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Discussione: Fiat

  1. #1
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    Predefinito Fiat

    I rappresentanti del governo italiano hanno incontrato
    domenica i vertici della Fiat. I dirigenti del gruppo
    industriale sono arrivati su berline Alfa Romeo e Lancia.
    Gianni Letta su una Opel (quindi una General Motors),
    Berlusconi su una Mercedes e Tremonti su una Bmw. Ora
    dovranno convincere i contribuenti italiani a spendere per
    qualcosa per cui loro non spenderebbero.

    Financial Times, Gran Bretagna


    Ma a questi signori importerà della fiat o piuttosto dell'impero editoriale della fiat come Stampa e Corriere?

    La sensazione è che della recessione prossima ventura, della scomparsa dell'ultima grande industria italiana, dei lavoratori licenziati sia fiat che dell'indotto non ne frega niente.
    mr

  2. #2
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    Predefinito LA DISFATTA

    CRISI FIAT: LA DISFATTA DEL MODELLO ITALO-EUROPEO DI MERCATO DEL LAVORO.

    CRISI FIAT: LA DISFATTA DEL MODELLO ITALO-EUROPEO DI MERCATO DEL LAVORO. CHE ALTRO OCCORRE PER GUARDARE AL MODELLO AMERICANO COME ALL’UNICO CHE FUNZIONA E PRODUCE SENZA CONSUMARE RISORSE E SVILUPPO?

    Dichiarazione di Antonello Marzano, Membro della Direzione di Radicali Italiani

    Con la crisi della Fiat è il “modello italiano” (lo stato sociale, il mercato del lavoro, il ruolo dello Stato) a dimostrare il proprio definitivo fallimento.
    Per questo non ha molto senso limitarsi a denunciare le magagne del protezionismo, del capitalismo assistito, dell'interventismo statale, che di volta in volta sono serviti a riempire col denaro dei cittadini (sottratto ad altri investimenti meno emergenziali) i crescenti vuoti di competitività causati dalla rigidità del mercato del lavoro italiano. Essi sono figli naturali di un sistema che produce - per sua natura - fallimenti, emergenze, disoccupazione di lunghissima durata, diseconomie e squilibri nella dislocazione delle risorse; che non “produce” occupazione, ma “consuma” risorse e sviluppo, e che quindi non funziona, se non nelle astratte, ciniche visioni solidaristiche di alcuni.

    Se Agnelli e la Fiat avessero potuto “licenziare ed assumere” - più o meno come accade nel modello americano di mercato del lavoro - in funzione dell'andamento dei cicli economici e sulla base di una programmazione aziendale libera, e non ingessata dai ricatti e dalle demagogie politico-sindacali, oggi la Fiat non rischierebbe la chiusura, e nemmeno l’elemosina dell'assorbimento da parte di altre grandi aziende (guarda caso: americane) che stanno nel mercato in ottima salute proprio in virtù del modello economico-sociale di cui sono il prodotto.
    In Italia ed in Europa, invece, da un lato si denunciano i "soprusi" delle multinazionali americane, e dall'altro se ne invoca l'intervento in soccorso delle nostre aziende cotte a fuoco lento dalle anacronistiche rigidità di un sistema fatto apposta per generare e difendere sacche di privilegi in conflitto coi diritti dei più deboli.

    L'immagine di General Motors che corre in soccorso della Fiat per assumersi la responsabilità di gestirne la rinascita è esattamente l'immagine del trionfo del modello americano su quello italo-europeo, boccheggiante e trafelato come le sue istituzioni nell’improbabile rincorsa allo strapotere americano.
    E' un'immagine che andrebbe fotografata e stampata a grande tiratura per essere schiaffata in faccia a tutti coloro che hanno ridotto la Fiat ed il nostro paese nell'attuale condizione di impotenza: a sindacati, sinistre, centri, destre e chiese; a tutti coloro che insistono con miopia criminale nel denunciare il modello americano come nemico della "pace", della "solidarietà", della "giustizia sociale"…
    A tutti costoro chiediamo: che altro occorre (dopo lo sciogliersi come neve al sole dell’unica grande azienda italiana, dopo lo stato comatoso in cui versano economie e borse del vecchio continente, dopo l’ennesima dimostrazione di codardia in politica estera) per ammettere il fallimento di un modello che ha fatto - da tempo - il proprio tempo e per guardare al di là dell’Atlantico come all’unico esempio al mondo di un sistema davvero libero, democratico e civile?


    Roma, 15 ottobre 2002
    Wolare
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  3. #3
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    Predefinito

    Si vede che noi non siamo portati a costruire grandi imprese e a sostenere la dura concorrenza di altri. La fiat è l'ultima industria manifatturiera di dimensioni sovranazionali di cui disponevamo, in grado di confrontarsi con tutti gli altri gruppi mondiali.
    Una volta avevamo anche una grande chimica e parecchie buone industrie del ramo farmaceutico. Fuggevolmente siamo riusciti a creare una promettente impresa telematica, alimentare.
    Oggi ci siamo venduti tutto. Se la fiat fallisce, e mi sembra che le premesse ci siano tutte, ci resteranno imprese di medie e piccole dimensioni che non saranno mai leader nei loro settori.
    Insomma stiamo scendendo la china. Penso che finiranno con l'estrometterci anche dal club dei grandi paesi industriali. La Spagna potrebbe rimpiazzarci.
    mr

  4. #4
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    Predefinito Appunto!

    a causa di un modello statalista ed assistenziale che non porta a migliorare.

    Wolare
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  5. #5
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    Predefinito Re: LA DISFATTA

    Originally posted by Wolare

    Se Agnelli e la Fiat avessero potuto “licenziare ed assumere” - più o meno come accade nel modello americano di mercato del lavoro - in funzione dell'andamento dei cicli economici e sulla base di una programmazione aziendale libera, e non ingessata dai ricatti e dalle demagogie politico-sindacali, oggi la Fiat non rischierebbe la chiusura, e nemmeno l’elemosina dell'assorbimento da parte di altre grandi aziende (guarda caso: americane) che stanno nel mercato in ottima salute proprio in virtù del modello economico-sociale di cui sono il prodotto.
    non è detto. La fiat ha cessato di investire nell'auto da quando fatalmente è diventato un settore maturo.
    Il tuo ragionamento non funziona con la Ferrari dove la fiat è diventata leader poichè nelle macchine di lusso c'è ancora spazio per lauti profitti.
    Resta il fatto che voi radicali che oggi siete diventati la destra squallida avete la fissazione di voler licenziare la gente. Lo facessero con voi....
    mr

  6. #6
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    Predefinito

    L’aspetto simbolicamente più forte del calvario
    del principale gruppo industriale italiano è il
    fatto che, oggi, il destino di Fiat non dipende
    più da Fiat.
    Tra governo, banche, e ‘amico americano’, sembra
    proprio che il pallino sia oggi ben lontano da
    Torino. Il tramonto di un’era.
    Delle varie ipotesi sul tappeto, che piaccia o no,
    io credo che la più praticabile sia quella di
    vendere agli americani della General Motors.
    So bene che questo vorrebbe dire far diventare
    l’Italia l’unico grande paese industrializzato
    privo di un’industria automobilistica nazionale.
    Ma siamo sicuri che le alternative siano migliori?.
    Di aiuti statali (cioè, è bene ricordarlo, di
    soldi dei contribuenti) la Fiat ne ha già avuti
    anche troppi. E sono stati anche questi, che in
    passato hanno sottratto l’ azienda torinese da un vera logica di concorrenza e di mercato, a creare
    i presupposti per la crisi senza precedenti che
    abbiamo oggi sotto gli occhi. Un’azienda che vive
    per anni nel proprio paese come un monopolista
    assistito non può non avere difficoltà quando il
    gioco (durissimo) della globalizzazione apre i
    mercati e costringe a misurarsi con sfide tutte
    nuove. Sfide che i manager del nuovo corso
    sembravano aver affrontato con coraggio e
    lungimiranza e che invece hanno svelato errori
    dalle conseguenze drammatiche. Il rischio è che
    un ennesimo intervento statale (salatissimo in
    un momento come questo) non si riveli alla fine
    un altro boomerang e non faccia che prolungare e
    aggravare l’agonia del gigante ferito.
    Altra strada (in teoria la più normale) sarebbe
    quella di risolvere la crisi del settore auto
    liberandosi dei gioielli del gruppo e facendo
    cassa. Ma anche questa via non sembra franc amente
    praticabile. Sarebbe possibile se al Lingotto ci
    fosse un chiaro e fiducioso piano di sviluppo
    industriale focalizzato sull’auto. Una cosa che al
    momento non si vede. La Fiat di oggi è una paradossale
    ‘family company’ che si è differenziata nel tempo in
    mille rivoli, finendo spesso lontanissima dal ‘core
    business’ dell’automobile. Il dubbio, insomma, è
    che la Fiat (che l’auto ce l’ha perfino nel nome)
    creda davvero ancora nelle automobili.
    E allora, come detto, invece di rimandare la
    soluzione a un futuro che potrebbe essere ancora
    più incerto, sarebbe meglio anticipare i tempi.
    Vendendo ai costruttori d’auto americani, appunto.


    ALAN FRIEDMAN
    mr

  7. #7
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    Predefinito

    Originally posted by mariarita
    ........Di aiuti statali (cioè, è bene ricordarlo, di
    soldi dei contribuenti) la Fiat ne ha già avuti
    anche troppi. E sono stati anche questi, che in
    passato hanno sottratto l’ azienda torinese da un vera logica di concorrenza e di mercato, a creare
    i presupposti per la crisi senza precedenti che
    abbiamo oggi sotto gli occhi. ...........
    E allora, come detto, invece di rimandare la
    soluzione a un futuro che potrebbe essere ancora
    più incerto, sarebbe meglio anticipare i tempi. .........

    ALAN FRIEDMAN
    Basta solo questo soprariportato per capire la ragionevolezza delle posizioni dei Radicali Italiani.

    In merito alla tua accusa:

    "Resta il fatto che voi radicali che oggi siete diventati la destra squallida avete la fissazione di voler licenziare la gente. Lo facessero con voi...."
    Posso solo dirti: Fatti visitare!!

    Wolare
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  8. #8
    Viva la piadina!!!
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    Mariarita vorrei controbbattere su due punti:
    Uno:

    "non è detto. La fiat ha cessato di investire nell'auto da quando fatalmente è diventato un settore maturo. "

    Settore maturo dove? Nei mercati dove la FIAT opera, ma non certo in paesi emergenti dove la FIAT non opera tipo Messico che da meno di 8 anni ha aperto le forntiere quais totalmente (del tutto dal 2003 o 2004). Prima vi erano solamente 4 marchi di macchine da cui poter sciegliere, ora vendono pure le Prorshce e le Ferrari. Di auto nel settore di emrcato della FIAT ve ne sono una marea tipo Pegeout, Renault, Nissan VW ecc, che usano il messico come tramnpolino di lancio verso gli USA, ma la FIAT.. assente, anzi ha outnato molto sull' Argentina, mercato abbastanza protetto e poi pure in bancarotta. La FIAT sta crescendo bene in CINA, ma solo li. La FIAT dovrebbe o doveva aprire nuovi mercati.

    Due:
    "
    Delle varie ipotesi sul tappeto, che piaccia o no,
    io credo che la più praticabile sia quella di
    vendere agli americani della General Motors.
    So bene che questo vorrebbe dire far diventare
    l’Italia l’unico grande paese industrializzato
    privo di un’industria automobilistica nazionale. "

    Veh la GB non ha nessuna industria automobilistica di propieta' GB, sono tutte di propieta' di case straniere.

  9. #9
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    Predefinito Re: LA DISFATTA

    Originally posted by Wolare

    Se Agnelli e la Fiat avessero potuto “licenziare ed assumere” - più o meno come accade nel modello americano di mercato del lavoro - in funzione dell'andamento dei cicli economici e sulla base di una programmazione aziendale libera, e non ingessata dai ricatti e dalle demagogie politico-sindacali, oggi la Fiat non rischierebbe la chiusura, e nemmeno l’elemosina dell'assorbimento da parte di altre grandi aziende (guarda caso: americane) che stanno nel mercato in ottima salute proprio in virtù del modello economico-sociale di cui sono il prodotto.
    In Italia ed in Europa, invece, da un lato si denunciano i "soprusi" delle multinazionali americane, e dall'altro se ne invoca l'intervento in soccorso delle nostre aziende cotte a fuoco lento dalle anacronistiche rigidità di un sistema fatto apposta per generare e difendere sacche di privilegi in conflitto coi diritti dei più deboli.

    Concordo al 60%.

    Gli Agnelli sapevano come era la situazione italiana e non hanno fatto niente per migliorarla, anzi.

    Negli anni 70 hanno ceduto ai diktat politici reintegrando al lavoro gli operai filo-terroristi e filo-brigatisti.

    Piu' cecentemente hanno preferito costruire il loro stabilimento-gioiello a Melfi invece che nella liberale Gran Bretagna.

    Quando nel 1994 Berlusconi cerco' di liberalizzare l'economia gli Agnelli guidarono la "resistenza" della Confindustria che per paura dello scontro sociale si oppose al cambiamento.

    No, per me gli Agnelli sono corresponsabili, insieme ai fascio-comunisti, del declino della Fiat e io sto godendo da matti a vederla andare in frantumi !

    E al pari degli Agnelli odio quegli operai che fino a ieri sputavano nel piatto dove mangiavano, non perdevano occasione per dare addosso al "padrone"... e oggi sono li', a piangere e frignare per paura di restare senza i soldi per pagare il mutuo della casa !

  10. #10
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    Predefinito Re: Re: LA DISFATTA

    Originally posted by Il Condor



    Concordo al 60%.

    Gli Agnelli sapevano come era la situazione italiana e non hanno fatto niente per migliorarla, anzi.

    Negli anni 70 hanno ceduto ai diktat politici reintegrando al lavoro gli operai filo-terroristi e filo-brigatisti.

    Piu' cecentemente hanno preferito costruire il loro stabilimento-gioiello a Melfi invece che nella liberale Gran Bretagna.

    Quando nel 1994 Berlusconi cerco' di liberalizzare l'economia gli Agnelli guidarono la "resistenza" della Confindustria che per paura dello scontro sociale si oppose al cambiamento.

    No, per me gli Agnelli sono corresponsabili, insieme ai fascio-comunisti, del declino della Fiat e io sto godendo da matti a vederla andare in frantumi !

    E al pari degli Agnelli odio quegli operai che fino a ieri sputavano nel piatto dove mangiavano, non perdevano occasione per dare addosso al "padrone"... e oggi sono li', a piangere e frignare per paura di restare senza i soldi per pagare il mutuo della casa !



    Che orrore di essere umano vorresti sembrare di essere!

    tranquillo, sappiamo che sono solo sfoghi verbali. Che t'hanno fatto?

 

 
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