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Discussione: Qualche squarcio di...

  1. #1
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    Predefinito Qualche squarcio di...

    ….lotta giudiziaria.

    “In una rivista promossa dalla corrente di Magistratura democratica sono stati pubblicati articoli a firma di magistrati contenenti giudizi di colpevolezza dell’on. Previti, formulati apoditticamente, senza alcun richiamo a risultanze certe e oggettive e in contrasto con il principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza dell’imputato”.
    Così scrive l’avv. Alessandro Sammarco, difensore di Previti. Punta il dito, l’avvocato, contro l’articolo intitolato “In pochi mesi” scritto da Luigi Marini sulla rivista ‘Questione giustizia’. “La presenza di conti esteri del gruppo Fininvest, i movimenti su di essi, la destinazione di fondi non ufficiali all’on. Previti, i benefici pervenuti ad alcuni magistrati, sembrano fatti storicamente certi, al di là della loro utilizzazionr in sede processuale”.
    Un brano che pesa come una sentenza di condanna. E Sammarco prova dunque a inserirlo dentro un contesto:”Tali giudizi, di stampo colpevolista e diffamatorio, essendo riportati sull’organo di stampa ufficiale di Md, potrebbero essere indice di una sorta di communis opinio formatasi all’interno della corrente associativa.
    Da qui la domanda, dal “carattere di estrema urgenza”, di poter disporre degli elenchi dei militanti: settecento solo quelli di Md.

    La replica di Livio Pepino, presidente di MD:”Non rispondo per abitudine e cultura a lettere di incerta provenienza, per di più indirizzatami non si sa a quale titolo(non essendo io, fra l’altro, il legale rappresentante di Md)”. La richiesta sarebbe priva di ogni fondamento giuridico e violerebbe la legge sulla privacy. E ancora: Questione giustizia “non è l’organo ufficiale di Md e i suoi articoli impegnano solo gli autori e indirettamente chi, nella specie il sottoscritto, ha la responsabilità della linea editoriale”. In ogni caso, conclude Pepino, “i valori di imparzialità, terzietà, serenità e distacco dei magistrati sono da sempre, per Md, riferimento fondamentale e irrinunciabile. La richiesta deell’avv. Sammarco è provocatoria, impropria e irricevibile”.

    Riparte l’avvocato:”Non ho capito se la lista degli iscritti a Md è segreta o meno. Se non è segreta allora è a disposizione di tutti i cittadini, compresi i difensori dell’on. Previti, che intendono usarla a fini di giustizia. Altrimenti devono rispondermi che la lista è segreta. Le ragioni del suo rifiuto paiono quindi insostenibili”.
    Il duello prosegue, e arriva in Senato dove i nove commissari ulivisti della Commissione giustizia dichiarano:”La richiesta del difensore di Previti è un’iniziativa non solo offensiva della dignità e dell’indipendenza della magistratura, ma altresì ispirata a finalità intimidatorie, intese a discriminare i magistrati in ragione dell’esercizio del loro diritto costituzionale di opinione e associazione”.
    Risponde ai colleghi il Sen Previti invocando “il rispetto di regole valide per tutti: è sconvolgente che esista una fazione della magistratura che attraverso la rivista della propria associazione si adoperi a trasmettere ordini di scuderia ai propri iscritti in relazione a processi in corso. Quei giudici hanno già decretato la mia condanna”.
    E i processi vanno avanti.

    da Il Giornale di mercoledì 10 luglio

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Previti...

    …risponde.

    Egregio presidente Pepino, con tutto il rispetto che Le è dovuto, devo ribaltare su di Lei le accuse di maccartismo e fascismo contenute nella Sua intervista a un quotidiano romano. Occorre che l’opinione pubblica sappia che la rivista “Questione Giustizia- bimestrale- promosso da Magistratura democratica” in alcuni recenti numeri dedica moltissime pagine ai miei processi sostenendo che la responsabilità è già accertata, che sarei colpevole per fatti “storicamente certi al di là della loro utilizzazione processuale”.
    Nelle moltissime pagine dedicate a me e al presidente Berlusconi si fa un attacco particolarmente violento alla mia parte politica e si dà sostegno a tutta una serie di provvedimenti, contrari al diritto sostanziale e processuale, che i giudici milanesi hanno adottato nei processi e che hanno costituito il fondamento del legittimo sospetto che è a base della recente pronuncia delle sezioni riunite della Cassazione. La domanda che Le pongo è se la Sua opinione è veramente di ritenere che in un paese civile munito di una Costituzione e di Istituzioni democraticamente scelte, sia anche solo teoricamente concepibile che una fazione di magistrati inserisca tra i propri fini istituzionali la valutazione di un processo in corso prescrivendo ai celebranti (perché questo è ciò che fa la citata rivista) che l’esito sia la condanna.
    Le sembra quindi che, tale apparendo l’atteggiamento ufficiale di Md, il cittadino Previti non debba essere preoccupato di sapere se, tra i magistrati che operano in questi processi, non ve ne sia alcuno che abbia aderito ai precetti della corrente che ha già decretato la sua condanna?
    Ritengo, quindi, che il Suo atteggiamento di fronte alla nostra doverosa richiesta di conoscenza, peraltro formulata in termini di assoluta riservatezza, si debba spiegare con un senso di disagio provocato proprio dall’atteggiamento assunto dalla corrente da Lei presieduta. Non abbiamo posto in discussione (come strumentalmente si vorrebbe far credere) l’indipendenza e l’imparzialità dei magistrati. Quell’indipendenza e imparzialità dei magistrati sono state, invece, nullificate proprio dalla Sua corrente nel momento in cui questa ha fatto irruzione sulla scena del processo chiedendo a viva voce, fuori da qualunque regola (non solo giuridica, ma anche etica) la mia perentoria condanna.
    Né mi è capitato di leggere, sulle circa 150 pagine dedicate ai miei processi, uno solo, sia pur fugace, accenno al teste d’accusa costruito in laboratorio, alle relazioni della GdF scomparse, ai verbali volatilizzati di testimonianze di avvocati e di magistrati risolutive per la difesa, a false intercettazioni ambientali di cui si sta occupando una Procura della Repubblica, già intervenuta con provvedimenti cautelari di sequestro nei confronti di Pm e giudici di Milano.
    Se i valori sono quelli dell’indipendenza della magistratura e dell’imparzialità e della terzietà del giudice (che sono valori messi a tutela del cittadino e non del magistrato) Lei avrebbe dovuto cogliere, nell’atteggiamento riferibile alla corrente da Lei presieduta, quello che tutti possono obbiettivamente cogliere: la prova dell’esistenza di un indirizzo politico dei processi. E sarebbe dovuto intervenire in senso diametralmente opposto.

    Ma Lei è il direttore della rivista e il fatto che abbia parlato di maccartismo e fascismo induce a ritenere che proprio i suoi valori siano quelli della prevaricazione maccartista e fascista. Saluti
    Cesare Previti

    da Il Giornale di mercoledì 10 luglio

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Ecco il parere di...

    .…Paolo Cirino Pomicino.

    Caro direttore, la lettera con cui l’on.Cesare Previti chiede l’elenco dei magistrati iscritti alla corrente di Md e la successiva intervista del presidente di quest’ultima Livio Pepino, sollevano questioni delicata dove ognuna delle due parti fa tutto il possibile per gettare benzine sul fuoco del rapporto tra politica e giustizia.
    Partiamo dall’on. Previti. Il parlamentare di FI ritiene di essere oggetto di una persecuzione giudiziaria che coinvolge, oltre che la sua persona, anche quella di Dell’Utri e del presidente del Consiglio. Una senzazione, quella di Previti, che, naturalmente, può non corrispondere a verità ma che certamente non può essere considerata peregrina od offensiva in un Paese in cui le persecuzioni giudiziarie negli ultimi dieci anni ce ne sono state a decine.
    Per non parlare di cose d’altri, valga la mia esperienza. Per trentuno volte sono stato accusato di reati infamanti, dalla corruzione alla camorra, dalla estorsione alla ricettazione, e per trentuno volte sono stato assolto (come noto sono stato condannato solo una volta per finanziamento illecito). Quelli che mi avevano accusato, nell’80% dei casi erano magistrati iscritti alla corrente di Magistratura democratica, ma anche chi mi ha assolto era spesso iscritto alla stessa corrente. Dal che traggo la conclusione che non si può dividere i magistrati in imparziali e faziosi a seconda dell’appartenenza di questa o quella corrente.
    Allo stesso tempo, però, non c’è dubbio che quella descritta sin qui ha la caratteristica di una persecuzione giudiziaria perché è difficile immaginare trentuno errori giudiziari sempre sulla stessa persona. Se poi si aggiunge che questa drammatica esperienza è stata vissuta da tanti altri dirigenti del mio fu partito e del fu centrosinistra della cosiddetta prima Repubblica, è segno che “l’Istituto” della persecuzione giudiziaria è entrato di diritto nella vita politica italiana. Dal momento, poi, che da dieci anni da questa parte quasi tutti i leader autorevoli dell’area moderata sono finiti sotto processo, sia quelli della prima che quelli della seconda Repubblica, la sensazione dell’on. Previti può non essere condivisa ma non può essere ritenuta, come ho già detto, né peregrina e men che meno di stampo fascista come dichiara il dott. Livio Pepino. D’altro canto se la richiesta di Previti, come è probabile, prelude a passi giudiziari del tipo “astensione o ricusazione dei giudici” saranno altri giudici a valutare la fondatezza della sua richiesta. Al diritto di difesa, dunque, non può essere negato nulla e men che meno l’elenco di chi liberamente ha aderito ad una corrente di pensiero all’interno dell’ordine giudiziario. La risposta stizzita del presidente Pepino preoccupa molto più della richiesta di Previti.
    Perché dovrebbe essere segreta l’adesione a questa o a quella corrente della magistratura quando questo rappresenta un diritto che non si trasferisce, a mio giudizio, automaticamente nella imparzialità del giudice, quella vera e quella che appare?
    Anzi, il voler mantenere il segreto su questa adesione, piaccia o no al presidente Pepino, evoca davvero fantasmi di faziosità e getta un’ombra inquietante, e in larga parte immeritata, sui tanti magistrati che liberamente hanno aderito alla corrente di Md così come a tante altre correnti. Ed infine, non è possibile, come fa il presidente Pepino, continuare a ripetere questa litania di stampo caselliano per cui ci si deve difendere nel processo e non dal processo. Questo sarebbe vero in una stagione e in un Paese in cui l’azione delle Procure non avesse assunto molte volte il carattere della persecuzione giudiziaria nel riguardo di uomini e di partiti moderati, come ha precedentemente dimostrato e come ho raccontato nei libri che ho scritto (e con carriere e funzioni nettamente e pubblicamente separate tra giudicanti e inquirenti, dice chi copia l’articolo). In queste condizioni diventa, dunque, un obbligo morale nei riguardi di se stesso, della propria famiglia e, nel caso di fattispecie, del proprio partito difendersi con tutte le armi che la legge consente anche dal processo e non solo nel processo.

    Naturalmente le mie sono opinioni e se il dott. Pepino non le dovesse condividere, dovrebbe cortesemente dirmi come catalogare i miei 31 processi risolti con l’assoluzione, i dieci anni di vita perduti e il danno irreversibile subito dalla mia salute.
    Personalmente sono facile a convincermi, ma solo con la forza delle argomentazioni e non certo con l’invettiva e con l’insulto e ritengo utilissimo, per le stesse correnti dei magistrati, pubblicare l’elenco dei propri iscritti come fanno le grandi organizzazioni libere e democratiche.
    Paolo Cirino Pomicino

    da Il Giornale di mercoledì 10 luglio

    saluti

  4. #4
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    Predefinito In una lettera al direttore...

    …un lettore del Foglio chiede a Giuliano Ferrara che sia il suo giornale a pubblicare la lista dei magistrati iscritti a Md, nella speranza che così la richiesta possa essere considerata meno anticostituzionale. Ecco la risposta.

    “Non è che Cesare Previti abbia ragione e basta, è che addirittura rende un servizio al pubblico quando esercita con durezza americana i suoi diritti di difesa. Se la magistratura dell’accusa, il pubblico ministero, intende esercitare pieno diritto di parola ed essere parte univoca del processo, questo è possibile, ma bisogna cambiare le leggi italiane vigenti: i magistrati devono essere eletti, l’esecutivo deve avere la responsabilità della politica penale e pagare le conseguenze dei suoi atti, le carriere devono essere separate da una muraglia cinese. Se invece una corporazione che si autogoverna, legittimata solo da concorsi, con una carriera unica e con un codice che prescrive al pm di raccogliere le prove anche a difesa dell’imputato, vuole essere libera di fare quel che desidera, noi siamo meno liberi.
    Previti o non Previti".

    da Il Foglio di giovedì 11 luglio

    saluti

  5. #5
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    Predefinito Magistratura e...

    ….democratici.

    La più recente iniziativa della difesa di Cesare Previti, che ha chiesto l’elenco degli aderenti alla corrente di magistratura democratica, può apparire provocatoria. A prima vista parrebbe quasi una censura preventiva delle opinioni di alcuni magistrati. In realtà il fatto che una rivista ufficiale di una corrente di magistrati indichi la condanna dell’ex ministro come obbiettivo politico è assai più grave e inaccettabile.
    Non pochi ricordano il processo O.J.Simpson, nel quale prove e testimonianze provenienti da un poliziotto che si era espresso contro i neri ricchi furono rifiutate e questa scelta contribuì all’assoluzione dell’imputato. In un vero processo accusatorio le prove e le loro fonti, così come l’effettiva imparzialità delle parti, vanno sempre sottoposte a verifica.
    Nei processi milanesi a carico di Previti, invece, non si escludono le bobine manipolate e alcuni verbali di interrogatori appaiano e scompaiono come in un gioco di prestigio.
    E, per finire, una corrente della magistratura “emette” sentenze anticipate.
    Il poliziotto di Los Angeles nel confronto appare quasi un angioletto.

    Nel sistema italiano la gravissima confusione tra inquirenti e giudicanti, è stata ancor più aggravata dalla militanza in correnti politicizzate. Questo ha determinato in alcuni processi come quello contro Previti problemi grandi come una casa. Le componenti di sinistra della magistratura hanno registrato un buon successo nel rinnovo del Csm.
    Md e Movimenti riuniti hanno vinto, pur senza grandi aumenti di voti, perché le correnti moderate non sono riuscite ad esprimere una chiara linea e una ferma leadership.
    Md e Mr ora hanno una grande responsabilità. Possono usarla per cercare una via d’uscita dalla contrapposizione tra magistratura e assemblee elettive o per insistere nel braccio di ferro.
    Se sarà quest’ultima la scelta, se punteranno su un’improbabile caduta del governo, la conseguenza inevitabile sarà l’adozione di riforme assai radicali che sradichino per sempre qualsiasi condizionamento politico della Giustizia.
    saluti

  6. #6
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    Predefinito Scenette dal ....

    ....…processo Sme.

    “Signor presidente, ci sono due luoghi a Roma che non frequento e dove non sono mai entrato perché, come si dice, non portano buona fortuna. Uno di questi è il Caffè Greco”. Parla così Fabrizio Del Noce, direttore di Rai 1 ed ex deputato di F.I., deponendo come testimone al processo Sme. Del Noce è trattato dalle domande dell’accusa come solitamente si tratta un imputato. La convocazione del giornalista è dovuta alla “memoria” di Stefania Ariosto che aveva scritto:” Vidi al Caffè Greco Fabrizio Del Noce e Bebo Martinetti scambiarsi una busta contenente apparentemente danaro”. Del Noce, oltre a dichiarare di non conoscere Martinetti, ricorre alle sue sperimentate superstizioni per smentire la principale testimone d’accusa del processo sulle cosiddette toghe sporche, e nel merito chiede:”Ma come fa una busta a contenere apparentemente denaro?”. Del Noce racconta, inoltre, di aver querelato l’Ariosto, di aver chiesto di essere sentito per illustrare le sue ragioni, ma, conclude:”Senza risultati. Non so che fine abbia fatto la mia querela”.

    Anche il giudice Carnevale, ex presidente della prima sezione penale della Corte di Cassazione, ricorda di aver querelato la supertestimone Ariosto che aveva esibito un cartoncino di invito al matrimonio del figlio come se fosse stato mandato a lei personalmente, per accreditarsi come esperta del mondo giudiziario e grande frequentatrice do magistrati. In realtà l’invito era stato inviato al fidanzato dell’epoca dell’Ariosto, il sen. Giorgio Casoli. “Querelai a Roma – racconta Carnevale – poi seppi che il pubblico ministero aveva chiesto l’archiviazione e desistetti, ma senza avere mai il piacere di essere ascoltato da qualche magistrato”. Carnevale incontrò la Ariosto una sola volta, appunto al matrimonio del figlio, come accompagnatrice del sen. Casoli. “Lui me la presentò come contessina Ariosto e io rimasi colpito esclusivamente dal contessina. Non recepii proprio Ariosto che altrimenti avrebbe suscitato in me interesse se non altro per le reminiscenze dagli studi".

    saluti

  7. #7
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    Predefinito La vescica...

    ...in aula.

    Venerdì scorso i difensori dell'imputato Attilio Pacifico hanno dovuto impegnarsi a lungo e con tutte le loro forze per ottenere il rinvio dell'udienza nonostante il loro cliente fosse ricoverato alla casa di cura Villa Margherita di Roma in procinto di subire il secondo intervento chirurgico in pochissimo tempo. Su questo punto era subito intervenuta il pm Ilda Boccassini per dire;"Non sappiamo esattamente di che tipo d'intervento chirurgico si tratti, il certificato è troppo generico e indeterminato".
    Niccolò Ghedini, difensore di Berlusconi, replicava mormorando nel lasciare l'aula in attesa della decisione dei giudici:"Se il certificato non basta, vorrà dire che alla prossima occasione porteremo in aula la vescica dell'imputato Pacifico. Affinchè qualcuno magari abbia la possibilità di convincersi della delicatezza di certe situazioni".
    Con la Boccassini aveva polemizzato deccamente anche l'avvocato Francesco Patanè, difensore di Pacifico, riferendosi alla posizione del testimone Guido Fassone che, non creduto dal rappresentante dell'accusa e dai giudici, aveva sostenuto di aver deposto in Procura a Milano il 21 marzo del 1996 smentendo l'Ariosto. Ma il relativo verbale non si era trovato. "Valuteremo alla fine del processo certe dichiarazioni per avviare eventuali indagini" diceva la Boccassini. "Signor presidente - rispondeva Patanè - in verità ci siamo un po' stufati di sentirci dire ogni momento che un bel giorno finiremo tutti in galera". "Mi riferivo solo a Fassone", precisava il pm. "Fa lo stesso", ribadiva Patanè.

    Fassone, del resto, ci tiene a dimostrare la sua coerenza. "Io amico di Previti? - aveva detto - Certo, gli amici restano tali anche quando sono in difficoltà".
    saluti

  8. #8
    SENATORE di POL
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