L'ACCUSA DI REGIS DEBRAY
<< Se ci fosse un premio per il miglior articolo dell'anno - ha sostenuto il giornalista Maurizio Cabona, firma del "Giornale" di Milano, nel presentare recentemente il libro di cui stiamo parlando - nel 1999 dovrebbe vincerlo Régis Debray per L'Europe sonnambule (Le Monde, 1° maggio) un vero e proprio omaggio che smonta il meccanismo propagandistico alla base dell'ultima guerra americana del secolo nel nostro continente, quella contro la Serbia, anzi la Repubblica Federale Jugoslava >>.
Oggi quell'articolo è diventato parte di un libro italiano (Asefi Editoriale) dove Debray esamina come l'Europa si sia ridotta a un livello "semicoloniale" nei confronti degli Stati Uniti. << La "sinistra morale", da Clinton a Blair, da Schroder a D'Alema, ha rinunciato al marxismo rosé per qualcosa di peggio - ha detto ancora Maurizio Cabona - ovvero l'ideologia dei "diritti dell'uomo" e si è scagliata rabbiosamente contro Debray, un intellettuale che ragiona in termini di Stato, Nazione e Democrazia, laddove i suoi detrattori (Henry-Levy in testa) si regolano su una globalizzazione che è una americanizzazione e su un liberalismo che è totalitarismo morbido, non un sinonimo di democrazia >>.
Da patriota e non da occidentalista, Debray esamina in questo libro anche l'aspetto della preparazione dei conflitti americani. Il meccanismo vede un ex alleato (se l'Iraq lo è stato dell'America negli otto anni della guerra con l'Iran, la Jugoslavia lo è stata fin dalla sua fondazione) diventare repentinamente un impero del male. Occorre << naturalmente un pretesto: un'annessione nel caso iracheno, una guerriglia separatista in quello jugoslavo >>. Gli Stati Uniti - afferma Cabona - sanno preparare, soprattutto con il cinema, le loro guerre del domani. << Salvate il soldato Ryan di Spilberg è il teorema dell'ingerenza umanitaria realizzata nel '99 in Kosòvo >>. Quella cinematografica del resto è vista solo come l'ultima arma nella guerra a chi intralcia il cammino dell'unica superpotenza esistente. Infatti, lo spunto iniziale è dato dagli << intellettuali, i quali vivono la crisi dei Balcani come una sorta di transfert e ad ogni realtà presente applicano schemi mitologici riesumati dalla seconda Guerra Mondiale >>.
Cabona ha poi ricordato alcuni di questi intellettuali, come Henry-Levy, che contro Debray non oppone una sola idea che non venga dalla retorica ipocritica del Tribunale di Norimberga, o Goldhagen che vorrebbe rieducare i serbi di oggi come i tedeschi del '45.
Al vaglio delle riflessioni di Debray anche il Tribunale dell'Aia, di fronte al quale Milosevic dovrebbe essere imputato come responsabile di una repressione spietata. Non più spietata dei bombardamenti sulla Jugoslavia compiuti dalla Nato per settantotto giorni, né della strage di iracheni compiuta sull'autostrada Fao-Bassora nel febbraio 1991, né dell'invasione di Panama del 1989 o di Grenada nel 1983, sostiene Cabona.
La stampa italiana ha oggettivamente dato molto spazio alle tesi della Nato, e poco a quelle dei suoi oppositori, << traducendo in molte lingue gli articoli degli avversari di Debray e riassumendo in poco spazio i suoi, storpiandone le tesi >>. Dall'Europa Sonnambula emerge un esame lucido e amaro di un continente che cammina nel sonno. C'è anche un aneddoto crudele: recatosi in maggio a Belgrado, Debray chiede perché si sia trattato fino all'ultimo con gli americani, senza rivolgersi agli europei. Risposta: "meglio parlare al padrone che alla servitù".
Andrea De Polo
(Liberaleidee - Giugno 2000)




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