LE RUBRICHE
LA VITA DEGLI ALTRI
di MAGDI ALLAM



Passato e presente
confusi in un nome

A un'ottantina di chilometri dal Cairo, nel governatorato di El Minya, sorge la cittadina agricola di Sharona, situata sulla riva orientale del Nilo, popolata da 50 mila abitanti. Il nome Sharona viene inoltre attribuito sia a un isolotto sia a un tempio faraonico contigui, fondato ben quattromila anni fa. Shauer era una delle divinità venerate dagli antichi egizi da cui è stato derivato il nome del sito cultuale e dell'insediamento umano Sharona.
Di Sharona nessuno aveva mai sentito parlare. E' una delle migliaia di località anonime e depresse della campagna egiziana, che sopravvive con un'agricoltura primordiale e i cui giovani, se vogliono continuare gli studi dopo le medie, sono costretti a emigrare altrove. Senonché, improvvisamente, si è ritrovata al centro dell'interesse nazionale grazie all'iniziativa, davvero singolare, del generale Hassan Hamida, governatore di El Minya, che ha chiesto formalmente la sostituzione del nome Sharona perché assomiglia a quello del primo ministro israeliano che lì gode di pessima fama.

Il piano dell'improvvido governatore, forse alla ricerca di una facile popolarità e fama, è stato però bocciato dal consiglio comunale di Sharona, riunito in seduta solenne. In un documento sottoscritto all'unanimità, il Consiglio afferma: "Egregio governatore, l'antico condottiero egizio Shauer, distintosi all'epoca del faraone Ahmos nella battaglia contro gli ittiti per la sua abilità e il suo coraggio, fondò il tempio egizio dedicato al culto del dio Shauer, da cui ha tratto il nome la nostra cittadina Sharona. Il nome Sharona è registrato su tutti gli atti di nascita e i documenti di identità dei nostri compaesani. Si tratta di un nome glorioso che fa parte della nostra storia antica e non può essere modificato".

Fin qui l'orgoglio della popolazione per il nome della propria cittadina e la determinazione a salvaguardare una tradizione millenaria. Ma attenzione. Le stesse persone che hanno condannato l'iniziativa del governatore, condividono però il suo pensiero politico e i suoi sentimenti nei confronti di Ariel Sharon. Mohammad Osman, un contadino di Sharona intervistato dal settimanale Rose el Youssef, ha detto: "Se in Israele dovesse arrivare al potere uno che si chiama Ramses e questi si comportasse come il criminale di guerra Sharon, forse che il governatore del Cairo cambierebbe il nome alla centralissima piazza Ramses? Non possiamo certamente sostituire i nomi delle nostre città e dei nostri avi per causa di un gruppo di criminali e di assassini. No, io non cambierò il nome della città che rappresenta la storia antica dell'Egitto che scorre nelle nostre vene, così come non cambierò il mio certificato di nascita e la mia carta d'identità".
Taha Abdel Azim Abdel Rahman, funzionario comunale, si spinge oltre: "Sharona sopravviverà in eterno, mentre Sharon e Israele finiranno. Ecco perché noi non cambieremo la nostra storia perché i nomi si assomigliano a quelli dei leader israeliani". La vicenda della cittadina Sharona serve a comprendere sia il radicamento degli egiziani alla propria storia e alla propria identità nazionale, sia la solidità e l'estensione del sentimento ostile nei confronti del leader israeliano e dello stesso Israele.