«Onorevole, noi t'abbiamo messo lì"
«Onorevole, devi tornare subito a Palermo...». Impegnato nei lavori di Montecitorio, il deputato forzista riceve sul cellulare questa convocazione. Il tono della voce, dalla chiara inflessione dialettale siciliana, è quello di chi non ammette rifiuti: . A nulla valgono i cortesi dinieghi: «Non posso, sono stanco...». «Noi ti abbiamo messo lì e noi ti vogliamo ora a Palermo», è la replica secca. Ed allora Gaspare Giudice, FI, vice coordinatore in Sicilia, lascia Montecitorio per Fiumicino e sale sull'ultimo volo per Palermo. I carabinieri, che intercettano, hanno intanto il tempo per piazzare le microspie in un locale del centro dove Giudice, reduce da Roma, incontra Giuseppe Panzeca - braccio destro del boss di Caccamo Nino Giuffré - Nino Mandalà, imprenditore di rispetto di Villabate, grande elettore di Giudice, e Giorgio Ciaccio per parlare di affari. L'episodio, registrato e filmato dagli investigatori, è descritto nella richiesta di arresto inviata alla Camera. Esso prova, per l'accusa, il rapporto di sudditanza a Cosa Nostra del parlamentare "azzurro". Un rapporto analogo, secondo la ricostruzione compiuta da carabinieri e Gico, a quello subito dall'ex assessore regionale al Territorio Ugo Grimaldi, anch'egli di Forza Italia. Agli atti i magistrati hanno trascritto un'altra telefonata: il 9 agosto '97, Grimaldi riceve in ufficio la telefonata di Nino Mandalà, imprenditore di Villabate dai solidi agganci mafiosi. «Ugo - lo apostrofa Mandalà, dopo avergli rimproverato scarsa attenzione per i problemi prospettati - mi devi mettere nelle condizioni che ti faccia chiamare da qualcuno che ti fa venire subito? Non voglio arrivare a questo punto, ma sono nelle condizioni di farlo e tu lo sai e non mi sto riferendo a Gaspare, ma anche ad altri». «Scusa un momento, no in questo momento sono qua chiuso in assessorato, in aula e in giunta quindi non possiamo», è l'imbarazzata risposta dell'assessore. «Ugo - replica Mandalà - quando io sono stato chiamato ho risposto alla grande». Commentano i giudici: «Mandalà non esita a ricorrere a minacce esplicite, l'onorevole Grimaldi, con estremo imbarazzo, manifesta tutta la sua consapevolezza sulla gravità della minaccia di Mandalà dichiarandosi pronto ad assecondarne le richieste».Il rapporto di sudditanza del deputato "azzurro" nei confronti di Cosa Nostra emergerebbe anche da una lettera, inviata da Gaspare Giudice al presunto boss Panzeca, nella quale, con frasi rispettose, chiede spiegazioni sul suo allontanamento, che definisce immotivato, dalle attività del gruppo mafioso. La lettera venne trovata nel '96 durante una perquisizione a casa di Panzeca, ed ora agli atti.




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