WorldCom s’arrende, ma Bush resta ottimista
È la più grande bancarotta di sempre. Il presidente Usa: i fondamentali dell’economia sono buoni
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
WASHINGTON - La WorldCom dichiara bancarotta, la massima della storia, 107 miliardi di dollari, quasi il doppio di quella della Enron sette mesi fa, e Wall Street trema. Oscillazioni selvagge, di 100 - 200 - 300 punti alla volta, scuotono l'indice Dow Jones dei titoli industriali per tutta la giornata traumatizzando l'America. Il ministero della Giustizia chiede a un giudice federale di nominare un revisore indipendente del dissesto, come accadde alla Enron, in previsione di un possibile processo penale. Gli azionisti che dal '99 hanno visto i titoli della WorldCom precipitare da 64 dollari a 8 centesimi l'uno invocano la galera per il suo fondatore, il cow-boy di Calgary Bernard Ebbers, un ex giocatore di pallacanestro. Il clima della Borsa è da ultima spiaggia, il posto di Bush sarebbe al palazzo dello Stock exchange a Manhattan, ma il presidente è a Chicago, in visita al Laboratorio nazionale Argonne, dove lavorò Enrico Fermi, a caldeggiare l'impiego delle alte tecnologie nella guerra contro il terrorismo.
La distanza fisica non gli impedisce di lanciare il doveroso messaggio di speranza, il quinto in due settimane. «Non sono un agente di Borsa, sono l'uomo sbagliato a cui chiedere quali azioni comprare» afferma. «Ma io sono un ottimista. Credo che il futuro sarà luminoso». Poi il ritornello: «Le fondamenta dell'economia sono buone. Le leggi del Congresso porranno fine alla incertezza dei mercati. I profitti delle società stanno salendo. Molte azioni cresceranno di valore, gli investitori se ne accorgeranno. E i manager disonesti saranno puniti». Ma la bancarotta della WorldCom non minaccia un terremoto a Wall Street? «Era prevista», ribatte Bush, «penso che i mercati l’abbiano già assorbita. Mi preoccupano invece i disoccupati». Il presidente smentisce di preparare un rimpasto di governo dopo gli scandali e la crisi finanziaria: «Ho piena fiducia nel ministro del Tesoro Paul O' Neill», insiste. «Spero che gli riconoscerete il merito della ripresa di Wall Street quando ci sarà». Parole che sembrano cadere nel vuoto: accanto all'immagine di Bush, le tv trasmettono con cattiveria i dati del Dow Jones in caduta libera.
Tra la Casa Bianca e il Paese reale sembra essersi creata una spaccatura. La Casa Bianca fa il pompiere, ma il Paese reale non smette di bruciare. In base alla legge sulla bancarotta, la WorldCom, che ha ancora 60 mila dipendenti, potrà continuare a operare per qualche tempo senza pagare i creditori. Ma i suoi debiti a marzo ammontavano a 41 miliardi di dollari, 17 dei quali dovuti alla Morgan Trust, e attualmente la società ha soltanto un anno di vita assicurato. John Sidgmore, il suo presidente, sostiene che si riprenderà «e sarà più forte di prima», ma Wall Street scommette che verrà costretto a vendere le principali controllate.
L'America è preoccupata soprattutto delle ripercussioni che il dissesto della WorldCom potrebbe avere sull'intero settore delle telecom: in due anni la società ha bruciato 120 miliardi di dollari, ma il settore ne ha mandati in fumo 2 mila. La superpotenza teme il bis delle dot com, le aziende di Internet che causarono il crac della Borsa del 2000. Come le precedenti della Global Crossing e della Adelphia, la bancarotta della WorldCom è il prodotto di un'espansione o affrettata o immotivata, di falsi di bilancio, di folli emolumenti e faraonici prestiti ai dirigenti (Ebbers ne ricevette uno di 400 milioni di dollari) e così via, ossia della corruzione dell'industria e della finanza americane. Una mistura micidiale. E nell'ultimo mese la situazione è precipitata.
E.C.
Economia




Rispondi Citando