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Risultati da 31 a 40 di 83

Discussione: roquefort

  1. #31
    Ospite

    Predefinito Re: Re: Vincent Gallo

    Originally posted by Jan Hus


    Vincent Galletto?

    Me pare Massimo Di Cataldo...



    L'occhio elettrolitico e lo sguardo fata-letto...porterà pure la catena d'oro sotto la camicia aperta sul petto villoso?

    Ma cosa dici! Vincent Gallo ha un fascino rarefatto, ambiguo, intrigante, maledetto ...altro che camicie aperte e petti villosi! La tua è solo invidia.

  2. #32
    Ospite

    Predefinito Sì, davvero ha fatto e fa tante cose....

    Originally posted by lobosinistro


    Però! ne fa di cose sto tipo...

    Saluti

    REGISTA
    PER VENDETTA

    di Eleonora Saracino

    Nella sua vita ha fatto davvero di tutto, dal pittore al musicista, dal modello all’attore; ora Vincent Gallo diventa anche regista, con Buffalo '66. E per il suo passaggio dietro la macchina da presa sceglie un tema parzialmente autobiografico ("in realtà ho esasperato delle situazioni"), in cui racconta la storia di un uomo "che deve imparare ad amare". Estroverso, simpatico, "spietato" in alcuni giudizi - genitori compresi - Gallo è davvero un personaggio, autentico come il suo film.

    Come ha avuto l’idea di diventare regista?

    In tutta la vita ho fatto cose molto diverse: ho lavorato con un gruppo musicale, con un’artista come Basquiat, mi sono dedicato alla pittura, ho esposto in gallerie importanti.... Sono sempre stato ossessionato da un mio punto di vista e da una mia estetica molto particolare. Quando mi guardo mi dà un senso di prurito vedermi semplicemente come un attore che è diventato regista. Detesterei proprio immaginarmi come Sean Penn o Turturro o altri cretini che hanno fatto dei film mediocri. Queste persone, anche se possono essere degli attori fantastici, non mi hanno mai affascinato. Credo che tutti siano capaci di fare un melodramma avvalendosi di collaboratori bravi: scenografi o direttori della fotografia... Io invece volevo fare un film che rappresentasse tutto il percorso che avevo fatto fino a quel momento.

    Come mai ha deciso di raccontare un tipo di storia così personale?

    Per me questo film non rappresenta semplicemente girare la macchina da presa e mettermici dietro invece che davanti. Il perché ho scelto questa storia ha un motivo molto semplice: la vendetta che è la forza propulsiva del mio lavoro e che mi ha permesso di sopravvivere e di continuare a fare questo mestiere. Il fatto che io sia arrivato ad un certo punto della mia vita a poter "punire" mio padre e mia madre era un pensiero molto eccitante. Ho trovato il modo di inserirli nella storia e poterli finalmente distruggere come personaggi. Tuttavia, c’è stata una catarsi e mentre scrivevo della mia infanzia e dei miei genitori, mi andavo via via liberando dai miei difetti e dai miei dolori e mi sono ritrovato ad innamorarmi di questi due personaggi. Ciascuno nella vita usa certi propri risentimenti, ma è importante usarli per poi trascenderli, trasformarli in qualcosa di più ampio per poi inserirli, magari, in un’opera d’arte.

    Come regista quali sono state le sue fonti d’ispirazione?

    Io adoro il cinema, ma le mie influenze, quando faccio un film, non sono mai quelle di altri cineasti. Sono influenzato molto di più dalla fotografia di moda e dalla pittura, in particolar modo dall’arte concettuale. Quando ho pensato alla struttura di questo film, lavorando allo storyboard, l’ho concepito così come concepisco la mia vita: assolutamente strutturato e organizzato. In questo modo il mio procedimento è molto più metodico e meccanico di quello che ho visto adottare da altri registi con i quali ho lavorato.

    Come mai ha deciso di scrivere anche le musiche del film?

    Il primo motivo è stato quello finanziario. Infatti volevo usare dei brani musicali che erano stati talmente dimenticati che avrebbero dovuto pagare me per utilizzarli, ma quando mi sono trovato a fare la richiesta per i diritti dei brani, sono entrato in una spirale di trattative con una sorta di mafia discografica che ha dell’incredibile. Allora, per dispetto, mi sono scritto le musiche da solo. E anche qui non c’è niente di male nel dispetto e nella vendetta. Vedi come possono diventare cose bellissime?

    Ma anche il suo rapporto con l’amore è così problematico come nel film?

    Ci sono due aspetti da considerare, dal punto di vista sessuale non è autobiografico perchè non ho mai avuto problemi con le ragazze. Ma c’è molta verità nella ricerca d’intimità dei personaggi. Non ho mai permesso a nessuno di amarmi o di amare senza avvertire un forte senso di disagio. Billy Brown è quello che io sarei potuto diventare, ma non è quello che sono. Provo molto tenerezza per lui. La ragazza, invece, è senz’altro la donna dei miei sogni.

    Perchè ha scelto Christina Ricci per il ruolo di Layla e come si è trovato a lavorare con lei?

    Sono andato una volta al cinema con una mia fidanzata per poter fare l’amore in un luogo pubblico... pensavamo potesse essere un’esperienza eccitante. Siamo andati a vedere Sirene e quando ho visto Christina sullo schermo ho interrotto subito quello che stavo facendo e sono diventato un suo fan, ma un fan così accanito che ho visto un orribile film come La famiglia Addams ben 20 volte! Quindi non c’era nessuna possibilità che io facessi un film senza Christina Ricci. Ho lavorato bene con lei perchè ha un metodo molto preciso, non riesce ad improvvisare, segue il copione alla lettera. Io sono l’opposto. Per questo ci siamo compensati perfettamente.

  3. #33
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Re: Vincent Gallo

    Originally posted by gdr
    Ma cosa dici! Vincent Gallo ha un fascino rarefatto, ambiguo, intrigante, maledetto ...altro che camicie aperte e petti villosi! La tua è solo invidia.
    Jan Hus ha torto su tante cose, anche se lui non lo crede - e questo è il suo ennesimo torto - tuttavia, il suo modo di commentare le foto che ogni tanto ci proponi, mi pare molto azzeccato. Credo e spero che sia invidioso di qualcosa di meglio.

    R.

  4. #34
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    Predefinito Re: Re: Vincent Gallo

    Originally posted by Roderigo
    Jan Hus ha torto su tante cose, anche se lui non lo crede - e questo è il suo ennesimo torto - tuttavia, il suo modo di commentare le foto che ogni tanto ci proponi, mi pare molto azzeccato. Credo e spero che sia invidioso di qualcosa di meglio.
    Mi piace essere dissacrante.

    Non credo che questo possa piacere; soprattutto, non credo che questo debba piacere.

    Per il resto, nessuno è obbligato a tollerarmi.


  5. #35
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    Predefinito Re: Re: Re: Vincent Gallo

    Originally posted by gdr
    Ma cosa dici! Vincent Gallo ha un fascino rarefatto, ambiguo, intrigante, maledetto ...altro che camicie aperte e petti villosi!
    Sarà...

    Originally posted by gdr
    La tua è solo invidia.
    Di Vincent Gallo, o di chiunque altro?

    No, proprio no!


  6. #36
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Re: Vincent Gallo

    Originally posted by Jan Hus
    Mi piace essere dissacrante.
    Non credo che questo possa piacere; soprattutto, non credo che questo debba piacere.
    Per il resto, nessuno è obbligato a tollerarmi.
    Ti ho sempre tollerato per libera scelta.

    Se non hai "il fascino rarefatto, ambiguo, intrigante, maledetto ... " di Vincent Gallo (chi è?), pazienza. Ciascuno di fascino ha il suo, piace ad alcuni e non ad altri, a volte d'impatto, a volte con il tempo.

    A me, da piccolo, sarebbe piaciuto essere come Kabir Bedi.
    Non so che fascino sia il suo, ma le pupille non gli mancano.

    R.

  7. #37
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito Analisi comparata





    Come avatar però sarebbe meglio di altri.

    R.

  8. #38
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    Predefinito

    A proposito di buffalo 66 a me quel film è piaciuto tantissimo... il protagonista è curiosamente un distillato di fobie e paure, quelle che non piacciono a gdr.
    Riesce ad essere sicuro con una di cui non gliene sbatte niente, ma ha ancora un debole, che rasenta l'annichilimento di ogni dignità, per la "figa" della classe del suo liceo e che lo prende ancora in giro a distanza di anni.
    Mi ricorda molto me stesso (purtroppo e per fortuna).

    Si diceva che fosse un film autobiografico, confermato infatti dall'intervista.

    Fantastici i fermi immagine tridimensionali dentro il bar con la trascinante "Heart of sunrise" degli YES come soundtrack...
    Valgono già un applauso e complimenti a lui per i gusti musicali...

  9. #39
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    Predefinito

    "Ho smesso di dipingere nel 1990 quand'ero al culmine del successo solo per negare alla gente i miei bei dipinti. L'ho fatto per dispetto."


  10. #40
    Ospite

    Predefinito Re: Re: Vincent Gallo

    Originally posted by Roderigo

    Ti ho sempre tollerato per libera scelta.

    " di Vincent Gallo (chi è)
    R.

    Chi è Vincent Gallo, puoi leggerlo nell'intervista che ho postato. Ora ti dò qualche altra informazione.




    Il corpo della voce
    Tuesday, October 23, 2001
    di Francesco Giai Via

    Il suono di un una tromba, giusto un paio di note cool&smooth, mandate in loop. Un suono ruvido da disco consumato dal tempo e dagli ascolti, il suono di un ritorno ad una musica che pare esser già passata dalle nostre orecchie,proveniente da un disco nuovo invece, mai ascoltato prima. Giusto quattro minuti, essenziali ed ipnotici, disorientanti tanto sembrano essere così lontani da qualsiasi determinazione di tempo e di spazio.
    E poi giunge la seconda traccia….."du, du ,du, dudu…when you come near to me…."
    Sembra di ascoltare Chet Baker, un Chet giovane, quello ancora non distrutto dall’eroina. Una voce perennemente in bilico, fragile, che ti chiedi come faccia a non stonare da un momento all’altro, difesa com’è soltanto da una chitarra leggera e in punta di dita.
    "Io mi considero innanzitutto un musicista". Il viso e la figura padrona di quella voce in equilibrio sono quelli di Vincent Gallo, voce fuori dal coro verrebbe da dire, banalmente.
    Estraneo invece ci piace pensare. Sprezzante, di quella spezzatura necessaria a qualunque artista che creda veramente in ciò che fa, convinto di non appartenere ad un mondo che ama nutrirsi dell’arte, come cosa da poco, un mondo nel quale parole come talento e creatività sono considerate soltanto modi di coniugare la legge del business.
    Musicista dicevamo, questi furono ad onor della cronaca gli esordi del giovane Vincent Gallo, nella New York degli anni ottanta, in una band formata con l’allora sconosciuto Jean Michelle Basquiat. Ma arrivò poi il cinema, non molto a dire il vero, pochi film, performance attoriali assolutamente personali, fuori dagli studi d’attore e dal concetto stesso di personaggio. E la voce messa in secondo piano pertanto, nascosta poi nella nostra beneamata penisola da una pratica intensiva e sistematica chiamata doppiaggio, in un paese come il nostro in cui, come diceva Carmelo Bene, "Si doppiano anche le scorregge".
    Una sola regia, Buffalo ’66, un piccolo capolavoro profondamente autobiografico. Come autobiografico e intimo è il tono delle lente e languide ballate di when, torch songs nude e indifese che hanno sempre al centro il proprio autore, alternate da brani strumentali notturni ed astratti, a metà strada fra il jazz e le esplorazioni post-moderne degli Air.
    Disco di debutto, a quasi quindici anni dall’inizio della sua carriera di musicista, per il quale Gallo ha curato tutto: suona tutti gli strumenti, è lui stesso il produttore e suo è ovviamente anche l’artwork del disco. Warp records l’etichetta, inglese e non allineata per eccellenza, etichetta di musica elettronica di frontiera che vanta fra le proprie file Aphex twin e Squarepusher.
    "Un ego spropositato", questa è l’accusa che più di ogni altra viene rivolta a Vincent Gallo, un desiderio quasi abnorme di essere comunque e sempre il centro di ogni cosa lo coinvolga, al punto da rilasciare interviste nelle quali spara a zero su tutto e tutti, un artista che si considera musicista\attore\pittore\fotografo\regista\scritto re e che ammette soltanto paragoni con Pasolini, Ozu e Bresson. Megalomane, forse. Sicuramente un’artista che crede ancora nell’ipotesi tardo-dandy di una vita di un uomo che si fonda in tutto e per tutto con il proprio essere artista. Un modo diretto e sfrontato di sfuggire da qualsiasi categorizzazione merceologica o di catalogo da parte di un uomo che crede ancora profondamente nel fatto che, ogni qualvolta si crea, si dona qualcosa di sé agli altri, un piccolo arcobaleno, forse soltanto immaginato, lungo una strada che corre lunga ed infinita, al centro di un interminabile deserto.



 

 
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