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Un progetto di legge dell’assessore La Spisa. Si attende l’ok del Consiglio
Cave, obbligatori il ripristino e la valutazione di impatto ambientale
Una valutazione d’impatto ambientale obbligatoria per tutte le attività estrattive, l’obbligo tassativo di ripristinare le zone interessate dagli scavi, una fideiussione a favore dell’amministrazione regionale. Non solo: i Comuni potranno finalmente dire la loro ed eventualmente opporsi alla concessione di permessi di ricerca e autorizzazioni per la cosiddetta “coltivazione” di materiali di cava o torbiera. Così la Regione intende regolamentare il settore delle cave estrattive, uno dei comparti più interessanti ma anche più discussi dell’economia isolana. Il progetto di legge presentato ieri dall’assessore all’Industria Giorgio La Spisa ha il duplice obiettivo di mantenere in capo alla Regione il ruolo di pianificazione delle iniziative ma anche quello di coinvolgere gli enti locali, che potranno effettuare un controllo a monte e a valle sulle attività estrattive che interessano il loro territorio.
La programmazione sarà effettuata con il Piano regionale per le attività estrattive (piano sovraordinato ai singoli Puc), alla cui redazione gli enti locali potranno contribuire con propri pareri motivati.
«Il ruolo dei Comuni», ha evidenziato La Spisa, «sarà anche quello di vigilare sulle procedure di ripristino ambientale». Come detto, per ottenere l’autorizzazione, le aziende dovranno presentare un Piano di recupero ambientale corredato da una fideiussione a favore della Regione.
Tra le altre novità previste dal disegno di legge c’è la semplificazione delle procedure per l’acquisizione del titolo minerario (permesso di ricerca e autorizzazione). In pratica, gli imprenditori dovranno presentare la documentazione in un unico sportello (presso l’assessorato all’Industria). A quel punto sarà una conferenza di servizi a concedere o meno il titolo, previa la valutazione di impatto ambientale. La procedura, che consentirà di dare risposte rapide agli imprenditori del settore, si applicherà anche alle concessioni per le attività minerarie.
Una norma transitoria prevede inoltre che le iniziative intraprese prima dell’emanazione della normativa dell’Ue (cioè legittimamente senza valutazione di impatto ambientale) potranno essere revocate su richiesta dei Comuni interessati ed eventualmente riproposte con le nuove procedure. Una norma, questa, che sembra calibrata apposta per risolvere la questione sorta di recente sulla cava di Muros.
Riguardo al giacimento sabbioso del Sassarese, il cui sfruttamento da parte della società “Caolino Pancera” è osteggiato dalla popolazione, La Spisa ha annunciato che l’assessorato si è attivato per accertare eventuali irregolarità ma per ora non è in grado di revocare l’autorizzazione.
Il progetto di legge prevede infine il Piano regionale dei materiali lapidei di pregio che ha lo scopo di valorizzare un comparto il cui limite - ha sottolineato l’assessore - sta nel fatto che il materiale viene estratto ma non lavorato in Sardegna. «È importante», ha concluso La Spisa, «che il disegno di legge, già approvato dalla Giunta, sia esaminato al più presto dal Consiglio regionale». Quanto alle procedure per le autorizzazioni, le società interessate potranno presentare i documenti a uno sportello unico dell’assessorato all’Industria. Per i permessi di ricerca occorreranno fino a 60 giorni, se i Comuni interessati saranno d’accordo. Stessi tempi per l’autorizzazione alla coltivazione, che non potrà durare più di 20 anni.
Alessandro Zorco




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