Il concetto di internet è naturalmente associato, nell' immaginario collettivo, all' idea di libertà.
Ecco perchè il tentativo di controllo da parte dello stato (v. oscuramento di siti considerati offensivi) genera stupore e indignazione.
Il web è però una realtà complessissima.
Una prima riflessione doverosa è sulla sua stessa natura: si tratta semplicemente di computer collegati fra di loro. Dunque la libertà non è intrinseca al sistema, quanto piuttosto deriva dalla difficoltà di un controllo su di esso. Va infatti ricordato che ogni computer collegato è univocamente identificato in tutto il mondo, e che i computer risiedono fisicamente in un paese.
Dunque non sfugge alla normale legislazione, o quanto meno, non dovrebbe. Lo fa perchè è una realtà troppo estesa per essere controllata. La rete unisce infatti tutto il globo, e la legislazione nazionale non è un mezzo sufficiente per controllarla.
Quale diritto ha l'Italia, ad es.,su un computer dall' altro capo del mondo? E se quel computer è utilizzato da un Italiano il quale compie un reato, attraverso quel computer, in Italia? Il problema è complessissimo ed apparentemente irrisolvibile. Però si corre ai ripari. E se qualcuno conosce la legislazione internazionale in questo senso, è caldamente invitato a spiegarmi come funziona.
Ad ogni modo, la rete resta in linea di principio controllata dallo stato. E se quest' ultimo ogni tanto riesce ad esercitare un controllo su di essa, viene normalmente avvertito, quanto meno da un libertario, come un sopruso. Si dimentica però che il problema è a monte, che caso mai è la legge che nega la libertà di opinione. D'altronde non si può giustificare la libertà di espressione in senso assoluto. E' ad esempio illecito diffamare od offendere qualcuno. Ed è considerato normale che un tale atteggiamento venga perseguito. Crea scandalo se ciò avviene sul web. Perchè?
Non si è forse creato un mito su questa tecnologia?




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