Al più tardi oggi so che il mio dubbio è condiviso da almeno un autorevole giornalista: Salvatore Tropea.
Dal suo articolo su Repubblica di oggi traggo:
"...(Umberto Agnelli) si è trovato a dover occupare gli spazi sia per l'assenza del fratello, sia per rintuzzare gli attacchi di chi, ormai sempre più palesemente , vorrebbe metter mano alla Fiat e non con le stesse intenzioni delle banche amiche".
Chi siano queste ultime è palese:
Intesa BCI, Sanpaolo IMI, Banca di Roma. Chi vuol invece "metter mano" alla Fiat?
Chi Tropea intenda lo si può intuire da un altro articolo: Mediobanca.
Qui si raccolgono e si aggrovigliano gli interessi di tutti i poteri forti che si aggirano in Italia. Da Tronchetti Provera alle Generali a....Romiti, per esempio. Cesarone la conosce bene, ma Ma quale interesse avrebbe, anziano com'è a mettersi a lavorare su un mezzo guaio, quale oramai è la Fiat?
Strani pensieri: Agnelli è contro l'abolizione dell'art. 18.
La Fiat è in crisi ed il governo lo sa, e si muove con.....Maroni (allora si che si riparte!).
Ruggiero se ne va accostando la porta (è un signore). Un signore, ma con dei limiti: si era rotto le scatole di rimediare figuracce nel mondo. Ma forse si era incavolato anche perchè il governo aveva escluso l'Italia dal progetto europeo dell'Airbus. E fornitore del progetto era proprio la Fiat.
E Ruggiero - che io sappia - è amico di Agnelli.
Strani pensieri.....
Informauro




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