliano Silvestri, ha descritto quali sono i rischi insiti nella legge sull'immigrazione Bossi-Fini: "Questa legge - afferma il Deputato europeo - risponde a delle esigenze compressibili da parte dei cittadini, di sicurezza e di regolarizzazione dei flussi migratori, ma - prosegue - rischia in realtà di penalizzare l'immigrazione come risorsa ormai vitale per le imprese e l'imprenditoria italiana".
    Secondo Della Vedova "zero immigrati" significherebbe "zero impresa" e dietro a questa ossessione contro l'immigrazione clandestina in realtà si celerebbero politiche "volte a frenare l'immigrazione punto e basta" e quindi a penalizzare i tessuto economico europeo ed italiano.

    Una legge boomerang
    Secondo Della Vedova il tentativo del Governo è "semplicemente di bloccare l'immigrazione" per cercare di garantire la richiesta di maggior sicurezza che proviene dai cittadini, ma questo tentativo " è vano e semplicemente destinato ad aumentare, anziché diminuire, l'immigrazione clandestina".
    "Quello che noi segnaliamo - conclude Della Vedova - è che le imprese devono riflettere e devono fare sentire la loro voce presso il Governo, affinchè l'Italia, inseguendo l'emotività e la paura che pure c'è, non vari una legge boomerang".

    Maggior rigidità nel mercato del lavoro
    Giovanni Cominelli spiega quali sono i punti che portano a dire che la rigidità tende ad aumentare.
    "Innanzi tutto - afferma - la fissazione di limiti rigidissimi arbitrari e di fatto inapplicabili alla durata del permesso di soggiorno"
    In seguito spiega che vi sarà un "aumento sconsiderato dei costi a carico del datore di lavoro", il quale si troverà costretto a pagare ad esempio il viaggio eventuale di ritorno nel paese di origine in caso di cessazione di rapporto.

    Moltiplicazione delle procedure burocratiche
    La moltiplicazione di strutture burocratiche è un altro punto, secondo Cominelli, di rigidità della legge: "Il comitato di coordinamento e monitoraggio, lo sportello unico, il centro per l'impiego che dovrebbe gestire l'intero flusso di extracomunitari, procedure di autorizzazione complicatissime, per cui di fatto viene annullato il diritto delle imprese ad assumere direttamente la chiamata nominativa e ultimo - conclude - l'aumento dello strapotere delle organizzazioni sindacali e degli enti locali in ordine alla gestione della manodopera extracomunitaria".

    Una lotta liberista
    I radicali quindi, sempre nell'ottica liberista, chiedono che vi sia una regolamentazione che equilibri da una parte le esigenze delle imprese di avere manodopera e dall'altra che garantisca la sicurezza dei cittadini cercando di evitare, quanto più possibile, i flussi clandestini, rendendo più agevole la prima, sburocratizzando le procedure, e più controllata la seconda, senza ricorrere ai "campi profughi-lager" della Turco-Napolitano e evitando la chiusura totale delle frontiere.
    --------- ------------ ------------

    Gli amici liberali, seguito a considerarli tali, talvolta si fanno prendere la mano dalla foga contestatrice e cadono nel grave errore di pensare che agli altri possano sfuggire particolari o pericoli che invece sono presenti e "considerati".
    Qui si tratta di una scelta di priorità, dove la sicurezza dei cittadini e la regolarità del flusso migratorio sono strettamente collegate.
    E' solo su una "cittadinanza consapevole e avvisata" che è possibile innestare una corretta e funzionale immigrazione.

    Ed è solo così che, servisse, emergerebbero energie pronte ad affrontare anche "immigrazioni di disperati".

    Personalmente non vedo nessun pericolo di "zero immigrati" nè di "legge boomerang"; non essendo esperto non giudico le note sulla maggior "rigidità" del mercato del lavoro ma penso che, a paragone dell'assurda anarchia attualmente esistente qualunque piccola regola può apparire "rigidità". Non dimenticherei che l'aumento di sicurezza per i cittadini si riperquoterà positivamente anche per i "nuovi cittadini".

    E nessuno obbietterà se, una volta sistemate le cose, le procedure burocratiche saranno alleggerite.

    saluti

 

 

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