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Discussione: la nave dei dannati

  1. #11
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    caro riccardo,
    devo dire che, a parte la definizione finale"nave dei dannati" e l'analisi critica a scartamento ridotto che svolgi dell'attività del governo, offri alcuni spunti interessanti.
    Intanto, non ci sentiamo dannati, anzi ci sentiamo i rappresentanti di quell'Italia di minoranza che non si vuole rassegnare ad uno scadimento di civiltà sotto l'egemonia di culture socialiste e popolari totalmente "organiche" alle forze politiche di riferimento ed incapaci di pensare a qualcosa che non sia la gestione del sottopotere o del consenso per conquistare il potere.
    Al bene comune e alla res publica non pensano certo i due poli contrapposti, nè tantomeno vi possono pensare, quindi, gli ex -repubblicani che si sono acconciati nei Ds , nella Margherita, in FI o in AN: a loro, di dire o progettare qualcosa di repubblicano non importa assolutamente nulla.
    Quest'Italia di minoranza ha ancora la dignità culturale autonoma di terza via liberal-democratica, laica repubblicana e quindi di terza forza, o deve essere costretta dalla sua apatia ad essere convocata da FI o dalla sinistra ad esprimere un parere?
    C'é una fase pre -alleanze politiche, che la terza forza non deve escludere a priori, che è quella del progetto (la terza via) sul quale aggregare le forze di ispirazione laica repubblicana e liberal-democratica, che è compito nostro, non di altri, o dell' opportunismo di qualcuno che continua a chiamarsi repubblicano stando nell'internazionale socialista o popolare.
    E poi c'è la consapevolezza dei tempi lunghi, che va recuperata per fare in modo che le aspirazioni quotidiane o i problemi del giorno per giorno non abbiano il sopravvento.
    Per il PRI c'è poi un bagno di realismo e di umiltà che occorre compiere, noi dobbiamo pensare a questo progetto politico e chiamare le personalità della cultura e della scienza a dare il loro autonomo contributo; la dobbiamo smettere di credere di poter decidere gli equilibri politici italiani, se prima non ricostruiamo una forza politica attrezzata a riflettere sull'evoluzione della società e sui nuovi problemi della globalizzazione e della rivoluzione tecnologica.
    Il repubblicanesimo studiato dai filosofi, che ho citato più volte su questo forum e anche nella mia relazione al congresso dell'E-Romagna, ci può dare un grande aiuto di analisi e di valori ;sta però a noi sentirci in campo non condizionati dalle alleanze e con la capacità critica a pieno regime, non a scartamento ridotto.
    Occorre allora trovare un equilibrio tra il progetto e le alleanze nel rispetto delle autonomie e nella valorizzazione dei gruppi dirigenti, smetterla di accusare gli uni o gli altri, a seconda che siano da una parte o dall'altra ,di essere dei "poltronai". Se leggete nel sito del partito, da un lato si chiede alla Casa delle libertà di riflettere sulla sconfitta delle amministrative e di dare maggiore visibilità alle forze laiche che si sono sacrificate anche con divisioni interne - che, tradotto, significa maggiore potere al PRI- e dall'altro un vergognoso articolo su presunte avances di presidenze di Camere di Commercio ad esponenti del PRI, tra l'altro smentite dal presunto interessato pubblicamente.
    IL potere non avuto e reclamato alla destra sarebbe nobile, mentre quello eventualmente ottenuto in alleanza con il centro- sinistra sarebbe frutto della svendita del partito per le proprie aspirazioni personali.E' vergognoso che si continui con questa tiritera e lo dico io che, non essendo mai stato assessore o altro, lo posso dire,perchè in questo modo si confina sempre il partito sulle beghe interne e mai sulle cose strategiche.
    E poi bisognerebbe anche smetterla con questo vezzo che hanno gli ex-repubblicani di sentirsi in bisogno di suggerire a noi che repubblicani lo siamo stati e lo siamo ancora cosa dovremmo fare o non fare, che ruolo ha il repubblicanesimo o se, essendo pochi ,abbiamo ancora un ruolo.
    Al massimo del nostro splendore 95 cittadini su cento votavano altri partiti, eppure noi eravamo orgogliosamente in campo e il nostro ruolo evidente, perchè le iniziative e gli uomini repubblicani lavoravano per la causa repubblicana. E' ancora così?
    Quelli fuori lavorano per se stessi, e molte volte per distruggere il partito ; quelli dentro, anzichè preservare il patrimonio politico del repubblicanesimo che è sempre stato plurimo, lavorano per delegittimarsi a vicenda. E' ora di darci un taglio e di riflettere a fondo sulle prospettive del PRI, che non dipenderanno mai dalle elemosine dei nostri alleati di turno, ma dalla volontà dei repubblicani di sentirsi tutti in campo a sostenere il progetto repubblicano . Le elezioni europee sono l'occasione sulla quale lavorare da subito e tutti insieme, una volta risolto il problema della legittimità dei livelli periferici a decidere sulle realtà territoriali di loro competenza.
    Widmer Valbonesi

  2. #12
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    Predefinito cosa c'è scritto in cielo

    Il senso di appartenenza ad un partito è una cosa che si prova o che non si prova. Non ci sono ragioni universali alla base di un’adesione politica personale. C’è una propria ragione, un proprio sentimento ed anche una propria idea. Poi, certo, a volte si aderisce a formazioni politiche per cause contingenti e magari si crea una ragione a posteriori per difendere questa adesione. Nella politica cerchiamo un disegno generale, un bene comune, ma partiamo sempre da una condizione particolare ed è bene che non ce ne dimentichiamo. A chi mi chiede, o mi ha chiesto in passato, le ragioni di un’adesione politica così peculiare come quella repubblicana, io ho una sola risposta: ritengo che il futuro politico e civile dell’Italia debba essere sottratto all’ispirazione politica socialista e a quella cattolica. Mi batto perché il mio Paese sia legato alle migliori ambizioni della sua storia e io fra queste migliori ambizioni, vi trovo Mazzini, per quanto non mi senta in senso stretto un mazziniano. Ma in Mazzini come in nessuno, trovo l’ideale risorgimentale sottratto all’influenza monarchica. Non sono un liberale italiano e mai sono stato attratto dai liberali, una mia nonna li rappresentava nel Cln alta Italia, perché non mi è mi stato sufficientemente chiaro il loro rapporto nei confronti della monarchia, e con la Chiesa. Ne approfitto per dire che ho anche difficoltà a salutare con entusiasmo la breccia di Porta Pia. Mazzini era in galera, Garibaldi a Caprera, con i bersaglieri c’erano i francesi, gli stessi magari che avevano combattuto la repubblica romana al Gianicolo, per non dire che la separazione fra Stato e Chiesa conseguita in quel modo, non è servita a rendere pienamente indipendente lo Stato italiano dal Vaticano - e questo basterebbe per replicare al signor Parisi sul fatto che i repubblicani esistono e continueranno ad esistere -. Chi la pensa così ha una scelta politica abbastanza ristretta ed è costretto o a disattendere quello che è, magari per opportunità, o a rilanciarlo, nonostante le tante difficoltà. Insomma, per rispondere a Lodici, che fa un’analisi pertinente e legittima, io direi che non vedo ragioni di esistenza di nessuna forza politica tranne quella repubblicana. Poi riconosco storicamente una piena legittimità a quella socialista e a quella cattolica. Ma queste le considero inadeguate allo sviluppo del Paese, per tanti motivi. Poi entrambe queste due aree hanno avuto un’evoluzione democratica, complessa, articolata, alla quale bisogna guardare con attenzione e rispetto. Ma sotto questo profilo, Berlusconi e D’Alema, che badate sono i principali esponenti di queste due aree, per me pari sono. So bene che uno non è un cattolico proprio per niente e l’altro che, ancora meno, è un socialista. La loro falsa identità, non va considerata come una colpa. E’ solo una causa di una anomalia eretta a sistema a cui ciascuno dà il suo contributo. Noi repubblicani, no. Su noi stessi abbiamo la sufficiente chiarezza. Il problema è per noi invece, e qui Lodici ha ragione, come porci nella vita politica corrente, dove nascono le differenze, le difficoltà e le crisi. Quello che però dico agli amici è che il senso di appartenenza politica non si pregiudica per una scelta che si può non condividere. Io non condivisi l'alleanza con il centrosinistra nel '96. Detesto Prodi, ritengo i ds dei derelitti - perché hanno rinnegato il loro passato senza una nuova fede, io al loro posto mi sarei tenuto il mio passato che era molto più nobile del loro presente - non posso vedere i popolari di Marini e di Castagnetti. Non crediate che ho maggiore simpatia per questa maggioranza, al limite ho minori ostilità, ma mi considero autonomista come Valbonesi, e forse Widmer si ricorda che volevo la terza forza già all'europee passate, lo dissi in direzione: abbiamo il compito di radunare le forze e gli esponenti della nostra tradizione democratica e liberale, da Pannella a Sgarbi, di radunarle e di guidarle, ovviamente. Non ci riuscimmo allora non ci riusciremo neanche adesso, ma per lo meno vediamo di rilanciare la nostra unità politica. Alla quale ritengo che non facciano male alleanze locali diverse. Primo, perché non ho interesse all'omogeneità assoluta con l'attuale coalizione, poi perché non mi posso distinguere in parlamento come fanno forze politiche del 2%, magari che però contano trenta deputati e più - tra l'altro La Malfa ha votato con la sinistra estrema sulla procreazione assistita e con la Mussolini, credo anche, ma chi se ne è accorto?. Quindi a questo punto io ritengo legittimo porre un problema di differenza nella coalizione, che posso temperare solo in cambio di una maggiore rappresentatività, che significa considerazione, consultazione, indirizzo. I temi programmatici, Lodici è molto lontano dal partito e il partito nella sua povertà di mezzi è molto lontano da tanti, ci sono eccome. Intanto sosteniamo leggi che non minino la laicità dello Stato. Poi sull'immigrazione il governo avrebbe dovuto osservare i pareri che gli abbiamo fornito. Infine, abbiamo la politica economica che ritorna di una certa attualità e sulla quale sarebbe bene chiarirci un attimo le idee nella coalizione. In sostanza non avremmo nulla da dire sulla politica estera, se non che il ministro degli Esteri è così capace che quasi non ci si accorge più di avere un presidente del Consiglio. Ma io mi chiedo ancora, perché su questo non ho avuto da voi una risposta: siamo in grado di guardare con obiettività politica a questa alleanza, separando le nostre inclinazioni personali? Un'alleanza, mi ripeto, che valutiamo su quello che fa e farà nel corso di questa legislatura, perché non è scritto in cielo che i repubblicani sono alleati del cavaliere Silvio Berlusconi. L'uomo ha molti interessi personali. E' vero. A volte però è più facile cavare l'interesse generale da quello personale, che tradurre l'interesse generale dalla pura virtù. Penso a Roberspierre che a contrario di Berlusconi era l'interesse generale fatto persona. Chiediamo a Berlusconi che sosteniamo quello che alla fine gli ha chiesto Benigni, di far si che ci senta orgogliosi di essere italiani e non di doverci vergognare, invece. E fino a che non siamo orgogliosi, forse è bene che una parte del partito ponga politicamente tutte le sue riserve e sia conseguente con la sua tradizione amministrativa fino a quando non ritenga necessaria una discontinuità. Ma non miniamo il nostro legame di solidarietà politica interna, perché quello ci serve nel futuro più ancora che nell'oggi. Perché comunque oggi sopravviviamo, domani, continuando così, chi lo sa?

  3. #13
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  4. #14
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    Predefinito Vizi privati pubbliche virtù.

    E' cosa di inaudita ed inammissibile gravità che uno spacciatore avesse libero accesso al ministero delle Finanze e che si sentisse di poter contare su, non si comprende con esattezza, quali protezioni a proposito. Visto che non ci sembra plausibile immaginare che gli uscieri, i funzionari, e le forze di pubblica sicurezza fossero i consumatori della cocaina che veniva recapitata con una certa regolarità, forse sarebbe il caso di riconoscere le autentiche responsabilità di questo caso e misurare gli adeguati provvedimenti in merito.
    Io non mi sento un castigatore dei vizi privati di un comune cittadino e credo che ciascuno di noi ne abbia più o meno di gravi. Ma qui si tratta di un coinvolgimento delle istituzioni che non si può accettare. Nel senso che un pubblico funzionario nella sua abitazione privata può fare più o meno quello che gli pare nell'ambito del rispetto della legalità, ma la condotta all'interno di un ministero della Repubblica è un'altra faccenda. Senza contare il ruolo priviligiato di uno spacciatore che può vantare particolari conoscenze ed entrare ed uscire liberamente con la sua merce da una sede come quella in questione. Siamo di fronte ad un reato e anche ad un disprezzo per le istituzioni. Se sul primo caso si potrebbe anche essere tolleranti, sul secondo non si può avere transigenza alcuna. Non vorrei poi nemmeno pensare che tale condotta indegna avesse una qualche collusione con esponenti del governo della Repubblica. In questo caso, cosa che vorrei sperare non fosse, semplici dimissioni, non sarebbero sufficienti.

  5. #15
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    Se ci fossero prove chi l'ha fatto entrare si deve levare subito da dov'è.
    Se fosse vero altra bella figura,vediamo.
    Certo che me o Catone o Nuvolarossa o garibaldi od Hussita così la sera dentro ad un ministero non penso ci facciano passare tanto facilmente se non conosciuti od autorizzati.
    saluti
    echiesa

  6. #16
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    Predefinito tratto da LIBERTA' 29 luglio 2002

    Diciassette gli indagati
    Cocaina al ministero delle Finanze Oggi i primi interrogatori “vi

    Il primo interrogatorio avverrà stamani. Davanti ai giudici Lasperanza e Cataldo, Stefano Alviani, oste di lusso, con ristorante frequentati dai vip, dovrà spiegare il suo ruolo nel traffico di cocaina che ha sfiorato il ministero delle Finanze, è piombato nel mondo del calcio e non risparmierebbe neppure quello della moda. Dopo il ristoratore, sarà la volta di Alessandro Martello, il giovane della Palermo bene che si è detto vicino al viceministro Gianfranco Micciché, capo di Forza Italia in Sicilia. Infine, giovedì dovrà raccontare la sua verità l'ex nazionale Andrea Carnevale, accusato di spaccio e favoreggiamento. Ma l'inchiesta continua. Finora sono diciassette gli indagati e undici gli ordini di custodia cautelare eseguiti. Tutto per un traffico di cocaina «eccellente», che nasce nel cuore della Capitale, L'ex calciatore è ora agli arresti domiciliari. Martello, 30 anni, bloccato a Palermo con l'accusa di detenzione e spaccio di cocaina.

  7. #17
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    Predefinito tratto da IL NUOVO 29 luglio 2002

    Traffico di coca, ex calciatori e un ministero nel mirino

    Arresti eccellenti in un'inchiesta sullo spaccio di coca partita da una morte per overdose. Coinvolto un presunto collaboratore del vice ministro alle Finanze, agli arresti domiciliari l'ex calciatore Andrea Carnevale.


    ROMA - In manette 11 persone nell'ambito di un'inchiesta della procura di Roma sullo spaccio di cocaina. Tra gli arrestati figura un volto noto: è un ex calciatore della Roma e del Napoli arrivato fino alla nazionale, Andrea Carnevale. In manette anche una persona che avrebbe collaborato con un vice ministro, che però smentisce ogni rapporto. Finisce agli arresti anche un agente di polizia del servizio ispettorato.

    L'ex calciatore, come detto, è Andrea Carnevale, 41 anni, ora agli arresti domiciliari. L'altro arrestato è Alessandro Martello, 30 anni, bloccato a Palermo con l'accusa di detenzione e spaccio di cocaina.

    Secondo indiscrezioni l'uomo avrebbe collaborato con il vice ministro alla programmazione e bilancio Gianfranco Miccichè. Che però smentisce tutto: "Alessandro Martello non è mai stato un mio collaboratore". E ribatte con forza a chi insiste sui suoi presunti rapporti con l'uomo finito in manette: "Lo conosco perché i ha dato una mano nella campagna elettorale di Palermo. Se qualcuno lo definisce mio collaboratore è una millanteria. Mi è stato presentato come un volontario che voleva aiutarci in campagna elettorale. Ora lavora a Roma con un'azienda tutor di Sviluppo Italia, ma non è un mio collaboratore".

    Le intercettazioni però, raccontano un'altra storia. Sembra che l'uomo avesse libro accesso all'interno del Ministero dell'Economia e delle Finanze. Martello non veniva mai perquisito, forse perché, scrive il magistrato, "riteneva di godere di protezione di personaggi influenti e di poter eludere il servizio di vigilanza perché non sospettabile di attività delittuose".

    Il provvedimento di custodia cautelare nei confronti di Martello è stato firmato dal gip del tribunale di Roma Giovanni De Donato, che ha concesso all'accusato gli arresti domiciliari. L'uomo, ufficialmente disoccupato, è stato arrestato a Palermo in via Notarbolo, abitazione dei genitori. MA Martello da circa un anno aveva trasferito la residenza da Palermo a Roma. Tutti gli altri imputati, tra cui l'agente di polizia Pierluigi Messa M., 37 anni, sono finiti nel carcere di Regina Coeli. Messa è stato subito sospeso dal servizio. L'uomo, da 11 anni in polizia, fino a qualche mese fa era al servizio scorte, mentre da poco tempo lavorava al servizio ispettorato della Camera dei Deputati. Tra i sospettati ci sarebbe anche un dipendente della compagnia di telefonia Wind e un farmacista che avrebbe fornito ai complici sostanze per tagliare la cocaina.

    Il primo interrogatorio è fissato per lunedì. L'inchiesta, coordinata dai pm Lasperanza e Capaldo si è svolta tra Roma e Palermo ed è cominciata nel gennaio scorso, dopo la morte di una persona per overdose di cocaina. Si tratta di William Bottigelli, morto a Roma il 25 marzo scorso. Intercettazioni telefoniche hanno offerto spunti rilevanti per lo sviluppo delle indagini. Al momento sono in corso altre perquisizioni.

  8. #18
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    Predefinito tratto da IL MESSAGGERO 29 luglio 2002

    Continua l’operazione dei carabinieri. Oggi a Regina Coeli i primi interrogatori degli arrestati
    Cocaina, varchi blindati nei ministeri


    Dopo il caso Martello, al Tesoro e in altri dicasteri misure più rigide per l’accesso degli estranei
    Il viceministro Miccichè a Berlusconi: sono innocente ma pronto a dimettermi
    ROMA — I ministeri blindano gli ingressi. Dopo la scoperta di un giro di cocaina all’interno del dicastero dell’Economia, le procedure per entrare diventano più rigide: nuovi tornelli, cambiamento dei badge di accesso e controlli serrati per tutti i visitatori. Intanto oggi a Regina Coeli si svolgeranno i primi interrogatori degli arrestati, coinvolti nel "giro" di cui faceva parte anche l’ex giocatore Carnevale. Tra i primi sarà sentito Alessandro Martello, uomo vicino al viceministro dell’Economia Gianfranco Miccichè. Il politico di Forza Italia ieri ha telefonato a Berlusconi: «Sono innocente - questo il senso delle sue parole - ma sono pronto a farmi da parte per non creare problemi al governo».

  9. #19
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    tratto da

  10. #20
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    beh, NuvolaRossa, anche Tu a volte sbagli thread!
    La nave dei dannati ha ben poco a spartire con il vapore qui sopra ritratto! Forse c'è in comune il mare, ma né il mezzo, né la ciurma, né la destinazione dell'approdo...

 

 
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