Cari amici, quando io mi sono avvicinato al Pri - dopo una intensa anche se condotta da giovanissimo, esperienza politica nella Fgci e nel Pci, - avevo sue sole stelle polari che mi avvicinavano all'area repubblicana: da una parte le posizioni di politica estera filo occidentali e filo israeliane, nette ed inequivocabili, dall'altra il riconoscimento verso una tradizione purissima risorgimentale, che non consentiva nessuna confusione con le due tradizioni di pensiero in Italia dominanti, quella cattolica e quella marxista che a mio avviso rappresentavano un handicap per lo sviluppo della nostra vita nazionale, tant'è che mi convinsi e ancora sono convinto, che all'Italia serviva una tradizione politica pura a cui aggrapparsi per un rilancio, e per pura intendo che essa fosse priva dei fumi che queste ideologie dominanti avevano sparso nel nostro Paese fino a confonderlo e a fargli perdere la testa. Il Pri mi parve subito dotato di una forte carica ideale, ma sprovvisto di una vera e propria ideologia e la lezione lamalfiana che aveva scosso il partito negli anni '60 e settanta era proprio portata ad un'elaborazione dei problemi per una risoluzione positiva degli stessi, non per la gloria celeste o in ossequio di una potenza nemica per alzare il livello dello scontro di classe. Perché nel Pci si respirava un grande amore per la patria, non credete, ma quest'amore era più grande se la Patria andava meglio d'accordo con l'Unione sovietica e quando ci si allontanò da Mosca, la Patria si amava di più se si riduceva il peso del capitale, per quale forma di vita sociale, vi giuro, non l'ho mai capito.
Questo rifiuto di erigere l'ideale a sistema, ai miei occhi faceva del Pri una forza capace di guardare le cose per quello che erano ed era questa per me una grande dote: perché della lezione marxiana avevo mantenuto il criterio di saper cogliere le contraddizioni della vita reale e di intepretarle, non secondo i desideri astratti, l'utopismo, ma i bisogni concreti. Lasciai il pci per amore verso l'ortodossia, perché a mio avviso il gruppo dirigente di allora, stravolgeva la realtà non si sforzava di interpretarla, mentre i repubblicani, come io li conobbi, avevano questo approccio critico, sempre critico, in ogni condizione e mai sottomesso, cosa che era per me la maggiore suggestione della mia prima educazione politica. Perché sono stato marxista? Perché Marx voleva andare alla radice delle cose e insegnava il radicalismo. Il partito comunista italiano, nascondeva la radice delle cose e non se ne curava. Il movimento repubblicano era un movimento radicale. Vi siete mai chiesti perché non c'è un forum di discussione così acceso, all'interno di un partito come il nostro, da nessuna altra parte? Perché noi abbiamo connaturato questo uso critico dell'intelligenza e per prima cosa lo rivolgiamo contro i nostri stessi dirigenti, contro le scelte intraprese, senza nessun timore riverenziale, quasi come fonte di affermazione. Non è un caso che nella nostra tradizione, lo sanno bene i carrarini, abbiamo l'anarchismo, un'assenza di principi che fa si che i principi vengano sempre messi in discussione. E' un inferno, si rischia di non cavarne niente, ma è una grande scuola politica. Essa sola ci consente di non avere un uso dogmatico dell'intelligenza che poi porta all'acquietamento, al compromesso, al lasciare le cose come sono, magari convincendosi, che non si possano cambiare. Per me il partito repubblicano, in questo senso, è l'unico partito del cambiamento.
E' un partito che si può definire di sinistra, questo? Caspita! Questo è il partito di sinistra per antonomasia, se sinistra significa, innovazione, trasformazione, progresso, nessuna forza politica è più a sinistra di noi. Però voi meglio di me avete visto in questo partito di sinistra la necessità storica di distinguersi dalla sinistra tradizionale, quella socialista per l'appunto, definendosi, come "altra sinistra", che guardate bene significa altro dalla sinistra, avversario della sinistra, o come "sinistra democratica" nella sua alleanza conflittuale ma a volte anche pacifica, contratta con la democrazia cristiana per quasi quarantacinque anni.
Il segno di quella alleanza era molto semplice: la dc garantiva un equilibrio democratico occidentale, nonostante le anime più varie che in quel partito si trovavano, e nello stesso tempo, per evitare che l'integralismo cattolico prendesse la sua rivincita nella repubblica italiana, avevamo bisogno di recuperare forze politiche, quelle dell'arco costituzionale ovviamente, alla causa occidentale, per contenere lo strapotere democristiano e temperare anche i furori ideologici dell'opposizione. Il centrosinistra è stato questo, mica un atto di fede. I repubblicani fecero il centrosinistra sulla base di una necessità concreta e quando questa formula mostrò la corda cercarono nuova linfa, ancora valutando le trasformazioni avvenute. L'odio che Parisi rivela nelle sue parole si spiega così: la nostra non rassegnazione al potere dc che lui condivise pacificamente. Da allora guardammo al Pds dell'onorevole Occhetto con grandissima attenzione, ma anche alla Lega. Abbiamo sempre cercato dalla trasformazione politica un elemento di novità importante per il progresso della vita nazionale, per estendere le ambizioni di cambiamento e di miglioramento della stessa, senza remore e senza conservatorismi. Noi non abbiamo una linea scolpita nel ferro e nell'acciaio, come Majakowsky e su questo forum, l'amico Jan Hus, pretenderebbero i crismi dell'azione politica. Non è questo il compito di una minoranza, per diamine. Una minoranza è inquieta di natura se no diventa una nicchia di piccolo e spicciolo potere e l'unica cosa che a noi ci ha minato, che è stata alla base della guerra civile del partito e della scissione, è questa interpretazione del pri, come un club di illustri personaggi, così illustri che non possono perdersi un giro e devono invece di manifestare la loro inquietudine, stare saldi su una posizione quale che sia, purchè li ripari loro i loro privilegi e i privilegi dei loro familiari. Io su questo voglio solo spendere una parola chiara. Quando abbiamo fatta l'alleanza con Segni, Amato e Prodi di intermediazione fra il Polo ed i progressisti, guardate, sapevamo che si finiva a mare. Non abbiamo avuto posti in parlamento, nemmeno le candidature e tantomeno sottosegretariati e presidenze di commissioni. M fu una scelta che puntava innanzitutto a chiedere tempo al partito di non buttarsi a corpo morto in un'alleanza quale che fosse, per evitare la divisione e fallimmo, e poi a dire al paese che l'equilibrio di allora non serviva a niente, non c'era e sarebbe stato superato, e questo lo cogliemmo, invece, perché la destra andò in pezzi e la sinistra aperse al centro. L'ulivo fu frutto della nostra posizione di allora, tant'è che fu Prodi candidato del cartello a cui il Pri aderì. Non è colpa nostra se la sinistra si richiuse su se stessa e decise di eliminare i centristi per ritrovare la sua unità formale nel governo d'Alema. Fu una vera e propria resa dei conti che portò alla catastrofe delle amministrative del 2000 e a recuperare per lo meno quell'area cattolica dossettiana, con la quale c'era una maggiore facilità di intesa. Noi con questa roba non c'entravamo più niente e quando La Malfa, Giorgio, fece l'intervista all'Espresso era perché sperava di recuperare un rapporto con la sinistra attraverso l'unica arma che questi conoscevano: il ricatto. D'Alema ci disse che noi non potevamo andare a destra e quindi di non rompere. Bene ci siamo andati. Ma ciò non significa che ci dobbiamo stare ad ogni condizione o che dobbiamo metterci ad applaudire Berlusconi in ogni occasione. Non ci pensiamo proprio. Altrimenti ci iscrivevamo a Forza Italia, no? Perché voler fare il Pri, che idea balzana. Più volte in questo forum ho cercato di spiegare agli amici che noi rifiutammo di comprendere il senso della discesa in politica di Berlusconi e la giudicammo semplicemente in maniera negativa per quello strascico di avventurismo e di affarismo che si portava dietro. Io come voi, come lo stesso La Malfa. Sbagliammo tutti, cari amici, questo nostro giudizio verso Berlusconi, è comprensibile per carità, ma non rende giustizia della nostra qualità politica. Berlusconi è stato un fenomeno di reazione profonda nella vita politica nazionale, ancora tutto da interpretare, ma che non può essere sottovalutato come facemmo nel '94. E il fatto che Berlusconi abbia avuto qualità è dimostrato dal fatto che egli ci è venuto a dire a fronte della nostra crisi con l'Ulivo: guardate io voglio aprire il Polo a sinistra, non voglio essere la destra di questo paese, non voglio stare fra Bossi e Fini, ma voglio un arco di forze democratico con cui governare il Paese che comprenda i repubblicani, i socialisti i liberali e non penso affatto che Forza Italia li possa tutti sussumere sotto di sé. Quanta poca dialettica ho visto, tutti a chiedere ma come fa il Pri ad andare con la destra e ma come fa la destra ad andare con il Pri. Forse non è destra, forse vuole emanciparsi, forse non ci riesce, forse ci prova. Ora molti a questo discorso non credono, non ovviamente che Berlusconi non ce l'abbia fatto, ma che veramente voglia realizzarlo, come che voglia a realizzare gli altri cento propositi annunciati. Io non ho mai escluso che Berlusconi fallisca, il fallimento in politica è sempre l'ipotesi più probabile. Ma perché devo negare credito ad una tale disponibilità, soprattutto quando il mio credito con la sinistra si è esaurito, nel senso io non faccio più credito a D'Alema, il Pri non gliene può fare più. Per inciso, chi ha letto l'intervista di D'Alema a Repubblica dove il nostro, con grande disinvoltura fa coincidere gli Usa, con i mercati, come se non ci fosse una differenza fra Soros e Bush? Che bell'esempio di mente illuminata.
Di fronte a questo, io maggioranza del partito che ha vinto un regolare congresso - perché si è visto dal dato elettorale che nel sud il Pri ha ripreso fiato e Carrara, che pur è la consociazione più forte non ha potuto votare, per un'applicazione alla lettera del regolamento sulle deleghe congressuali richiesta dall'onorevole Sbarbati e concessale in quanto la direzione ha voluto tutelare la minoranza e poi ha fronte del caso Carrara abbiamo anche chiesto al nostro onorevole se voleva ritirare la sua richiesta, ma ella non ci rispose positivamente o non ci rispose affatto e allora la mandammo al diavolo e Carrara non votò - ho contratto una nuova alleanza, piena di incognite con due o tre punti chiari su cui lavorare e molti distinguo, perché sono consapevole come il più fiero mazziniano di Ravenna che mi trovo in una compagnia anomala e curiosa. La quale però ha il riguardo, che so, di invitarci ad un dibattito sulla cultura per sapere la nostra posizione a e il presidente del partito gliela dice e quindi si capisce che non siamo d'accordo con Baget Bozo, per esempio. Ma non hanno invitato il senatore Castagnetti a sostenere che Ugo La Malfa oggi sarebbe in Forza Italia, cosa che il buon Guglielmo mai sosterrebbe, come invece fecero i nostri grandi alleati ds con il loro segretario Veltroni e Adolfo Battaglia o chi per lui. E' chiaro? Che il presupposto di un'alleanza politica è il rispetto per l'autonomia della nostra storia e non sono i posti di ministro che non ci danno o le presidenze della Camera di commercio che ci danno. Poi puoi darsi che non andiamo da nessuna parte e ne trarremo le conseguenze state sicuri, come può darsi che miracolosamente questa compagine ministeriale trovi la rotta e porti dei risultati tali da far dire che so a Echiesa: bhe non è così male. Io voglio che sia Echiesa il metro di giudizio di questa azione di governo, cosa credete? Ma voglio assicurarmi equilibrio nel suo giudizio e anche un po' di tempo, magari. Nel frattempo non voglio che il mio partito beva olio di ricino. Mi riconosca il senso di una posizione nazionale, il tentativo difficilissimo e critico che stiamo compiendo, mi dia la solidarietà che mi spetta come repubblicano che le ha provate tutte per tenere in piedi il partito, la smetta di stare appresso alle voci da corridoio, le insinuazioni e i veleni che sono stati seminati per distruggerci da chi ci ha lasciato e che ha avuto un premio per averci lasciato e un premio per averci diviso. Nessuno per carità, mi parli di nausea. Perché la nausea in politica la proviamo tutti, tanta anche e cerchiamo di renderci lo stomaco più forte. Noi maggioranza da parte nostra perché dovremmo obbligare il partito dove non è convinto? Siano i nostri alleati a dimostrare di tenere ai repubblicani, al loro simbolo e alla loro compagnia. Già siamo due gatti in parlamento. Che almeno a Carrara si stia con la sinistra perché non siamo d'accordo sulla scuola, non lo siamo sulla procreazione assistita, e non sopportiamo l'onorevole ministro Buttiglione. Ma questo non significa che a domani Forlì non possa allearsi con il centrodestra se ne trova le condizioni o che noi tra cinque anni ci presentiamo al congresso nazionale facendo il mea culpa. Quando si è allo 0,6% nazionale si è con il coltello alla gola e si fanno i salti mortali. O no? Proviamo a stendere una rete di protezione sotto questo salto che abbiamo appena compiuto. E soprattutto in questa navigazione da battello ubriaco, se volete, lo ammetto, ma avete visto che mare?, ricordiamoci che siamo sulla stessa nave. La nave dei dannati repubblicani.
---------------------------------------------






Rispondi Citando
