Palermo, 20 giu. (Adnkronos) - ''Tutti sanno che il mio carico di lavoro e' eccezionalmente elevato, per cui ho dovuto badare di piu' a svolgere il mio lavoro nelle meno note aule di giustizia, rispetto a convegni e dibattiti nei quali si e' discusso del perche' scioperare o non scioperare''. Marcello Musso e' uno dei pochi, anzi pochissimi, magistrati della procura di Palermo a non aderire allo sciopero nazionale proclamato oggi dall'Associazione nazionale magistrati. Musso, che ha seguito numerose inchieste di mafia, tra cui quella che nei giorni scorsi ha portato in carcere 14 esponenti del clan dei Galatolo di Palermo, questa mattina e' regolarmente al suo posto, al terzo piano del Palazzo di Giustizia di Palermo. ''Io rappresento soltanto me stesso -ha detto Musso all'Adnkronos- rispondo alla mia coscienza e non so dire cosa facciano i miei colleghi considerati singolarmente''. E aggiunge: ''rispetto le opinioni e le determinazioni di tutti. Ma, soprattutto, rappresento me stesso, e chiedo che anche le posizioni di chi non sciopera vengano rispettate esattamente come quelle dei magistrati che scioperano. E poi, io non sono il capopopolo di nessuno''. Il pm Musso, criticato tra i corridoi del Palazzo di Giustizia di Palermo per la sua decisione di non aderire allo sciopero, spiega ancora: ''non mi sono informato sulle motivazioni per le quali si e' verificata questa rottura tra magistratura e governo''. ''Quanto ai principi di ordine generale -ha detto ancora Musso- devo dire che la magistratura rappresenta un potere dello Stato, qualcuno dice un Ordine, cosi' come e' un potere dello Stato il governo e il Parlamento. In questo equilibrio di poteri, di pesi e contrappesi, e' previsto che i giudici ricorrano alla Corte Costituzionale per fare abrogare leggi che, qualora anche costituzionali, non possano essere accettate alla comune coscienza''. Musso se la prende, infine, con i media di Palermo: ''c'e' un clima plumbeo per quanto riguarda i mezzi di informazione in questa citta'. Non tutte le posizioni culturali dei magistrati trovano, infatti, lo stesso spazio sui giornali''.
Elvira Terranova




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