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Risultati da 11 a 20 di 66
  1. #11
    W Charles A. Lindbergh 21.5.1927
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    la Terra, quarta via, presso l'Unione Nazionale per la Giustizia Sociale - Fronte Cristiano. NO AL NAZISMO DISUMANO; NO AL FASCISMO LIBERTICIDA; NO AL CAPITALISMO SFRUTTATORE; NO AL COMUNISMO ATEO.
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    Predefinito Re: siamo fascisti o no?????

    [QUOTE]Originally posted by Avanguardista
    [B]c'è una certa predisposizione da parte di alcuni camerati a pensare che rifarsi al fascismo storico sia una maniera per essere servi del sistema...e purtroppo la consueguenza di questa convinzione è la tendenza a esprimere solidarietà ai no-global comunisti come Giuliani, falsi antagonisti creati dal sistema per tenere a noi, veri antagonisti la testa sotto la sabbia!!!
    non ci sto, alla creazione di un fronte unico con i comunisti...questo nazionalcomunismo che sta prendendo piede tra i camerati mi fa schifo...i fascisti devono essere prima di tutto contro il sistema...ed essendo contro il sistema sono anche contro il comunismo che è un prodotto del sistema stesso!! Chi se ne frega di Giuliani, chi se ne frega della sbirraglia del sistema.....che cosa c'entrano i comunisti con le nostre battaglie...??? ci credete davvero che i comunisti sono contro la globalizzazione..come lo siamo noi????
    continuiamo le nostre battaglie da FASCISTI per piacere!!!
    non dimentichiamo la storia!!


    Nel fascismo storico, quello di Benito, c'era di tutto, non era certo monolitico nel senso ideologico; spazio per tutti, anche per i fascisti rossi od i comunisti neri (vedi Nicolino Bombacci). Perchè abbandonare un'ideologia movimentista per una fumisteria tatticistica che privilegia gli obiettivi a prescindere dalle posizioni ideologiche, mi sembra una posizione pericolosissima (ahi voglia a criticare la morte delle ideologie, poi) che nel passato è sfociata proprio in atti di terrorismo vero e proprio, con le conseguenze che sappiamo tutti. Piedi per terra, considerando che in Italia ci sono più "fascisti" che eventuali "frontisti" o roba del genere. Con questi bisogna lavorare. Bisogna saper lavorare.
    Io non butto a mare proprio niente,
    viva il fascismo,
    viva la falange,
    viva i fascisti rossi,
    benevenuti i comunisti neri,
    Prosit

  2. #12
    W Charles A. Lindbergh 21.5.1927
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    Predefinito Re: Re: siamo fascisti o no?????

    Originally posted by DALMATINO


    no , NON SIAMO FASCISTI!!!


    SALUTI ANTIFASCISTI!

    Scusi, ma lei chi è, con quella faccia da eunuco?
    Prosit


  3. #13
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    Originally posted by cm814


    Io mi dichiaro Borbonico e per la ricostruzione del Sacro Romano Impero..... perché sottomettere un sogno alle grinfie della realtà? e poi, se non si crede, non si farà.
    Avanguardista ha sollevato un vero problema: non sarà che questa voglia di cambiare sia pure voglia di apparire più "moderni"?
    O si è nella Tradizione, o si è fuori. Punto.
    Il resto non serve.
    vero, ma pure la Tradizione deve tradursi in programmi concreti per rendersi operante, per trionfare sui suoi avversari. Non si può restare nel mondo dei sogni, svolazzando tra le nuvole della metafisica, pena restare esclusi, confinati nell'impolitico, prigionieri di una torre d'avorio. Se si vuol instaurare questo benedetto mondo della Tradizione dobbiamo mettere i piedi per terra, nella sporca, meschina e "graffiante" realtà...

  4. #14
    Dalla parte del torto!
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    tratto da uno scritto di Maurizio Murelli:

    Purtroppo anche la più superficiale delle analisi degli accadimenti degli ultimi decenni testimonia quanto il sistema bipolare di opposizione al modello di sviluppo occidentale e quindi al sistema mondialista, finisca non solo per autoelidersi, ma contribuisca in larga misura sia alla crescita del modello che dichiara di voler contrastare, sia a determinare il depauperamento delle reali e potenziali energie di opposizione.
    Ci si potrebbe domandare per quale strana ragione tra gli antagonisti al mondialismo emergano sempre ed in modo drammatico gli elementi di contrapposizione piuttosto che gli elementi di coagulo; e ci si potrebbe domandare anche come sia possibile che gli antagonisti più radicali a questo modello occidentale finiscano sempre con lo stabilire che il "concorrente" in qualità di antagonista (al modello imperante) in realtà non sia affatto un antagonista: e quando (raramente) si giunge ad ammetterlo, la convinzione che passa è che in ogni caso il concorrente è peggio del Sistema.
    Da qui la contrapposizione anche traumatica tra i due fronti.
    Se queste domande vengono poste, e ad esse si vuole rispondere, con il rispondere non si può fare a meno di ipotizzare un subdolo intervento da parte di chi trae giovamento dalla frattura e dalla conseguente contrapposizione dei soggetti oggettivamente (sicuramente sul piano potenziale, molto meno, anzi quasi per nulla, sul piano effettivo e quello dei risultati pratici) appartenenti al fronte del rifiuto del modello di sviluppo imperante.
    I segmenti ideologicamente ortodossi del potenziale fronte antimondialista sono talmente impregnati dei condizionamenti del Mondialismo da risultare incapaci non solo di articolare, ma semplicemente d'ipotizzare una nuova Sintesi politica che permetta, attingendo attraverso le tradizionali radici culturali, di dare vita a nuovi germogli.
    Quest'incapacità di affrancarsi dagli schemi ideologici che devono stare NECESSARIAMENTE gli uni contrapposti agli altri determina l'impossibilità di leggere con disincanto, senza filtri romantici, l'attuale sconvolgente scenario mondiale, così da percepirne lucidamente le dinamiche in atto e le possibili evoluzioni.
    Ma l'impossibilità di gettare sull'attuale scena planetaria uno sguardo disincantato, scevro da condizionamenti ideologici più o meno ortodossi, determina inevitabilmente un'altra drammatica impossibilità: quella di suscitare la nascita di un'autentica opposizione globale e conseguentemente la pianificazione di un progetto alternativo.
    In altre parole: il vincolo con le ortodossie ideologiche impedisce la fondazione di nuove sintesi, il librarsi di nuove teorie capaci di disarticolare il processo mondialista e d'innescare un autentico processo rivoluzionario.

    ....Si può pensare che a causa della guerra civile italiana che vide comunisti e fascisti spararsi addosso senza tanti complimenti, abbia impedito ai reduci dei rispettivi fronti una qualsiasi forma di rapporto.
    Solo oggi il Pci, non più Pci,ma Pds e il Msi, non pià Msi ma An, riscono a scambiarsi una qualche forma di cortesia ed autoriconoscimento reciproco.
    Rifondazione comunista, dovendo intercettare il sentimento antifascista allevato e coccolato negli anni '60 e '70 e che ha fatto la fortuna di tanti schieramenti, da ancora oggi ad intendere che dal 1945 a oggi tra comunisti e fascisti non c'è mai stata intelligenza.
    In realtà, i residui di militanza antifascista così come oggi li conosciamo sono la risultanza d'ispirazioni introdotte alla fine degli anni 60 soprattutto negli interessi del democristianismo e quindi del regime.
    Dai racconti di testimoni oculari pare proprio che l'importanza data a partire dal 1969-70 alle cerimonie antifasciste ed in onore delle bande partigiane fosse, prima di quella data, molto meno sostanziosa e appariscente.
    C'erano cerimonie celebrative di regime, i partigiani ricordavano le proprie date, i fascisti le loro.
    L'enfasi e la retorica erano molto più contenute.
    Ma se anche così non fosse stato e qualcuno volesse in ogni caso contraddirci, resta il fatto che subito dopo il 1945 fu posto in essere un tentativo di riconciliazione tra ex fascisti e comunisti in funzione anti-americana,attraverso l'intervento di esponenti dei due schieramenti tutt'altro che insignificanti(Stanis Ruinas e Giancarlo Pajetta).

    ...Alla luce di tutto ciò la bandiera antifascista di Rifondazione Comunista si mostra per quello che è: un emblema reazionario che gioca un ruolo di oggettivo supporto al modello di sviluppo liberista selvaggio.
    Il continuare a descrivere il fascismo come una sorta di malefico bidone dentro il quale hanno trovato dimora solo sopruso, dittatura, mancanza di libertà,incultura,inefficienza ecc;negare non soltanto l'esistenza di filoni che mantennero integra tutta la loro carica rivoluzionaria, ma persino le convergenze posti in essere dal Pci di allora con il fascismo e quelle strette tra i reduci della Rsi e i dirigenti di Botteghe Oscure nei primi anni del dopoguerra; insistere in questo atteggiamento chiudendo sempre e cmq sulla possibilità di un superamento, equivale a svolgere il ruolo di guardiani della strategia degli opposti estremismi che si autoelidono, una strategia concepita dai servizi segreti occidentali, in particolare da quelli statunitensi, come oramai acclarato da una mole impressionante di documenti.
    Ciò che iscrive di diritto nel reazionarismo militante gran parte della sinistra DAI Centri sociali al Pds, passando per Rifondazione è,in primo luogo, proprio l'assoluta incapacità di ipotizzare nuove sintesi rivoluzionarie, di superare la polemica anti-fascista fatta montare specialmente a partire dalla fine degli anni 60 e per tutti gli anni 70 in funzione tattico-propagandistica sia per basse competizioni elettorali, sia per acquisire il controllo della nascente contestazione di quegli anni.
    Strumento inconsapevole di una sofisticata strategia negli anni 60-70, oggi Rifondazione comunista(con tutta la sinistra di contorno) palesa la propria unica funzione di chiesa nostalgica.
    La funzione centrale rivendicata è l'antifascismo: di modo che, se non fosse esistito il fascismo o cmq avesse cessato di esistere, sarebbe venuta meno ogni altra motivazione al perdurare in vita di Rif.Com.
    Il riferimento al modello sovietico degli anni scorsi mette in notevole imbarazzo e difficoltà i comunisti.
    Imbarazzo perchè il comunismo sovietico è imploso senza che le masse che ne avevano beneficiato insorgessero in sua difesa facendo esplodere almeno un petardo, e dimostrando quindi che quei regimi non avevano il consenso che invece i vituperati fascismi ebbero in ogni caso e fino all'ultimo.
    In difficoltà - e ciò è quel che più conta -perchè quel che oggi si può opporre al modello liberale imperante in fatto di alternativa economica, concezione statutaria, ordine e giustizia sociale e via elencando ha i propri fondamenti nel movimento rivoluzionario che soffiò forte anche dentro il fascismo.
    E il fascismo, come una grande incubatrice, ha accudito, preservato e portato a maturazione istanze rivoluzionarie capaci di competere e surclassare il modello liberale.
    L'opzione antifascista preconcetta impedisce di attingere a quel grande serbatoio e lascia nudi i sedicenti comunisti occidentali.
    Il Mondialismo ha in essi un feroce ed imbecille cane da guardia.
    Se solo si volessero ricercare i PADRI NOBILI per una prima ipotesi di riconciliazione rivoluzionaria anti-demoliberale non ci sarebbe che l'imbarazzo della scelta.
    Si pensi, tanto per citarne due tra i tanti possibili, a Ugo Spirito e Elio Vittorini tanto diversi tra loro ma con un percorso parallelo.
    UGO SPIRITO, filosofo, giurista, economista, pedagogista,curioso dell'arte e in genere di tutti i nuovi fenomeni culturali che caratterizzano l’inizio del secolo.
    Docente universitario, insegna a Pisa, Messina, Genova, Roma; è socio dell’Accademia dei Lincei.
    Carattere forte e forse un po’ egocentrico, riesce ad ottenere l’antipatia tanto dei comunisti(Gramsci e Togliatti), quanto dei liberali(Croce) per non parlare dei soliti gerarchi tromboni.
    Al fascismo, Spirito aveva aderito perché lo percepiva come innesco rivoluzionario, alternativa epocale al marxismo ed al liberalismo, strumento idoneo a coniugare l’Autorità ed il senso dello Stato con il diritto e la prassi della libertà individuale.
    A suo giudizio il Fascismo è in grado di sciogliere le contraddizioni e le frizioni tra lavoratore e capitale.
    Al convegno di Ferrara del 1932 l’allievo eretico di Giovanni Gentile formula la sua famosa tesi della “corporazione proprietaria”, vale a dire quell’idea di “Corporativismo radicale” che attraverserà tutto il Fascismo passando per la Verona della Repubblica Sociale là dove si mise a punto la Socializzazione per cadere negli ambienti sindacali dell’immediato dopoguerra.
    Mussolini gli manifesta simpatia ed appoggio, che non gli serviranno molto dal momento che persino Bottai – da sempre suo protettore – ne prende le distanze.
    Figuriamoci i tromboni dell’ala conservatrice capitanati da Cesare De Vecchi.
    Progressivamente emarginato dal regime nel dopoguerra, sconta in ogni caso la sua adesione al Fascismo con l’epurazione prima di approdare nelle fila comuniste, nonostante avesse ricambiato l’antipatia di Togliatti con un duro attacco.
    Dopo viaggi in U.R.S.S. ed in Cina dove incontra Kruscev e Mao, il suo entusiasmo per il comunismo si attenua sempre di più.
    Per lui il Fascismo ed il Comunismo italiano furono troppo poco.
    Esigeva di più e, intollerante ai limiti palesemente manifestati, finì,negli ultimi anni della sua vita, ad ingrossare le schiere degli scettici sulla reale possibilità di portare un attacco al Sistema.

    ELIO VITTORINI approdò al comunismo-movimento sul finire del 1942.
    Autodidatta, collabora con Vasco Pratolini e Romano Bilenchi sul “Bargello”, organo del fascio fiorentino, credendo nel fascismo fino al punto di aderire, ancora nel 1939, alla campagna di Asvero Granelli a favore del VOI contro il LEI.
    Ma per Vittoriani il fascismo è una Rivoluzione incompiuta.
    Come Ugo Spirito non condivide affatto i Patti Lateranensi e già la guerra di Spagna a fianco del clero, della borghesia e dei militari lo avevano fatto riflettere.
    Nel 1943 comincia a progettare una rivista per intervenire nel dibattito politico-culturale-sindacale, una rivista che sia al contempo intellettuale e popolare, fondendo assieme quelle che erano le caratteristiche di “La Conquista dello Stato” di Curzio Malaparte e “Solaria” di Alberto Carocci, sui quali si era formato da giovane.
    Questo progetto si concretizzerà solo il 29 settembre 1949 con la pubblicazione del primo numero di “Il Politecnico”, mensile fino al maggio del 1956 quando diverrà settimanale.
    Caratteristica della pubblicazione è di avere una redazione composta da ex fascisti che scrivevano sulla rivista “Primato” di Bottai e di essere la pubblicazione più apprezzata dagli intellettuali di sinistra, più ancora di “Rinascita”, il settimanale fondato da Palmiro Togliatti.
    Ciò lo rende oggi di particolare attualità è la sua capacità di disprezzare a giusto titolo la borghesia senza scadere nell’idolatria del proletariato o delle masse diseredate.
    Per lui la classe operaia è “borghesia in potenza”, una classe che aspira a diventare un’altra classe, quella borghese appunto.

    Agli inizi degli anni ’70 il senatore missino Nino Tripodi scrisse due libri per le edizioni del BORGHESE: ITALIA FASCISTA IN PIEDI e CAMERATA DOVE SEI?
    In questi libri vengono riportati gli scritti e le dichiarazioni di quanti dal fascismo passarono armi e bagagli all’antifascismo.
    Per Tripodi e quanti la pensano come lui queste persone sono semplicemente dei voltagabbana le cui scelte sono d’addebitarsi solo ed esclusivamente alla sete di potere, alla carriera, alla voglia di protagonismo: in breve all’aridità d’animo.
    E senza dubbio per molti fu così: basti pensare a Giorgio Bocca, da entusiasta divulgatore de I PROTOCOLLI a professionista di uno stucchevole partigianesimo più frutto dei suoi desideri che della realtà storica; o un Paolo Emilio Taviani, che non solo esultava di fronte alla conquista coloniale italiana, ma s’impegnava a insegnare ai suoi giovani alunni le dottrine corporative portando testi da lui redatti con titoli del tipo COME IL NAZIONALSOCIALISMO RISOLVE IL PROBLEMA CLASSISTA.
    E non si fatica a credere, data la statura morale e l’intelligenza esibita, che così sia stato per un Luigi Gui, un Benigno Zaccagnini, un Giovanni Spadolini, un Eugenio Scalari, un Ruggero Orlando, un Carlo Lizzani, il massacratore Rosario Bentivegna e via elencando.
    Più difficile credere che così sia stato per i Vittoriani, gli Spirito o gli Ingrao.
    Del resto l’Italia ha conosciuto personaggi ben più spregiudicati in quanto ad eterodossia ideologica.
    Sopra tutti spicca la figura di NICOLA BOMBACCI.

    Nato a Civitella di Romagna nel forlivese il 24 ottobre 1879, in una famiglia devotissima allo stato pontificio dalla quale viene educato religiosamente fino al punto d’essere iscritto in seminario, il giovane Nicola matura ben presto idee in contrasto con quelle della famiglia.
    Diplomato maestro elementare nel 1904 ottiene, l’anno seguente, la cattedra a Baricella di Bologna.
    Sotto l’influsso di un personaggio carismatico come Andrea Costa, Bombacci si converte al Socialismo che era allora caratterizzato da un misto di influenze marxiste, mazziniane, inarco-sindacaliste, soreliane.
    Nel 1910 è segretario della sezione socialista di Cesena e direttore del giornale “Il Cuneo”.
    È in quegli anni che Bombacci conosce un altro socialista intransigente, come lui diplomato maestro elementare, giornalista e romagnolo: BENITO MUSSOLINI.
    All’inizio sono entrambi anti-militaristi e contestano apertamente l’impresa di Libia, ma – in seguito – attorno al 1915, mentre Bombacci resterà fermo nelle sue convinzioni.
    Mussolini cambierà atteggiamento.
    L’ex seminarista verrà arrestato all’inizio del 1918 per la sua contestazione anti-interventista al limite del sabotaggio.
    Dopo la Rivoluzione d’Ottobre conierà il motto di “fare come Lenin in Russia” accentuando la sua polemica nei confronti dell’ala legalitaria del Psi.
    Eletto deputato a Bologna nel 1919 viene incaricato dal governo italiano di svolgere un’azione ufficiosa per favorire la nascita di rapporti con la Russia sovietica.
    In particolare, recatosi a Copenaghen, tratterà con il Commissario per gli affari Esteri, Maksim Litvinov, lo scambio dei prigionieri.
    Simpatizzante dell’impresa fiumana, sarà lui ad inviare al Poeta rivoluzionario un telegramma di sentito ringraziamento per il versamento di 2.000 lire a favore dei bambini affamati dell’Unione Sovietica.
    Nel novembre del 1920 la corrente comunista all’interno del Psi prende corpo e s’organizza.
    A Bombacci viene dapprima affidata la direzione del settimanale imolese “Il Comunista” poi, nel 1921, dopo la fondazione del Pci di cui è uno degli artefici diventa il direttore dell’organo ufficiale “Avanti Comunista” che viene pubblicato a Roma.
    Intensifica la sua attività parlamentare a favore della Russia, ma vince la battaglia solo quando al governo giunge il suo vecchio compagno Mussolini, che è il primo statista occidentale a rompere l’embargo a cui i governi borghesi avevano sottoposto l’URSS.
    Il 30 novembre 1923, alla Camera dei Deputati, rivolto a Mussolini, Bombacci afferma: “La Russia è su un piano rivoluzionario: se avete come dite una mentalità rivoluzionaria non vi debbono essere per voi difficoltà per una definitiva alleanza fra i due Paesi”.
    Mussolini è d’accordo ed un’intesa per agire in politica estera negli interessi delle due nazioni è subito trovata.
    Ai dirigenti del Pci, il discorso parlamentare di Bombacci appare subito come eretico.
    Egli ha riconosciuto un carattere rivoluzionario al fascismo e, cosa ancor più grave, ha richiamato gli interessi nazionali piuttosto che quelli di Classe.
    Invitato a dimettersi da deputato, Bombacci rifiuta e viene allora espulso nonostante l’aperta difesa di altri dirigenti sovietici.
    Emarginato dai comunisti, non per questo trova una qualche considerazione da parte dei fascisti che, persistendo la sua posizione del tutto originale, hanno buon gioco nel contrastarlo.
    È Mussolini ad intervenire in suo favore permettendogli di vivere decorosamente, facendogli avere un impiego presso l’Istituto Internazionale di Cinematografia Educativa, il cui ufficio romano ha sede in una palazzina di Via Torlonia, la residenza romana dei Mussolini.
    È sempre il Duce che, oltre ad intervenire più volte per saldargli dei debiti, gli consente il rientro alla vita politica finanziando la fondazione della rivista mensile “La Verità” che inizia le sue pubblicazioni nell’aprile del 1936.
    La rivista, dato il carattere ideologico ed il fatto di non mancare una puntuale critica ai fatti del regime, è invisa ai custodi dell’ortodossia fascista anche se ragionate e documentate critiche sull’evoluzione della politica economica e sociale sovietica fanno da contrappeso a quelle portate al governo di casa.
    Protetta da Mussolini, la rivista continuerà ad uscire fino al 1943.
    Tra i collaboratori alla rivista sono da segnalare in modo particolare Sigfrido Barghini, Walter Mocchi (già fondatore del settimanale “Avanguardia Socialista”, dove il giovane rivoluzionario Benito Mussolini aveva pubblicato le sue corrispondenze dalla Svizzera), Ezio Ribaldi – già deputato comunista -, Alberto Malatesta, Anton Giulio Bragaglia e Paolo Orano.
    La rivista sarà subito affiancata da un’intensa attività editoriale, tra cui sono da segnalare dello stesso Bombacci: IL MIO PENSIERO SUL BOLSCEVISMO, I CONTADINI NELLA RUSSIA DI STALIN, I CONTADINI NELL’ITALIA DI MUSSOLINI.
    Durante la RSI si attiva influenzando la Carta della Socializzazione, poi portando avanti studi tuttora ignorati e semisconosciuti sul problema della casa, che avevano come punto centrale la necessità che ogni lavoratore fosse proprietario della propria casa.
    Ma s’impone segnatamente come Tribuno: il 15 marzo 1945, 30.000 operai riempiono la Piazza per ascoltarlo.
    E di operai riempirà anche la piazza di Brescia, lo stesso giorno in cui Mussolini terrà il suo ultimo comizio al Lirico di Milano.
    Coerente fino alla fine, il 25 aprile è in Prefettura a Milano da dove partirà in macchina con Mussolini per venire fucilato, tre giorni dopo, a Dongo.
    Davanti al plotone di esecuzione si comporterà con estrema dignità.
    Prima di cadere a terra colpito dalle pallottole, avrà modo di gridare ”Viva l’Italia, viva il Socialismo”.
    Il suo corpo verrà esposto al pubblico ludibrio in Piazzale Loreto a fianco del suo antico Compagno di lotte.
    Sinistra Nazionale!

  5. #15
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    Predefinito

    Originally posted by Felix


    vero, ma pure la Tradizione deve tradursi in programmi concreti per rendersi operante, per trionfare sui suoi avversari. Non si può restare nel mondo dei sogni, svolazzando tra le nuvole della metafisica, pena restare esclusi, confinati nell'impolitico, prigionieri di una torre d'avorio. Se si vuol instaurare questo benedetto mondo della Tradizione dobbiamo mettere i piedi per terra, nella sporca, meschina e "graffiante" realtà...

    Ecco, e dunque..... che fare? Appoggiare FORZA NUOVA, forse la più genuina forza di destra oggi presente sul "mercato" politico italiano? DEfinire fascista FN è un errore, che la politica italiana fa solo x tenersi lontano uno scomodo interlocutore.
    E anche quando FN giungesse a rappresentare 3 milioni di elettori, che potrebbe fare? Cambiare la storia? No, non credo, utilizzerebbe prassi legate ai valori dell '89, del 1789! Che dobbiamo fare, allora?
    Solo la Storia piuò cam,biare se stessa, frattanto si rimane come degli anacoreti..... torre d'avorio no? legittimare un sistema sì, invece? Fuori dal sistema significa non riconoscerlo: andare a votare, anche se per FN, non significa forse riconoscere il sistema?
    "

  6. #16
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: siamo fascisti o no?????

    Originally posted by DALMATINO



    Piacere Fernando , sono Marko , grande antifascista ... quella faccia e' di JOSIP BROZ TITO.
    Poi non ti offendere, se ti dicono che hai la faccia d'un "CRIMINALE"!
    "

  7. #17
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    Predefinito Re: Re: siamo fascisti o no?????

    [QUOTE]Originally posted by Fernando
    [B]
    Originally posted by Avanguardista
    c'è una certa predisposizione da parte di alcuni camerati a pensare che rifarsi al fascismo storico sia una maniera per essere servi del sistema...e purtroppo la consueguenza di questa convinzione è la tendenza a esprimere solidarietà ai no-global comunisti come Giuliani, falsi antagonisti creati dal sistema per tenere a noi, veri antagonisti la testa sotto la sabbia!!!
    non ci sto, alla creazione di un fronte unico con i comunisti...questo nazionalcomunismo che sta prendendo piede tra i camerati mi fa schifo...i fascisti devono essere prima di tutto contro il sistema...ed essendo contro il sistema sono anche contro il comunismo che è un prodotto del sistema stesso!! Chi se ne frega di Giuliani, chi se ne frega della sbirraglia del sistema.....che cosa c'entrano i comunisti con le nostre battaglie...??? ci credete davvero che i comunisti sono contro la globalizzazione..come lo siamo noi????
    continuiamo le nostre battaglie da FASCISTI per piacere!!!
    non dimentichiamo la storia!!



    Nel fascismo storico, quello di Benito, c'era di tutto, non era certo monolitico nel senso ideologico; spazio per tutti, anche per i fascisti rossi od i comunisti neri (vedi Nicolino Bombacci). Perchè abbandonare un'ideologia movimentista per una fumisteria tatticistica che privilegia gli obiettivi a prescindere dalle posizioni ideologiche, mi sembra una posizione pericolosissima (ahi voglia a criticare la morte delle ideologie, poi) che nel passato è sfociata proprio in atti di terrorismo vero e proprio, con le conseguenze che sappiamo tutti. Piedi per terra, considerando che in Italia ci sono più "fascisti" che eventuali "frontisti" o roba del genere. Con questi bisogna lavorare. Bisogna saper lavorare.
    Io non butto a mare proprio niente,
    viva il fascismo,
    viva la falange,
    viva i fascisti rossi,
    benevenuti i comunisti neri,
    Prosit



    D'accordissimo come sempre, Fernando, pienamente in sintonia.
    Lo sfondamento a sinistra è veccio come il cucco. I rasta godeteveli voi.

    Adriano aggiornati, 'ste cose le facevamo trent'anni fa.


  8. #18
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    Predefinito Re: Re: Re: siamo fascisti o no?????

    Originally posted by angelo nero



    D'accordissimo come sempre, Fernando, pienamente in sintonia.
    Lo sfondamento a sinistra è veccio come il cucco. I rasta godeteveli voi.

    Adriano aggiornati, 'ste cose le facevamo trent'anni fa.


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  9. #19
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    Originally posted by cm814


    Io mi dichiaro Borbonico e per la ricostruzione del Sacro Romano Impero..... perché sottomettere un sogno alle grinfie della realtà? e poi, se non si crede, non si farà.
    Avanguardista ha sollevato un vero problema: non sarà che questa voglia di cambiare sia pure voglia di apparire più "moderni"?
    O si è nella Tradizione, o si è fuori. Punto.
    Il resto non serve.




    Questo non è un forum tradizionalista, ma una forum fascista. Il fascismo fu modernizzazione. Sintesi fra tradizione e modernità. Le formule "o si è con la tradizione o si è fuori" sono solo delle limitazioni mentali; Non ci deve interessare il contenente ma il contenuto. C'è gente che ha sognato tutta la vita ma non ha prodotto nulla. Il fascismo non fu sogno ma pragmatismo, seppe interpretare il suo tempo alla luce di valori eterni. Quando non fu più questo, il fascismo finì.

  10. #20
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    Predefinito Re: Re: Re: siamo fascisti o no?????

    Originally posted by angelo nero

    D'accordissimo come sempre, Fernando, pienamente in sintonia.
    Lo sfondamento a sinistra è veccio come il cucco. I rasta godeteveli voi.
    Adriano aggiornati, 'ste cose le facevamo trent'anni fa.




    Ancora co' sta destra e sinistra...Bisogna liberarsi dalle categorie del passato! Destra, sinistra, ma cosa vogliono dire concretamente me lo sai dire?
    Oggi la distinzione è una sola: con l'Impero o contro l'Impero; con la nato o contro la nato; con le multinazionali o con l'impresa familiare; con l'ambiente o con il libero profitto; con le specificità etniche e le identità o con l'universalismo; con la demo-Krazia o con l'arbitrio dei più forti; con la Persona naturale o con l'individuo spersonalizzato.
    Forse bisogna solo scegliere da che parte stare.

 

 
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