caro riccardo,
devo dire che, a parte la definizione finale"nave dei dannati" e l'analisi critica a scartamento ridotto che svolgi dell'attività del governo, offri alcuni spunti interessanti.
Intanto, non ci sentiamo dannati, anzi ci sentiamo i rappresentanti di quell'Italia di minoranza che non si vuole rassegnare ad uno scadimento di civiltà sotto l'egemonia di culture socialiste e popolari totalmente "organiche" alle forze politiche di riferimento ed incapaci di pensare a qualcosa che non sia la gestione del sottopotere o del consenso per conquistare il potere.
Al bene comune e alla res publica non pensano certo i due poli contrapposti, nè tantomeno vi possono pensare, quindi, gli ex -repubblicani che si sono acconciati nei Ds , nella Margherita, in FI o in AN: a loro, di dire o progettare qualcosa di repubblicano non importa assolutamente nulla.
Quest'Italia di minoranza ha ancora la dignità culturale autonoma di terza via liberal-democratica, laica repubblicana e quindi di terza forza, o deve essere costretta dalla sua apatia ad essere convocata da FI o dalla sinistra ad esprimere un parere?
C'é una fase pre -alleanze politiche, che la terza forza non deve escludere a priori, che è quella del progetto (la terza via) sul quale aggregare le forze di ispirazione laica repubblicana e liberal-democratica, che è compito nostro, non di altri, o dell' opportunismo di qualcuno che continua a chiamarsi repubblicano stando nell'internazionale socialista o popolare.
E poi c'è la consapevolezza dei tempi lunghi, che va recuperata per fare in modo che le aspirazioni quotidiane o i problemi del giorno per giorno non abbiano il sopravvento.
Per il PRI c'è poi un bagno di realismo e di umiltà che occorre compiere, noi dobbiamo pensare a questo progetto politico e chiamare le personalità della cultura e della scienza a dare il loro autonomo contributo; la dobbiamo smettere di credere di poter decidere gli equilibri politici italiani, se prima non ricostruiamo una forza politica attrezzata a riflettere sull'evoluzione della società e sui nuovi problemi della globalizzazione e della rivoluzione tecnologica.
Il repubblicanesimo studiato dai filosofi, che ho citato più volte su questo forum e anche nella mia relazione al congresso dell'E-Romagna, ci può dare un grande aiuto di analisi e di valori ;sta però a noi sentirci in campo non condizionati dalle alleanze e con la capacità critica a pieno regime, non a scartamento ridotto.
Occorre allora trovare un equilibrio tra il progetto e le alleanze nel rispetto delle autonomie e nella valorizzazione dei gruppi dirigenti, smetterla di accusare gli uni o gli altri, a seconda che siano da una parte o dall'altra ,di essere dei "poltronai". Se leggete nel sito del partito, da un lato si chiede alla Casa delle libertà di riflettere sulla sconfitta delle amministrative e di dare maggiore visibilità alle forze laiche che si sono sacrificate anche con divisioni interne - che, tradotto, significa maggiore potere al PRI- e dall'altro un vergognoso articolo su presunte avances di presidenze di Camere di Commercio ad esponenti del PRI, tra l'altro smentite dal presunto interessato pubblicamente.
IL potere non avuto e reclamato alla destra sarebbe nobile, mentre quello eventualmente ottenuto in alleanza con il centro- sinistra sarebbe frutto della svendita del partito per le proprie aspirazioni personali.E' vergognoso che si continui con questa tiritera e lo dico io che, non essendo mai stato assessore o altro, lo posso dire,perchè in questo modo si confina sempre il partito sulle beghe interne e mai sulle cose strategiche.
E poi bisognerebbe anche smetterla con questo vezzo che hanno gli ex-repubblicani di sentirsi in bisogno di suggerire a noi che repubblicani lo siamo stati e lo siamo ancora cosa dovremmo fare o non fare, che ruolo ha il repubblicanesimo o se, essendo pochi ,abbiamo ancora un ruolo.
Al massimo del nostro splendore 95 cittadini su cento votavano altri partiti, eppure noi eravamo orgogliosamente in campo e il nostro ruolo evidente, perchè le iniziative e gli uomini repubblicani lavoravano per la causa repubblicana. E' ancora così?
Quelli fuori lavorano per se stessi, e molte volte per distruggere il partito ; quelli dentro, anzichè preservare il patrimonio politico del repubblicanesimo che è sempre stato plurimo, lavorano per delegittimarsi a vicenda. E' ora di darci un taglio e di riflettere a fondo sulle prospettive del PRI, che non dipenderanno mai dalle elemosine dei nostri alleati di turno, ma dalla volontà dei repubblicani di sentirsi tutti in campo a sostenere il progetto repubblicano . Le elezioni europee sono l'occasione sulla quale lavorare da subito e tutti insieme, una volta risolto il problema della legittimità dei livelli periferici a decidere sulle realtà territoriali di loro competenza.
Widmer Valbonesi




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