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Discussione: Repubblicani in UMBRIA

  1. #21
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    Predefinito tratto da LA NAZIONE 9 marzo 2003


    -----------------------------------------------------------------------
    «La legge vieta l'assunzione dei precari»

    NARNI (Terni) — La polemica sui precari non si placa. Dopo le prese di posizione della Cisl e della Margherita oggi è la volta del partito Repubblicano che attacca l'amministrazione comunale. A farlo è Piero Fiordi, consigliere comunale del P.R.I che si appella alle leggi. «L'assunzione dei precari a tempo indeterminato da parte del Comune — dice — è impraticabile poiché la normativa lo vieta. Inoltre l'art. 4 del decreto legislativo 368/2001 stabilisce che la proroga nei contratti a tempo determinato è ammessa una sola volta, a condizione che sia richiesta da ragioni oggettive e si riferisca alla stessa attività lavorativa. Sia chiaro però che io non ho nulla contro i dipendenti precari, loro se la dovrebbero prendere con chi gli ha creato le aspettative di stabilizzazione senza poi mantenere le promesse».

  2. #22
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    Venerdì 21 marzo h. 17.00 Terni
    Sala del Consiglio Provinciale

    Manifestazione del Pri

    "Prospettive di sviluppo del territorio e i problemi ambientali"

    Interverrà l'on. Francesco Nucara Segretario nazionale e Sottosegretario al Ministero dell'Ambiente

    ------------------------------
    tratto da
    http://www.pri.it

  3. #23
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    Predefinito tratto da IL MESSAGGERO Online 25 marzo 2003


    --------------------------------------------------
    Val di Chienti a quattro corsie: sì del Partito Repubblicano Italiano
    FOLIGNO (Perugia) - Un sì pieno e convinto alla SS 77 Val di Chienti a 4 corsie viene dal segretario del Pri di Foligno Omar Proietti, il quale plaude anche «all’attegiamento positivo, dopo numerose esitazioni, assunto dall’amministrazione di centro sinistra che dovrebbe però isolare coloro che al suo interno osteggiano questo progetto». Secondo Proietti, la decisione del governo rende possibile procedere alla realizzazione dell’opera.

  4. #24
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    Predefinito tratto da LA NAZIONE 1 aprile 2003


    Narni, bollette dell'acqua più salate
    E i «single» sono svantaggiati

    NARNI (Terni) — Aumentano le bollette dell'acqua per i narnesi. Con il sistema di gestione provinciale delle risorse idriche affidato al Sii, gli utenti pagheranno di più rispetto a quando la tariffazione era compito del Comune. E anche il calcolo delle bollette subirà variazioni. Secondo Piero Fiordi (Partito Repubblicano Italiano) «il nuovo sistema del consumo reale porterà l'aumento che tutti temevano». Per Fiordi, infatti, per un consumo medio di 150 litri al giorno la bolletta passerà da 95 centesimi a 135 per famiglie di tre unità e da 17 a 90 per quelle di una sola persona: «A questi — afferma Fiordi — bisognerà aggiungere i costi per fognature e depurazione, rispettivamente di 9 e 26 centesimi». Chi supererà i 720 litri al giorno pagherà 2 euro e 40, sia per famiglie con una sola persona che con tre o più.
    Massimiliano Cinque

  5. #25
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    Predefinito tratto da LA NAZIONE 3 aprile 2003


    L'opposizione: «Sull'ex Spea faremo da soli»

    NARNI (Terni) — Anche se era sotterrata, l'ascia di guerra le opposizioni continuavano a stringerla. E ora la ritirano fuori dal terreno e dichiarano di nuovo battaglia su tutto all'amministrazione. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la seduta dell'ultimo Consiglio comunale andata deserta. Il caso è stato il pretesto per rompere su tutto. Ora anche il tavolo sull'ex Spea, faticosamente messo in piedi con i rappresentanti di tutte le forze politiche, rischia di saltare. An infatti va avanti da sola. «Ci stiamo movendo al ministero della Difesa per capire come l'ex Spea si potrà prendere», fa sapere Maria Lanari capogruppo in Consiglio. Che aggiunge: «La maggioranza e il sindaco ufficialmente si mostrano sempre disponibili e poi fanno come vogliono, così non si può più andare avanti». In rotta anche il Partito Repubblicano Italiano. «Le abbiamo provate tutte — spiega il capogruppo Piero Fiordi — ma qui ci si sta prendendo in giro e allora da oggi daremo battaglia su ogni fronte, non faremo più passare nulla sotto silenzio». Il clima insomma si surriscalda, la situazione si fa più complicata, mentre molte cose bollono in pentola, a cominciare dalla vicenda dei precari sulla quale lo scontro è durissimo.
    Massimiliano Cinque

  6. #26
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    Predefinito tratto da LA NAZIONE 4 giugno 2003


    Discarica davanti al cimitero: «Che scempio»

    NARNI (Terni) — E' piena emergenza per la discarica a cielo aperto davanti al cimitero comunale di Narni Scalo. Il deposito, già presente da molto tempo, è ora diventato anche oggetto di iniziative politiche. A sollevare istituzionalmente il problema è stato il consigliere comunale del Partito Repubblicano Italiano Piero Fiordi che ha presentato un'interrogazione in merito chiedendo i motivi per i quali la discarica continua a permanere in una zona dove invece, secondo Fiordi, dovrebbero regnare silenzio e rispetto. «E' una cosa scandalosa — tuona il proponente dell'interrogazione — lì c'è un cassonetto del ferro che fa però da pretesto per poter buttare nella zona tutto quello che uno vuole. Ci sono scarti di materassi, materiale plastico, rifiuti di ogni genere che offendono quel posto e denotano un disinteresse dell'amministrazione che non è accettabile». Il deposito esiste da tempo, da quando cioè il cassonetto del ferro venne sistemato in quell'area antistante il camposanto. Il Comune è intervenuto per circoscrivere la zona e impedire l'accesso. Ma ogni sforzo è fallito e la discarica continua a esistere senza che nessuno riesca ad impedire che qualcuno depositi lì i suoi rifiuti.

  7. #27
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    Assemblea Provinciale degli iscritti e simpatizzanti di Terni 21 giugno 2003
    Sez. di Narni 21 giugno h. 16.00


    Documento introduttivo

    Cari Amici, affrontiamo quest’Assemblea Provinciale del nostro Partito a distanza ormai di circa sette anni dalla celebrazione dell’ultimo congresso provinciale che si è tenuto a Sangemini.

    Non è certamente retorica dire che in questi anni si sono verificati fatti politici di portata eccezionale, in cui il Partito è stato protagonista ed ha combattuto per la propria sopravvivenza a dispetto di chi ne voleva e vuole ancora oggi decretarne la fine.

    La situazione nazionale

    Terminata la stagione del governo Prodi, dove fu raggiunto l’obiettivo di entrare in Europa, il successivo governo D’Alema, nato certamente non solo per colpa di Bertinotti ma anche per le trame impostate dall’On. Marini e dallo stesso D’Alema, non seppe tener fede a impegni programmatici che portassero il Paese verso lo sviluppo. Contemporaneamente iniziò una fase di ostracismo nei nostri confronti: inspiegabilmente non venivamo neanche invitati agli incontri della maggioranza di cui facevamo parte (oltretutto eravamo uno dei partiti fondatori dell’Ulivo).

    A seguito della situazione di forte stasi nell’azione di governo e delle difficoltà di rapporti con gli alleati, nel settembre del 1999 l’allora segretario nazionale Giorgio La Malfa, con una famosa intervista a "l’Espresso",aprì un dibattito all’interno del Partito, terminato nel febbraio del 2001 con il congresso di Bari, sulla collocazione del P.R.I. Al Congresso di Bari il Partito prese atto che non vi erano più le condizioni per un proficuo rapporto con le forze politiche della coalizione di centro sinistra e che, in considerazione della vigente legge elettorale maggioritaria, una eventuale collocazione di "terza forza", pur se suggestiva e certamente dignitosa, non avrebbe consentito ai Repubblicani di ottenere una rappresentanza istituzionale tale da permettere loro di esprimere con efficacia la propria politica.

    Il Congresso, tenuto conto anche dei punti programmatici di convergenza con la coalizione di centro destra, deliberò quindi di aderire per le successive elezioni politiche alla coalizione guidata dall’On. Silvio Berlusconi.

    E’ stata questa per il P.R.I. una scelta certamente difficile e sofferta, ma va dato atto che se l’abbiamo vinta e oggi il Partito è ancora sulla scena politica del Paese il merito va ascritto soprattutto al coraggio di Giorgio La Malfa che ha combattuto una battaglia di dignità, per la difesa della identità e della autonomia del Partito.

    A distanza di due anni da quella scelta in un primo bilancio possiamo dire che i risultati sono positivi. Intanto il riscontro elettorale, che è il vero termometro della situazione di un partito ha evidenziato ad ogni successiva elezione, ultima quella del 25 maggio u.s., che il P.R.I. ha sempre guadagnato consensi.

    Nell’ambito dell’azione di questo governo, ci troviamo soddisfatti per quanto riguarda la politica estera, che risponde pienamente alla nostra storia e alla tradizionale posizione che vuole la collocazione dell’Italia a sostegno di una politica di rafforzamento dell’Europa, ma non in posizione di alternativa agli USA bensì di collaborazione; nell’ultima vicenda riguardante l’intervento in Iraq abbiamo sostenuto con convinzione la posizione del governo che, pur se non belligerante, è stata di appoggio alla politica degli Stati Uniti d’America.

    Infatti l’intervento anglo-americano in Iraq non solo ha riavviato ad una situazione di normalità quel Paese (anche se ci vorrà ancora del tempo perché essa si stabilizzi) ma ha creato le premesse per una pace stabile in tutta l’area: i primi segnali di dialogo tra Israele e Palestinesi ne sono una prova incoraggiante. Nel frattempo abbiamo potuto constatare su questa vicenda la strumentalizzazione e la mancanza totale di una posizione seria e coerente da parte dell’opposizione, che ha saputo solo far muovere la piazza sventolando la partigiana "bandiera della pace".

    I tragici avvenimenti dell’11 settembre 2001 e la congiuntura economica che ne è seguita, la grave incertezza creata dalla paura del terrorismo hanno nociuto molto alla ripresa economica internazionale, e questo si è ripercosso inevitabilmente anche sull’economia del nostro paese: sarebbe ingiusto non riconoscerlo come difficoltà aggiuntiva che ha rallentato l’azione del Governo; tuttavia riteniamo che in termini di riforme, in particolare per quanto riguarda i provvedimenti nel campo della politica economica e sociale volti a favorire uno sviluppo sostenuto come affermato nel programma elettorale, poteva essere fatto di più.

    Ci aspettiamo, in questa seconda fase del mandato, una più incisiva azione del governo per la realizzazione del programma, evitando contrapposizioni polemiche che a volte hanno esclusivamente il sapore di questioni personali.

    Il Paese ha bisogno di azioni di governo incisive e non di liti troppo spesso al limite della decenza che molto poco hanno a che vedere con il normale dibattito politico. Al tempo stesso, alleati leali ma non acritici, difendiamo con forza le nostre posizioni tradizionali là dove esse (scuola, bioetica, attuazione del federalismo…) divergono con quelle degli altri partners della maggioranza.

    Situazione locale

    Oggi noi possiamo rivendicare con orgoglio di aver saputo difendere il nostro Partito: nome, simbolo e programmi sono sempre gli stessi e possiamo affermare ad alta voce di essere stati gli unici ad aver ottenuto questo risultato Nessun partito della cosiddetta "prima repubblica" è rimasto in vita. Dobbiamo però ammettere che in pochi ci abbiamo creduto ed in pochi ci abbiamo lavorato: ma proprio per questo la soddisfazione è immensamente maggiore.

    A chi ci ha abbandonato nei primi momenti di difficoltà pur essendo ancora il Partito collocato nel centro-sinistra, rimproveriamo una uscita non attribuibile ad una posizione politica ma alla preoccupazione che un partito ridimensionato e al limite della sopravvivenza non sarebbe stato più in grado di offrire prebende e posizioni di potere a cui alcuni amici hanno dimostrato purtroppo di tenere. Superati quei momenti, di cui non nascondiamo l’amarezza, ci siamo impegnati a difendere la nostra autonomia e la dignità che le altre forze della coalizione, in particolare i D.S., volevano annullare.


    Pur in una situazione di estrema difficoltà gli Organismi del Partito nel corso degli anni hanno ripetutamente richiamato le forze della coalizione di centro sinistra, con documenti e con incontri, al rispetto del programma concordato ed alla necessità che al di fuori dei momenti elettorali si sviluppasse una gestione dell’alleanza basata sul rispetto della pari dignità e tesa alla realizzazione del programma stesso, evitando di far apparire la coalizione come un’"Armata Brancaleone".

    E’ importante ricordare che tutti i nostri richiami sono andati a vuoto e in nessuna occasione è stato accolta la sollecitazione del P.R.I. ad una collegialità di decisioni che tenesse conto della pari dignità di tutte le forze politiche della colazione di centro sinistra. E’ per questi motivi che in una lettera inviata ai segretari provinciali degli altri partiti nel luglio del 1999 noi prefiguravamo (già prima della scelta nazionale) l’ipotesi di abbandonare la coalizione.

    Quello che ci divideva dalle altre forze politiche di centro-sinistra era la impossibilità di impostare un programma di rilancio per la nostra comunità: la definizione di un piano di privatizzazione di alcune aziende pubbliche, la estensione a scala provinciale di alcuni servizi, un progetto serio e coerente di valorizzazione delle risorse culturali e ambientali ai fini turistici, un piano per la difesa dell’ambiente, la possibilità di coordinare la progettazione dei piani regolatori per quanto riguarda le aree industriali e di insediamenti in genere che mirano allo sviluppo della comunità.


    Nella nostra Regione non si intravedono segnali di una sostanziale emancipazione della società dal predominio di una cultura improntata in parte all’assistenzialismo ed in parte ad una anacronistica e soffocante pressione ideologica.

    La Regione dell’Umbria, abbandonato ormai il progetto di "Regione leggera", cioè di Ente di legislazione, coordinamento e controllo, ma privo di significative competenze gestionali, da delegare o trasferire agli enti locali, si conferma come elefantiaco apparato incapace di dare risposte convincenti ai problemi dello sviluppo, della salute, delle infrastrutture: un centralismo regionale soffocante, figlio della mai abbandonata prevalenza della logica dei partiti e del potere su quella delle esigenze reali della società, umilia le realtà locali e ne impedisce uno sviluppo conforme alle proprie vocazioni. Per questo motivo ribadiamo con forza la nostra proposta, già avanzata nella campagna elettorale delle regionali del 2000, di un riequilibrio territoriale regionale che veda l’area dello Spoletino e quella della Valnerina entrare a far parte della Provincia di Terni, che oggi esprime solo sette consiglieri regionali su trenta.

    Non meno critico è il giudizio dei repubblicani sulla gestione della Provincia di Terni e dei Comuni maggiori del territorio. La Provincia, che le norme sulle autonomie locali approvate a far data dal 1992 con la legge sul nuovo ordinamento hanno riabilitato quale essenziale ente intermedio di programmazione e raccordo fra il livello regionale e quello comunale e di gestione di servizi e programmi di area vasta, vivacchia senza essere capace di esprimere un proprio ruolo incisivo, subendo da una parte il centralismo regionale e dall’altra una sorta di subordinazione reverenziale verso il comune di Terni. La sua politica, lungi dal "volare alto", mira alla semplice gestione dell’esistente e in tanti settori, pure di primaria importanza, non viene "percepita" come capace di incidere realmente sullo sviluppo e la modernizzazione della società.

    Terni, Narni, Amelia ed Orvieto sono governate da giunte che si reggono soltanto sul consenso acquisito attraverso le forme tradizionali, ovvero la gestione clientelare ed assistenziale della cosa pubblica, cui ci hanno abituato tanti anni di governo egemonizzato dal P.C.I. prima e dai D.S. adesso.

    Al condizionamento legato a tale gestione si aggiunge, oggi, soprattutto nel ternano, un nuovo e più forte condizionamento legato alla politica della Chiesa che, a nostro giudizio, mette a rischio la laicità delle istituzioni locali.

    Ad Amelia il sindaco, che pure era stato eletto con un voto popolare molto più ampio di quello dei partiti che lo sostenevano, appare prigioniero oramai definitivamente di logiche di potere che paralizzano ogni decisione vitale per il rilancio della città.

    Orvieto dovrà puntare su un radicale rinnovamento della propria classe politica per aspirare ad un rilancio effettivo quale città vocata essenzialmente ad attrarre un turismo internazionale e di qualità.

    Narni deve saper ritrovare il proprio ruolo e la propria identità di città vitale e propulsiva che l’attuale Amministrazione e soprattutto il sindaco le ha fatto perdere ed inoltre deve saper raggiungere un equilibrio di fondo fra centro industriale e città anche a vocazione turistica

    A queste difficoltà ed incapacità dei governi locali si sommano tante storture e strozzature nel settore dei servizi che rendono oltremodo difficile uno sviluppo armonico del nostro territorio. Basti qui ricordare i problemi della gestione dei rifiuti, lungi dal trovare una soluzione definitiva, del servizio idrico (dove la proliferazione dei centri di gestione e decisionali non ha migliorato il servizio ma certamente ne aumenterà i costi), delle infrastrutture stradali (Terni-Rieti ancora lontana nel tempo) e ferroviarie (collegamento con Perugia e il nord della Regione), dei trasporti (con una azienda provinciale probabilmente non pronta ad affrontare la decisiva sfida delle gare per l’affidamento dei servizi).

    Alla luce delle considerazioni sopra esposte siamo consapevoli che oggi in Umbria e in particolare nella Provincia di Terni uscire dalla coalizione di centro-sinistra significa correre il rischio di un isolamento nella vita istituzionale con la probabile perdita di rappresentatività, ma siamo altresì convinti della necessità di dover condurre delle battaglie che difendano la dignità, i valori e le posizioni politiche da sempre espresse dal nostro partito ed oggi riteniamo che ciò sia possibile nell’ambito dell’insieme delle forze che si oppongono a queste amministrazioni.

    Ci vogliamo impegnare su un programma che l’assemblea che andremo a fare, il prossimo 21 giugno a Narni dovrà definire, da confrontare e discutere con tali forze al fine di poter portare avanti concretamente un’azione rinnovatrice di rilancio e sviluppo dei nostri territori.

    Note sui problemi economici della provincia.

    Da una recente indagine congiunturale sulle imprese manifatturiere in Umbria emerge un quadro non molto positivo, soprattutto per la provincia di Terni.

    A livello regionale l’indagine pone in risalto nel I trimestre 2002, rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, una contrazione della produzione (-2.4%).

    Questo andamento colpisce entrambe le province, anche se si registra in maniera più marcata nel ternano (-7,1%), con forti cadute nella moda, nel metalmeccanico e nella lavorazione minerali e chimica, con l’eccezione di una crescita nel settore alimentare.

    Per quanto riguarda la variazione del II trimestre 2002, rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, si è verificata una condizione di stazionarietà (-0,2%).

    A livello provinciale, Perugia presenta un’espansione moderata (+1,5%), mentre Terni mostra una marcata contrazione (-6,8%), registrata nei settori della moda, nella lavorazione minerali e chimica e nei prodotti in metallo e macchine.

    Sul versante occupazionale il riferimento è rappresentato dalle rilevazioni trimestrali dell’Istat sulle Forze Lavoro, che però comportano unicamente elaborazioni a livello regionale, prospettando, quindi, solo indirettamente un panorama provinciale.

    Complessivamente gli occupati nella nostra regione rilevati a luglio del 2002 sono 329.000 circa, a fronte dei 333.000 circa rilevati nello stesso periodo dell’anno precedente. Il decremento occupazionale ha riguardato sia le femmine che i maschi; il numero delle prime è passato da 134.000 a 132.000, quello dei maschi passa da 199.000 a 197.000.

    La distribuzione degli avviamenti per territorio pone in risalto la forte differenziazione della struttura produttiva fra le due aree. In particolare, nel territorio ternano la prevalenza degli avviamenti si riscontra soprattutto nel terziario (57,7%), e con valori inferiori, ma pur sempre significativi, nell’industria (37,8%); nell’orvietano la maggior parte degli avviamenti ha riguardato invece il settore agricolo (45,4%) e con valori leggermente inferiori il terziario (38,5%), mentre risulta piuttosto basso il peso dell’industria (16,1%).

    Da questi dati si desume una struttura economica provinciale fortemente squilibrata sia territorialmente che settorialmente. Infatti possiamo notare una forte incidenza del settore primario nel territorio orvietano accompagnato da una bassa incidenza del settore secondario e terziario mentre nel ternano non si riscontra un’incidenza decente del terziario avanzato e di un secondario ad alto contenuto tecnologico.

    Ciò significa che le politiche o le non politiche economiche perseguite non hanno prodotto da venticinque anni a questa parte risultati accettabili sul piano di uno sviluppo vero del sistema economico provinciale.

    Scontiamo forti ritardi e la logica è sempre la stessa. Difendere il "vecchio" a tutti i costi. Espandere a dismisura ed in modo pervasivo l’intervento pubblico o pseudoprivato o cooperativistico ponendo in essere un modello di sviluppo autopropulsivo solo dal punto di vista della creazione di precarietà da un lato e privilegi dall’altro e soprattutto vantaggio elettorale per le forze di governo della nostra provincia.

    Stiamo ripetendo gli errori commessi negli anni settanta nei quali abbiamo sacrificato tutto sull’altare del posto sicuro a tutti i costi in presenza di una crisi della siderurgia e della chimica galoppante senza avere la lungimiranza di accettare la perdita di alcuni posti di lavoro contro una qualificata terziarizzazione dell’economia, chiedendo alla grande industria di rimanere nel territorio con le funzioni aziendali guida in modo da creare le condizioni di un diverso sviluppo.

    Stante questa realtà di arretratezza economica , vista la carenza di propensione al vero rischio imprenditoriale ed in presenza di un ritardo nell’acquisizione di quella cultura d’impresa, occorre tentare di "volare alto" nell’impostazione di una nuova politica economica che deve tenere conto delle vocazioni territoriali e soprattutto deve riversare tutte le risorse disponibili su progetti strategici prioritari senza disperderle in mille rivoli.

    I Repubblicani lanciano l’idea dei distretti e ne individuano tre.

    Il primo nell’area ternana-narnese incentrato sullo sviluppo della ricerca, della produzione e della promozione sul mercato europeo ed internazionale di nuovi prodotti basati sui materiali speciali; un disegno strategico che deve vedere in sinergia la grande industria, la piccola e media industria, l’artigianato, la scuola, l’università, gli enti di ricerca, la formazione e gli enti locali.

    Il secondo nell’area orvietana e dell’amerino incentrato sull’agroalimentare di qualità al cui interno deve trovarsi il settore dell’agriturismo e del turismo rurale che porti alla realizzazione della filiera completa dal produttore al consumatore di prodotti agricoli di alta qualità certificata;per sviluppare tale progetto è necessario ubicare sul territorio centri di ricerca e corsi di studi universitari coerenti.

    Il terzo nell’area Sangemini-Montecastrilli-Avigliano-Acquasparta incentrato sulla produzione di acque minerali di qualità e certificate, integrata dall’attività turistico-termale e turistico-convegnistica soprattutto nel settore medico e farmaceutico a livello internazionale.

    La realizzazione di un tale disegno strategico deve essere necessariamente accompagnata da una riqualificazione dei servizi tradizionali (commercio, bancario ecc.), dall’implementazione di servizi avanzati nel campo della telematica ecc. e soprattutto dalla definizione di una politica logistica di movimentazione dei beni e delle persone nell’ottica dell’integrazione e dell’intermodalità.

    Noi repubblicani riteniamo che per raggiungere tali ambiziosi obiettivi occorra definire un preciso programma ed istituire una task force a livello provinciale che lavori per la realizzazione di tale programma e proceda ad effettuare un monitoraggio su base semestrale per verificarne l’attuazione.

    La situazione Organizzativa

    Cari amici, comprenderete da soli l’importanza di rivedersi per programmare il futuro del Partito nella nostra comunità.

    Malgrado l’opera di ostracismo operata nei nostri confronti dai mezzi di comunicazione, l’opera di distruzione tentata dagli ex amici fuorusciti, di cui non si ritrova traccia elettorale in nessuna parte d’Italia, e che con il loro operato hanno ottenuto il solo risultato di indebolire il Partito facendo un enorme favore ai nostri avversari, nonostante - come dicevo - queste avversità il P.R.I. è rimasto in piedi sia in Italia che nella nostra Provincia grazie all’impegno profuso da tutti gli iscritti che credono ancora nel P.R.I. come unico punto di riferimento per la difesa dei valori repubblicani e laici oggi necessari come non mai.

    Con il nostro lavoro siamo riusciti a mantenere sostanzialmente inalterata la presenza organizzativa del partito nella nostra Provincia rispetto al passato essendo rimaste in attività le sezioni di Amelia, Narni, Terni, Stroncone ed un gruppo ad Allerona.

    Questo ci permetterà, se sapremo impegnarci il prossimo anno, di affrontare gli importantissimi impegni elettorali: quello per il rinnovo del consiglio provinciale, quelli per il rinnovo di molti consigli comunali, in particolare quello di Terni, e soprattutto quello per il rinnovo del Parlamento Europeo dove il Partito si presenterà con le proprie liste e il simbolo dell’Edera, con fiducia ed ottimismo. Desideriamo rivolgere un appello ai repubblicani che si riconoscono in questo simbolo affinché superino tutte le differenziazioni di destra e sinistra, poiché il partito si presenta per l’Europa in forma squisitamente autonoma, e contribuiscano con il loro consenso all’affermazione della nostra ultrasecolare storia, delle nostre idee, dei nostri valori.

    Tutto questo non ci deve far credere che la nostra strada sia in discesa, occorre l’impegno di tutti noi se vogliamo che i nostri ideali siano difesi e possano sopravvivere.

    Abbiamo il dovere di lasciare ai nostri giovani quel patrimonio di valori che altri prima di noi hanno costruito.

    Noi ci siamo sempre mossi fuori da ogni interesse personale. Ci ha guidato solo il gusto della politica con la P maiuscola, inteso come senso civico nell’interesse della collettività. Per questi valori tramandatici nel tempo da Mazzini a Ugo La Malfa a Spadolini vale la pena ancora oggi di combattere.

    Il segretario Provinciale
    Amleto Bussotti

    tratto dal sito web del

  8. #28
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    Tratto da "Il Corriere dell'Umbria" del11/072003
    "Come conquistare il Comune e le circoscrizioni di Foligno.Si parlerà di questo nel nuovo incontro della Casa delle libertà.La nuova riunione sarà allargata alla lista civica "Per Foligno",al PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO e ad altri esponenti che gravitano nell'area di centro-destra.Il prossimo passaggio,dovrebbe essere la convocazione sempre in città di un tavolo regionale e provinciale dei partiti della Casa delle libertà per avere il massimo sostegno nella battaglia elettorale".
    omar proietti

  9. #29

  10. #30
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    Tratto da "Il Corriere dell'Umbria" del25/07/2003.
    "Necessario un piano per garantire l'ordine e la tranquilla convivenza.La richiesta è di Omar Proietti,segretario della sezione folignate del PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO.La polemica è quella relativa agli episodi di microcriminalità e violenza che si sono verificati nelle ultime settimane e che hanno visto protagonisti cittadini extracomunitari,molto spesso clandestini."Ora vengono al pettine i nodi di una politica poco accorta"dice Omar Proietti.Nel mirino il centro e gli storici palazzi in cui"sono stati sistemati"i cittadini stranieri.
    omar proietti

 

 
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