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Discussione: Mazziniani in LIGURIA

  1. #31
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    Bicentenario mazziniano a Recco

    Recco: nell'ambito del Bicentenario mazziniano, il 21 settembre, ore 10,00 intitolazione della scuola primaria di via Massone a Goffredo Mameli. Ore 11,00, sala consiliare di Piazza Nicoloso, conferenza di Buno di Porto su "Gli Stati Uniti d'Europa per Giuseppe Mazzini". E' prevista la partecipazione di Giorgio La Malfa e Francesco Nucara.

  2. #32
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    Bicentenario mazziniano
    Partito repubblicano italiano
    Comitato per le celebrazioni

    Genova, 20 settembre 2005

    ore 14,00 ritrovo a Piazzale Kennedy e partenza per Sampierdarena, sotto la Lanterna
    ore 14,30 inaugurazione nuova sezione Pri
    ore 15,00 partenza per il cimitero di Staglieno
    ore 15,30 visita alla tomba di Mazzini
    ore 17,00 partenza da Staglieno
    ore 17,30 arrivo a Piazzale Corvetto e deposizione di una corona al Monumento a Mazzini

    a questi incontri sarà presente il segretario nazionale del Pri Francesco Nucara

    ore 18,30 Starhotel di Corte Lambruschini, conferenza del prof. Bruno di Porto, "Il ligure d'Italia, d'Europa, del Mondo".
    [mid]http://pinoulivi.com/midi/belladestate.mid[/mid]

  3. #33
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    "la Repubblica", "Il Secolo XIX", "Il Giornale", "Il Corriere mercantile" 21 settembre

    Genova, Nucara ripulisce il monumento di Mazzini

    Si è rimboccato le maniche e ha cominciato a strappare le erbacce che coprivano il piedistallo e parte della statua bronzea dedicata a Giuseppe Mazzini in piazza Corvetto a Genova: è quanto ha fatto ieri pomeriggio (20 settembre ndr) il segretario nazionale del Pri, Francesco Nucara, per protestare contro l'incuria in cui versa la statua dedicata all'"apostolo delle genti". Nucara si trovava per una manifestazione del suo partito. Passando dalla piazza, davanti alla sede della Provincia di Genova, ha visto il monumento dedicato a Mazzini e si è stupito per le erbacce che lo coprivano "in pieno contrasto con il decoro che, invece, caratterizzava il giardino".

    Il viceministro dell'Ambiente non ha perso tempo: si è tolto la giacca, ha rimboccato le maniche ed ha cominciato a strappare le erbacce.

    "Trovo inammissibile _ spiega Nucara _ che non ci si curi del decoro del monumento dedicato a chi ha predicato libertà e giustizia per l'Italia e per Europa e al quale tutti dobbiamo rispetto e grata memoria. E' ancora più grave che il Comune lasci questo disdoro nell'anniversario dei 200 anni dalla nascita di Mazzini". E proprio in occasione della data storica, ha inserito l'inaugurazione della nuova sezione del Pri nel programma delle celebrazioni, fra la visita alla tomba di Mazzini al cimitero di Staglieno, la deposizione di una corona al monumento a Mazzini e la conferenza del professor Bruno di Porto "il ligure d'Italia, d'Europa, del Mondo". Mercoledì 21 il viceministro Nucara era a Recco, per intitolare la scuola elementare a Goffredo Mameli. E' stata scoperta una targa davanti all'edificio scolastico. In chiusura un convegno sull'attualità del pensiero mazziniano in rapporto all'Unione Europea.

  4. #34
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    Predefinito La brutta figura

    la fanno i repubblicani genovesi: quello che ha fatto Nucara lo potevano fare anche loro.

    Tex Willer

  5. #35
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    Texwiller ... da parte mia credo che la vera pessima figura ce la faccia l'Amministrazione Comunale di Genova ....
    Nucara, che rappresenta i Repubblicani tutti ... e quindi anche quelli genovesi ... ha dato invece un segnale importante di serieta' ... un modo figurato e simbolico di come si debba amministrare il Bene Pubblico ... estirpando alla radice le male piante che hanno ormai insozzato la societa' civile ... nel disinteresse generale ....

    http://www.nuvolarossa.org/

  6. #36
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    Recco, intitolata una scuola a Mameli/Il giovanissimo eroe del nostro Risorgimento

    Una vita breve infiammata dal sogno rivoluzionario

    Discorso per l'intitolazione della scuola primaria "Goffredo Mameli", Recco (Ge), 21 settembre 2005.

    di Francesco Nucara

    Non è agevole ricordare Goffredo Mameli come eroe del Risorgimento. Troppo breve è stata la sua vita (Genova 5 settembre 1827 – Roma 6 luglio 1849). Mancavano sessanta giorni al compimento dei suoi ventidue anni quando Goffredo Mameli spirava nell'ospedale di Trinità dei Pellegrini di Roma dopo che gli era stata amputata una gamba a causa di una cancrena. I medici non si erano accorti che nelle ferite al polpaccio si era infilato uno "stoppaccio" che causò l'infezione prima e la morte dopo.

    Goffredo Mameli fu uno studente molto irrequieto – bravo ma irrequieto - della scuola degli Scolopi di Genova. Nell'attività politica di Mameli, il cui inizio possiamo datare ai primi mesi del 1847, ci fu molta confusione dovuta soprattutto agli entusiasmi giovanili per realizzare l'Unità di Italia.

    La madre di Goffredo aveva avuto una affettuosa giovanile amicizia con Giuseppe Mazzini. Quest'ultimo e Goffredo si conobbero soltanto nell'aprile del 1848 a Milano durante la guerra con l'Austria. Mazzini rimase ammirato da questo focoso giovane i cui sentimenti patriottici erano rafforzati dall'intensa amicizia con Nino Bixio. Quel Nino Bixio che a Genova nel 1848 afferrando le redini del cavallo del Re aveva urlato: "Maestà passate il Ticino e tutti saremo con voi". Re Tentenna non ascoltò Bixio e anzi rimase offeso. Ma, come è noto, i Savoia, fin dalle origini non hanno mai brillato per l'eccessivo coraggio.

    Quindi è intorno ai venti anni che Goffredo Mameli si inizia all'attività politica e militare essendosi addestrato alle armi, insieme a Bixio, in clandestinità e partecipando da volontario, alla guerra contro l'Austria, nel 1848.

    Il sacro fuoco rivoluzionario aveva preso l'anima del Mameli che stringeva legami sempre più intensi con Giuseppe Mazzini. Fu quest'ultimo che, conosciute e apprezzate le qualità letterarie del giovane genovese cresciuto nelle scuole degli Scolopi, gli diede l'incarico il 6 giugno del 1848 di scrivere un inno che somigliasse alla Marsigliese, che sarebbe stato musicato dal Verdi.

    Mai titolo di un scritto fu più centrato negli scritti su Goffredo Mameli: "Tra un inno e una battaglia", di Almerino Lunardon.

    Intanto il giovane rivoluzionario si spostava da una parte all'altra d'Italia, dovunque ci fossero focolai di insurrezione. La sua audacia e il suo ardimento lo sfiniscono al punto di chiedere al padre Giorgio, contrammiraglio della Regia Marina Sarda, di ostacolare gli austriaci per liberare Venezia.

    Quell'entusiasmo giovanile e quella focosità portarono al risultato che il padre, accusato di "scarso lealismo monarchico", è messo da parte. Goffredo fece in tempo a tornare a Genova e assumere la direzione del giornale " Il diario del popolo".

    Mameli irrequieto ed onnipresente era andato a combattere in Lombardia e poi aveva raggiunto Garibaldi a Ravenna per dirigersi su Venezia dove era stata proclamata la Repubblica. Da Ravenna partì subito per Roma, dove si batté per eleggere una assemblea Costituente. Il 5 febbraio 1849 scrive a Giuseppe Mazzini che arrivava in Toscana: "Roma repubblica venite".

    Nella difesa di Roma nel 1849 Mameli, essendo aiutante di Garibaldi, non era coinvolto direttamente nei combattimenti, tuttavia vedendo cadere i suoi amici di tante battaglie, quando ormai era scemata ogni possibilità di concludere positivamente l'esperienza della Repubblica Romana, egli, benché malfermo di salute, partecipa all'assalto del Casino dei Quattro Venti a Porta San Pancrazio. Ed è in quell'assalto che subirà la ferita al polpaccio che lo porterà alla morte, non ancora ventiduenne.

    Non abbiamo una data certa per sapere quando fu scritto "Fratelli d'Italia". Probabilmente nel 1847. Esso fu musicato da Michele Novaro, anch'egli figlio di Genova.

    Quella Genova che può essere considerata il crocevia dell'Unità d'Italia per uomini e per iniziative che da questa città furono prese.

    Mazzini, Ruffini, Bixio, Mameli, Canale e accanto a loro il nizzardo Garibaldi e poi Quarto e la spedizione dei Mille, e ancora le prime società operaie che dettero inizio al Patto di Fratellanza; e ancora l'editoria dedicata al progresso civile e al processo unitario di cui fu animatore indiscusso Giuseppe Mazzini.

    In questo contesto si sviluppò la vita del Mameli, figlio di Giorgio e Adelaide Zoagli, che offrì all'Italia la sua giovane vita. Come scrisse Mazzini, nell'ottobre del 1849, per una pubblicazione su Mameli: "…come fiore della Floride, egli sbocciò nella notte; fiorì, pallido, quasi a indizio di corta vita, sull'alba: il sole del meriggio d'Italia, non lo vedrà (…). Diventi la breve incontaminata sua vita, consumata tra un inno e una battaglia, simbolo, esempio ed ispirazione ad altre vite e incoraggiamento alla lotta…".

  7. #37
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    Lettera al presidente dell'Amministrazione provinciale di Genova/Mauro Mazzotti ha messo in rilievo il cattivo stato del monumento dedicato a Mazzini

    Un padre della nazione privato di ogni decoro

    Lettera che Mauro Mazzotti, Gruppo Pri Provincia di Ravenna, ha indirizzato al Presidente dell'Amministrazione Provinciale di Genova e, per conoscenza, al Sindaco di Genova (21 settembre 2005).

    Il giorno 20 settembre scorso, in occasione di una manifestazione del Comitato per le celebrazioni del bicentenario della nascita di Giuseppe Mazzini, mi sono recato con una delegazione di amministratori e dirigenti repubblicani ravennati, unitamente a rappresentanti nazionali e locali del mio Partito, guidata dal vice ministro Francesco Nucara, segretario nazionale del Pri, a rendere omaggio al monumento di Mazzini prospiciente la bella piazza Corvetto.

    Confesso l'impressione non piacevole riportata nel vedere il monumento e la scalinata d'accesso costellate di erbacce infestanti; maggiormente esaltata per altro dal confronto con lo stato di accurata manutenzione in cui è tenuta l'aiuola fiorita del poggio su cui sorge il monumento stesso.

    Sicuramente un non intenzionale disguido di competenze che desidero segnalarle per quanto riterrà doveroso disporre al fine di rendere il monumento, che mostra anche qualche segno di fatiscenza nelle strutture, al decoro a cui tutti teniamo. Cordiali saluti,

    Mauro Mazzotti, consigliere provinciale, Gruppo Pri Ravenna

  8. #38
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    La presidenza della Repubblica scrive a Nucara

    Lettera inviata al segretario del Pri Francesco Nucara da parte del Segretariato generale della Presidenza della Repubblica.

    Egregio onorevole, mi riferisco alla lettera con la quale Ella ha voluto portare all'attenzione del Presidente della Repubblica la scarsa cura con cui nella città di Genova si provvede alla manutenzione del monumento dedicato a Giuseppe Mazzini, nonché della scalinata che consente di accedervi. Ho condiviso pienamente le preoccupazioni da Lei espresse e ho personalmente chiesto alla Prefettura di Genova che sulla questione venissero sensibilizzati gli organi competenti. Posso pertanto rassicurarLa che, se tornerà a Genova, potrà constatare che il monumento che celebra la memoria di uno dei più nobili padri della Patria italiana ed europea è tenuto con il decoro che merita.

    Mi è gradita l'occasione per inviarLe il saluto del Capo dello Stato, al quale unisco il mio personale.

    Melina Decaro, Vice segretario generale, Segretariato generale Presidenza della Repubblica

  9. #39
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    Predefinito tratto da LA STAMPA Web 12 novembre 2005

    Mazzini, un critico molto romantico

    Marco Rosci

    GIUSEPPE Mazzini pubblicò nel 1841 sulla London and Westminster Review un testo sui «Modern Italian Painters». Parlando di un grande quadro di Hayez, che egli definiva «capo della scuola di Pittura Storica, che il pensiero Nazionale reclamava in Italia», Papa Urbano II sulla piazza di Clermont predica la Prima Crociata, scriveva: «tela immensa che si direbbe il riassunto di più quadri, tanto v'è di ricchezza e varietà». L'opera è esposta nella mostra «Romantici e Macchiaioli. Giuseppe Mazzini e la grande pittura europea» nel Palazzo Ducale di Genova, a cura di Fernando Mazzocca con catalogo Skira. La frase di Mazzini si adatta perfettamente alle 223 opere: esse riassumono con rigore storico e scientifico quarant'anni di mostre dedicate da un lato al recupero dell'arte della prima metà dell'800 italiano, e dall'altro alla piena messa in luce dell' arte dei Macchiaioli. Il riferimento a Mazzini, con la presenza di opere specificamente citate nel suo testo e a conclusione Gli ultimi momenti di Mazzini morente del 1873 di Silvestro Lega, sottolinea l'impostazione, comune con le migliori mostre precedenti, di legare l'esperienza artistica con quella della storia nazionale dalla Restaurazione all'Unità risorgimentale, anche a quella garibaldina «tradita», espressa dalla grande antiretorica tragica del celebre Lo staffato di Fattori del 1880 («È così straziante che nessuno potrà offrirne la vista in un salotto» commenterà la regina Margherita).
    In questa chiave, nelle 12 sezioni in cui è suddivisa la mostra, da «I protagonisti» a «Lega, Fattori e il Risorgimento tradito», tutto si tiene, per usare un francesismo, tutto è presente: l'idolo di Mazzini Byron, salma nuda incoronata d'alloro sul catafalco con i titoli delle sue opere, dell'olandese davidiano Odevaere memore del Pianto sul corpo di Ettore e del Marat, e in costume greco sulla tomba di Botsaris del romantico storico Ludovico Lipparini, è seguito dai ritratti di Alfieri, Foscolo, Manzoni, Rossini, Giuditta Pasta, Donizetti, Cristina Belgiojoso. In alcuni di essi rivaleggia con Hayez Giuseppe Molteni. Lega, qui egemone accanto a Fattori, è altrettanto lucido realista al di sopra della «macchia» nelle cronache della guerra del 1859 quanto nelle immagini cristalline della società integrata borghese e contadina dei dintorni fiorentini. Sono preservate le scansioni temporali e linguistiche fra neoclassicismo e romanticismo storico, da «Gli dei e gli eroi neoclassici. Il culto dell'antichità e della forma» a «I romantici e la pittura civile».
    Nella prima sezione, con i grandi quadri citati da Mazzini di Bossi, Camuccini, Benvenuti, emerge il meno noto Sabatelli. Fiorentino nato nel 1772 e professore a Brera prima del veneziano Hayez (anche così nasceva la cultura nazionale italiana) fu bellissimo incisore visionario degno di Blake e di Runge nei fogli dell'Apocalisse e autore nel 1802 di quella Peste di Firenze che ritengo possa aver suggerito idee a Gèricault per la Zattera della Medusa. Nella seconda sezione, che ospita i grandi modelli francesi del Cromwell davanti al cadavere di Carlo I di Delaroche e del byroniano Giaurro di Ary Scheffer, Hayez è ovviamente egemone, ancor più nella successiva «Hayez e il sentimento dell'ideale», concezione e dizione tipicamente mazziniane, che comprende il patetismo post 1848 delle due versioni de La meditazione, con la derivata Desolazione del Vela nel gesso originale da Ligornetto. Nella pittura militare e di cronaca risorgimentale accanto ai Macchiaioli è da considerare il singolare fenomeno con venature Biedermeier della mistione tipica degli Induno fra minuzioso realismo e caratterizzazione di genere. Di Domenico sono perfettamente comparabili nello stesso 1861 la precisione di scenario ambientale e gli austriaci sconfitti sconvolti de La battaglia di Magenta e i milanesi borghesi e popolani sconsolati delle due versioni del Bollettino di Villafranca, quella del Museo del Risorgimento di Milano e quella pittoricamente più viva e fresca della Fondazione Cariplo.

  10. #40
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    Predefinito tratto da IGN Cultura 19 novembre 2005

    CULTURA: GENOVA, ‘GIUSEPPE MAZZINI E LO SGUARDO DEGLI ALTRI’
    ANTONUTTI E PAGLIAI RACCONTERANNO UN PROTAGONISTA DEL RISORGIMENTO

    Genova, 18 nov. (Adnkronos Cultura) - “Giuseppe Mazzini e lo sguardo degli altri” è il titolo della serata, organizzata dalla provincia di Genova e dal Teatro Stabile di Genova, che si terrà lunedì 21 novembre alle ore 20.30, presso il palcoscenico della Corte, in occasione del bicentenario della nascita di Giuseppe Mazzini. Nel corso della serata, condotta dallo storico Sergio Luzzatto, gli attori Omero Antonutti e Ugo Pagliai leggeranno alcuni brani d’epoca e alcuni testi di Giovanni Ruffini, Giosué Carducci, Giovanni Pascoli, Gustavo Modena, Gioacchino Belli, Otello Masini e Cesare Pascarella, per raccontare uno dei più significativi protagonisti del Risorgimento italiano, attraverso la prospettiva dello sguardo degli altri.

 

 
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