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Discussione: Diritto naturale

  1. #101
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    [QUOTE]Originally posted by Claude
    La libertà, ma anche le pari opportunità, in un certo senso, dunque, l'uguaglianza, il benessere collettivo e non solo individuale.[somma, credo che non tutti abbiano la stessa opportunità di vivere la vita come desiderano(quindi secondo le loro aspirazioni ma anche secondo le loro responsabilità) e credo sia giusto che lo stato intervenga in modo da redistribuire, in una misura ragionevole, ovviamente, parte della ricchezza prodotta in modo tale da dotare di mezzi spendibili nell'agire sociale di ciascuno nella società, uguali per tutti, cosicchè tutti abbiano la possibilità di vivere in maniera dignitosa. Questo in linea di principio, ci sarebbero altre cose da dire e soprattutto molto da chiarire, ma..... In realtà credo che le mie idee politiche siano ancora un pò approssimative.
    Vedi, quando parli di “benessere collettivo” non ti poni in antitesi al libertarismo….lo fai quando pretendi che sia un soggetto terzo (e non i singoli con la loro condotta ) ad indicare cosa sia il benessere collettivo: per me quando il “benessere collettivo” si raggiunge assicurando il diritto alla “ricerca della felicità” ad ogni singolo, per te (da quanto hai qui esposto) è un fine che viene stabilito di volta in volta da un gruppetto di individui (che siano eletti conta ben poco) per il quale la felicità dei singoli può venire lesa. Il “mio” b. coll. pesuppone che i diritti dei singoli non vengan lesi…il tuo presuppone la violenza della coercizione statale.

    Codesto solo oggi possiamo dirti.....che non sono libertario, non sono fascista e non sono comunista. Liberal? Socialdemocratico? Boh!
    Liberal perché son buono

    Sa£udi serenissimi da Pippo III.

  2. #102
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    Originally posted by Kiricrate
    IL DISCORSO RISCHIA DI DIVENTARE ECCESSIVAMENTE CONFUSO.
    Credo che un coerente ius-naturalista abbia l'onere di motivare:
    1] COME DEFINIRE LA NOZIONE DI "NATURA" UMANA? Senza incorrere nell'errore metodico di volere dare una definizione di "natura"... secondo "natura"!
    2] COME DEFINIRE LA NOZIONE DI "NATURA" UMANA IN SENSO UNIVERSALISTICO?Il rischio... secondo me decisivo... è di non tenere conto del divenire storico.
    Non credo siano motivazioni facilmente attuabili!E così considero il GIUSNATURALISMO INGENUO una dottrina non feconda.
    1) Nello stesso modo con il quale si definisce la “natura” di qualsiasi altra entità di questa terra: osservazione e ragionamento.
    2) La constatazione empirica che esiste una specie umana fa si che gli uomini avendo una natura simile (se non uguale) sono soggetti alle stesse norme universali. (Per quanto riguarda il divenire storico, mi pare, ti abbiamo già risposto più volte)

    Sa£udi serenissimi da Pippo III.

  3. #103
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    Predefinito Re: Re: Difesa del diritto naturale

    Originally posted by Kiricrate
    [B]
    Perchè dovremmo rinunciare ad un metro valutativo?Se la verità di un'affermazione ( di GIUSTEZZA ed INGIUSTEZZA ) consiste nel metodo di verificazione- come sostenne M.Schlick - e se la verificazione non è mai una verificazione a-contestuale, come sostenne Quine... nessuno mi vieta di riconoscere che la verità di un'affermazione valutativa ( anche se, sostenendo F. Brentano, mi sembra difficile discutere di verità di valutazioni ) sia una verità non EMPIRICAMENTE verificabile e strettamente connessa al contesto individuale ( LINGUISTICO e REALE ). Alcuni non-ius-naturalisti riconoscono la totale arbitrarietà delle valutazioni morali... arrivando ad escludere dalla riflessione filosofica l'etica come metafisica; altri conferiscono alle valutazioni senso meramente contestuale: come fossero meri connettivi di usi e stati di cose ( è la mia idea sui termini etici e sulle enunciazioni valutative ). Non necessariamente i termini etici devono essere esclusi: ma il loro valore di "verità" deve essere decisamente ridimensionato!
    Allora, parliamoci chiaro: per i giuspositivisti, un metro di giudizio rimane, ma è assolutamente formale ( la conformità alla Grundnorm, per usare la terminologia kelseniana) come rimangono dei “principi” (il principio di “sovranità” e quello di effettività).
    Quindi riprendendo l’esempio di Paleo un giuspositivista dovrebbe ammettere che torturare i bambini non è ingiusto se non vi son norme contrarie conformia alla norma fondamentale…..

    Il rischio della tua affermazione è di cadere in una sorta di PRAGMATISMO/UTILITARISMO
    Non mi pare, è solo dimostrare che il giuspositivismo oltre che essere eticamente inaccettabile è fallace pure dal punto di vista pragmatico…..(l’unica cosa in cui riesce alla grande è fornire le basi teoriche per le violenze dello stato moderno)

    Ciò è vero... nel momento in cui si sia fatto l'errore di identificare il GIUSPOSITIVISMO con il TOTALITARISMO GIURIDICO.Mi sembra che attualmente tale confusione non sussista: si vedano l'interessante "terrorismo ed arbitrio" di M.Cattaneo ed il chiarissimo "Introduzione all'analisi del diritto" di C.Nino ( CAP I con la ridiscussione in chiave ius-filosofica del processo di Norimberga ).
    Saluti.
    Non scherziamo: la dottrina (e la giurisprudenza) sono ancorate al più rigido giuspositivimo novecentesco…..al limite stanno riadattando il tutto passando dal livello nazionale a quello europeista.

    Sa£udi serenissimi da Pippo III.

  4. #104
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    Predefinito Re: Re: Difesa del diritto naturale

    Originally posted by Claude
    Mah....dire che non esistono diritti naturali non significa che non cia siano cose oggettivamente ingiuste o giuste.
    Invece lo è..v. sopra.

    Il fatto è che questa teoria dei diritti mi pare avere conseguenze potenzialmente assurde. Per il rispetto dei diritti, non si dovrebbe, che so, durante una carestia, prendere un tozzo di pane da un ricco per darlo ad un povero. Tutto dovrebbe essere lasciato alla volontà del ricco, in modo tale che il povero sia in totale balia di esso.
    Qui sei già sceso nei contenuti del diritto naturale….volendo sostenere la tua tesi, per esempio, potresti utilizzare (in via analogica) il concetto di stato di necessità…..ma ripeto, qui non discuti l’esistenza di un diritto naturale di proprietà, ma della sua applicazione pratica.

    Io credo, invece, che al centro del ragionamento morale dovrebbe eserci l'uomo, e non semplicemente i suoi diritti. Ed allora il rispetto dei diritti ha senso in quanto essi sono funzionali al rispetto dell'uomo che li possiede. Una persona non vive astratta dai contesti, e molto di ciò che esso può fare, molte delle sue possibilità concrete, e quindi anche la possibilità di vivere in un modo che egli ritiene degno dipende dalle opportunità sociali che ha a disposizione. Allora io non dico che i diritti non abbiano senso, ma semplicemetnte di incudere, quando si va a giudicare sulla giustezza delle siruazioni, altri tipi di informazioni, quali le opportunità concreta, lo status di benessere delle persone, la loro capacità effettiva di vivere in una maniera degna di questo nome. Che senso ha essere liberi, se non si ha nessun mezzo grazie al quale poterlo essere veramente?
    E chi decide quando uno sia “veramente” libero?? Il monarca, la maggioranza…la sorte??

    Sa£udi serenissimi da Pippo III.

  5. #105
    Claude
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    Predefinito Re: Re: Re: Difesa del diritto naturale

    Originally posted by Pippo III


    Invece lo è..v. sopra.



    Qui sei già sceso nei contenuti del diritto naturale?.volendo sostenere la tua tesi, per esempio, potresti utilizzare (in via analogica) il concetto di stato di necessità?..ma ripeto, qui non discuti l?esistenza di un diritto naturale di proprietà, ma della sua applicazione pratica.



    E chi decide quando uno sia ?veramente? libero?? Il monarca, la maggioranza?la sorte??

    Sa£udi serenissimi da Pippo III.
    Sì, come ho già detto, io do un valore ai diritti libertari, come diritti di proprietà, ma sono le conseguenze reali di molte delle sue applicazioni pratiche rigorose che non mi convincono. Mi chiedo inoltre se ci debba per forza di cose essere una relazione causale tra il mio "dare valore ai diritti" e il "ritenerli naturali". Ovvero mi chiedo se a questo specifico esercizio valutativo debba per forza di cose corrispondere questa specifica credenza.
    Non potrei trovare le ragioni del rispetto dei diritti dell'uomo in altro che la natura? Nell'essere gli uomini, appunto, spontaneamente degli esseri morali, capaci di sentimenti e valori diversi, i quali debbono essere rispettati in sè stessi. Non tener conto solo dei loro diritti, ma dei loro interessi, delle loro capacità concrete di investire, almeno ad un livello ragionevole, il mondo, dei propri progetti, e dei propri valori.
    Inoltre ru dici che se non ci sono diritti naturali, allora c'è il nulla del potere arbitrario. Ma questa è già un'interpretazione, poichè devi spiegare perchè dalla non-naturalità dei diritti, debba per forza discendere l'arbitrio della forza bruta. Perchè invece no porre la possibilità di un accordo razionale tra esseri umani? (è solo un esempio).

    Chi decide quando si è liberi? E' poi così difficile stabilirlo? Uno è libero quando non è ostacolato a fare una certa cosa da un'altro essere umano (o da gruppi di esseri umani). Ma per esempio, mettiamo che esista un paese che permetta ai suoi cittadini che sono soltanto due solo certe azioni o certi insiemi di azioni, e non altre. Queste vengono distribuite dividendo le azioni in modo che si formino pacchetti di azioni libere di ugual numero per l'uno e per l'altro e mettiamo che il risultato finale sia che uno ha una serie di libertà che riguardano il suo praticare la religione, il suo essere agire all'interno della propria comunità in maniera fattiva, le sue vacanze, il suo avere tanti amici ecc. e l'altro ha, invece, una serie di libertà che comprende solo azioni futili, quali il poter cammianare per strada, il poter usare un motorino,; da queste sono escluse tutte quelle dell'altro, inoltre sono escluse il potersi lavare quando si ha voglia, l'andare al cinema ecc. Ora, entrambi sono liberi, in quanto entrambi possono esercitare lo stesso numero di azioni, o si potrebbe dire che uno è più libero dell'altro? O solo che uno è stato più fortunato, ma che entrambi sono liberi allo stesso modo?
    Io credo che sia facile stabilire quando uno è libero, ma che non serva a niente, se non si pratica una certa discriminazione preventiva dei valori e dei criteri secono i quali giudicare le cose effettive per le quali si usa la propria libertà. Senza pretendere, ovviamente, la certezza assoluta di aver giudicato nè nel modo indiscutibilmente più giusto nè nell'unico modo possibile. Io credo che la democrazia serva anche a questo. Attraverso il governp si possono stabilire delle priorità secondo schemi condivisi, e sapendo che il potere politico è sempre sottoposto ad un controllo critico, da parte della stampa, dall'opinione pubblica, e dagli elettori.
    Se la libertà è la stessa, non si può non ammetere che ci sono certe azioni libere che sono più importanti di altre per determinare la completezza e l'integrità dell'essere umano. Questo non vuol dire che lo stato che proibisse tutte le religioni e tenesse come legale solo quella praticata dai più sarebbe uno stato in cui c'è libertà. Il contenuto di libertà di un'azione, cioè il fatto di essere stata scelta ha un valore indipendentemente dagli effetti in termini di soddisfazione di sè, o di autorealizzazione che può avere l'azione in sè.

  6. #106
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    Originally posted by Pippo III


    1) Nello stesso modo con il quale si definisce la “natura” di qualsiasi altra entità di questa terra: osservazione e ragionamento.
    2) La constatazione empirica che esiste una specie umana fa si che gli uomini avendo una natura simile (se non uguale) sono soggetti alle stesse norme universali. (Per quanto riguarda il divenire storico, mi pare, ti abbiamo già risposto più volte)

    Sa£udi serenissimi da Pippo III.
    1] Cioè con strumenti non universalizzanti come l'osservazione ( variabile al variare dell'osservatore ) e il RAGIONAMENTO ( strumento che non riesco ad intuire: se è inteso come ideazione rimane una variabile al variare dell'ideatore )...
    2] xchè?Non esiste una relazione causale intuitiva tra l'esistenza di una natura umana e la subordinazione dell'uomo a norme universali. Forse una... relazione casuale? Che relazione connette l'esistenza di una natura umana alla subordinazione di essa natura a norme universali?

  7. #107
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    Predefinito Re: Re: Re: Difesa del diritto naturale

    Originally posted by Pippo III


    Allora, parliamoci chiaro: per i giuspositivisti, un metro di giudizio rimane, ma è assolutamente formale ( la conformità alla Grundnorm, per usare la terminologia kelseniana) come rimangono dei “principi” (il principio di “sovranità” e quello di effettività).
    Quindi riprendendo l’esempio di Paleo un giuspositivista dovrebbe ammettere che torturare i bambini non è ingiusto se non vi son norme contrarie conformia alla norma fondamentale…..
    Ho avuto modo di analizzare Kelsen e non vi ho mai trovato ciò che scrivi ( ma forse l'ho letto senza la necessaria attenzione ).
    Per Kelsen in "Reine Rechtslehre. Einleitung in die rechtswissenschaftliche Problematik" (Lineamenti di dottrina...) la Grundnorm è metro di validità delle norme di livello inferiore. Non si tratta di un metro di valutazione delle norme inferiori. La valutazione di GIUSTIZIA esula assolutamente dalla "valutazione" di validità!L'idea kelseniana di PRINCIPIO ETICO è chiaramente introdotta dall'autore ceco ( nel 1881 entro i confini austriaci ) nello scritto interessantissimo ma sconosciuto "Das Problem der Gerechtigkeit" (Problema della Giustizia)... laddove Kelsen differenzi totalmente- come Bobbio farà successivamente- GIUSTIZIA e VALIDITA'.
    Precisato ciò credo che la tua critica non sia diretta contro il FORMALISMO GIURIDICO... bensì verso ciò che Bobbio e C.Nino denominano IUS-POSITIVISMO IDEOLOGICO ( la tesi secondo cui una norma rimane valida aldilà del suo contenuto, astraendo da convinzioni morali ). Kelsen sembra difendere codesta tesi ma non lo fa: dove sta scritto in Kelsen che è dovere del GIUDICE APPLICARE una norma valida ma assolutamente immorale?Kelsen dice che è dovere del GIURISTA DESCRIVERE il diritto conformemente alla Grundnorm. Il discorso è difficilissimo.
    Altri autori come Bobbio, Austin, Hart, etc.. non ammettono nè difendono la tesi del IUS-POSITIVISMO IDEOLOGICO.Ma il discorso è interminabile!


    Non mi pare, è solo dimostrare che il giuspositivismo oltre che essere eticamente inaccettabile è fallace pure dal punto di vista pragmatico…..(l’unica cosa in cui riesce alla grande è fornire le basi teoriche per le violenze dello stato moderno)
    Ciò non vuole dire che un ius-naturalista utilizzi il metro di valutazione dell'utilità continuando a definirsi ius-naturalista.


    Non scherziamo: la dottrina (e la giurisprudenza) sono ancorate al più rigido giuspositivimo novecentesco…..al limite stanno riadattando il tutto passando dal livello nazionale a quello europeista.
    Vorrei conoscere cosa intendi x IUSPOSITIVISMO... visto che le tesi IUS-POSITIVISTE sono varie.
    Per Bobbio e C.Nino si va dallo scetticismo etico di Kelsen ( che deriva all'autore austriaco dall' altro autore austriaco F.Brentano ) al formalismo ( la tesi secondo cui è norma esclusivamente la norme legislativa )... al IUSPOSITIVISMO IDEOLOGICO ( la tesi sovraddetta )... al IUSPOSITIVISMO METODOLOGICO ( la tesi massimamente diffusa secondo cui il concetto di diritto debba essere utilizzato unicamente in senso descrittivo ). Per me tutte le tesi introdotte, con l'eccezione della tesi scettica in etica ( che necessita correzioni ), sono criticabili!Ma altrettanto criticabile è un IUSNATURALISMO INGENUO!

  8. #108
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Difesa del diritto naturale

    Originally posted by Claude
    Sì, come ho già detto, io do un valore ai diritti libertari, come diritti di proprietà, ma sono le conseguenze reali di molte delle sue applicazioni pratiche rigorose che non mi convincono. Mi chiedo inoltre se ci debba per forza di cose essere una relazione causale tra il mio "dare valore ai diritti" e il "ritenerli naturali". Ovvero mi chiedo se a questo specifico esercizio valutativo debba per forza di cose corrispondere questa specifica credenza.
    Non potrei trovare le ragioni del rispetto dei diritti dell'uomo in altro che la natura? Nell'essere gli uomini, appunto, spontaneamente degli esseri morali, capaci di sentimenti e valori diversi, i quali debbono essere rispettati in sè stessi. Non tener conto solo dei loro diritti, ma dei loro interessi, delle loro capacità concrete di investire, almeno ad un livello ragionevole, il mondo, dei propri progetti, e dei propri valori.
    Proprio perché si tien conto di ciò si riconoscono i diritti fondamentali, te invece vuoi fare una cosa diversa: decidere se esistano soggetti i cui diritti (interessi) valgano di più degli altri.
    Tornando al tuo esempio di prima: se tu prendi il pane al ricco per sfamare il povere decidi che per il ricco quel tozzo di pane sia meno importante che per il povero e che ciò legittimi una violazione degli intessi del ricco.

    Inoltre ru dici che se non ci sono diritti naturali, allora c'è il nulla del potere arbitrario. Ma questa è già un'interpretazione, poichè devi spiegare perchè dalla non-naturalità dei diritti, debba per forza discendere l'arbitrio della forza bruta
    Perché l’alternativa al riconoscimento del diritto naturale è sempre stata questa: il riconoscimento del potere come diritto.

    Perchè invece no porre la possibilità di un accordo razionale tra esseri umani? (è solo un esempio)
    Ipotizzi un contratto sociale?

    Chi decide quando si è liberi? E' poi così difficile stabilirlo? Uno è libero quando non è ostacolato a fare una certa cosa da un'altro essere umano (o da gruppi di esseri umani). Ma per esempio, mettiamo che esista un paese che permetta ai suoi cittadini che sono soltanto due solo certe azioni o certi insiemi di azioni, e non altre.
    Queste vengono distribuite dividendo le azioni in modo che si formino pacchetti di azioni libere di ugual numero per l'uno e per l'altro e mettiamo che il risultato finale sia che uno ha una serie di libertà che riguardano il suo praticare la religione, il suo essere agire all'interno della propria comunità in maniera fattiva, le sue vacanze, il suo avere tanti amici ecc. e l'altro ha, invece, una serie di libertà che comprende solo azioni futili, quali il poter cammianare per strada, il poter usare un motorino,; da queste sono escluse tutte quelle dell'altro, inoltre sono escluse il potersi lavare quando si ha voglia, l'andare al cinema ecc. Ora, entrambi sono liberi, in quanto entrambi possono esercitare lo stesso numero di azioni, o si potrebbe dire che uno è più libero dell'altro? O solo che uno è stato più fortunato, ma che entrambi sono liberi allo stesso modo?
    Ma il tuo esempio non calza: tutti gli uomini hanno gli stessi diritti…
    Tutti possono compiere le stesse “azioni” il problema è che alcuni ne saranno capaci ed altri no (o non avranno la fortuna necessaria)…


    Io credo che sia facile stabilire quando uno è libero, ma che non serva a niente, se non si pratica una certa discriminazione preventiva dei valori e dei criteri secono i quali giudicare le cose effettive per le quali si usa la propria libertà. Senza pretendere, ovviamente, la certezza assoluta di aver giudicato nè nel modo indiscutibilmente più giusto nè nell'unico modo possibile. Io credo che la democrazia serva anche a questo. Attraverso il governp si possono stabilire delle priorità secondo schemi condivisi, e sapendo che il potere politico è sempre sottoposto ad un controllo critico, da parte della stampa, dall'opinione pubblica, e dagli elettori.
    Se la libertà è la stessa, non si può non ammetere che ci sono certe azioni libere che sono più importanti di altre per determinare la completezza e l'integrità dell'essere umano. Questo non vuol dire che lo stato che proibisse tutte le religioni e tenesse come legale solo quella praticata dai più sarebbe uno stato in cui c'è libertà.
    Come no? Se il governo ha stabilito questo come priorità e questa proibizione è condivisa dalla maggioranza….seconda la tua logica questa non è una violazione della libertà (visto che se ho capito bene sarebbe il frutto di una valutazione caso per caso e non un dato oggettivo)
    Il contenuto di libertà di un'azione, cioè il fatto di essere stata scelta ha un valore indipendentemente dagli effetti in termini di soddisfazione di sè, o di autorealizzazione che può avere l'azione in sè.
    Mi sa che mi è sfuggito qualcosa non ho capito molto…

    Sa£udi serenissimi da Pippo III

  9. #109
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    Originally posted by Kiricrate


    1] Cioè con strumenti non universalizzanti come l'osservazione ( variabile al variare dell'osservatore ) e il RAGIONAMENTO ( strumento che non riesco ad intuire: se è inteso come ideazione rimane una variabile al variare dell'ideatore )...
    2] xchè?Non esiste una relazione causale intuitiva tra l'esistenza di una natura umana e la subordinazione dell'uomo a norme universali. Forse una... relazione casuale? Che relazione connette l'esistenza di una natura umana alla subordinazione di essa natura a norme universali?
    1) Quindi secondo te le leggi fisiche, desunte dall’osservazione e per mezzo della speculazione razionale, non sono universali??
    2) Prova ad uccidere un uomo a qualsiasi latitudine e poi mi vieni a dire se non esiste una relazione intuitiva tra natura umana e subordinazione dell’uomo a norme universali.

    Sa£udi serenissimi da Pippo III.

  10. #110
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Difesa del diritto naturale

    Originally posted by Kiricrate
    Ho avuto modo di analizzare Kelsen e non vi ho mai trovato ciò che scrivi ( ma forse l'ho letto senza la necessaria attenzione ).
    Per Kelsen in "Reine Rechtslehre. Einleitung in die rechtswissenschaftliche Problematik" (Lineamenti di dottrina...) la Grundnorm è metro di validità delle norme di livello inferiore. Non si tratta di un metro di valutazione delle norme inferiori. La valutazione di GIUSTIZIA esula assolutamente dalla "valutazione" di validità!
    Si e pensavo di averlo detto velocemente in quelle righe…

    L'idea kelseniana di PRINCIPIO ETICO è chiaramente introdotta dall'autore ceco ( nel 1881 entro i confini austriaci ) nello scritto interessantissimo ma sconosciuto "Das Problem der Gerechtigkeit" (Problema della Giustizia)... laddove Kelsen differenzi totalmente- come Bobbio farà successivamente- GIUSTIZIA e VALIDITA'.
    Precisato ciò credo che la tua critica non sia diretta contro il FORMALISMO GIURIDICO... bensì verso ciò che Bobbio e C.Nino denominano IUS-POSITIVISMO IDEOLOGICO ( la tesi secondo cui una norma rimane valida aldilà del suo contenuto, astraendo da convinzioni morali ). Kelsen sembra difendere codesta tesi ma non lo fa: dove sta scritto in Kelsen che è dovere del GIUDICE APPLICARE una norma valida ma assolutamente immorale?Kelsen dice che è dovere del GIURISTA DESCRIVERE il diritto conformemente alla Grundnorm. Il discorso è difficilissimo.
    Altri autori come Bobbio, Austin, Hart, etc.. non ammettono nè difendono la tesi del IUS- POSITIVISMO IDEOLOGICO.Ma il discorso è interminabile!
    Senza andare per il sottile (non me ne volere, ma alla fine l’operatore giuridico non filosofa.. ) cito alcuni passi degli autori che più hanno influenzato i giuristi italiani contemporanei: Kelsen ed il suo “nipotino” italofono Bobbio.
    Parto da quest’ultimo che da buon kelseniano dice:
    “Il diritto è fondato in ultima analisi sul potere” e ”esiste un ord. giuridico…solo se e fino a che è fatto valere con la forza” (da “Teoria generale del Diritto”)

    Kelsen proprio nel “Problema della giustizia” :
    ” Una norma non costituisce il fondamento di un valore giuridico positivo per il semplice fatto di essere stata statuita con un atto di giustizia positivo; essa anzi costituisce un valore giuridico positivo anche se è statuita con un atto che ha un valore di giustizia negativo”
    ”Il procedimento con cui si attribuisce un fondamento normativo della validità conduce però necessariamente ad un punto finale, ad una norma suprea, generalissima e non ulteriormente fondabile, alla cosiddetta Grundnorm, di cui si presuppone la validità oggettiva”

    Rispondendo alle tue domande:
    1- Mi dovresti dire tu in base a quale ragionamento Kelsen (contrariamente a quanto ha sempre affermato) porrebbe in capo al giudice altro compito che quello di valutare la conformità della norma da applicare alla Grundnorm.
    2- Il giurista per Kelsen, fattene una ragione, viene ridotto a mero ingranaggio che fa’ funzionare quel “strumento di controllo sociale” che è il diritto secondo il filosofo praghese.

    Vorrei conoscere cosa intendi x IUSPOSITIVISMO... visto che le tesi IUS-POSITIVISTE sono varie.
    Per Bobbio e C.Nino si va dallo scetticismo etico di Kelsen ( che deriva all'autore austriaco dall' altro autore austriaco F.Brentano ) al formalismo ( la tesi secondo cui è norma esclusivamente la norme legislativa )... al IUSPOSITIVISMO IDEOLOGICO ( la tesi sovraddetta )... al IUSPOSITIVISMO METODOLOGICO ( la tesi massimamente diffusa secondo cui il concetto di diritto debba essere utilizzato unicamente in senso descrittivo )..
    Le differenze sono, a mio avviso, significative dal punto di vista sostanziale (tant’è che servon tutte a dare sostengo ideologico ad un unico modello giuridico).
    In ogni caso, quando parlo di positivismo giuridico intendo quella corrente di pensiero che va da Hobbes a Kelsen (e i suoi discepoli ) e che ha come minimo comun denominatore l’autoreferenzialità dell’ord. giuridico.

    Per me tutte le tesi introdotte, con l'eccezione della tesi scettica in etica ( che necessita correzioni ), sono criticabili!Ma altrettanto criticabile è un IUSNATURALISMO INGENUO!
    Si, ma mi spieghi dove vedresti del giusnaturalismo “ingenuo” nel giusnaturalismo dei libertari?
    In ogni caso….ho capito male o accetti le tesi kelseniane?

    Sa£udi serenissimi da Pippo III.

 

 
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